I Maestri del Lavoro del Molise nel Santuario della

Madonna del Monte di Campobasso

 

Preghiera dei Maestri del Lavoro

 

Signore Gesù Cristo,
che ti sei fatto uomo
e con mani d' uomo hai lavorato,
con cuore d' uomo hai sofferto ed amato
e con voce d'uomo hai insegnato le verità eterne,
aiuta noi, Maestri del Lavoro d'Italia,
a santificare, secondo il tuo esempio,
la civile missione in cui ci sentiamo impegnati.
Ti ringraziamo, Signore,
per tutto ciò che ci hai donato
e per tutto ciò che ci hai concesso di donare.
Rendici sempre più degni di questo titolo
che la società ci ha offerto,
riconoscendo una vita spesa al servizio dell' uomo.
Togli da noi l' orgoglio per l' esperienza fatta
ed aiutaci a mantenere la saggezza degli umili.
Proteggi il nostro Paese,
illumina e sostieni coloro
che hanno responsabilità di governo.
Benedici le nostre famiglie,
guarda con amore alle nuove generazioni
e concedi al loro entusiasmo
l' aiuto della tua Provvidenza.
Noi che siamo sempre pronti
a portare la nostra pietra al cantiere;
donaci giustizia e misericordia
nel giudicare chi sbaglia,
dolcezza nel consolare chi soffre,
amore nel porgere aiuto
a chi guarda a noi con speranza.
Ricordati degli amici Maestri
accoglili nel tuo Regno.
Fa, o Dio, che le nostre sofferenze umane
siano un dono per la riconciliazione
e la solidarietà umana e cristiana.
Soprattutto, Signore, per ogni giorno
e per tutti i giorni di vita in questo mondo
che ci vorrai concedere,
conserva e fortifica in noi la Fede in te,
unico, vero Maestro.
Amen

(Testo della preghiera MdL Giuseppe Malinverno)

SANTUARIO S. MARIA DEL MONTE - Precetto Pasquale - Incontro di Luce

 

La Chiesa contempla per i cattolici l’obbligo del Precetto Pasquale, cioè confessarsi e ricevere l’Eucaristia almeno una volta all’anno nel periodo pasquale.
Questo precetto fu promulgato nel Concilio Lateranense da Papa Innocenzo III nel 1215.
Quest’anno i Maestri del Lavoro del Molise hanno scelto per il loro ‘incontro di luce’ il Santuario di Santa Maria del Monte di Campobasso, luogo molto caro ai Campobassani che da bambini hanno imparato a venerare l’immagine di quella Madonna ivi conservata.
<< La Settimana Santa ci ripropone riti antichi e nuovi della Pasqua cristiana. Durante la Settimana Santa si ripetono espressioni, atteggiamenti, atti, riti mentre, ognuno di noi sente la stessa mestizia degli anni passati, si avverte che un momento importante, rappresentato dal sacrificio del Cristo per la nostra salvezza, si sta per rinnovare a partire dalla Domenica delle Palme. Durante la Santa Messa, il sacerdote benedice i rami d’olivo che i contadini o i fedeli portano in chiesa e, alla fine della Messa, vengono distribuiti tra i fedeli che li scambieranno con parenti ed amici in segno di pace. I ramoscelli vengono conservati in un vaso sino all’anno successivo e, per far posto ai nuovi, non si buttano via ma, in segno di fede, si bruciano nel camino.
