MARIO  SALLUSTIO:  MORIRE DI MINIERA

 

Mario conosceva la vita durissima del lavoro in miniera e portava con sé le tracce visibili che quel lavoro aveva lasciato sul suo corpo.
Apparteneva a quella grande fascia d’italiani, molti dei quali molisani, che purtroppo avevano vissuto il dramma dell’ emigrazione,a cui De Gasperi nel dopoguerra aveva dato il triste titolo “L’avvenire dell’Italia è all’estero".
Purtroppo il lavoro in miniera porta con sé il fardello della SILICOSI e già nel 1953 'Il Secolo d’Italia’ aveva attirato l’attenzione su questa calamità e sulla necessità di misure di prevenzione di questa malattia, in considerazione che dalle indagini era emerso che ogni anno erano circa seicento i minatori morti per questa causa.
Bisognerà attendere il primo gennaio 1964 per l’entrata in vigore della Legge che riconoscerà la silicosi come malattia professionale.
Doverosa questa premessa prima di presentare Mario, una persona gentile, serena, dal sorriso pronto e accattivante, che ha vissuto la sua vita con due amori entrambi inizianti con la lettera M: MOLISE e MINA (miniera). A Roccavivara, suo paese d’origine, aveva creato una MINA in miniatura, ricca di molti particolari. Era particolarmente orgoglioso di mostrarla e illustrare come si svolgeva il suo amato- odiato lavoro, felice se i visitatori erano giovani studenti ai quali con semplicità parlava anche della silicosi che aveva minato il suo corpo.
Ci eravamo conosciuti l’8 agosto 2002 a Marcinelle, quando un ‘pezzo forte’ del cuore e del lavoro molisano è stato posto nel Bois du Cazier, a ricordo e in onore dei 256 minatori, di cui 136 italiani e 7 molisani che persero la vita nella sciagura mineraria di Marcinelle dell’8 agosto 1956. Mariae Mater Orphanorum é il nome dato alla bella campana, fusa dalla Fonderia Marinelli per il Progetto Marcinelle ideato e realizzato dal Consolato Regionale dei Maestri del Lavoro del Molise, che da nove anni con i suoi rintocchi ricorda ogni 8 agosto i minatori deceduti.
Da allora, ogni anno, Mario Sallustio unitamente ad Antonio Di Nunzio, altro minatore molisano, in occasione della manifestazione che in parallelo con Marcinelle si svolge nel Molise, è stato sempre presente per dare la sua testimonianza e ‘PER NON DIMENTICARE’.
Ci eravamo incontrati il 3 luglio 2010 a Roccavivara in occasione della presentazione del libro ‘Il Molise e le sue mani d’oro’; avevo ipotizzato un appuntamento in Belgio in occasione della Festa di Santa Barbara (protettrice dei minatori), salute permettendo: mi aveva guardato con un sorriso appena abbozzato, mormorando a mezza voce ‘speriamo’.
Si è spento giorno 14 ottobre, mentre i minatori cileni tornavano in superficie, allegri e vocianti.
Tanti gli amici che mi hanno contattata per darmi la notizia del suo decesso. Desidero condividere con i suoi familiari, i suoi numerosi amici e con chi leggerà questo scritto, una testimonianza che Mario mi aveva inviato il 20 ottobre 2002:

MEMORIA DI UN MINATORE
<< Questo giovanotto che  aveva gioia di vivere e salute / laggiù in fondo alla miniera sono stato condannato/ Minatore  costantemente in pericolo/ laggiù dove il sole é la luce della lampada al collo/ che non posso mai lasciare/ perché mi debbo trascinare con i gomiti e le ginocchia./ Un vero inferno./ Questo giovane, che sperava nella vita lo hai reso silicotico./ Questo giovanotto coraggioso e contento della vita/ tu miniera mi hai preso e derubato del mio respiro./ Senza il tuo rimorso tu, crudele miniera senza cuore,/ assetata del sangue degli umili,/ hai avuto il coraggio, con un attimo di secondo,/ di macellare gente bagnata con il sudore della propria fronte./ Tu crudele miniera, costantemente presente come un incubo,/ mi hai reso silicotico, condannandomi a una morte prematura.  Mario Sallustio
Questo era Mario Sallustio: uomo sereno, gentile, dal sorriso accattivante, quasi un uomo ‘d’altri tempi’. Ricordiamolo così, con affetto.

Campobasso 16 ottobre 2010

Anna Di Nardo Ruffo

 
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