Presentazione del libro "il Molise e le sue mani d'oro". Campobasso 05 giugno 2010

Immagini di copertina:

Pescopennataro con la neve é di Domenico Tempesta;
Il trabucco di Termoli in notturno è di Giuseppe Di Vitto.
Da “Il Molise e le sue mani d’oro” al Progetto “La nostra Aquila. Aiutiamola a volare”.

Quanto ricavato dalla vendita del volume andrà a sostenere il progetto

“La nostra Aquila aiutiamola a volare”

A beneficio dell’Accademia Delle Belle Arti dell’Aquila

 

 

 

 

INTRODUZIONE

Un catalogo delle tradizioni? Un albo delle arti e dei mestieri? Una rilevazione di tipo
statistico delle piccole economie di una volta? Un viaggio nella memoria per incontrare suggestioni antiche che suscitano emozioni moderne?
Tutte queste cose insieme, ma nella versione moderna di ricerca, conoscenza e divulgazione della storia locale. Storia locale nel suo significato di ampliamento della ricerca storica e di riscoperta dei momenti particolari che segnarono lo svolgimento del progresso sociale di una comunità. Su questo terreno, la meticolosa ricognizione sorprende sia per l’alto numero di arti e mestieri, sia per il tipo di storia scelto. Cinquantanove mestieri danno un immagine molto articolata della società molisana nel tempo. La ricerca poi, non si limita ai pochi protagonisti visti come motori del loro tempo e promotori di civiltà, ma è estesa alla conoscenza più minuta dei fatti nei vari aspetti (sociali, economici, culturali, eccetera), diventando così la storia scritta dalla parte della gente o di “quegli uomini che assai più dei protagonisti concorrono al progresso della civiltà”, come scriveva anni fa Nicola Cilento su “Conoscenze, quattro” del 1988, a cura della Sopraintendenza Archeologica e per i B.A.A.A. e S. del Molise. D’altra parte, se la memoria è la capacità di dare un posto al ricordo per farlo diventare parte dell’identità, già la ricostruzione di tanti ricordi è di per sé un forte contributo alla costruzione dell’identità di una piccola regione che da “Stato dei Sanniti Pentri”, con governo di tipo repubblicano su basi democratiche, il destino trasformò in pezzi e bocconi per oltre duemila anni con ricomposizione solo dal 1963, grazie alla sua elevazione a XX Regione della Repubblica.
In sintesi, è su questo terreno che si muove il lavoro della signora Anna, andando fuori ed oltre gli archivi di carta per ascoltare i protagonisti, fonti orali accettate ormai dalla storiografia moderna, nel nostro caso arricchita da documentazione fotografica suggestiva recuperata sicuramente con grande difficoltà.
Sempre sul piano metodologico, poi, l’autrice sceglie un modello che si avvicina alla
forma antologica, consentendo così una lettura a scelta favorita da un linguaggio divulgativo e coinvolgente. Questa breve cornice mi è sembrata opportuna per sgomberare il campo da facili generalizzazioni. Anzi, devo aggiungere subito che tutto il lavoro, pur nella differenza tra mestieri superati e quelli richiesti e anche dalla società moderna, ovviamente con tutti gli opportuni adeguamenti, invita, come usa dire, a guardare in alto, a volare, a osare. Perché non sono pochi i mestieri presenti nel libro di cui la società contemporanea soffre la mancanza. Sarebbe interessante almeno soffermarsi sui tanti mestieri raccontati che stanno alla società molisana come le tessere al mosaico, ma economia di tempo e rispetto del diritto del lettore alla scoperta personale, mi impongono brevità sia di analisi che di commento.
Mi limiterò, pertanto, a brevi cenni riferiti all’acciaio traforato, al tombolo e alla zampogna. Con brevi profili e suggestive immagini l’autrice ripropone oggetti tuttora in produzione da parte di artigiani che uniscono arte creativa ad alta artigianalità, abilità tecnica e cultura. Proprio l’acciaio traforato ricorda una tradizione artistica di livello internazionale che si affermava con la “Monografia vincitrice del Concorso Nazionale indetto dall’Ente per le Piccole Industrie con bando 21 aprile 1928”. La monografia già allora sottolineava il fiato corto del “feticismo della meccanizzazione” ad ogni costo, prevedendo lunga vita all’acciaio traforato di cui venivano riportati finissimi disegni di oggetti e di proposte per le politiche di sostegno e di modernizzazione tecnica e commerciale del settore. Stesso discorso si può ripetere per il tombolo. Si tratta anche in questo caso di un tipo di ricamo che vive in molti centri molisani, con speciale produzione ad Isernia, dove conta
parecchi secoli di vita nei vicoli, in case private e in società cooperative, rispondendo ad una domanda abbastanza ampia e continua. E’ noto ormai da alcuni anni che in occasioni di convegni ed incontri vari la domanda di merletto a tombolo rimane preminente nella città. Probabilmente a tale domanda bisogna rispondere con un’offerta più adeguata. Su questo terreno qualcosa si muove alla luce anche della recente mostra sull’artigianato femminile a Macchia d’Isernia, promossa da un’associazione privata, che da alcuni anni spinge per il passaggio dall’hobby al prodotto artigianale di mercato, e sostenuta dalla Camera di Commercio d’Isernia.
La zampogna torna alla ribalta nazionale ogni estate con il “Festival Internazionale
della Zampogna”, ma tutto l’anno, da decenni ormai, a richiamare i visitatori è il bel
museo allestito nel centro abitato medievale fondato nel X sec. dall’Abbazia di S.Vincenzo al Volturno, culla d’arte, d’economia e di cultura europea del tempo.
Anche in questo caso un maggiore sostegno alle botteghe artigiane e alla scuola di
musica sarebbe opportuno, specialmente dopo gli adeguamenti dello strumento alle esigenze della musica moderna e alle presenze nei concerti non solo locali.
I miei riferimenti al testo si fermano qui per le ragioni prima esposte. Un solo accenno devo fare alla figura dello “scamorzaro”, altro importante “produttore” di specialità molto richieste perché, come scriveva Italo Calvino, “dietro ogni formaggio c’è un diverso pascolo, un diverso verde, un diverso cielo”. Perché questi richiami di mestieri antichi presenti o assenti in età contemporanea? Perché riflettono nel loro insieme la cultura del lavoro. I mestieri superati ripropongono un insegnamento sempre valido quale quello della creatività, valore aggiunto che contraddistingue
l’uomo; i mestieri esercitati perché ripropongono potenzialità reali ancora presenti
nella comunità regionale per le opportunità che offrono adeguando “l’offerta” alla
“domanda” in nome dell’evoluzione e del mercato. Questo lavoro, quindi, non è la cassaforte dei ricordi, ma la memoria che del ricordo fa un elemento dell’identità viva, come detto all’inizio. Con questo viaggio nelle botteghe del passato e del presente si rafforza la spinta a guardare in alto, ad osare, a volare, puntando sulle utopie concrete che distinguono questa terra e ne fanno una delle “diversità” che costituiscono “l’unità” globale. L’augurio allora è uno solo: che questa storia particolare del Molise non resti ricerca,
cioè solo fonte, ma diventi storia, ossia sintesi di ricerca, conoscenza e divulgazione.