Le tradizioni legate alla Settimana Santa, anche se con qualche caratterizzazione, si ripetono in quasi ogni comune del Molise, con un’ampia partecipazione popolare.
Numerose sono le rappresentazioni delle Passioni viventi, che possono contare sulla partecipazione di molti cittadini e sullo spirito di abnegazione degli iscritti alle Associazioni culturali e, alle Pro-loco cittadine.
La mattina del Giovedì Santo si celebra la Messa del Crisma, durante la quale viene benedetto l’olio dei Catecumeni il quale sarà utilizzato per il Battesimo, la Cresima e l’unzione degli infermi. La sera del Giovedì Santo si legano le campane, in segno di mestizia: si scioglieranno la sera del Sabato Santo. Si pone il Cristo nel Sepolcro che nel passato era un altare preparato ed addobbato con piante, si utilizzava specialmente la violacciocca bianca dal profumo penetrante, diversi fiori e germogli di grano e orzo, che erano stati messi a germogliare al buio per tutta la Quaresima. Si chiamava Sepolcro per la posizione in cui era stata messa la custodia in cui veniva conservato il S.S. Sacramento, che sembrava quasi un’urna sepolcrale. Altro particolare era questo: accanto al cuscino su cui inginocchiarsi per pregare si metteva un vassoio per raccogliere le offerte dei fedeli, per compensare chi si era prodigato ad abbellire la chiesa.
Dopo la parte spirituale c’era lo struscio, che consisteva nel visitare, in segno di devozione, diverse chiese e recitare in ognuna di esse una breve orazione. Il numero dei Sepolcri da visitare, doveva essere dispari. Ma, e questo lo dico sottovoce, lo struscio serviva anche per vedere qual ‘era il Sepolcro più bello, pavoneggiarsi per il nuovo abito preparato per la Santa Pasqua, passeggiando per le vie del centro, soffermandosi presso le vetrine dei negozi che, per l’occasione, esponevano i prodotti più belli e accattivanti.
Ancora oggi l’allestimento del Sepolcro del giovedì santo è affidato all’abilità e creatività di un artista che ogni anno dà il suo contributo per rappresentare ed avvicinare il popolo al Signore. La tradizione vuole che nelle chiese gli altari della reposizione vengano addobbati in modo solenne con composizioni floreali e vari simboli e rimangano allestiti fino al pomeriggio del venerdì santo, quando verranno smontati prima della processione di Gesù morto e della Vergine Addolorata.

