La Federazione Maestri del Lavoro d'Italia Consolato Regionale del Molise ha presentato

l'11 settembre 2012 presso la  Chiesa  di Santa Maria della Croce di Campobasso

il libro di Anna di Nardo Ruffo:

"Il Carmelitano scalzo Fra Immacolato Giuseppe Brienza fra Cielo e Terra"

(cliccare il titolo per visualizzare le immagini del libro)


A presiedere, l’arcivescovo di Campobasso-Bojano Mons. GianCarlo Maria Bregantini.
Presente il Postulatore Don Fabio Di Tommaso.
Fra Immacolato Brienza, un uomo, una vita dedicata al prossimo e alla fede, una personalità religiosa sulla via della beatificazione.
Fra Immacolato Brienza nasce a Campobasso il 15 agosto 1922 da Emilio e Lorenza Trevisani. Il padre è commerciante, la madre  casalinga in una numerosa famiglia di sette figli.  Frequenta la scuola elementare D’Ovidio in via Roma a Campobasso, le medie e la scuola di ragioneria  all’istituto Pilla a due passi da casa. Ha quasi 15 anni  quando una mattina improvvisamente è colpito da un dolore ai piedi «come di un chiodo che li trafigge da parte a parte … la Madonna mi ha sorriso fin dal mattino  di mia vita, ha guidato i miei passi sempre. Se ho ben compreso il valore della Croce, se dal primo istante ho  amato ed invocata la sofferenza è suo dono la  vocazione religiosa, il Carmelo è suo regalo». In queste parole ed in tante altre contenute nel libro ed  arricchite da un percorso fotografico, traspare la ricca  spiritualità del Carmelitano di Campobasso. Il libro rappresenta non un percorso biografico ma disvela una  chiara espressione del mondo interiore di un’anima privilegiata, di un’anima consapevole che “la sofferenza  è il bacio del Signore alla sua anima”.Ma il libro é anche il mezzo più diretto per conoscere l’itinerario ascetico e mistico, percorso nella più assoluta fedeltà  alla volontà del Signore.
Dopo la presentazione è seguito  l’esecuzione de “Il Settenario” e la santa Messa  presieduta dall’Arcivescovo mons. Bregantini.

Foto di Rosanna Carosella.


"Il Carmelitano scalzo Fra Immacolato
Giuseppe Brienza fra Terra e Cielo"

PREFAZIONE DELL'ARCIVESCOVO GIANCARLO MARIA BREGANTINI


E’ con vivo compiacimento che presento questo bel libro sulla figura accattivante e incisiva di Fra Immacolato. Sono tanti ormai i libri che stanno uscendo su questa  figura nobile e bella. Ogni testo coglie un aspetto, un colore, uno specifico messaggio di verità. Soprattutto di speranza. Ma questo testo, che ora abbiamo in mano, ha delle  caratteristiche uniche e specifiche. Soprattutto tre.
Prima di tutto come era l’ambiente di Campobasso Fra Immacolato ha svolto la sua vita, dove si é collocata la sua storia. E’ un “Campobasso e il suo territorio”.
Ma poi lo sguardo si allarga e comprende tutto il  Molise, per cogliere le quattro diocesi della nostra  bella terra molisana. Infatti Fra Immacolato ha una  dimensione ben più grande della nostra piccola città capoluogo. E’ di tutti i Molisani questo nostro  “fratello di fede e di speranza”. Non è solo “nostro”.
Per questo l’autrice con vera e appassionata pignoleria santa si è messa in movimento per fotografare le tantissime immagini delle Madonne del Carmine che si  venerano in Molise. Così Fra Immacolato, vero innamorato di Maria del Carmelo, proprio perché vero Carmelitano  (pur se mai stato in un monastero dell’Ordine!) lo sentiamo innestato dentro un solco di grazia e  benedizione. E’ avviato alla santità con la stessa passione con cui si sale, oggi e ieri, sulle balze  ardite del Monte Carmelo!
Infine, Fra Immacolato parla, perché ha tanto sofferto con quella pazienza di offerta che lo ha reso non solo  “religioso carmelitano” ma anche “sacerdote” nel cuore.  Non di ordine sacro, ma di cuore. Ha offerto tutto di  sé, proprio per la santificazione dei Sacerdoti. Vittima di oblazione. Per questo, sono preziosissime nel libro le  testimonianze di molti sacerdoti, che di lui parlano con  quell’affetto attento di chi si sente coinvolto nella medesima strada d’amore. Prete uno sull’altare. Prete Fra Immacolato nel letto del dolore! Entrambi, dentro l’unico Sacerdozio di Cristo. Piacerà questo libro. Proprio perché diverso colorato di altri. Ma non contrapposto. Integrato con le altre pubblicazioni. Piacevole, luminoso, vivace, coinvolgente.
Un grazie di cuore ad Anna per la sua diuturna opera di collezionista, di giornalista e di storica.
Grazie  perché ci fa amare ancor di più Fra Immacolato Brienza, che resta una delle perle della nostra città. Ogni  colore ed ogni riga a questo tende: spargere il profumo della sua santità, perché divenga speranza nelle nostre case, soprattutto là dove c’è un malato terminale, dove c’è una lacrima nascosta ma pungente!
E Dio ci dia la grazia, tanto attesa, di poterlo venerare sugli altari, con il segno dal cielo di una grazia, di un “miracolo” che possa rilanciare, anche  giuridicamente, il suo volo al cielo perché ogni terra nella luce dei santi, si faccia aiuola di bene di grazia.

+p. GianCarlo Maria Bregantini
Arcivescovo di Campobasso-Bojano
Campobasso 2 maggio 2012