Natalino PAONE

Opera di Mario Villani – Foto Personale Anita Cerio al lavoro - Foto L. Lombardi Cerio

Piero Ricci e la sua zampogna a Marcinelle l’8.08.2006

Le ciaramelle.

Foto d’archivio Maestri del Lavoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Considerazioni dell’autrice.

Ho sempre ritenuto molto importante che il patrimonio di conoscenze e di cultura professionale che c’è sul territorio, sia trasmesso alle nuove generazioni perché sia alla base di ogni organizzazione produttiva poiché la perdita di mestieri e professioni, rappresenta una vera e propria perdita d’identità, un danno grave alla nostra immagine e alla nostra cultura. Sarebbe auspicabile che, sin dall’età dell’apprendimento scolastico, siano trasmesse alle giovani generazioni esperienze che appartengano sì al mondo del lavoro, ma che facciano parte sostanziale della persona, del suo contesto storico, culturale e sociale, la cui difesa concorrerà a costruire un mondo che sarà a misura dei giovani. Cicerone prima e Vico poi dicevano che per comprendere il presente è indispensabile conoscere il passato. Ed io stimolata dall’idea di sollecitare l’attenzione collettiva e in particolare quella dei giovani, ho ritenuto fondamentale “tramandare” le “conoscenze” da una generazione all’altra, indispensabili alla formazione dei ragazzi. Ho fatto leva su un’espressione che un mio insegnante di lettere, giunto all’età della pensione, soleva dire a noi studenti:
“Ragazzi, ricordate che ogni anziano che muore, è un archivio che brucia!”
Non ho voluto correre il rischio … di perdere qualcosa per strada …

Anna di Nardo Ruffo

Le icone dei capitoli

 


 

Presentazione di Ada Labanca Paolantonio

Buon giorno, gentilissimi signori. È davvero per me un piacere grande presentare il libro di Anna di Nardo Ruffo Il Molise e le sue mani d’oro, un testo ricco di memoria delle tradizioni artigianali, di ricordi e di storia della mentalità molisana.

Mi lega ad Anna un’amicizia di lunga data ed è anche per questo che sono quest’oggi felice. Leggendo il curriculum vitae di Anna, Maestra del lavoro, subito colpisce la significatività del suo lungo iter professionale, significatività data dall’etica come pilastro tanto del suo lavoro quanto della variegata attività culturale dell’Autrice, attività rivolta ai giovani affinché possano rinverdire e riqualificare il tessuto produttivo del Molise, piccola sventurata regione nostra, tanto amata da noi tutti.

Anna di Nardo Ruffo, dicevo, ha sempre a cuore i giovani, specialmente coloro che erano e sono alla ricerca di un lavoro capace di esaltare le attitudini individuali, secondo il principio del Beruf, tanto caro a Max Weber, grande storico, sociologo ed economista tedesco (nato ad Erfurt il 21 aprile 1864 e morto a Monaco di Baviera il 14 giugno 1920, dunque 90 anni fa) del quale Anna sembra involontariamente calcare molte delle sue orme, ponendosi secondo i principi dell’economia etica, non però dal punto di vista calvinista, bensì, ed ovviamente, da quello tomistico e, quindi, cattolico.

Qual era la Weltanschauung, la visione del mondo, cioè, di Max Weber? Ciò è noto. Max Weber, cristiano-liberale, è considerato uno dei fondatori della sociologia moderna, assieme ad Émile Durkheim. Ora, se Durkheim, leggendo Comte, si è posto in modo critico nei confronti del positivismo, Weber, come Sombart, il famoso sociologo della scuola del Toniolo, ha avviato la tradizione ermeneutica delle scienze sociali, una rivoluzione antipositivistica, la sua, in quanto ha sottolineato la differenza tra le scienze naturali e le scienze sociali, attribuendo tale differenza al ruolo fondamentale delle azioni sociali umane.

