TRIVENTO 31 maggio 2012



Un importante strumento di comunicazione: IL LIBRO.

Arti e Mestieri del Molise



Buongiorno a tutti. Sono lieta di trovarmi, ancora una volta, qui a Trivento. Desidero accennare prima di tutto al rapporto consolidato esistente tra i Maestri del Lavoro e l’Istituto Comprensivo di Trivento, iniziato più di dodici anni fa con il coinvolgimento dei giovani studenti nel nostro progetto “Voglia di nuovo – Voglia di Molise”.
Successivamente altri Progetti ci hanno visti coinvolti per perseguire gli stessi scopi umanitari e tra gli altri : PER NON DIMENTICARE il 25 marzo 1952, un momento di grande dolore: la catastrofe di Cannavinelle. Il 15 aprile del corrente anno, nella Chiesa Cattedrale e successivamente al cimitero abbiamo ricordato Mario Parisi e gli altri quaranta lavoratori, tra i quali tre molisani di Sesto Campano, deceduti nella stessa tragedia.
Il motivo che oggi ci vede insieme è per dialogare di “parole scritte”, nell’ambito del Concorso letterario ‘Cantori di storie’.
Parto da lontano: tutto comincia con il ‘verbum’ prima del quale, come è narrato nella Bibbia, (uno dei primi grandi libri mai realizzati nella storia dell’umanità) tutto era caos e silenzio. Prima del ‘verbum’ non si potevano raccontare gli eventi dell’umanità, prima della parola non c’era storia.
Prima di andare avanti cerchiamo di interiorizzare quanto dice la scrittrice cilena Isabel Allende a proposito dello scrivere: “ Scrivere mi consente di rimanere integra e di non perdere i pezzi lungo il cammino”.
Prima ho accennato a Cannavinelle. Nel comune di Sesto Campano, tra il passo "Annunziata lunga" ed il colle "La Manna” si trova il colle "Cannavinelle". Lungo questi colli corre il confine tra il Molise e la Campania. La galleria dell'incidente attraversa proprio il suddetto colle “Cannavinelle”. In questo cantiere il 25 marzo 1952, lavoravano operai provenienti da varie regioni. Molti nostri corregionali in quegli anni emigrarono e li ricordiamo impegnati a scavare gallerie, nell’ edilizia. nell’agricoltura, nei lavori pesanti e disagiati, con alloggi precari, a volte vere e proprie baracche. Sacrifici umani, materiali e sociali, sopportati da contadini e artigiani spinti all’estero dalla necessità di migliorare le proprie condizioni di vita. Molti hanno affrontato il trauma della separazione e consumato la loro esistenza nella faticosa ricerca delle condizioni necessarie a garantire una dignitosa esistenza ai propri cari. E non sempre con successo.
Ne è prova il grave disagio degli anziani emigrati che vivono tuttora profonde crisi economiche e sociali. Di contro oggi, la seconda e terza generazione dei nostri emigrati in molti casi fa parte dei dirigenti ed è perfettamente integrata nel tessuto sociale della nazione che li ospita. Quello che manca è la promozione del nostro patrimonio culturale, che potrebbe trasformare i nostri emigrati in venditori della cultura ‘made in Molise’.
A questo proposito vorrei citare un messaggio di qualche anno fa dell’ Associazione Forche Caudine: “Il Molise è un piacere, ma se non lo conosci che piacere è?...”
Ritengo che, raccogliendo la provocazione, metaforicamente parlando, possiamo rimboccarci le maniche ed affondare le mani nella nostra terra per carpirne i frutti migliori, considerando anche che il Molise è rimasto pur sempre la terra della miriade di piccoli paesi abbarbicati su montagne e dorsali bellissimi, la terra dei tratturi, la terra di distese boschive ancora rilevanti, un territorio aspro e difficile, ancora per buona parte intatto.
L’importanza della scuola è basilare perché concorra alla formazione di giovani che sappiamo parlare e leggere il dialetto, che sappiano capire e trasformare gli insegnamenti dei loro padri contadini o artigiani, riconoscendo il proprio territorio, le persone, la flora e le pietre che lo costituiscono.