INTRODUZIONE



É per me motivo di profonda emozione e soddisfazione presentare questa ricerca su Fra Immacolato Brienza, Carmelitano scalzo.
Quanto ho raccolto si è rivelato una fonte di identità che se rielaborato potrebbe rafforzare il nostro sentimento religioso, ritrovando le nostre radici nel rispetto di quanto, in primo piano, sopravvive immutato da secoli.
Il lavoro l’ho svolto per tappe, senza tralasciare lo spazio antropologico, le caratteristiche sociali e religiose, gli eventi collegati alla comunità e percepiti dalla stessa come importanti fattori di identità.
I vari tasselli che compongono questo libro si animano in libero movimento di spiritualità, realtà, devozione a Maria, in una policromia di sentimenti e santità il cui Maestro è Fra Immacolato.
Lo spartito sul quale la nota dominante è il richiamo fedele e costante alla Madre di Dio è costituito dalle sue lettere, sulle quali la invoca molto spesso, facendo affidamento a Lei «esortandola a intercedere per riparare le offese che si commettono al suo cuore Immacolato e materno e Lei strapperà a Gesù la parola di misericordia e del perdono per noi e per il mondo intero». (Lettera scritta a don Antonio Picciano, suo padrino di cresima, il 13 settembre1943).
Dopo aver raccolto quanto ho ritenuto dovesse essere utile per formare ‘ordito e trama’ del mio lavoro, questo si è rivelato più difficile del previsto. Ho dovuto far ricorso ai grandi Santi Carmelitani e chiedere loro aiuto: l’ho ricevuto da S. Teresa D’Avila che nel suo ‘Il castello interiore’ confessa timori identici ai miei:
«Ci vorrà pazienza nel leggermi, come ne occorre per me per scrivere di ciò che ignoro.
Alle volte mi viene da prendere in mano la penna come un’idiota, senza sapere cosa dire, né da dove cominciare: tuttavia farò del mio meglio per spiegarvi certe cose interiori, che credo vi saranno utili».
Sono al termine di una esperienza esistenziale dalla quale ne esco con nuova fiducia, con nuova gioia, nella speranza che questo cammino mi aiuti a lenire le sofferenze di chi avrà modo di conoscere quelle di Fra Immacolato che, dal suo letto di dolore, insegnava che la vita religiosa, cristiana e sacerdotale ha valore solo se è vissuta nella piena conformità a quella di Gesù.
Rileggendo quanto mi accingo a chiudere, spero solo di non aver perso di vista il nesso sottile che collega i capitoli tra di loro: in questo caso significherebbe che il ceppo nel quale ho cercato di collegare la bella figura di Aldo Brienza, non l’ho legato saldamente alle radici religiose della nostra storia.
Riconoscenza
Questo libro non avrei potuto realizzarlo senza il prezioso apporto di quanti hanno offerto il loro tempo e le loro conoscenze.
Non posso rappresentare la totalità dei contributi ma, il mio ringraziamento, va a tutti coloro che sul territorio con generosa disponibilità hanno collaborato. Spero soltanto di non aver omesso nessuno dalle segnalazioni sulle didascalie e testimonianze.
É giusto che ringrazi la mia famiglia che non mi ha fatto mai mancare la sua collaborazione.
Nel richiedere ausilio, ho chiarito in prima istanza che le ricerche riguardavano Fra Immacolato Brienza. Ringraziando il buon Dio per le risposte, sempre positive, mi è tornato in mente un pensiero del Santo Curato d’Ars:
«La misericordia di Dio è come un torrente straripato: trascina i cuori al suo passaggio».
Ho messo insieme le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto ed amato. A rileggerle a distanza di tempo, mi sembra di vedere i portatori di ‘ndocce di Agnone che alzano le loro fiamme al cielo, in segno di giubilo. Ringrazio quanti non si sono sottratti al mio ‘pressing’ ed hanno aderito di buon grado, percorrendo la loro frazione di staffetta.
Mi è gradito sottolineare l’apporto di don Alessandro Porfirio, fonte diretta e documentata degli anni di vita di Fra Immacolato che mi ha concesso di condividere le sue emozioni, la sua esperienza e la sua sapienza.
Il primo contatto l’ho avuto con Giulio Oriente al quale mi lega una pluriennale amicizia e un consolidato rapporto di famiglia, ed ora anche un debito grande di riconoscenza per aver accettato, con molto piacere, di arricchire e rendere più interessante, con il suo contributo questo libro, con un apporto nuovo e originale realizzando un dipinto che rappresenta la figura di Fra Immacolato proiettato già nella gioia dell’incontro con Gesù, Maria e lo Spirito Santo. Ci siamo trovati d’accordo all’unisono su un Fra Immacolato non sofferente nel letto, ma in piedi, sereno ed ammiccante alle bellezze dell’al di là.
La prima immagine che mi viene in mente di Giulio, è quella di un ragazzo, poi adolescente, con una naturale vocazione per il disegno e che preferiva dedicarsi a questo hobby con passione. In seguito, da giovane, ecco Giulio frequentatore assiduo del locale di Peppino Palange, corniciaio in via Roma a Campobasso, dove tanti eminenti artisti tra i quali Trivisonno, Paglione, Scarano, Cerino, Martino, Massa, Pettinicchio, Petrone, Genua, Mastropaolo, si ritrovavano per dare l’ultimo tocco alla loro opera, prima di esporla in anteprima.
E lui, Giulio, con il naso in aria a far sua l’arte dei grandi, quasi a volerla suggere per farla propria. Aveva un sorriso sempre pronto, un ciao a mezze labbra mormorato con discrezione, timidamente.
Frequentando questi grandi, con i quali aveva instaurato dei bei rapporti di amicizia, era affascinato dal loro modo di dipingere, senza farsi mai influenzare dalla loro forma artistica.
É un granitico e nella sua semplicità ama dipingere per sentirsi realizzato e gratificato.
É rimasto così Giulio, con la sua arte pulita, accattivante: anche i nudi non sono mai volgari. Le sue figure di donna passano da Maria, la nostra mamma celeste (come dice Fra Immacolato), a Suor Teresa di Calcutta, che Giulio riesce a rendere drammaticamente attuali, per terminare con la dolcissima Maria della natività.
Il suo Cristo rapisce nella rappresentazione del suo dolore salvifico.
Sono lieta perché con questo lavoro, ancora una volta la mano di Giulio è stata felice e lo ringrazio per quanto ha saputo realizzare.

(La foto della Madonna è di Maria Fiorito.)

Anna di Nardo Ruffo


ALCUNE BREVI NOTE SUL LIBRO

Il libro si compone di 256 pagine stampate a colori in carta patinata lucida in formato 30 x 21 ed é corredato da circa 220 fotografie.


Foto del Cav. MdL Gino Calabrese.

I Maestri del Lavoro, hanno partecipato nell'anno 2005  a un Progetto per il Malawi, contribuendo alla costruzione di una sala operatoria pediatrica nel Mtengo wa Nthenga Hospital che hanno voluto dedicare a Fra  Immacolato Brienza.
Hanno raggiunto lo scopo con la pubblicazione del volume "Molise a tavola" della MdL Anna di Nardo Ruffo, sulla ricchezza della cultura culinaria molisana e la  successiva vendita dello stesso.
Con l'attuale pubblicazione, nel segno della continuità, l'autrice si prefigge prima di tutto lo scopo di portare a conoscenza dei nostri giovani, questa luminosa figura di santità che ha tutto sopportato per la salvezza dei  sacerdoti e che diceva sempre: "Lavorare è bene, pregare è ancora meglio, ma soffrire in unione a Gesù è tutto".

E' importante che il libro giunga nelle case in cui ci sono malati con gravi patologie perché possano trarre la forza di accettare i grossi problemi fisici, seguendo l'esempio di Fra Immacolato.
Nel libro sono contenute  circa trenta testimonianze, tra le quali quelle rese da alcuni sacerdoti.
Un'attenzione particolare l'autrice l'ha posta nel presentare il Culto Carmelitano nella nostra Regione, ricca di belle immagini e note di colore in cui si mescola la tradizione con la Fede per un eventuale contributo al tanto ipotizzato 'turismo religioso itinerante'.
Preziose sono le circa cinquanta immagini delle 'nostre' Madonne del  Carmine contenute nel testo.
Ultima nota ma non per questa meno prioritaria, è riuscire come per il progetto del 2005 per il Malawi, a  raccogliere  contributi con la vendita del libro da devolvere a sostegno della costruenda struttura di Roccaspromonte, in provincia di Campobasso, dedicata al Nostro Servo di Dio che, don Alessandro Porfirio con solerzia e amore sta portando avanti.
Se i lavori a Roccaspromonte proseguono è perché noi ci crediamo.
Ora bisogna andare avanti, ancora avanti, con la consapevolezza che sebbene gli uomini siano un granello di sabbia nel deserto, tuttavia, tutti possiamo dare il nostro apporto per raggiungere l’obiettivo che ci siamo  prefissi.

(Foto della Madonna di Montorio nei Frentani.)




Foto di Peppino Macoretta.


Fra Immacolato Brienza – conoscerlo per amarlo.


Per una migliore divulgazione sul territorio, il nostro Fra Immacolato è diventato itinerante. In accordo con Sindaci e Parroci, fin’ora siamo stati presenti a:

•    Agnone Chiesa dell’Annunziata
•    Baranello Chiesa del SS. Rosario
•    Bojano Chiesa Antica Cattedrale
•    Busso Chiesa Madonna del Carmine
•    Campobasso Asilo senile Argento Vivo
•    Campobasso Chiesa Madonna dei Monti
•    Campobasso Chiesa Santa Maria della Croce
•    Campobasso Parrocchia di S. Giuseppe Artigiano
•    Campobasso ‘La Molisana’ incontro con i partecipanti al corso di Cucina Solidale
•    Campodipietra Chiesa San Martino Vescovo
•    Castelpetroso Santuario Maria SS. Addolorata - 17 settembre 2013
•    Castropignano C.da Cerreto Chiesa di Santa Chiara
•    Fossalto Chiesa di Santa Maria Assunta
•    Macchiagodena Parrocchia di S. Nicola
•    Portocannone Chiesa Madonna del Carmine - 14 luglio 2013
•    Sant’ Angelo del Pesco Chiesa Parrocchiale San Michele Arcangelo
•    Roccaspromonte Parrocchia Santa Maria della Pietà
•    Taverna di Schiavi D’Abruzzo Chiesa Madonna del Carmine
•    Trivento Parrocchia di Santa Croce
•    Vastogirardi Chiesa San Nicola di Bari - 10 agosto 2013.



CAMPOBASSO - 11 settembre 2012
- Foto del Cav. MdL Gino Calabrese

 


 

CASTELPETROSO - 17 SETTEMBRE 2013




P. Ennio Laudazi, ocd presenta il libro


Il Carmelitano scalzo Fra Immacolato Giuseppe Brienza fra Terra e Cielo

di Anna di Nardo Ruffo.

(Castelpetroso, Santuario dell’Addolorata, 17 settembre 2013).