Buona parte della ricerca di Weber si è concentra sullo sviluppo del capitalismo moderno (all’uopo si ricordi la celeberrima opera L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, 1904-5) attribuendo però una minore importanza al conflitto di classe per il fatto che le idee ed i valori (non sovrastrutture, bensì modelli di comportamento fondati sull’esperienza vissuta, l’Erlebnis, propria di ciascun ambiente storico-culturalie) influiscono sulla società allo stesso modo delle condizioni economiche e di chi detiene i mezzi di produzione. Weber ha quindi riconosciuto il carattere del capitalismo moderno nel razionalismo economico, concepito come l'aspetto economico di un più generale processo di razionalizzazione, cosa che comporta l'organizzazione razionale dell'impresa, la tendenza razionale al profitto sulla base del calcolo del capitale, la redazione di bilanci preventivi e consuntivi, la separazione tra impresa e amministrazione domestica, l'impiego del lavoro libero, l'esistenza di un libero mercato.

Accanto a questi elementi, ha altresì indicato un aspetto centrale del sentire borghese, ovvero lo «spirito del capitalismo», una specifica mentalità che, secondo Weber, affonda le radici nel terreno della confessione calvinista. Il problema, egli ha affermato, è quello di spiegare «il particolare carattere del capitalismo occidentale e, in seno a questo, di quello moderno, e le sue origini».

A suo giudizio il credente calvinista – convinto, secondo una interpretazione obliqua della lettera di S. Paolo ai Romani, che la salvezza di ogni uomo sia decretata da Dio e non dipenda dalle opere – cerca in sé una conferma della grazia divina e la trova nel successo attraverso il lavoro inteso come vocazione. Il compimento del volere individuale nel mondo secondo i talenti di ciascuno è voluto da Dio attraverso la grazia. Si caricano quindi di significato religioso l'operosità, lo zelo, la coscienza rigorosa e severa, elementi questi che si traducono nella concezione della professione come vocazione ( Beruf , per l’appunto) e in una condotta di vita esemplare sotto il profilo cristiano[1].

Per i protestanti, pertanto, la salvezza è decretata da Dio (giustificazione per fede) e non la si ottiene in virtù delle opere; l’indizio per capire se ci si può o meno salvare è il successo professionale che si ha nel corso della vita, perché da esso si può avvertire il proprio essere graditi a Dio. Sicché il lavoratore è strumento di Dio nel mondo: chi lavora con dedizione per tutta la propria vita e riscuote grande successo può ritenersi salvo. Da ciò nasce, secondo Weber, il capitalismo moderno, non solo quindi da particolari condizioni materiali, storiche ed economiche di una determinata realtà storico-sociale.

Il Molise e le sue mani d’oro non è però solo un testo … weberiano; esso infatti invita a porre anche un’altra domanda di contenuto morale, ovvero quale tipo di relazione esiste tra economia e etica? Entrambe le discipline (l’etica e l’economia) si occupano del comportamento umano, ma con diversità di intenti: l’economista (come chi, d’altronde, si dedica alle cosiddette scienze esatte) è alla ricerca di quei principi che spiegano le interazioni dei soggetti che vivono nella società e che riguardano la produzione, lo scambio, il consumo eccetera; diversamente, colui che si interessa dei problemi etici si occupa dei principi capaci di comprendere e giustificare perché certi modi di interagire, piuttosto che altri, siano giusti, benefici o desiderabili. L’economia spiega le interazioni sociali assumendo l’esistenza di individui razionali nel senso di individui che massimizzano una qualche funzione secondo determinati vincoli; l’etica giustifica le interazioni sociali a partire dall’assunto che gli individui sono razionali nel senso che conformano il proprio comportamento a modelli di vita universali e necessari. Dunque le spiegazioni dell’economista servono a dimostrare perché certi tipi di interazione piuttosto che altri siano razionalmente giustificati ed utili, anche se ciò che utile possa non essere sempre una determinazione specifica del BENE, come vuole invece l’etica.

Per molti quindi la circostanza che l’oggetto di studio dell’economia includa anche i valori non autorizza a concludere che i valori siano da trattare in maniera diversa dai fatti per il motivo che per costoro una cosa sono i giudizi di valore (“x è buono”), altra cosa sono i giudizi sui valori (“Tizio valuta che x sia buono). Tanto l’economia quanto la politica, insomma, dovrebbero procedere, per gli utilitaristi, in modo avalutativo.

È questa la vivissima eredità della filosofia inglese del Settecento! Oggi è ancora valido, cioè, lo statuto empirista per il quale la scienza economica, come voleva Hume, è legata ai processi strettamente cognitivi, posta la grande discrepanza tra giudizi valutativi e giudizi conoscitivi, fra essere e dover essere, fra verità oggettiva e valori soggettivi.

Tale distinzione consente di impiegare il celebre modello della scelta razionale, in quanto esempio notevole della razionalità strumentale, che postula che quello economico sia un comportamento tendente ad uno scopo e non già un comportamento orientato da un valore.

Tale visione, unita a un’economia nazionale fondata ( a partire dal secondo dopoguerra) sulla doppia velocità, ha portato a grado a grado alla scomparsa di molte attività artigianali che sono ricordate da Anna di Nardo Ruffo nella sua magnifica opera e che ella vorrebbe che rinascessero. Come fare per realizzare il sogno di Anna? Bisognerebbe riconsiderare l’economia etica di origine tomista e ripresa da Zamagni. Una cosa importante da valutare è, non a caso, il rapporto, posto come è noto da S. Tommaso d’Aquino, fra ESSENZA ed ESISTENZA. Tale rapporto non è applicabile solo all’uomo, bensì ad ogni ente, compresi i territori nei quali vive ciascuna comunità.