Ritengo che sin dall’età dell’apprendimento scolastico sarebbe auspicabile trasmettere ai ragazzi un bagaglio di esperienze appartenenti sì al mondo del lavoro, ma facenti parte sostanziale della persona, del suo contesto storico, culturale e sociale, la cui difesa concorrerà a costruire il loro mondo.
Tutto questo, incentivando da parte delle Istituzioni, iniziative che sviluppino in ogni realtà locale una riscoperta delle potenzialità perdute, e la valorizzazione e tutela dell’esistente. Il paese dovrà tornare a far rivivere ‘la piazza’, ricreando le botteghe artigiane ed attività di piccolo commercio, producendo cultura e tornando ad essere il luogo ove si risiede e si produce.
“Il Molise e le sue mani d’oro” si compone di 504 pagine, corredato da oltre 600 fotografie,  nasce dalla necessità di conservare il patrimonio di conoscenze e di cultura professionale del Molise e dal desiderio di trasmettere alle nuove generazioni curiosità e rudimenti di mestieri e professioni che si stanno perdendo nel tempo, ma che non possiamo permetterci il lusso di dimenticare per non smarrire la nostra stessa identità, la nostra cultura.
I Maestri del Lavoro si prefiggono lo scopo di portare a conoscenza dei nostri giovani, mediante incontri nelle scuole, quello che è stato il nostro passato, presentando contemporaneamente le testimonianze di quanti, onorevolmente e con amore verso il lavoro e il Molise, si realizzano anche a livello internazionale.
Stimolata dall’idea di sollecitare l’attenzione collettiva e in particolare quella dei giovani, ho ritenuto fondamentale tramandare conoscenze fra generazioni con quest’attrezzo di lavoro, il libro.
Facendo leva su un pensiero dello scrittore e filosofo maliano Amadau Hampaté Ba che un mio insegnante di lettere, giunto all’età della pensione, soleva ribadire a noi studenti:
“ ragazzi, ricordate che  un anziano che muore, è una biblioteca che brucia”,
ho cercato fra i documenti, ho ascoltato – quando ho potuto – la voce dei protagonisti, ho raccolto emozioni, ho raccontato episodi di vita vissuta, ricordando, riscoprendo e riflettendo sul passato, proiettandolo però verso il futuro.
Nelle immagini e nel testo ho proposto tracce di antica quotidianità del nostro popolo, rilevandone civiltà, cultura e profonde radici, un modo di vivere più semplice, più umano; i mestieri del passato hanno rievocato periodi poveri, umili, duri, stressanti ma ricchi di poesia e di allegria.
Ho coinvolto alcuni colleghi MdL che si sono resi disponibili per fare ‘lavoro di squadra’, ed attingendo ai loro ‘saperi’ non hanno lesinato il loro amichevole e competente sostegno.
Con me, circa centoventi molisani hanno animato con testimonianze e foto questo libro: molti sono stati prodighi di notizie, altri hanno aderito, loro malgrado, alle mie pressanti richieste facendosi poi coinvolgere.
Li ringrazio tutti con affetto, compresi quanti, Maestri del Lavoro e non,  hanno messo a disposizione il loro tempo per reperire le foto ed i contatti. Essi hanno compreso che quanto stavo portando avanti non era un libro scientifico o filosofico che parlava del Molise, bensì un lavoro di squadra sul Molise.
La molla che mi ha guidato è stata la ‘passione’, intesa come energia personale positiva che predispone sempre a un ottimismo attivo e consapevole, che ha creato fiducia in me stessa, accrescendo quella iniziale. Sono nonna di sette nipoti, per cui la mia passione è stata alimentata anche dal loro pensiero e dal mio affetto nei loro confronti. Ad essi ho raccontato che nel passato si leggeva sulla carta geografica, al posto di Molise:
‘Hic sunt leones’.
Ho ipotizzato  per loro e per i nostri giovani, cultori della web camera, la possibilità di cambiare l’indicazione con:
“Qui è il Molise e le sue mani d’oro”.
Ho lavorato per un lungo periodo fuori regione, e molti colleghi, forse per mettermi a disagio,  mi ponevano la domanda:
“ma dove si trova questo tuo Molise, quali sono le sue tipicità”?