-.Attenzione alle elucubrazioni mentali e al nominalismo intellettuale ed ideologico quando si presenta una biografia oppure una agiografia, qualunque sia il taglio della sua esposizione. Il personaggio è persona o persona santa.
- Attenzione al contesto storico-esistenziale nel quale la persona è vissuta. Occorre l’occhio della fede per leggere l’azione di Dio e la realizzazione del suo regno con la potenza del suo Spirito.
- Attenzione al “taglio espositivo” che l’autore ha voluto dare al suo lavoro pubblicato, cioè reso pubblico. E quindi, donato, e per questo motivo ringraziare.
Nella introduzione l’autrice Anna di Nardo Ruffo dichiara che “i vari tasselli che compongono questo libro si animano in libero movimento di spiritualità, realtà, devozione a Maria, in una policromia di sentimenti e santità di cui maestro è Fra Immacolato”; e più avanti professa la sua riconoscenza per questa “esperienza esistenziale” a Don Alessandro Porfirio, “fonte diretta e documentata degli anni di vita di Fra Immacolato che mi ha concesso di condividere le sue emozioni, la sua esperienza e la sua sapienza”(p. 10).
Per la presentazione del libro, due annotazioni preliminari:
1. Una teologica: a 50 anni dalla “ Gaudium et spes” del Vaticano II (1962-
2012) sta maturando in teologia la “ spiritualità apostolica” quale essenza stessa della Chiesa per sua natura apostolica, missionaria e profetica con la missione quindi di sollecitare una sequela sempre più radicale del Signore Gesù nella pienezza del suo Mistero pasquale. La spiritualità apostolica sta diventando quindi la teologia dei Santi come luce di Cristo nel cuore della Chiesa (Cfr F.M.LETHEL, ocd, La luce di Cristo nel cuore della Chiesa, LEV, Città del Vaticano 2011).
Teniamo presente questa affermazione del Papa emerito Benedetto XVI: “I Santi sono dei frammenti del Cristo glorioso anticipati dalla Divina Provvidenza all’interno del tempo del nostro presente”(Discorso al Corpo diplomatico nel Natale 2009).
2. E l’altra pastorale: La spiritualità ecclesiale e carmelitana di Fra Immacolato nasce, si, sviluppa, matura e fruttifica a cerchi concentrici: dalla sua camera in piazza della Stazione alla città di Campobasso, alla Diocesi, alla Regione, alla Chiesa, al mondo. Una meraviglia concreta della parabola evangelica del Regno di Dio nel chicco di senape (Cfr Lc 13,18-19).
Riprendo ora quanto l’autrice dell’agiografia ha dichiarato nella introduzione per domandarmi se vi ha tenuto fede, senza presunzione e saccenteria, tenendo presenti i capitoli più ricchi riguardanti la vita, l’esperienza e il messaggio spirituale di Fra Immacolato: il valore salvifico della sofferenza (pp. 65-76), la sua devozione alla Madonna del Carmine (pp.77-84), le testimonianze (pp.99-135), sicuramente di maggiore “peso” nell’intera opera.
1. Finalità: “Mi auguro, per quanto mi è stato possibile, di aver contribuito a risvegliare nel lettore il culto dei Carmelitani, attraverso l’intercessione di Fra Immacolato Brienza, Carmelitano Scalzo, proponendo episodi della sua vita e non solo, ma con l’aggiunta di alcune testimonianze di persone che lo hanno conosciuto e amato: tra questi diversi sacerdoti”(p.239). E questo nel cuore del Salmo 23: Il Signore è il mio pastore...”.
2. Testimonianza: “Le grandi teologie e i discorsi su Dio, per quanto importanti non bastano più: ci vogliono esistenze che gridano silenziosamente il primato di Dio, ci vogliono uomini che trattano il Signore da Signore, che si spendono nella Sua adorazione, sotto il segno della gratuità e senza umano compenso”(Mons. Bregantini, il 16 aprile 2012 per la nomina del nuovo Postulatore nella persona di Don Fabio DI Tommaso).
3. Il libro: nel titolo mi ha colpito l’articolo determinativo “il”, riferito con tono quindi qualitativo al Carmelitano scalzo Fra Immacolato Giuseppe Brienza. “Tra Terra e Cielo” e la spiegazione del Vescovo alla p. 6: “E Dio ci dia la grazia, tanto attesa, di poterlo venerare sugli altari, con il segno dal cielo di una grazia, di un “miracolo” che possa rilanciare, anche giuridicamente, il suo volo al cielo perché ogni terra, nella luce dei santi, si faccia aiuola di benedizione e di grazia”. Il libro, dicevo, nelle sue varie sezioni e nella sua documentazione fotografica naturalistica e devozionale molto ricca, crea integrazione contenutistica, a cerchi concentrici, tra Campobasso, la regione Molise e la vita e la spiritualità carmelitana e mistica di Fra Immacolato, con il valore salvifico della sua sofferenza, la sua preghiera mariana del Rosario, In questa luce le testimonianze raccolte nel volume e avvalorate dall’Epistolario ne sono “il cuore”, nei suoi battiti in espansione e in contrazione in rapporto a quanto precede e a quanto segue. Di questo certamente parleranno Don Alessandro e Il Prof. Biscotti.
4. Attualità: Anna Di Nardo Ruffo, in riferimento alle altre pubblicazioni, con la sua opera (testo e immagini) ha voluto concorrere affinché ci poniamo davanti, leggendo, meditando, pregando, contemplando, al mistero del dolore per scoprire e accettare con fede biblica (l’Amen obbediente), con l’esempio e la testimonianza di Fra Immacolato, la vera risposta alla luce del Cristo glorioso nel mistero della Sua Pasqua, sostenuti dai Sacramenti della Chiesa, dalla Parola di Dio e una robusta devozione mariana.
Conclusione. Alla p. 4 leggiamo la lettera di Fra Immacolato a una laica (21 marzo 1963): “Non devi meravigliarti se trovi la tua croce troppo pesante per le tue spalle, deve essere così, perché non siamo creati per il dolore, ma per la felicità. Ricordati che a un dato momento ogni croce sembra essere superiore alle nostre forze ritorna sulle labbra la parola stanca e angosciata: io non ne posso più”. Non angustiarti, non pensare agli eroismi, ma guarda Gesù e troverai nuovo vigore, ti sentirai rinnovata e con nuova forza riprenderai il tuo peso e andrai oltre”. Un messaggio e proposta di vita alla sequela di Gesù Cristo, della Madre di Dio e della Chiesa. Quindi per tutti noi cristiani in qualsiasi strada il Signore ci ha chiamati, sicuri del suo aiuto.
Da Carmelitano a Carmelitano ringrazio la sig.ra Anna per il dono della sua bella pubblicazione e aggiungo questa preghiera-- testimonianza di Fra Immacolato, riportata alla p. 62 del suo ed ora ‘nostro’ volume: “Entrando nel santo Ordine della Vergine tua Madre, penso di entrare nel giardino fertile del Carmelo. Che io sia davvero terreno fertile che produca ogni virtù. I Santi protettori del Carmelo mi diano lo spirito della presenza di Dio, lo zelo delle anime, l’umiltà più profonda, la semplicità dell’infanzia, l’ardore della S. Madre Teresa”.


Clicca sulla foto per ascoltare l'esecuzione di "Notturno Cielo Stellato di Calace" eseguito da Tiziano Palladino

 

 


Presentazione a Termoli giorno 23 febbraio 2014 del libro
”Il Carmelitano scalzo Fra Immacolato Giuseppe Brienza fra terra e cielo” di Anna di Nardo Ruffo,
con la collaborazione del Console Maestri del Lavoro MdL Pina Petta,
del Prof. Giuseppe Biscotti biografo e
di Don Fabio Di Tommaso Postulatore della causa di Beatificazione del nostro Servo di Dio.