Leghiamo ora il concetto di Beruf a quello di essenza. Se l’essenza di un ente è, per definizione, l’insieme delle sue caratteristiche specifiche in atto, anche una realtà regionale è data dall’insieme delle sue caratteristiche specifiche (geologiche, etniche, geografiche, storiche e così via) che dovrebbero essere messe in luce ed esaltate attraverso un insieme di attività produttive espressione delle caratteristiche individuali di coloro che popolano il territorio in esame. Tale insieme di attività produttive non è da intendere secondo principi di sussistenza, ma secondo dinamiche di economia mista, ove lo Stato crea, attraverso la realizzazione di infrastrutture, le opportunità per lo sviluppo e la valorizzazione del mercato, magari secondo le prospettive keynesiane. Per la rinascita del Molise servono dunque infrastrutture e lavoro. Solo in tal modo è possibile porre fine all’emigrazione giovanile e alla riduzione del Molise ad ospizio o cronicario.

Il Libro di Anna di Nardo Ruffo suggerisce anche queste considerazioni. Il Molise e le sue mani d’oro infatti non vuole rimandare, nostalgicamente, a un tempo mitico che non c’è mai stato. Anzi, per dirla con Jonas (1903-1993), oggi è l’epoca in cui dovrebbe prevalere, in senso non negoziabile, l’etica della responsabilità la quale prevede che l’uomo, anche attraverso un lavoro solidale, si faccia carico della natura, diventandone l’«amministratore fiduciario», nel contesto di una ritrovata «solidarietà» tra tutte le forme viventi. Afferma Jonas : « Un imperativo adeguato al nuovo tipo di agire umano e orientato al nuovo tipo di soggetto agente, suonerebbe più o meno così: Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra, oppure, tradotto in negativo: Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita, oppure, semplicemente Non mettere in pericolo le condizioni della sopravvivenza indefinita dell’umanità sulla terra, o ancora, tradotto nuovamente in positivo: Includi nella tua scelta attuale l’integrità futura dell’uomo come oggetto della tua volontà». Si tratta, come si vede, di un’etica del futuro (contro l’etica dell’immediatezza e della simultaneità), poiché questi nuovi imperativi implicano non un rapporto antidialettico fra azione privata e principio universale, ma piuttosto la coerenza tra gli effetti dell’agire e la continuità della presenza umana nell’avvenire. Solo un lavoro fondato sull’etica della responsabilità potrebbe restituire il Molise ai molisani. Se, come ricorda Braudel, la vita è maestra di storia e non la storia maestra di vita (come volevano Cicerone e Vico), perché è dai problemi del presente che ci volgiamo al passato per cercare di comprendere la contemporaneità, “le mani d’oro del Molise” non appartengono a un tempo lontano e irripetibile, ma sono, benché in fase di forzato torpore, ancora ben vive. È necessario destarle partendo dall’etica della responsabilità politica ed economia.


[1] Il termine tedesco Beruf, dunque, significa tanto "vocazione" quanto "lavoro", ed esso ben si adatta oggi anche ai principi dell’economia etica del mondo cattolico (come insegna il nostro vescovo Mons. Giancarlo Maria Bregantini ) ai quali rinvia Anna di Nardo Ruffo.


Foto gallery del Cav. MdL Luigi Calabrese

Il libro è stato presentato altresì al:

  • Comune di Cerro al Volturno, il 3 luglio 2010;
  • Comune di Roccavivara, il 29 luglio 2010.
  • Isernia Biblioteca Comunale Romano, il 21 ottobre 2010

 


 

Rassegna Stampa

Questa mattina la presentazione del volume «Il Molise e le sue mani d'oro» l'ultima fatica di Anna di Nardo Ruffo.



Presentato il volume scritto da Anna Di Nardo Ruffo con le foto di Gino Calabrese

“Il Molise e le sue mani d’oro”



 

www.informamolise.com

Presentazione del libro" Il Molise e le sue mani d'oro" di Anna di Nardo Ruffo


Il SUD e il Molise nelle foto di Gino Calabrese


Il Quotidiano - Primo Piano del 5 giugno 2010

“Il Molise e le sue mani d’oro” Arti e mestieri raccontati da Anna di Nardo Ruffo


NUOVO oggi MOLISE – Attualità

“ Il Molise e le sue mani d’oro”, di Anna di Nardo Ruffo. Il testo vuole essere una sorta di rivisitazione storica della vita, del lavoro e dei costumi del Molise attraverso racconti e fotogrammi che hanno un immediato impatto emotivo.

 


 

www.forchecaudine.com

CAMPOBASSO - PRESENTAZIONE DEL LIBRO: "IL MOLISE E LE SUE MANI D'ORO"
Sabato 5 giugno dalle ore 10 presso l'auditorium "Angela Lamensa" dell'istituto "Igino Petrone".


Sabato 5 giugno 2010 \Primo Piano

 Anna di Nardo celebrail Molise dalle mani d’oro

L’opera pubblicata dai Maestri del Lavoro sarà presentata oggi

 


 

Presentazione del libro" Il Molise e le sue mani d'oro" di Anna di Nardo Ruffo

La Gazzetta del Molise



Per non dimenticare. Il libro ricorda le Stelle al Merito del Lavoro alla Memoria della Regione Molise, ad opera dei Maestri del Lavoro



www.unmondoditaliani.com

 

IL MOLISE E LE SUE MANI D’ORO. UN LIBRO DEI MAESTRI DEL LAVORO A CURA DI ANNA DI NARDO RUFFO PRESENTATO A CAMPOBASSO IL RICAVATO SARÀ DEVOLUTO ALL’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DE L’AQUILA .