Mi sforzavo di illustrare le località più importanti, i luoghi da visitare, le bellezze naturalistiche paragonabili a pinacoteche, rifugiandomi spesso nella cucina,  recriminando con me stessa il fatto che, neppure in questo caso  emergeva la nostra ‘tipicità’, come per altre regioni, che vantavano cibi tipici come lasagne alla bolognese, canederli del tirolo, olive all’ascolana ecc.
Un mio libro precedente, “Molise a tavola”, e questo libro mi riscattano con me stessa, liberandomi da quel fastidioso fardello del ruolo di secondo piano nei confronti delle altre regioni: sono il mio contributo d’amore alla mia terra.
Vi prego di credere che il patrimonio di conoscenze e di cultura professionale che c’è sul territorio regionale è di tutto rispetto e deve essere trasmesso alle giovani generazioni, perché sia alla base di ogni organizzazione produttiva, in quanto la perdita di mestieri e professioni rappresenta una vera e propria perdita di identità, un danno grave alla nostra cultura ed alla nostra immagine.
Alla fine delle mie ricerche ho dovuto convenire che c’è un file – rouge che unisce i giovani del ‘900 con quelli di oggi nella ricerca del lavoro e del mestiere: questo è senz’altro ‘l’arte di arrangiarsi’, arte che è stata alimentata dallo spirito di adattamento alle condizioni avverse, all’attitudine alla versatilità, creando nei molisani la necessità dei mille mestieri che hanno dovuto inventarsi per sopravvivere. A proposito di questa arte a pagina 283 di ‘ Il Molise e le sue mani d’oro’, ho parlato di Ferdinando Porfirio nel capitolo ‘Quanti i mestieri di un triventino’. Ferdinando è il papà della docente di questo Istituto Amalia Porfirio.
Nelle mie considerazioni ho precisato che non mi scusavo per le espressioni dialettali che avevo adoperato: tengo a dire che circa venti anni fa in molti pensavamo che i dialetti sarebbero finiti. Invece eccoli qui, vivi e vegeti e, compresa la nostra Regione, ancora in auge.
Molti ritenevano che il dialetto fosse la lingua dei poveri, mentre l’italiano, quella dei ricchi e dei colti. Vero é che il dialetto si adopera ancora oggi in molti ambienti familiari;  anche i giovani lo hanno scelto per i loro ‘messaggini’. Ciò crea omologazione con tante parole nuove, anglosassoni, proposte dai sistemi informatici e televisivi che, nostro malgrado, sono entrate a far parte del lessico nazionale.
Il libro era nato come supporto per il progetto Scuola-Lavoro dei Maestri del Lavoro; l’evento sismico del 6 aprile 2009, mi ha spinta a dare una svolta più ampia alle ricerche, al fine di destinare il ricavato della sua vendita alle emergenze dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, con il progetto del nostro Consolato ‘La nostra Aquila. Aiutiamola a volare’.
In quel terribile terremoto sei furono le vittime molisane: il tributo più grande l’ha pagato la provincia di Isernia. I molisani e non solo noi, hanno tutti contribuito, secondo le proprie possibilità, ma l’opera di ricostruzione è così immane che occorreranno molti anni e tante risorse per scongiurare il pericolo così come ha titolato tempo fa un giornale pessimisticamente:
“L’ Aquila, … una seconda Pompei!”
In questa nostra Kermesse abbiamo avuto il sostegno di molti a cui va un grosso ringraziamento: ognuno ha cercato di dare il proprio contributo, ed è questa la cosa più importante perché  come diceva Madre Teresa di Calcutta:
“ Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano.
Ma se quella goccia non ci fosse all’oceano mancherebbe”.
All’Accademia di Belle Arti dell’Aquila quanto é stato raccolto dalla vendita del libro, è stato consegnato   ed assegnato a studenti meritevoli, sotto forma di borse di studio.
Termino ringraziandovi per l’attenzione e facendo i miei complimenti ai vincitori del concorso, ricordando loro, come diceva Bernard Shaw:
Con tono giusto si può dire tutto. Con tono sbagliato nulla. L’unica difficoltà consiste nel trovare il tono.
Grazie.