Pax Cristy
Nella Chiesa Maria S.S. del Monte Carmelo di Termoli, il Parroco Don Ulisse Marinucci ha celebrato la Santa Messa.
Nell’ attiguo Auditorium, innanzi ad una assemblea gremita, è seguita la presentazione del libro dedicato a Fra Immacolato, con approfondimenti di vario genere, in particolare attraverso le testimonianze di chi ha conosciuto la mitica figura del Carmelitano.
E’ stata sottolineata l’importanza di vivere la FEDE con gioia, nonostante la sofferenza che, a causa di un male fisico, lo perseguitò da giovinetto fino alla fine della sua vita terrena, costringendolo a letto, in preda ad atroci sofferenze.
Tuttavia mostrava sempre un sorriso serafico sulle labbra come hanno testimoniato quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo ed amarlo.
Fra Immacolato Brienza, un uomo, una vita dedicata al prossimo a alla FEDE, una personalità religiosa sulla via della beatificazione, nasce a Campobasso il 15 agosto 1922 da Emilio e Lorenza Trevisani. Il padre è commerciante, la madre casalinga in una numerosa famiglia di sette figli. Ha quasi 15 anni quando una mattina improvvisamente, è colpito da un dolore ai piedi «come di un chiodo che li trafigge da parte a parte … “la Madonna mi ha sorriso fin dal mattino di mia vita, ha guidato i miei passi sempre. Se ho ben compreso il valore della Croce, se dal primo istante ho amato ed invocata la sofferenza, è suo dono la vocazione religiosa, il Carmelo è suo regalo».
In queste parole ed in tante altre contenute nel libro ed arricchite da un percorso fotografico, traspare la ricca spiritualità del Carmelitano di Campobasso. Il libro rappresenta non un percorso biografico ma presenta una chiara espressione del mondo interiore di un’anima privilegiata, di un’anima consapevole che “la sofferenza è il bacio del Signore alla sua anima”.
Dirà ancora Fra Immacolato:
<<Entrando nel Santo Ordine della Vergine tua Madre, penso di entrare nel giardino fertile del Carmelo. Che io sia davvero un terreno fertile che produca ogni virtù. I Santi protettori del Carmelo mi diano lo spirito della presenza di Dio, lo zelo delle anime, l’umiltà più profonda, la semplicità dell’infanzia, l’ardore della S. Madre Teresa>>.
Parlare di lui é come aprire una finestra su un mondo di fede, di carità e di sofferenza che il nostro Servo di Dio ha saputo accettare per ben 51 anni per la santificazione dei sacerdoti.
Don Alessandro Porfirio, il sacerdote che oggi doveva essere presente tra di noi, purtroppo lo scorso 14 febbraio è improvvisamente deceduto. Di lui ci mancheranno per sempre l’ umiltà, la discrezione, l’umanità e la sua spiritualità.
E’ stato lui il grande amico di Fra Immacolato che si stava prodigando per la costruzione del Santuario della Madonna del Peschio, in Roccaspromonte, a lui dedicato.

Questa è la sua testimonianza:
<<Ho frequentato Fra Immacolato, per 25 anni, settimanalmente, e il suo ricordo è più che mai vivo nella mente e nel mio cuore. Ho conosciuto Fra Immacolato negli ultimi mesi del 1964 dopo la mia ordinazione sacerdotale e l’ho incontrato fino al termine della sua vita terrena. Per ben 51 anni, emaciato e crocifisso su un letto di dolore, è stato testimone gioioso della SOFFERENZA, intesa come vocazione e come partecipazione all’opera redentrice di Cristo, soprattutto per la salvezza dei peccatori e per la santificazione dei sacerdoti. Nei suoi 51 anni di vita crocifissa, quotidianamente si è svuotato di se stesso e si è riempito di realtà celesti. A quanti gli prospettavano le enormi difficoltà che la vita riservava, pacata e fiduciosa la sua risposta:
<< Chiudete gli occhi e, ciecamente, affidatevi al Signore ed alla materna intercessione della Vergine Maria >>.
La sua camera era sempre aperta a tutti; tutti accoglieva con un sorriso ed una grande serenità interiore. Parlava con le persone, ma sembrava parlasse con Dio.
La sua, è stata una vita di crocifissione durata più di 50 anni; ma, sempre e tutto, in spirito di abbandono al volere di Cristo.



La volontà di Dio costituì, infatti, la costante insostituibile della sua vita martoriata. La sua vita crocifissa era sempre sostenuta da incessante preghiera, diurna e notturna.
La sua fama di santità accompagnò, per tutta la vita, il servo di Dio.
Ed ora, dopo morto, poiché i Santi funzionano da vivi e da morti, anzi, più
da morti che da vivi, ovunque si sta diffondendo la sua fama di santità. Dappertutto si riscontrano favori e grazie per intercessione del servo di Dio, Fra Immacolato Brienza.
Ci si augura che questo figlio illustre della città di Campobasso e di tutta la regione molisana, possa presto ascendere all’onore degli Altari>>



... Tu diventerai sacerdote … Testimonianza di Don Saverio Di Tommaso


Il mio primo incontro con Fra Immacolato ancora oggi è nitido entro di me. Fu don Michelino Fratianni a chiedermi di accompagnarlo a casa Brienza a visitare il giovane Aldo: volentieri aderii al suo invito avendo già sentito parlare della spiritualità di questo giovane che giaceva a letto malato da diversi anni. Ero giovanissimo e fui subito attratto dalla visione di quel giovane che, disteso nel letto, mi guardava con uno sguardo profondo e sorridente, mentre seguiva interessato le parole di presentazione che gli rivolgeva don Michelino su di me.
Ancora oggi mi emoziona il ricordare la sua voce e il risentire entro di me le sue parole che sono rimaste scolpite nel mio cuore:
<<Tu diventerai sacerdote!>>
Seguirono altre visite, sempre insieme a don Michelino. Durante quei momenti sentivo palpabile la sua sofferenza, una grande sofferenza, che Aldo offriva al Signore perché i sacerdoti diventassero santi. Sono percezioni che non ho mai dimenticato.
Diventato sacerdote, don Michelino più volte mi chiese di portare la Santa Comunione a Fra Immacolato. Aderivo sempre volentieri, sapendo quale arricchimento avrei avuto da quell’incontro.
Entrato in casa Brienza, c’era una sorta di cerimoniale che iniziava dal saluto, che non era la formalità preliminare ad un incontro tra due conoscenti, ma il saluto di accoglienza gioiosa dell’uomo Aldo che si inchinava davanti al Sacerdote, che in quel momento rappresentava Dio, cosciente com’era che il Sacerdote portava con sé l’Ostia Immacolata che presto avrebbe ricevuto nel suo cuore.
Il suo corpo era lì in quella sua stanza, ma il suo spirito era lontano:
pregustava la gioia dell’incontro con il Cristo, che lo avrebbe illuminato di grazia divina.
Dopo il saluto, mi guardava e con aria interrogativa lo sguardo si posava sulle mie mani, poi sottovoce, come un bimbo che attende un dono mi chiedeva:
<<Hai portato la Comunione con te?>>
Alla mia risposta positiva, chiamava la sorella Clara, mentre traeva un
sospiro di sollievo, e le diceva:
<<Clara, vieni! Puoi accendere il lumino e preparare tutto.>>

Clara aggiustava l’altarino, metteva i fiori davanti alla Madonnina e accendeva il lumino; silenziosamente si metteva da parte, pronta ad intervenire in caso di necessità. Dopo l’incontro gioioso e l’unione sacramentale con Gesù Eucarestia, Aldo si estraniava dal contesto familiare, donandosi al Signore, dicendogli ancora una volta il suo <<Eccomi>>. A me, Saverio, sacerdote degli anni duemila, nei momenti di difficoltà torna in mente la bella figura di Fra Immacolato, proteso a immolarsi per la causa dei sacerdoti e ricordando il suo <<Tu diventerai sacerdote>>, traggo la forza per andare avanti, sentendolo presente nella mia vita e attingendo forza anche dalla sua determinazione di essere <<… il paracarro su cui tutti i Sacerdoti hanno il diritto di deporre il loro fardello …>>.



… Avevo vagamente sentito parlare di lui, ma ignoravo tutto, o quasi, della sua vita …