TERREMOTO IN ABRUZZO 6 aprile 2009

Disperazione, Solidarietà, Emozioni e ancora Solidarietà

Notizie ANSA del 9 aprile 2009

Terremoto, il racconto dei giorni successivi alla scossa che ha distrutto L'Aquila.

9 aprile 2009

18,08 - Viaggi gratuiti agli sfollati delle zone terremotate assicurati da Ferrovie dello Stato, in accordo con il ministero delle Infrastrutture e con il coordinamento del Dipartimento della Protezione civile. Fino al 31 maggio andata e ritorno, verso qualunque località del territorio italiano per raggiungere i parenti. Viaggi gratuiti, fino al termine dell'anno scolastico o della sessione estiva d'esami universitari, anche per gli studenti sfollati che dovranno spostarsi verso altre città per frequentare i corsi di studio. Per usufruirne si dovrà indicare al sindaco o all'autorità di Protezione civile più vicina il nominativo, la destinazione e la data di viaggio. L'autorità, previo visto su un modulo contenente i dati, comunicherà gli estremi al delegato di Ferrovie dello Stato che provvederà al viaggio gratuito verso le destinazioni e nelle date richieste.

17,18
- Un'altra scossa di terremoto è stata avvertita alle ore 17.18 nei comuni di Fossa, San Panfilo d'Ocre e Sant'Eusanio Forconese. La magnitudo è stata di 3.2.

17,04
- È di 281 morti il nuovo bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito l'Abruzzo. Il dato, che comprende una persona ancora da identificare, è stato fornito da fonti dell'Arma dei carabinieri.

www.caffemolise.it del 9 aprile 2009 così riporta la notizia del ritrovamento delle ultime vittime molisane.

Terremoto in Abruzzo. Morti anche Romano e Iavagnilio.

Salgono a 6 le vittime molisane.

Erano gli ultimi due a mancare all’appello e purtroppo l’esito delle ricerche è, ancora una volta, drammatico. Infatti, all’Aquila i Vigili del Fuoco hanno recuperato i corpi senza vita del giovane Isernino di 28 anni Michele Iavagnilio e del 24enne di Bojano Elvio Romano. Facilmente immaginabile la disperazione dei genitori in attesa da quattro giorni davanti alle macerie sotto le quali erano rimasti sepolti i loro figli. Anche il Molise paga un duro prezzo al terremoto abruzzese. Infatti, salgono a 6 le vittime e di queste quattro sono giovani studenti universitari. Ivagnilio e Romano vanno a completare il triste elenco nel quale troviamo anche i nomi di; Luana Paglione, 40 anni, originaria di Capracotta; Ettore Sferra, 80enne di Forli del Sannio che si era trasferito all’Aquila dalla figlia e dal genero, Danilo Ciolli, 25 anni studente universitario di Ingegneria nato e cresciuto a Carovilli e Vittorio Tagliente, 26enne di Isernia di cui si sono svolti i funerali oggi pomeriggio (giovedì 9 aprile 2009) nel capoluogo Pentro. Intanto tra tante brutte notizie ne registriamo una buona. Migliorano le condizioni di salute di Daniela Di Iorio, la giovane campobassana di 28anni che nel corso della forte scossa di lunedì mattina si lanciò dalla finestra della sua abitazione per trovare una via di fuga. Sono state smentite le prime notizie che davano Daniela Di Iorio in coma irreversibile. La giovane attualmente è ricoverata presso l’Ospedale di Campobasso avendo riportato fratture al bacino, al femore e a una vertebra.

 


 

Un amore infinito ti porta ad arrampicarti sempre più su


Testimonianza di Bartolomeo Romano, padre di Elvio, prematuramente scomparso a seguito del terremoto verificatosi a L’Aquila il 6 aprile 2009.

L’amore è un sentimento puro, incondizionabile e immenso che ha portato il mio cuore alla ricerca disperata di mio figlio Elvio; l’idea che tutto potesse essere finito nel nulla non mi dava pace.

Ho compiuto una ricerca scrutando me stesso in profondità, accompagnato da una sofferenza indefinibile.

Ho considerato il percorso legale finalizzato all’accadimento delle responsabilità penali del crollo dell’edificio, pur ritenendo tale accadimento doveroso per una società civile in quanto deve porre i responsabili al cospetto delle proprie coscienze ed essere nel contempo di monito; non ho trovato in esso né senso di pace né appagamento di me stesso, non avendo ritrovato Elvio; avrei ottenuto al massimo, dopo lunghi anni, qualche incerto responsabile e forse un risarcimento economico.

Non mi sono fermato nella ricerca, poiché né la reclusione dei responsabili né l’aver a disposizione un risarcimento economico avrebbero dato soluzioni alla mia sofferenza.

Allora scrutando sempre me stesso ho considerato che un sentimento così forte come l’amore non può essere mortale e ho iniziato a cercare Elvio in una nuova dimensione che va oltre il nostro involucro corporeo.