Campobasso 1951 - Il Sepolcro al Santuario di Santa Maria del Monte

Poiché il giorno successivo non si effettua la consacrazione delle ostie, l’Eucarestia viene riposta per permettere ai fedeli che partecipano alle celebrazioni del venerdì santo di fare la Comunione.
Per tutta la notte un’antica tradizione vuole che i fedeli si avvicendino nella veglia, affinché l’urna che raccoglie il Signore non rimanga mai da sola; durante la veglia, ci si alterna con canti, preghiere e letture predisposte.
“Nel linguaggio dei fedeli viene definito semplicemente Sepolcro il luogo dove è custodito il Pane Eucaristico dopo la Messa in Coena Domini.
In realtà, come insegnano i teologi, la presenza Eucaristica nel Tabernacolo la notte di giovedì santo, non è quella di un cadavere, ma è il corpo glorificato del Signore, morto e risorto, che i fedeli adorano con la partecipazione sacramentale al Suo sacrificio.
In alcune parrocchie, ogni anno viene affidata alla mano esperta e sensibile di un artista il compito di raffigurare in modo magistrale un importante momento della liturgia. È un lavoro enorme di intelligenza, fatica, ma soprattutto di fede; è un percorso difficile, condotto con l’impegno di divulgare riferimenti eucaristici, non sempre di immediata comprensione, avendo cura, nel contempo, di non alterare il significato. Consegnando alla memoria, ed alla tradizione il ‘sepolcro’, l’artista scrive la storia di un popolo, della sua fede e della sua civiltà”.
La lavanda dei piedi ai dodici apostoli è un rito legato ad alcune tradizioni secolari che ancora oggi si perpetuano nelle città e nei paesi, con pochissime varianti rispetto a quelle originarie.
A Campobasso la tradizione viene mantenuta viva dalla Confraternita Pia Unione di S. Giovanni Battista. Tredici persone di età diversa, con costumi d’epoca, preceduti da una guida rappresentante Simone il Cireneo, nel pomeriggio del giovedì santo partono dalla Chiesa di S. Giovanni Battista e si avviano con passo lento, silenziosi, in fila l’uno dietro l’altro.
L’apostolo Pietro si distingue per la chiave d’oro del Paradiso e quella nera dell’Inferno, ed è seguito, nell’ordine da Giovanni, Giacomo Maggiore, Giacomo Minore, Bartolomeo, Simone, Matteo, Andrea, Tommaso, Filippo, Taddeo e Giuda Iscariota. Giunti in Cattedrale, i tredici figuranti assistono alla Santa Messa.
Nel corso della celebrazione eucaristica del Giovedì Santo, la liturgia prevede il rito della lavanda dei piedi in memoria del gesto compiuto da Gesù durante l'Ultima Cena (Gv.13, 4-5). In genere il gesto del lavare i piedi era riservato ai servi o agli schiavi, ed è dunque un gesto di estrema umiltà e umiliazione che riassume tutta la vita di Gesù, il quale "non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti" (Mc 10,45).
Il gesto compiuto da Gesù non è da intendersi come un semplice rituale di purificazione, bensì come il simbolo della purificazione che attuerà per tutti gli uomini con la sua passione, morte e risurrezione. La lavanda dei piedi era nelle intenzioni di Gesù sia un atto simbolico, in quanto, inginocchiandosi davanti a ciascun discepolo per lavarne i piedi, indicava come si sarebbe abbassato per la loro salvezza, sia un insegnamento, in quanto, invitando i discepoli a lavare i piedi gli uni agli altri, chiedeva loro uguale disposizione in favore dei fratelli, imitando l’esempio del loro Maestro e Signore (Gv 13, 14-15).
Al termine della celebrazione eucaristica i tredici figuranti visitano tutte le chiese della città nelle quali è stato allestito l’altare della reposizione osservando un breve momento di raccoglimento e preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento.
In alcuni paesi, durante la veglia del giovedì santo, si prestano a dare la loro testimonianza di fede anche attori affermati e questo deve essere visto nella giusta luce di espressione cristiana cielo”.
Il venerdì santo una processione davvero emozionante sfila nelle strade più importanti delle città e dei paesi, tra i canti struggenti delle donne con il velo di pizzo nero in testa e degli uomini vestiti di colore scuro, dei sacerdoti disponibili, delle associazioni cattoliche del posto: passa la statua di Maria, dal viso di bambina in lacrime, e quella di Gesù morto, portate a spalla dai volontari. Ai lati delle strade ali di gente commossa, tra cui tante persone che ritornano ‘a casa’ proprio per assistere a questa processione.
La processione del Cristo defunto è una sacra rappresentazione legata ai riti della Settimana Santa che si realizza in forma di dramma rievocativo. In Molise è celebrata con solennità e grande partecipazione soprattutto a Campobasso e Isernia.
A Campobasso, un coro composto da settecento persone precede le statue di Cristo morto e della Madonna, accompagnandole in processione per le strade della città, cantando lo struggente canto - Teco vorrei - composto dal Maestro De Nigris, su versi del Metastasio. Nella giornata del sabato, si attende la Santa Messa della notte, per il rito dello scioglimento delle campane e il lungo scampanio in segno di festa per la Resurrezione di Gesù.
Nella mistica angoscia della settimana di Passione, c’é l’attesa del primo rintocco della campana che libera tutti.>>


Da “Il Molise e le sue mani d’oro” Costume e Societa’ - i Sepolcri – di Anna di Nardo Ruffo

 

Padre Pio al Convento di Santa Maria del Monte di Campobasso

 