Raccolgo con piacere le sollecitazioni di Anna di Nardo Ruffo, nel dare il mio contributo e la mia testimonianza su Fra Immacolato Brienza.
Ho accettato lo scorso 23 febbraio l’invito di una cara amica, Caterina Di Tommaso, a partecipare nella mia parrocchia, a Termoli, alla presentazione di un libro sulla figura di questo straordinario uomo di Dio. In precedenza avevo vagamente sentito parlare di lui, ma ignoravo tutto, o quasi, della sua vita, eccettuate le sue origini molisane e la particolarissima condizione con cui aveva abbracciato la vita consacrata, quale discepolo del Carmelo.
E’ stata quindi per me una scoperta commovente ascoltare, attraverso il racconto degli ospiti intervenuti e poi la lettura del libro, l’attaccamento alla Croce ed al mistero profondo della sofferenza umana, che la vita di Fra Immacolato ha reso evidente a tutti; “consumatasi” nell’amore a Dio e alla Chiesa con una fecondità di rapporti e di fede che nel tempo si è accresciuta e moltiplicata, valicando i limiti della nostra piccola regione.
Fra Immacolato ha toccato ed orientato al bene la vita di centinaia di persone, annunciando un Cristo vivo e presente, mostrando la forza unificante dello Spirito ed il valore salvifico della sofferenza, insegnando a pregare e ad offrire ogni momento dell’esistenza per la gloria di Dio, trasmettendo a tutti, in un contesto spaziale che umanamente si definirebbe “impossibile”, dal suo letto d’infermo nella sua piccola stanza, una potentissima testimonianza di fede.
Ha fatto innamorare di Cristo e della Chiesa quanti lo hanno incontrato.
Mi sono chiesto: il suo nome muove oggi anche tante persone che non lo hanno conosciuto direttamente, com’è possibile questo, cosa permette a Fra Immacolato di vivere ancora?
La risposta, credo, sia quella che conosciamo per ogni santo di Dio.
Egli si è affidato totalmente a Cristo, e ciò che da lui è scaturito, è germogliato dalla sua obbedienza a Cristo; solo obbedendo al Signore, seguendo fino in fondo la sua volontà, possiamo infatti addentrarci nel segreto della vita che non muore.
Ho così ripensato, ascoltando il racconto delle sue opere, alle parole di San Paolo, che, dopo averlo incontrato, diceva: “Tutto quello che prima consideravo guadagno l’ho considerato una perdita, a motivo di Cristo; … non però che io abbia conquistato il premio: solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anche io sono stato conquistato da Cristo”.
Anche noi dobbiamo chiedere di essere conquistati da Cristo, ad imitazione di Fra Immacolato, perché tutta la nostra vita sia investita dalla Sua presenza.
Ancora San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede nel Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”.
Lasciare entrare questa presenza consente, com’è stato evidente per tutti i santi di Dio, che ogni circostanza della vita, anche la più brutta e faticosa, possa essere investita da un respiro lieto e da una novità; con una capacità di gioia, testimoniata in modo esemplare da Fra Immacolato, che fa intravvedere in questo mondo la dimensione dell’eterno.
La vita ci è stata data per questo, per riconoscere sempre di più che cos’è Cristo; che qualsiasi circostanza ci capiti di affrontare o di vivere, che qualsiasi dolore, qualsiasi sofferenza, possano essere luogo, occasione in cui Cristo svela se stesso e ci fa capire di più fino a che punto Lui ama la nostra vita e vuole cambiarla, per farla diventare grande e degna di Lui.
Com’è per Fra Immacolato, c’è da augurarsi anche per noi che l’esperienza dell’umile letizia dei santi diventi cammino verso il Regno Celeste, che come dice Jacopone da Todi, “compie omne festo che il core ha bramato”.

Termoli, 23 marzo 2014
L. C. Termoli


Riflessioni di Nunzia e Vincenzo


Il giorno 23 febbraio 2014 abbiamo partecipato a Termoli alla presentazione del libro ‘Il Carmelitano scalzo. Fra Immacolato Giuseppe Brienza Fra Terra e Cielo’ scritto dalla carissima Anna di Nardo Ruffo. Essendo noi molto credenti, non potevamo non essere colpiti dalla storia di Fra Immacolato.
Figura a noi sconosciuta fino a quel momento, ci ha colpito subito per la sua completa dedizione verso il Signore.
La cosa che ci ha lasciato più esterrefatti è stata la sua forza nel portare la Croce che gli era stata affidata. Ha sofferto per ben 51 anni senza mostrare alcun segno di sofferenza, portando sul volto un sorriso quasi surreale.
A volte nella vita si vivono momenti difficili e, grazie ad una delle lettere scritte dal Frate, abbiamo riflettuto su quanto sia importante pregare per trovare la forza di rialzarsi e andare avanti.
Fra Immacolato.
Il Professor Biscotti domenica sera diceva che chiunque viene a conoscenza della storia di Fra Immacolato ne resta colpito e la porta con sé per tutta la vita. Egli entra a far parte dei nostri cuori e nelle nostre preghiere. Ebbene, è proprio quello che stiamo provando in questi giorni.
Non dimenticheremo di certo questa esperienza; siamo entusiasti di aver contribuito, con il canto iniziale dell’<Ave, Verum Corpus> (Mozart), alla presentazione di questa importante figura religiosa di Attraverso il libro approfondiremo di certo la conoscenza di Fra Immacolato, sperando che presto diventi Santo!



Nunzia e Vincenzo
1 Marzo 2014


Una voce d’angelo, quella di Nunzia Mascia di Santa Croce di Magliano, ci ha commosso con il canto ‘Ave Verum Corpus’. Forte dentro di noi il pensiero che Cristo è la fonte di acqua viva che il nostro cuore desidera. Piccola nota su Nunzia Mascia:
Il nostro ‘angelo’, il 31 ottobre 2002, quando il terremoto provocò la morte di 27 bimbi a San Giuliano di Puglia, causa il crollo della scuola Jovine, perse un cuginetto, Raffaele Picanza. Lei frequentava la Scuola media a Santa Croce di Magliano, era nella scuola quel giorno ma se la cavò solo con un grande spavento.


Testimonianza rilasciata da Luciani Diana in favore di Fra Immacolato Brienza


Intorno agli anni ’90, in menopausa,iniziai a soffrire di cistiti ricorrenti,dolorose e tali da farmi andare, dovunque fossi,alla ricerca di un bagno.
Non potevo viaggiare perché avevo, anche nei brevi tratti, urgenza.
Le infezioni si sovrapponevano e gli effetti collaterali degli antibiotici mi stroncavano.
Insegnare,insieme alle altre malattie che portavo con me,era diventato impossibile. Scoramento,tristezza e sofferenza mi annichilivano. Fui ricoverata in Bologna senza alcun rimedio.
Nel tempo, si aggiunsero coliche vescicali dolorosissime per cui fu necessario ricoverarmi presso l’urologia di Vasto.Lì un medico mi diagnosticò una possibile tubercolosi alla vescica poiché il trigono risultava pieno di puntini giallastri. Non voglio ricordare gli esami che sopportai ma venne alla luce che quel male non c’era.
Avevo un’immaginetta di Fra Immacolato Brienza ( non so come l’avessi avuta) e mi rivolgevo a Lui per essere soccorsa. Era sorridente, gli occhi ardenti: vi leggevo le parole indirizzate al suo direttore spirituale in cui esortava a salire sul Colle del Carmelo,”il colle del sacrificio continuo”.Diceva che soffrire con Gesù è tutto. Mi sentivo parte di quella sofferenza. Stringevo al petto la sua figura per avere conforto.
Continuavo a sentire dolori fortissimi,di notte avevo urgenza ogni mezz’ora e dunque, non dormivo. Andai al matrimonio di mio figlio in una condizione penosa.
Ero allo stremo quando fui ricoverata all’urologia di Campobasso dove trovai approssimazione e incompetenza. Di fatto mi volevano togliere la vescica!


Lascio a chi legge e a chi ascolta cosa c’era nella mia mente.
Fuggii da quel luogo e andai presso un professore di Pescara che aveva un assistente che esercitava all’Umberto primo. Egli mi esplorò la vescica e (… sorpresa!) mi tolse due calcoli con grande perizia dicendo che ero stata fortunata ma il trigono era rovinato per sempre. Aggiunse che avevo un santo in Paradiso perché l’intervento era stato delicato: è noto che il tessuto vescicale è sottile.
Tutte le ecografie e tac non avevano visto nulla!
Pregavo sempre quel Carmelitano di cui avevo sentito parlare quando abitavo in Campobasso ma ero giovane allora e non ero credente.
Volendo saperne di più della sua vita, telefonai al Prof Biscotti il quale mi consigliò una pubblicazione che lessi con fede,trasporto e ammirazione. Un pomeriggio di alcuni anni fa mi recai ad ascoltare in Campomarino,una conferenza alla quale partecipò una sorella del frate.
Ora non ne ricordo il nome. Alla fine eravamo all’uscita e l’avvicinai dicendo:
-Dica a suo fratello che mi chiamo Diana e ho seri problemi di vescica-. Le parlai come se Egli fosse stato in vita. Ella annuì.
Certo che da quel tempo ad oggi io sono migliorata tanto che riposo,non ho urgenze gravi, posso andare in luoghi più lontani anche se non sono resistente come coloro che hanno una vescica sana. Che dire a questo punto? Io so a chi ho chiesto e cosa ho domandato per cui posso concludere che ho ricevuto, se non un miracolo, un aiuto che ha reso la mia vita più vivibile. Perciò ringrazio fra Immacolato e prego affinché salga agli onori degli altari e venga riconosciuto beato e poi santo.
Voglia il Signore glorificare questo suo servo che ha vissuto la sua vita sorridendo dal suo letto di dolore, divenuto altare e offertorio!

In fede
Termoli 23 febbraio 2014


Da un’intervista della MdL Pina Petta a Diana Luciani De Oto, sulla sua FEDE com’era e com’è oggi.