Questa ricerca mi ha portato a sperimentare un percorso, dove avendo acquisito una visione drammaticamente reale dell’inconsistenza di tutte le certezze che faticosamente cerchiamo di costruirci, mi ha posto in una verità che mi permette di superare gli affanni e le preoccupazioni di cui sono stato vittima nel costruirmi le certezze rivelatesi poi inconsistenti davanti ad un evento così distruttivo, a cui tutti siamo assoggettati in modo inconsapevole, perché riteniamo che mai possa interessarci direttamente.

L’aver acquisito questa verità, la consapevolezza dei limiti umani e nel contempo la complessità della stessa essenza umana dotata di amore, mi ha trasmesso un senso di pace nel cuore scaturita dalla speranza di un ricongiungimento con Elvio.

Spinto in questa direzione, sento di percorrere un cammino di fede; ciò non significa che ho posto rimedio alla sofferenza. Esplicito il mio sentire con questa similitudine:

<< Ho davanti un tratto di sentiero pavimentato con schegge di pietre che sono costretto a percorrere a piedi nudi; dapprima le schegge tagliano i miei piedi poi le stesse acutizzano il dolore perché penetrano nelle piaghe, ma nel contempo il mio cuore vede all’orizzonte un sentiero di sabbia che simboleggia il ricongiungimento con Elvio>>.

Bojano 26 gennaio 2010 Bartolomeo Romano

 


 

La Solidarietà e La Speranza

La foto è del MdL Cav. Luigi Calabrese

Concerto "sul filo della solidarietà" del 22 ottobre 2009

 

La foto é di Giuseppe Terrigno



I Maestri del Lavoro del Molise per il Conservatorio di Musica dell’Aquila E L’ ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI

 

COMUNICATO STAMPA

Premesso che:

Il Consolato Maestri del Lavoro del Molise e 50 & Più Fenacom Molise insieme all’Associazione Culturale SAX ENSAMBLE hanno organizzato “…Insieme sul filo della solidarietà…” un concerto che si è tenuto lo scorso 22 ottobre 2009, presso il teatro Savoia di Campobasso.

Lo scopo della manifestazione, mediante una raccolta fondi, è stato di contribuire all’opera di ricostruzione del Conservatorio Musicale dell’Aquila che, come noto, è stato gravemente danneggiato dall’evento tellurico del 6 aprile 2009.

Premesso che:

Il Consolato dei Maestri del Lavoro del Molise ha realizzato una pubblicazione dal titolo: “IL MOLISE E LE SUE MANI D’ORO” scritta dalla Console Anna di Nardo Ruffo.

Il libro, che si compone di 504 pagine, stampate a colori su carta patinata lucida in formato 31 x 21, corredato da oltre 600 fotografie, nasce dalla necessità di conservare il patrimonio di conoscenze e di cultura professionale del Molise e dal desiderio di trasmettere alle nuove generazioni curiosità e rudimenti di mestieri e professioni che si stanno perdendo nel tempo, ma che non possiamo permetterci il lusso di dimenticare per non smarrire la nostra stessa identità, la nostra cultura. I Maestri del Lavoro si prefiggono lo scopo di portare a conoscenza dei nostri giovani, mediante incontri nelle scuole, quello che è stato il nostro passato, presentando contemporaneamente le testimonianze di quanti, onorevolmente e con amore verso il lavoro e il Molise, si realizzano anche a livello internazionale.

L’intenzione è di devolvere l’intero ricavato delle offerte, dedotti i costi di stampa, a sostegno del Progetto “La nostra Aquila aiutiamola a volare”.

Una delegazione dei Maestri del Lavoro del Molise: la Console Anna di Nardo Ruffo, il Cav. Luigi Calabrese e Donato De Santis, il 19 gennaio u.s. si sono recati a l’Aquila e unitamente al Console dei Maestri del Lavoro abruzzesi, Giorgio Vitaliani ed altri colleghi del Consolato hanno prima incontrato il Maestro Bruno CARIOTI, direttore del Conservatorio di musica “A. Casella” . al quale sono stati consegnati € 3.021, somma raccolta durante il concerto al Savoia, come specificato in premessa.

Il Direttore si è intrattenuto poi con la delegazione, esplicando come in soli 35 giorni sia stato ricostruito il Conservatorio che dispone di 42 aule, una biblioteca, un auditorio da 150 posti, con un’acustica perfetta, curata da un esperto cinese e uno spazio all’aperto con gradoni per 300 persone.

La struttura è stata inaugurata da circa un mese, per far fronte alle prime esigenze ed in attesa che sia ricostruito l’intero complesso del Conservatorio A. Casella, La Console Anna Ruffo facendosi portavoce di 50 & Più FENACOM e dell’Associazione Culturale SAX ENSAMBLE ha poi suggerito di istituire con i fondi predetti, una Borsa di studio intitolata ai molisani deceduti nella tragedia del 6 aprile 2009 . Questi i nomi dei nostri corregionali:

  • Danilo Ciolli di Carovilli;
  • Michele Iavagnilio di Isernia;
  • Luana Paglione di Capracotta;
  • Elvio Romano di Bojano;
  • Ettore Sferra di Forli del Sannio;
  • Vittorio Tagliente di Isernia.

L’idea è stata accolta con molta soddisfazione.

La delegazione dei Maestri ha raggiunto successivamente l’Accademia delle Belle Arti. Durante il colloquio, il Direttore Prof. Eugenio Carlomagno ci ha spiegato come per il momento gli studenti, circa 600 giovani, non pagano le tasse scolastiche ma hanno gravi disagi per la mensa (prima esisteva quella universitaria) e per il pendolarismo cui sono sottoposti giornalmente con grave aggravio economico per le famiglie.