<<Padre Pio da Pietrelcina, da studente, venne a Campobasso più di una volta per motivi vari. Nell’aprile del 1968, pochi mesi prima della sua morte, raccontava che, da giovane neo-professo, nel 1905 da S. Elia a Pianisi venne a Campobasso, nel Santuario del Monte e, secondo quanto si evince anche da una ricerca dello studioso romano Alberindo Grimani, presentata in occasione del centenario del prodigioso evento, verificatosi il 15 agosto del 1905, la Vergine comparve al Santo delle stimmate, nel Santuario mariano di Campobasso.
Durante il soggiorno la stanzetta di fortuna di Pio era a destra della chiesetta e il fatto oggi è ricordato da una tela del pittore Amedeo Trivisonno, eseguita nel 1972. La Madonna è circondata da quattro angeli, due in ginocchio e due, dietro la Vergine, nell’atto di indicare a fra Pio, con alla sua destra l’Angelo Custode, la visione di Cristo che porta la Croce, in profonda prospettiva. Da una piccola finestra si intravede il castello, come simbolo di una forza fisica, una virtù morale, espressa nell’atteggiamento del religioso dalle braccia allargate in piena disponibilità al volere divino. Una sedia, una stola ed un inginocchiatoio sono simbolo del suo futuro ministero di confessore. Al visitatore colpisce in modo particolare la giovanile figura di fra Pio.
È un raro esempio di arte contemporanea apprezzabile e raffigura la Vergine Maria mentre appare a un giovane fra Pio indicandogli Gesù che sale il Calvario portando la croce.
L’opera è collocata dietro l’altare della cappellina laterale dedicata al Santo, ricavata a destra dell’ingresso. La precisione della scena narrata dice di un fatto realmente accaduto e, con la sua sobrietà e il suo rigore, fa da contorno e protezione a un dialogo percepibile solo ai due protagonisti: «Il Santo e il suo segreto».
Fu padre Pellegrino da Sant’Elia a Pianisi, il frate che rimase vicino a padre Pio fino agli ultimi istanti della sua vita terrena, a volere con insistenza quasi importuna che il pittore Amedeo Trivisonno lo dipingesse. Era il 1971. «Amedeo» spiegò padre Pellegrino all’artista«quì la Madonna è apparsa a padre Pio molte volte. Tu, che sei tanto religioso, devi dipingere un quadro per ricordare l’apparizione più importante, quella del giorno dell’Assunzione del 1905. È l’apparizione in cui il padre accettò di essere l’“Alter Christus”».
Trivisonno era artista di buona fama anche oltre i confini italiani e, quel che più conta in tale frangente, era effettivamente molto religioso. Era legato ai cappuccini, amava Padre Pio, ma non se la sentiva proprio di affrontare quel lavoro. La rivelazione di Padre Pellegrino lo aveva turbato, ma tanta fu l’insistenza del frate che, a settembre, si mise al lavoro nel suo studio di Firenze e, a maggio dell’anno successivo, aveva terminato l’apparizione della Madonna a Padre Pio.
La precisione della narrazione sulla tela testimonia che, parlando con l’amico artista, padre Pellegrino entrò nel dettaglio rivelando ciò che aveva intuito stando vicino a Padre Pio. Non si comprenderebbe altrimenti come il pittore si sentisse turbato dal fatto che a un giovane deciso a diventare sacerdote fosse chiesto di divenire ‘Alter Christus’. La conformazione a Gesù è l’essenza di ogni chiamata al sacerdozio ma, evidentemente, a fra Pio da Pietrelcina fu chiesto molto di più: dopo la visione del 1903, che gli prospettava una vita in lotta perenne con il demonio, secondo il dipinto celato in questa cappella ora gli era chiesta la condivisione  della croce e l’associazione al sacrificio divino fino a patire le sofferenze del Salvatore. L’unicità e la grandezza della richiesta sono testimoniate dal fatto che il Santo di Pietrelcina è il primo sacerdote nella storia della Chiesa a ricevere le stigmate, il suggello di Pietrelcina è il primo sacerdote nella storia della Chiesa a ricevere le stigmate, il suggello dell’adesione e della dedizione assoluta alla Passione di Cristo nella riproposizione del Calvario.
Tutto questo, nel linguaggio della Chiesa cattolica può essere espresso con un solo concetto: “Santa Messa”>>.


Da “ Il Carmelitano scalzo Fra Immacolato Giuseppe Brienza fra Terra e Cielo” di Anna di Nardo Ruffo”.



Foto del 1904

 
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