Non posso parlare di conversione così come la si intende comunemente. Non c’è stata via di Damasco,una folgorazione ma un cammino che parte da un’adolescente atea,amante della filosofia con i suoi sistemi di pensiero,affascinata dalla mutevolezza con cui si poteva cambiare logica. Altro che fede che richiede una grazia prima e poi il riconoscimento dell’Ente supremo!

Avevo una superbia intellettuale che mi faceva sentire una spanna sul prossimo. A scuola Don Giovanni Battista mi infastidiva con le sue paternali;diceva che ballare era peccato! Andai a protestare dalla preside. Vedevo troppa costrizione,proibizioni di cose innocenti.Il catechismo era basato su domande e risposte del tipo:Dio è l’essere perfettissimo, ma non si capiva molto,la messa in latino era noiosa e ripetitiva insomma trovavo più semplice il culto che mio padre mi faceva ascoltare essendo lui un evangelico valdese. Non ha mai interferito sulla scelta della religione e mi ha lasciato libera. Gesù era per me un profeta e il racconto della sua vita suggestivo ma vivevo i riti dell’anno cristiano senza credo.
Così arrivai sposa col prete che voleva sapere se avevo consumato! Ero moralmente a posto ma ancora oggi mi confesso di rado.
Mi pare giusto dire al Signore le mie pene,i miei peccati ma ogni tanto vado alle Grazie da un frate molto bravo.
Per sentire Dio nel mio cuore molto hanno fatto i pastori di culto rispetto ai preti. Attraverso i Salmi mi facevano ascoltare la voce di un Essere tremendo, potente nel condannare ma di consolazione nelle avversità.
Ogni tanto andavo in chiesa formalmente, ascoltavo Messa ma pregavo con la bocca e non con il cuore.
Ho visto poi cosa fosse la vita reale,quella in cui ogni giorno devi accudire tuo marito e scottarti le mani, sentirti stanca e abbattuta.
Ma tutto precipitò con la nascita dei miei due amatissimi figli che vennero in meno di due anni lasciandomi quella che poi si capì essere una depressione post partum.
A quel tempo non si curava né si riconosceva questa malattia che richiede cure,affetto,tanto amore … trovai il vuoto assoluto e tanto dolore, smarrimento .Non mangiavo più,non dormivo,vedevo i miei figli bisognosi di tutto ed io non avevo la forza di alzare un braccio. Trovai, dopo due anni, un professore in Ancona che finalmente mi curò con competenza. Ma furono anni bui,di medicine pesanti,di angoscia.



Ma una luce interiore già covata da tempo si fece strada in quell’abisso.
C’era chi poteva consolarmi: il Cristo,Gesù che salva, che ascolta, che guarisce e poi i Santi che il Protestantesimo non riconosce: Padre Pio,il prof Moscati … e c’era anche Maria che mai avevo pensato quale madre.
Pregavo e chiedevo e non ho mai bussato invano. Da Roma vennero i miei genitori che mi aiutarono a crescere i figli. Quel padre padrone lo vidi pregare chiedendo a Dio di prendere la sua vita in cambio della mia!
E così fu: avevo 36 anni,i figli di 9 e 10 anni quando morì.
Nella sua tasca trovai il brano di Paolo,nella lettera ai Filippesi. Che commozione!
E poi ho incontrato sulla mia via fra Immacolato che mi ha aiutato in un altro frangente. Ho promesso che andrò a trovarlo in piazza Cuoco,2.
Mi affliggono tanti mali ma ogni sera mi stringo al Signore e vado avanti.
Ascolto ogni sera la messa da Lourdes.
A volte mi distraggo nel recitare il Rosario ma il Signore mi sorride: in fondo sono una che ha tolto dal buio e le ha mostrato la via.

Diana Luciani De Oto
Termoli 1 marzo 2014

Preghiera

Signore Gesù, Agnello immacolato,
immolato sull’altare della croce
per la salvezza di ogni essere umano,
ti prego umilmente di voler glorificare,
anche su questa terra,
il tuo servo, Fra Immacolato
che tanto ti ha amato e, con il suo aiuto,
ti chiedo la grazia che tanto desidero.
Concedimela, te ne prego
per intercessione di Fra Immacolato
che vivendo tra noi si è offerto vittima
per la santificazione dei Sacerdoti
e per la redenzione di chi è schiavo del peccato.

Tre Gloria Patri +Armando Dini – Arcivescovo
Campobasso, 10-12-2003


 

Interventi
MdL Anna di Nardo Ruffo, Autrice
MdL Pina Petta Console Maestri Lavoro del Molise

 

Incontro a Larino, su invito del Comune e del Club Lions, per il giorno 11 aprile 2014 alle ore 18. Presentazione del libro ”Il Carmelitano scalzo Fra Immacolato Giuseppe Brienza fra terra e cielo” di Anna di Nardo Ruffo. Collaborazione del Console dei Maestri del Lavoro MdL Pina Petta, dei colleghi MdL Sergio Fagnani e Donato De Santis.