Ci ha precisato inoltre che hanno richiesto il finanziamento per la costruzione di una struttura, da adibire a Scuola di restauro, in considerazione di tutte le opere d’arte danneggiate dal sisma. Hanno intanto iniziato a lavorare su una importante opera: la tela di S. Massimo di 120 metri. La Console ha fatto presente al Preside che quanto ricavato dalla pubblicazione “IL MOLISE E LE SUE MANI D’ORO”, augurandosi che il libro incontri i consensi e facendo leva sullo spirito di solidarietà di molti, (che scatta sempre al momento della necessità) sarà destinato all’Accademia delle Belle Arti dell’Aquila, notizia che non poteva non rasserenare i presenti. In tarda mattinata la delegazione molisana ha lasciato l’Aquila pienamente soddisfatta di aver profuso tutto l’impegno possibile per un altro dei tanti progetti.

 


 

Le foto sono del Md Cav. Luigi Calabrese


Un anno dopo,… la cerimonia per non dimenticare

La fiaccolata che L'Aquila concede in tributo alla sua voglia di continuare a vivere si muove, un anno dopo la tragica notte che all'Abruzzo e all'Italia costò 308 vittime, da quattro punti della città orgogliosa e testarda.
Rasa al suolo dai terremoti e ricostruita infinite volte, e questa come le altre.
Dal Pettino, dal Roio, dal Torrione e da Sant'Elia i quattro fiumi di fiaccole si raccolgono a mezzanotte alla Fontana Luminosa, ma solo per riprendere di nuovo il cammino.
E avanzare per via Castello, via Zara, San Bernardino, via Strinella, via Collemaggio e poi il Duomo.
Ferite le mura, sanguina ancora il cuore di chi ha perso le famiglie, i figli - sacrificio estremo pure di questa sciagura - nella Casa dello Studente.
L'Aquila che cammina stanotte è quella che paga pegno al suo simbolo: libera e altera, la città capoluogo dell'Abruzzo che non si è arreso alle 3.32 scandisce i nomi dei morti per tenerli stretti e al caldo nel ricordo dei vivi.
Poi la messa nella Basilica di Collemaggio. La cerimonia va avanti per tutta la notte e anche domani.
Un domani che i sopravvissuti hanno agguantato con forza e disperazione. Qui non esiste un modello di ricostruzione, non esiste chi ha ragione e chi ha torto, chi ha fatto e chi poteva fare meglio.
Qui, stanotte, esiste la vita che comincia - come nella canzone che molti cantautori italiani dedicarono alle popolazioni colpite dal sisma - domani.  

Rita Iacobucci, 6 aprile 2010

 


 

Anche lui, pazientemente, attende la solidarietà


Elaborazione MdL Anna di Nardo Ruffo


PREMIAZIONE PROGETTO "LA NOSTRA AQUILA - AIUTIAMOLA A VOLARE

 


I MAESTRI DEL LAVORO DEL MOLISE il 7 MARZO 2011 PREMIANO ALL’AQUILA,  SEI STUDENTI DELL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI

Il tempo per la solidarietà non scade mai, come il dolore per una tragedia  grande come quella dell’aquilano, come quella del 31 ottobre del 2002 che ancora adesso ci coinvolge e che ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei molisani: possiamo ben dire però che il dolore unisce sempre.
Con il Progetto : “La nostra Aquila-Aiutiamola a volare”, il Consolato Regionale dei  Maestri del Lavoro del Molise ha inteso dare concreti segnali di condivisione e di affetto al popolo aquilano, in particolare ai giovani studenti dell’Accademia di Belle Arti di Aquila. Promuovendo il progetto  abbiamo evidenziato, malgrado non fosse necessario, che l’opera di ricostruzione è così immane che occorreranno molti anni e tante risorse per scongiurare il pericolo, come ha pessimisticamente titolato un quotidiano: <<L’Aquila, una seconda Pompei!>>. Con quanti hanno dato un pur minimo contributo, abbiamo ricordato la famosa frase di Madre Teresa di Calcutta: <<Sappiamo bene che ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se quella goccia non ci fosse all’oceano mancherebbe>>.
Nell’incontro del 19 gennaio 2010 i Maestri del Lavoro di Molise e Abruzzo avevano concordato con il Direttore dell’Accademia, Prof. Eugenio Carlomagno, che quanto ricavato dalla vendita del volume “Il Molise e le sue mani d’oro”,  detratto i costi di stampa, sarebbe stato destinato all’Accademia di Belle Arti. Il libro è stato il nostro veicolo promozionale che ci ha permesso di ricavare Borse di studio destinate a studenti meritevoli ed una parte servirà al restauro di una tela danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009. Il restauro sarà effettuato in loco, dagli  stessi studenti che in questo periodo, hanno acquisito questa professionalità.

NE E’ VALSA LA PENA!
Quando abbiamo incontrato lo sguardo luminoso, felice dei sei premiati, in un momento e in rapida successione abbiamo resettato le notti insonni e le preoccupazioni per il timore di non farcela a far decollare “La nostra Aquila - Aiutiamola a volare”: abbiamo capito che ne era valsa la pena, eravamo in ‘pool  position’! Desideriamo condividere con Enti e Istituzioni, amici e privati cittadini che hanno creduto in questo nostro progetto, l’apprezzamento del Presidente dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, Dott. Sandro Santilli, che riportiamo integralmente:


<<A nome di tutte le componenti dell’Istituzione e mio personale ringrazio la Federazione dei Maestri del Lavoro d’Italia - Consolato Regionale del Molise per il prezioso atto di generosità verso l’Accademia di Belle Arti ed i suoi giovani studenti, che rappresentano la ragion d’essere del nostro impegno e del nostro lavoro.
Manifesto altresì gratitudine e compiacimento per aver scelto l’Accademia ed avviato una proficua collaborazione che auspico destinata a proseguire nel tempo, consolidandosi.
La nostra stima e riconoscenza si manifesta, oggi, nella cerimonia di consegna delle prime borse di studio agli allievi più meritevoli e sarà, per l’avvenire, specificatamente rafforzata nelle attività espletate grazie all’ausilio dei nostri carissimi, valorosi sostenitori.>>.