Anna di Nardo Ruffo



Immagini di copertina:
Pescopennataro con la neve, Domenico Tempesta.
Il trabucco di Termoli in notturno, Giuseppe Di Vitto.

 


IV Edizione del concorso letterario “Cantori di storie”

ideato e organizzato dall’Istituto Omnicomprensivo di Trivento



Giunto alla quarta edizione il concorso letterario “Cantori di storie”, la cui cerimonia di premiazione, si è svolta giovedì 31 maggio, presso l’auditorium della scuola secondaria di I grado di Trivento, si conferma come il momento conclusivo di grande importanza per l’Istituto Omnicomprensivo “N. Scarano” che lo organizza. Il concorso, finalizzato alla promozione della scrittura creativa fra i giovani studenti delle scuole molisane, di ogni ordine e grado ha visto, infatti, la partecipazione di molti allievi, come ha spiegato Il Dirigente scolastico prof.ssa Maria Maddalena Chimisso che ha salutato, ringraziandoli, i partecipanti, unitamente ai docenti e ai Presidi dei loro Istituti che li hanno supportati, nonché le docenti referenti del progetto professoresse Tiziana Campo e Serena Scarano, del liceo di Trivento che, con tanta passione, portano avanti l’iniziativa e l’amministrazione comunale che ha patrocinato l’evento. A rappresentare la città di Trivento il Dr. Domenico Santorelli vice-sindaco e assessore all’Istruzione. Il concorso è da intendersi anche come momento di confronto ed interscambio fra studenti provenienti da scuole diverse, in un periodo non semplice anche per la scuola italiana. La mattinata culturale si è aperta con una frizzante performance dance-sport degli alunni della II A del liceo, guidati con verve creativa e simpatia dalla loro docente di Scienze Motorie, prof.ssa Maria Angelina Santorelli. A seguire l’interessantissimo intervento del Console emerito dei Maestri del Lavoro del Molise sig.ra Anna Di Nardo Ruffo dal titolo: “Un importante strumento di comunicazione: IL LIBRO” che, partendo dal valore comunicativo antico e dal fascino che i libri emanano, conoscendo l’autrice profondamente la nostra regione, ha fornito interessanti spunti di riflessione sulle arti e i mestieri del Molise commentando anche alcuni passaggi della sua ultima opera: “Il Molise e le sue mani d’oro”. Il testo, pubblicato con il patrocinio del Regione, ha una alta finalità, in quanto tutti i proventi della vendita saranno devoluti all’Accademia delle Belle Arti de L’Aquila. La relatrice ha poi, sottolineato il legame forte che unisce i Maestri del Lavoro con la scuola di Trivento e con tutta la comunità, infatti, gli studenti hanno partecipato, come detto anche nell’introduzione del Dirigente, al concorso bandito dall’E.I.P Italia e intitolato a Luigi Petacciato, una delle piccole vittime del terremoto di San Giuliano di Puglia e seguono sempre con interesse gli incontri sulla sicurezza nei posti di lavoro e a scuola nel ricordo degli angeli di San Giuliano e di giovani come Mario Parisi, triventino di ventisei anni, vittima del disastro di Cannavinelle, dove il 25 marzo del 1952 morirono quarantuno lavoratori a seguito di una violenta esplosione, nell’acquedotto in costruzione di Mignano Montelungo, in Provincia di Caserta.  