Pax Cristy

Sono molto lieta di essere qui per due ragioni: una perché nella vita ho avuto una esperienza lionistica di riflesso, seguendo mio marito per molti anni, nei suoi incarichi nell’ambito del Distretto e quindi conosco dall’interno, le motivazioni e gli intenti del Lions.
La seconda ragione è LARINO: una bella ed interessante cittadina che conosco abbastanza bene anche per progetti fatti con e per le scuole del Molise, pertanto ringrazio il Sindaco, il Presidente ed in particolare gli amici Lions Angela Vitiello e Pasquale Gioia per la collaborazione.
Nel presentare l’edificante vita di Fra Immacolato, condivido e faccio mio quanto la chiesa dispone e che P. Carlo Cremona ricorda così: “Una volta, un autore che volesse raccontare la vita di una persona morta in concetto di santità era scrupoloso nel premettere una riserva che non intendeva prevenire il giudizio della Chiesa, come aveva ordinato un decreto di Papa Urbano VIII”.
Nel dire: “ Quello è sicuramente un Santo” dobbiamo perciò essere cauti; ma nel dire “ c’è ancora nel mondo chi vuole essere Santo e lo testimonia con determinazioni eroiche”, questo è più che legittimo.
Inizio leggendovi il brano di una lettera di Fra Immacolato del 29.12.1951 a Madre Maria Teresa del Carmelo di Firenze, perché è un brano autobiografico e perché in essa si percepisce la presenza di Dio che guida il suo cammino di perfezione oltre il silenzio, le parole scarne, le interruzioni e le pause che coloravano il suo comportamento abituale:
“E’ dal 27 giugno del 1938 che sono affetto da osteomielite deformante; posso dire che Gesù mi ha amato con predilezione dalla più tenera età. A tredici anni già pensavo alla Certosa, e durante il mio primo anno di malattia, chiesi la guarigione, se conforme era ai divini voleri, solo per scomparire nella bianca silente certosa. Mi ammalai quando ancora non avevo quindici anni; fin dal primo istante volli la volontà di Dio, non sapevo quello che aveva Gesù in serbo, ignoravo completamente i divini disegni, però mai Gesù mi ha fatto recalcitrare sotto l’amorosa mano che mi crocifiggeva”.
Fra Immacolato Brienza, al secolo Aldo, nacque a Campobasso il 15 agosto 1923 da Emilio e Lorenza Trevisani. Era stato appena promosso al secondo anno delle superiori quando, il 27 giugno 1938, nel corso di una gita con i suoi cari, venne colpito da dolorosissime e lancinanti fitte al piede sinistro. Erano i severissimi sintomi dell’osteomielite acuta causata da un flemmone per puntura d’insetto. Tale orribile patologia lo avrebbe tremendamente flagellato fino al termine dei suoi giorni, ovvero il 13 aprile 1989.
Nel 1943, ricevuta la cresima, Aldo Brienza entrò nell’Ordine secolare carmelitano, scegliendo come nome Fra Giuseppe dell’ Addolorata. Cinque anni dopo professò i voti di povertà, obbedienza e castità e trasformò il suo nome in Fra Immacolato Giuseppe di Gesù. La sua dimensione, grazie a quanto ha saputo riservare su quanti gli si rivolgevano per avere conforto ed aiuto è stata molta più grande di una piccola cittadina di provincia: infatti sono in tanti, anche residenti all’estero, a conoscerlo ed amarlo.
Colpiva nella sua stanza un misto di profumi dai quali si veniva investiti, spesso ancor prima di entrare e che disponeva l’animo alla pace interiore. Il significato della vita di Fra Immacolato è condensato in un suo motto che spesso ripeteva:
“ lavorare è bene, pregare è ancora meglio, ma soffrire in unione a Gesù è tutto”. Fra Immacolato è stato icona vivente della sofferenza nella gioia del Risorto; è stato eroe silenzioso e discreto delle virtù cristiane.
Incominciò a pensare al Carmelo dopo alcuni sogni.
Per due volte sognò la Madonna Celeste che lo rivestiva del Santo Scapolare. Un'altra volta sognò il Santo Padre Elia che gli porgeva l’abito dei carmelitani e gli diceva nel porgerglielo: “ Lo indosserai nel Carmelo”.
L’ultima volta Fra Immacolato sognò la chiesa di Santa Maria della Croce di Campobasso, che lo aveva visto da bambino insieme alla nonna, mentre chiedeva alla Madonna di fargli sapere in quale ordine lo voleva: la vide animarsi, stendere la mano sinistra verso il lato destro della chiesa e dirgli:
“ E’ tra questi religiosi che ti voglio”.
Voltandosi, vide una fila di religiosi, con le cappe bianche, venire verso di lui: erano carmelitani! Così si delineò il suo ingresso nel Carmelo, da religioso.
L’ingresso nel Carmelo in perfetta coincidenza con quello di Suor Lucia Dos Santos di Fatima; il suo nome da religioso – Immacolato – da Altri voluto, che lo lega diritto al messaggio di Lourdes e di Fatima, cioè al profetico e pressante richiamo della Santa Vergine alla penitenza e al sacrificio, quali mezzi efficaci per arginare l’ondata di errori dottrinali e il dilagare dell’immoralità dal quale il mondo, ma anche la Chiesa, non sarebbero stati risparmiati. La sua dipartita per il cielo avvenne mentre il muro di Berlino stava per cedere sotto i colpi di una ritrovata speranza, infine il giudizio inequivocabile espresso su di lui da S. Pio di Pietrelcina: “E’ una vittima prescelta da Dio”. Fra Immacolato è anche tutto questo. Si tratta di fatti e aspetti della sua personalità umana e spirituale che ci interrogano. Fatti, cui occorre dare una risposta. Davanti a questi interrogativi, che pur dovettero sfiorare la sua mente, la risposta di Fra Immacolato è e rimane sempre la stessa; “ Che io sappia perdermi in Dio e che a lui sappia abbandonarmi tanto completamente che di me non rimanga alcun vestigio, proprio come avviene di un granello di polvere che sparisce senza lasciare traccia di sé”.
Vi assicuro che leggere, cercando di interiorizzare, quanto Fra Immacolato ha accettato per amore di Cristo, mi pone in seria difficoltà, perché una domanda mi urge molte volte alla presenza di sofferenze e di malattie.
Perché il dolore, perché c’è il dolore nel mondo?
Sfoglio gli scritti del Nostro e mi trovo davanti la descrizione del progresso della sua malattia su alcune lettere, in questi termini:
“… in unione con Gesù, sorretto dalla Vergine Addolorata, salgo il Calvario con il sorriso e con la gioia”;
“ la croce è tanto dura e pesante, mai come ora ho visto il sacrificio che costa nel lasciarsi immolare e crocifiggere completamente … perché la croce che grava sulle mie spalle è la croce di Gesù e Colui che mi immola, Colui che mi crocifigge è lo stesso Gesù”.
“ Soffro molto, ma non chiedo al Signore di liberarmi della Croce. Oh no, è tanto bello soffrire e morire sulla Croce. … Gioiamo della Croce e del patire perché ci conformano al nostro Dio crocifisso”.
Però la sua sofferenza riusciva a nasconderla molto bene e a questo proposito diceva: “ Sono lieto che neppure le persone che mi sono più vicine si accorgono della mia sofferenza”.
Ritengo a questo punto sia importante leggervi la testimonianza di due sacerdoti, per aprire una finestra su un mondo di fede, di carità e
di sofferenza, che il nostro Servo di Dio ha saputo accettare per ben 51 anni per la santificazione dei sacerdoti.


 

Don Alessandro Porfirio,
è il sacerdote che oggi doveva essere presente tra di noi, e che, purtroppo, lo scorso 14 febbraio è improvvisamente deceduto. Di lui ci mancheranno per sempre l’ umiltà, la discrezione, l’umanità e la sua spiritualità.
E’ stato lui il grande amico di Fra Immacolato che si stava prodigando per la costruzione del Santuario della Madonna del Peschio, in Roccaspromonte, a lui dedicato. Questa è la sua testimonianza:
<<Ho frequentato Fra Immacolato, per 25 anni, settimanalmente, e il suo ricordo è più che mai vivo nella mente e nel mio cuore.
Ho conosciuto Fra Immacolato negli ultimi mesi del 1964 dopo la mia ordinazione sacerdotale e l’ho incontrato fino al termine della sua vita terrena.
Per ben 51 anni, emaciato e crocifisso su un letto di dolore, è stato testimone gioioso della SOFFERENZA, intesa come vocazione e come partecipazione all’opera redentrice di Cristo, soprattutto per la salvezza dei peccatori e per la santificazione dei sacerdoti.
Nei suoi 51 anni di vita crocifissa, quotidianamente si è svuotato di se stesso e si è riempito di realtà celesti.
A quanti gli prospettavano le enormi difficoltà che la vita riservava, pacata e fiduciosa la sua risposta:
<< Chiudete gli occhi e, ciecamente, affidatevi al Signore ed alla materna intercessione della Vergine Maria >>.
La sua camera era sempre aperta a tutti; tutti accoglieva con un sorriso ed una grande serenità interiore. Parlava con le persone, ma sembrava parlasse con Dio.
La sua, è stata una vita di crocifissione durata più di 50 anni; ma, sempre e tutto, in spirito di abbandono al volere di Cristo.
La volontà di Dio costituì, infatti, la costante insostituibile della sua vita martoriata. La sua vita crocifissa era sempre sostenuta da incessante preghiera, diurna e notturna.
La sua fama di santità accompagnò, per tutta la vita, il servo di Dio.
Ed ora, dopo morto, poiché i Santi funzionano da vivi e da morti, anzi, più da morti che da vivi, ovunque si sta diffondendo la sua fama di santità.
Dappertutto si riscontrano favori e grazie per intercessione del servo di Dio, Fra Immacolato Brienza.
Ci si augura che questo figlio illustre della città di Campobasso e di tutta la regione molisana, possa presto ascendere all’onore degli Altari>>

 

“Tu diventerai sacerdote”
di Don Saverio Di Tommaso


Il mio primo incontro con Fra Immacolato ancora oggi è nitido entro di me.
Fu don Michelino Fratianni a chiedermi di accompagnarlo a casa Brienza a visitare il giovane Aldo: volentieri aderii al suo invito avendo già sentito parlare della spiritualità di questo giovane che giaceva a letto malato da diversi anni.
Come già detto ero giovanissimo, e fui subito attratto dalla visione di quel giovane che, disteso nel letto, mi guardava con uno sguardo profondo e sorridente, mentre seguiva interessato le parole di presentazione che gli rivolgeva don Michelino su di me.
Ancora oggi mi emoziona il ricordare la sua voce e il risentire entro di me le sue parole che sono rimaste scolpite nel mio cuore:
<<Tu diventerai sacerdote!>>
Seguirono altre visite, sempre insieme a don Michelino. Durante quei momenti sentivo palpabile la sua sofferenza, una grande sofferenza, che Aldo offriva al Signore perché i sacerdoti diventassero santi. Sono percezioni che non ho mai dimenticato.
Diventato sacerdote, don Michelino più volte mi chiese di portare la Santa Comunione a Fra Immacolato. Aderivo sempre volentieri, sapendo quale arricchimento avrei avuto da quell’incontro.
Entrato in casa Brienza, c’era una sorta di cerimoniale che iniziava dal saluto, che non era la formalità preliminare ad un incontro tra due conoscenti, ma il saluto di accoglienza gioiosa dell’uomo Aldo che si inchinava davanti al Sacerdote, che in quel momento rappresentava Dio, cosciente com’era che il Sacerdote portava con sé l’Ostia Immacolata che presto avrebbe ricevuto nel suo cuore.
Il suo corpo era lì in quella sua stanza, ma il suo spirito era lontano: pregustava la gioia dell’incontro con il Cristo, che lo avrebbe illuminato di grazia divina.
Dopo il saluto, mi guardava e con aria interrogativa lo sguardo si posava sulle mie mani, poi sottovoce, come un bimbo che attende un dono mi chiedeva:
<<Hai portato la Comunione con te?>>
Alla mia risposta positiva, chiamava la sorella Clara, mentre traeva un sospiro di sollievo, e le diceva:
<<Clara, vieni! Puoi accendere il lumino e preparare tutto.>>
Clara aggiustava l’altarino, metteva i fiori davanti alla Madonnina e accendeva il lumino; silenziosamente si metteva da parte, pronta ad intervenire in caso di necessità.
Dopo l’incontro gioioso e l’unione sacramentale con Gesù Eucarestia, Aldo si estraniava dal contesto familiare, donandosi al Signore, dicendogli ancora una volta il suo <<Eccomi>>.
Aldo mi chiese, alcune volte, anche di confessarlo.
A me, Saverio, sacerdote degli anni duemila, nei momenti di difficoltà torna in mente la bella figura di Fra Immacolato, proteso a immolarsi per la causa dei sacerdoti e ricordando il suo <<Tu diventerai sacerdote>>, traggo la forza per andare avanti, sentendolo presente nella mia vita e attingendo forza anche dalla sua determinazione di essere <<… il paracarro su cui tutti i Sacerdoti hanno il diritto di deporre il loro fardello …>>.