Si riporta l’elenco dei giovani premiati, tra i quali anche la studentessa Elena Petrocco di Campobasso:

1)  FRACASSI PIERLUIGI Diploma in Pittura;
2)  MATANI MICHELA Diploma in Scultura;
3)  DE RUBEIS ROSALIA Diploma in Decorazione Beni storico-artistico;
4)  PETROCCO ELENA Diploma in Grafica;
5)  TROIANI FRANCESCO Diploma in Decorazione Beni storico-artistico;
6)  RUSSO VINCENZO Diploma in Decorazione Beni storico-artistico.

L’appuntamento è per giugno p.v., per la consegna delle prossime Borse di Studio; è un appuntamento con la solidarietà.

MdL Anna di Nardo Ruffo

 


 

Elena Petrocco

Nasce a Campobasso il 13 settembre del 1985. L’Arte e il disegno sono da sempre le sue più grandi passioni, che coltiva negli anni grazie soprattutto al suo percorso di studi. Dopo aver conseguito il diploma di maturità presso il Liceo Artistico “G. Manzù” della sua città, sceglie di continuare a seguire la sua vocazione artistica iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. È in questo nuovo ambiente che si avvicina al mondo dell’incisione calcografica e il suo percorso di studi le fornisce la grande opportunità di approfondire il suo interesse per questo tipo di arte. Numerose sono le esperienze in campo artistico, intensificatesi negli ultimi due anni di studi attraverso mostre e concorsi. Vive nel capoluogo abruzzese sino al giorno del terribile sisma del 6 Aprile, che la costringe a tornare nella sua città nativa. Nonostante le numerose difficoltà scaturite dall’evento, riesce a laurearsi con il massimo dei voti. Oggi opera nel campo artistico e lavora nel settore per il quale ha studiato presso un’azienda grafica della sua città.

ELENA PETROCCO – Sensazioni sul terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009
“Era la Domenica delle Palme, avevo trascorso la giornata in compagnia di amici. Quella domenica sera, io e la mia coinquilina siamo uscite di casa alla prima scossa forte, quella delle undici e trenta circa, con la certezza di tornarci, come era accaduto quotidianamente nei giorni precedenti.
La cosa che più mi sorprese era vedere che per le strade c’erano poche persone. Ormai molti non si riversavano più per le strade dopo le scosse; eravamo “abituati” ai consueti movimenti della terra che si alternavano da mesi. In cuor mio non ero molto tranquilla, il sisma del 2002 a San Giuliano di Puglia mi aveva già lasciato qualcosa di indelebile dentro.
E l’ho sentita tremare nella notte, più forte di quello che tutti potessimo immaginare. Una danza inquietante e macabra. Il terreno era diventato fluido e aveva eliminato ogni forma di
equilibrio nei nostri cuori.  La polvere e il buio della notte nascondevano i vuoti lasciati dai crolli. Poi l’alba beffarda portò alla luce la realtà del disastro e sotto i suoni delle sirene e degli elicotteri proseguivano le ricerche dei propri cari, degli amici, degli altri.
Venti secondi ci hanno cambiato la vita per sempre. A Campobasso tento di ricostruire la quotidianità. Per giorniinteri non ho scritto ne disegnato nulla. Solo il silenzio prevaleva, le gambe che tremolanti non riescono a rilassarsi per camminare, l’anima contratta, l’essere stretti a se stessi, spaventati da tutto, da ogni rumore, suono, vibrazione, dal buio. Si piange in segreto, per non destare preoccupazione.
Il tempo passa inesorabile, cerco di riprendere i rapporti con L’Accademia, i professori, i colleghi e amici, ci si organizza per terminare gli studi senza slittamenti. E’ difficile, ma la mia famiglia mi da la forza di proseguire. Ci si sveglia alle quattro del mattino per essere a L’Aquila alle nove, si dorme in macchina, ma alla fine si sostengono gli esami come previsto e gli sforzi non risultano vani.

È difficile poter raccontare. Non si può condividere questa
esperienza con le parole. Ho provato a raccontarla con l’unico mezzo che possiedo che è quello dell’arte, del disegno, e con esso spero di aver aiutato e di aiutare ancora tante persone. Forse è per questo che sono ancora qui, in questo mondo così fragile e mutevole, per donare la forza necessaria a coloro che devono ancora affrontare il tempo rimasto sospeso, per poter agire al posto di coloro che non ci sono più, per poter pensare al futuro senza paura e al passato senza dolore.”

Le immagini riproducono opere di Elena Petrocco.

 

Elaborazione della MdL Anna di Nardo Ruffo
Galleria fotografica del Cav. MdL Gino Calabrese

 


RASSEGNA STAMPA

 

 
Federazione Maestri del Lavoro D'Italia - Ente Morale D.P.R.1625 del 14 Aprile 1956 - Consolato Regionale del Molise
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