Di nuovo protagonisti, a seguire, gli allievi delle classi V del liceo che, alla fine della relazione, con entusiasmo giovanile indossando i costumi tradizionali, si sono esibiti nella “spallata”, ballo tradizionale, con la musica dell’organetto suonato da Mario Griguoli. Dopo il ballo, ha fatto il suo ingresso il coro dell’Istituto, “nato” da pochi mesi e guidato dal Maestro Direttore e pianista prof. Gennaro Continillo, docente di Musica nella sede di Roccavivara, che ha unito le voci degli studenti del I e del II grado in un programma che ha spaziato dalla “Canzone organotopologica H. R. Domìnguez ai classici come“Il pescatore” di De Andrè o“Guantanamera”,per chiudere con le emozioni di “We are the world” (M. Jackson - L. Richie), non prima che due allieve, della V del liceo, Giulia Del Castello e Chiara D’Ovidio, ricordassero con un toccante messaggio Melissa, la compagna di scuola di tutti, vittima dell’assurdo attentato di Brindisi e i morti e la sofferenza degli abitanti del Nord d’Italia, colpiti dal terremoto.
A conclusione della mattinata la premiazione, un primo premio per ogni ordine di scuola e alcune menzioni speciali, le sezioni erano tre: . A narrativa; sez. B poesia; C multimediale.
Le scuole premiate sono state la scuola primaria di Toro appartenente all’I.C. di Campodipietra, l’I.C. "G. Pallotta" di  Bojano,l’I.C. di Ripalimosani, l’I.I. S. “G. M. Galanti” di Campobasso, l’IPSEOA “Federico di Svevia”di Termoli, l’I. S. “G. M. Galanti” di Campobasso e l’I.C. “G. A. Colozza” Campobasso. La prof.ssa Annamaria Fazioli dell’istituto di Trivento, che faceva parte della commissione giudicatrice insieme alla prof.ssa Campo e al Prof. Farina, storico insegnante della scuola, ha sottolineato l’alto livello degli elaborati.
I premiati per la sezione narrativa: Gianluigi Tucci, della scuola primaria di Toro con l’elaborato dal titolo “Il viaggio dell’articolo”, Andrea Del Busso dell’I.C. "G. Pallotta" di  Bojano con l’opera “Come può nascere un’amicizia”, gli alunni della classe I A dell’ I.C. Ripalimosani e il loro “E la terra fece sciopero”, Ester Colalillo dell’I.C. "G. Pallotta" di  Bojano con il suo “Il monaciello”, Luca Mastrogiovanni dell’I.I.S. “G. M. Galanti” di Campobasso con “Horror vacui”, Debora Cimaglia dell’IPSEOA “Federico di Svevia”di Termoli con “Gioia amara”, Mariagrazia Mancini sempre della scuola di Termoli, con “Vuoto a perdere”, per la sezione poesia: Eleonora Russo dell’I.C. "G. Pallotta" di  Bojano e la poesia “Vivere…?!”, Francesca Farinaccio dell’I. S. “G. M. Galanti” di Campobasso con la lirica “Encomio del gentil seme”; la sezione multimediale ha visto sul podio la classe III B dell’ I.C. “G. A. Colozza”di Campobasso e la presentazione “Fumettando” e infine, Gabriele Rocco e Alessia Pulsone dell’I.C. "G. Pallotta" di  Bojano con  “La bioetica”.
L’ultima fase della cerimonia è stata dedicata alla premiazione del concorso destinato, invece, agli alunni del liceo triventino che dovevano creare il logo dell’Istituto e vincitore è risultato l’alunno della V A Giuseppe Quaranta il cui logo è stato scelto dalla commissione composta dal prof. Venditti di Informatica, dal Prof. Mattiaccio di Disegno e dalla Prof.ssa Lolli di Arte e Immagine che hanno scelto il lavoro per l’immediatezza comunicativa.
Gli studenti sono stati premiati dagli insegnanti delle due commissioni, dal Commissario straordinario dell’Istituto Dott. Michele Iocca e dai Dirigenti presenti  il Prof. Carmine Ruscetta dell’I.C. "G. Pallotta" di  Bojano, che è stato Preside a Trivento che ha dato inizio all’importante evento culturale, la prof.ssa Angelica Tirone dell’I.C. “G. A. Colozza” di Campobasso e la prof.ssa Emilia Mastronardi dell’’I.C. di Campodipietra.

Prof.ssa Maria Maddalena Chimisso


 

Foto a cura di Giuseppe Ruffo

 
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