 

… Avevo vagamente sentito parlare di lui, ma ignoravo tutto, o quasi, della sua vita … ( L.C. Termoli ).


Questa testimonianza datata 2 marzo 2014 è stata resa da una persona che aveva sentito parlare per la prima volta di Frà Immacolato, il 23 febbraio di quest’anno a Termoli, e con il suo scritto trasmette tutte le sue emozioni.


Il relatore ha richiesto di rimanere anonimo.


… Avevo vagamente sentito parlare di lui, ma ignoravo tutto, o quasi, della sua vita …
Raccolgo con piacere le sollecitazioni di Anna di Nardo Ruffo, nel dare il mio contributo e la mia testimonianza su Fra Immacolato Brienza.
Ho accettato lo scorso 23 febbraio l’invito di una cara amica, Caterina Di Tommaso, a partecipare nella mia parrocchia, a Termoli, alla presentazione di un libro sulla figura di questo straordinario uomo di Dio. In precedenza avevo vagamente sentito parlare di lui, ma ignoravo tutto, o quasi, della sua vita, eccettuate le sue origini molisane e la particolarissima condizione con cui aveva abbracciato la vita consacrata, quale discepolo del Carmelo.
E’ stata quindi per me una scoperta commovente ascoltare, attraverso il racconto degli ospiti intervenuti e poi la lettura del libro, l’attaccamento alla Croce ed al mistero profondo della sofferenza umana, che la vita di Fra Immacolato ha reso evidente a tutti; “consumatasi” nell’amore a Dio e alla Chiesa con una fecondità di rapporti e di fede che nel tempo si è accresciuta e moltiplicata, valicando i limiti della nostra piccola regione.
Fra Immacolato ha toccato ed orientato al bene la vita di centinaia di persone, annunciando un Cristo vivo e presente, mostrando la forza unificante dello Spirito ed il valore salvifico della sofferenza, insegnando a pregare e ad offrire ogni momento dell’esistenza per la gloria di Dio, trasmettendo a tutti, in un contesto spaziale che umanamente si definirebbe “impossibile”, dal suo letto d’infermo nella sua piccola stanza, una potentissima testimonianza di fede.
Ha fatto innamorare di Cristo e della Chiesa quanti lo hanno incontrato.
Mi sono chiesto: il suo nome muove oggi anche tante persone che non lo hanno conosciuto direttamente, com’è possibile questo, cosa permette a Fra Immacolato di vivere ancora?
La risposta, credo, sia quella che conosciamo per ogni santo di Dio.
Egli si è affidato totalmente a Cristo, e ciò che da lui è scaturito, è germogliato dalla sua obbedienza a Cristo; solo obbedendo al Signore, seguendo fino in fondo la sua volontà, possiamo infatti addentrarci nel segreto della vita che non muore.
Ho così ripensato, ascoltando il racconto delle sue opere, alle parole di San Paolo, che, dopo averlo incontrato, diceva: “Tutto quello che prima consideravo guadagno l’ho considerato una perdita, a motivo di Cristo; … non però che io abbia conquistato il premio: solo mi sforzo di correre per conquistarlo, perché anche io sono stato conquistato da Cristo” .
Anche noi dobbiamo chiedere di essere conquistati da Cristo, ad imitazione di Fra Immacolato, perché tutta la nostra vita sia investita dalla Sua presenza.
Ancora San Paolo: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede nel Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me”.
Lasciare entrare questa presenza consente, com’è stato evidente per tutti i santi di Dio, che ogni circostanza della vita, anche la più brutta e faticosa, possa essere investita da un respiro lieto e da una novità; con una capacità di gioia, testimoniata in modo esemplare da Fra Immacolato, che fa intravvedere in questo mondo la dimensione dell’eterno.
La vita ci è stata data per questo, per riconoscere sempre di più che cos’è Cristo; che qualsiasi circostanza ci capiti di affrontare o di vivere, che qualsiasi dolore, qualsiasi sofferenza, possano essere luogo, occasione in cui Cristo svela se stesso e ci fa capire di più fino a che punto Lui ama la nostra vita e vuole cambiarla, per farla diventare grande e degna di Lui.
Com’è per Fra Immacolato, c’è da augurarsi anche per noi che l’esperienza dell’umile letizia dei santi diventi cammino verso il Regno Celeste, che come dice Jacopone da Todi, “compie omne festo che il core ha bramato”.

L.C. Termoli

Madonna del Carmine di Larino


 

La "Madonna del Carmine" è venerata nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria della Pietà in Larino. Si tratta di un'opera in cartapesta di Michele Falcucci di Atessa, realizzata nel 1870. Il simulacro in questione attualmente è custodito nel Museo Diocesano che occupa un'ala dell'episcopio di Larino ed è quello che in ogni mese di luglio viene portato in processione per le strade del centro storico medioevale cittadino.

 

Casa del Fanciullo "Madre Camilla Rolon"

 

Il complesso, attualmente in restauro, è gestito dalle “Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe”, Ordine fondato da Madre Camilla Rolon. Le “Suore Povere Bonaerensi di San Giuseppe”, operano ininterrottamente a Larino dalla seconda metà degli anni Trenta del Novecento. Hanno svolto la loro missione, nel corso del tempo indicato, in modo particolare nella formazione dei bimbi dell’età compresa tra i 2 ed i 6 anni, compito questo che continuano a compiere ancora oggi con tanta dedizione. Dal 1961 al 1985 sono state anche al servizio del prestigioso Seminario Diocesano che, come è noto, ha il vanto di essere stato istituito per primo in assoluto nel mondo cattolico, a norma del Concilio di Trento.

 

Casa Albergo gestita dalle "Suore Carmelitane"

 

La Casa Albergo, oggi gestita dalle “Suore Carmelitane”, è un Istituto per anziani sorto nel 1927 in uno stabile in Via mons. G. A. Tria, nei pressi della Basilica Cattedrale. Nel 1946 fu approvato il primo regolamento ed assunse il nome di “Casa di Riposo”. Dal 1936 al 1948 vi prestarono servizio le Suore dell’Ordine delle Stimmatine e nel periodo successivo quelle dell’Ordine Francescano di Sant’Antonio. Da oltre quattro lustri vi operano, come già accennato, le religiose dell’Ordine Carmelitano. Nel 1942, un benemerito cittadino di Larino, Achille Morrone, lasciò tutti i suoi beni al pio istituto consentendo, in tal modo, il suo riconoscimento ad Ente Morale. Il consiglio di amministrazione fu sempre presieduto dal Vescovo di Larino pro-tempore. Nel dopo guerra, la Casa di Riposo si trasferì nel villino attuale, ampliato successivamente, che fu intitolato al suo più grande benefattore, Achille Morrone, nato nella città frentana nel 1869 ed ivi scomparso nel 1946. Ringrazio il signor Peppino Mammarella, responsabile dell’Archivio Storico Diocesano e del Museo Ecclesiastico di Termoli – Larino per la bella collaborazione offerta ad iniziare dall’immagine della Madonna del Carmine e della ricchezza delle notizie fornite sulle Comunità Carmelitane insistenti a Larino.


 

Elaborazione della MdL Anna di Nardo Ruffo e del MDL Antonio De Blasio

 
Federazione Maestri del Lavoro D'Italia - Ente Morale D.P.R.1625 del 14 Aprile 1956 - Consolato Regionale del Molise
Realizzazione Grafica RamoWEB