150° Unità d’Italia - Concerto di Sassofoni - Teatro Savoia Campobasso


Parole e Musica

La Confcommercio della Provincia di Campobasso, in collaborazione con 50 &più Molise e il Consolato Regionale Maestri delLavoro, ha organizzato un evento per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Sabato 26 marzo 201, al Teatro Savoia di Campobasso si è svolto un concerto dell’Orchestra di Sassofoni del Conservatorio L. Perosi di Campobasso, che si sono esibiti in un vasto repertorio musicale.L’ evento si è aperto con la lettura di un testo “Lettera a Mazzini” di Paolo Matrella a cura di Lino D’ Ambrosio, che si è alternato nella lettura della lettera, con l’ orchestra che, per questa prima parte, ha  eseguito musiche risorgimentali  e nazionali.



Caro Giuseppe Mazzini,
scusami se mi permetto di  darti del “tu”, così come mi è sempre venuto istintivo darlo all’altro Giuseppe, a quel Garibaldi, con il quale hai finito per litigare, a causa di Cavour.
Ti ho sempre visto raffigurato serio, scarno in viso, pensieroso; mentre Garibaldi mi ha sempre dato l’impressione, per così dire, di un guascone e, per dirla in italiano, di  un   “Masaniello”  ed “aizza popolo”.
A noi italiani sono sempre piaciuti i tipi focosi (poco o molto non importa), capaci di coinvolgere le piazze: quelli cioè che preferiscono al ragionamento l’incitamento, quelli che parlano alla pancia, quelli che cercano il consenso elettorale, piuttosto che il bene comune.
In questi giorni, avrai notato quanti festeggiamenti per l’Italia nel centocinquantesimo della sua unità! Tu, però, mi sembri poco presente!
Lo so, sei un tipo piuttosto schivo e ce l’hai messa tutta; la tua “giovane Italia” ha mosso gli animi e le menti. Ma, non potevi escogitare una rivoluzione un po’ meno segreta e più coinvolgente e partecipata, anche se non sulle prime?
Ti hanno votato nel 1861 e ti volevano nel parlamento a Torino, perché sapevano che eri contrario alla monarchia ed ai Savoia! Le elezioni sono state annullate e ripetute tre volte. Ma tu non c’eri, perché condannato dai tribunali di mezza Italia alla latitanza!
Oggi, io rivivo quella pena per te! Ma ancora oggi non ho capito bene il tuo ragionamento intorno alla democrazia ed alla libertà.
Accidenti, ma cosa volevi dire in quel tuo discorso alla neonata Repubblica Romana nel 1849, quando hai affermato “… Abbiamo un mondo da difendere: il mondo italiano”!
Eri già preoccupato, prima che si facesse l’Italia e l’unita?
E qual è il mondo italiano?
Io sono italiano. Io mi sento italiano. Scelgo, ora e qui, davanti a tutti: ”Io voglio essere italiano”! Ma non riesco ancora a capire quale sia il mondo italiano! E’ un mondo tutto nostro, soltanto nostro? Che cosa può essere soltanto nostra  e tutta nostra?
E perché dopo l’unità, un certo Massimo D’Azeglio, che tu hai ben conosciuto, si è espresso in quel modo, che “… fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”? Come devono essere fatti gli italiani?
Io vorrei essere fatto italiano e mi impongo di volerlo essere con convinzione, senza guardare indietro; non voglio mitizzare il passato né voglio paragonarlo ad un presente, che è infelice, sempre e per chiunque!
Vorrei, però, che la frattura creata nella carne e nel sangue della nostra gente, tradita e vessata, stuprata e trucidata, da tutti quegli stranieri che hanno imperversato sulle nostre terre e che, con l’unità, ci hanno portato anche morte, disonore e rovina, avendo buon gioco della gente che poco valeva, ma che mal sopportava il sopruso e la loro arroganza, si sanasse non perché ‘il tempo ha ingessato  la storia e le menti’, ma perché abbiamo, nell’arco dei 150 anni,  superato il limite del rammarico, responsabilmente.
Vorrei, caro Mazzini, che la tua idea di repubblica democratica si ripresenti ancora come un valore e riesca ad infondere nelle coscienze il senso dell’appartenenza.
Vorrei che alla raggiunta libertà fisica dall’oppressione, ci sia oggi meno costrizione morale e che alla stessa libertà individuale si affiancasse la responsabilità di un sentire comunitario.  
In questi giorni ho capito il tuo monito: hai ragione tu! Noi italiani, ancora oggi, abbiamo una grande responsabilità: difendere il mondo italiano e che al primo posto di questo mondo c’è  l’unità nazionale! Ed ha avuto ragione anche D’Azeglio a preoccuparsi, perché l’Italia non è una semplice entità geografica! Ora sono preoccupato anch’io!
Stiamo tornando indietro. Diventiamo, nell’apparente benessere,  sempre più poveri, privati di cultura, di lavoro, di scuola, ridotti a terra di malaffare e di razzismo, di pennivendoli e di  azzeccagarbugli, di saltimbanchi e di velinari, alla maniera della “Napoli milionaria” di Eduardo de Filippo. L’Italia e gli italiani non possono non ricordare, devono ricordare. Senza memoria non si ricomincia! E, anche dopo 150 anni, si deve avere il coraggio di ricominciare.
Pertanto, caro Mazzini, vorremmo dedicare a te, a tutti i padri della patria e a tutte le madri che hanno pianto i figli che hanno speso la loro vita per questa nostra Italia unita, sì bella e perduta, le celebrazioni di quest’anno, con la promessa che ci sforzeremo individualmente di essere migliori, di essere più nazione, di essere più popolo, di essere più comunità vigile ed attenta affinché almeno il valore assoluto dell’unità nazionale non venga in alcun modo scalfito.

Tuo Paolo Matrella


A seguire , la seconda parte: i giovani virtuosi hanno permesso a tutti i presenti di godere di uno spettacolo musicale di tutto rispetto, in un crescendo di gratificante coinvolgimento, ascoltando musiche dal seicento ai nostri giorni. Al termine non poteva mancare l’ esecuzione dell’ Inno d’ Italia, con la platea tutta in piedi che ne intonava le parole. Per l’occasione è stata distribuita ai presenti, una copia della Costituzione Italiana.

Giuseppe Mazzini e la sua passione per la musica.
Ho sempre pensato alla figura di Mazzini, uno dei Padri della Patria, con un’espressione seria, pensosa, magari con una lunga pipa in bocca, intento a ‘cogitare’ sul futuro della PATRIA.

In occasione del concerto per i 150 anni dell’Unità d’Italia eseguito dall’Orchestra di Sassofoni del Conservatorio L. Perosi di Campobasso presso il Teatro Savoia della città, ne ho approfondito la conoscenza.

Ho scoperto che Mazzini fu esperto suonatore di chitarra, a cui accompagnava il canto.

La perizia chitarristica e canora fu un tratto della personalità mazziniana riconosciuto da tutti i biografi: <<Suonava molto la chitarra, e cantava bene, accompagnandosi>>.

Mazzini di chitarre ne aveva e ne suonava più di una, segno di una vera passione e di una cultura musicale di prim’ordine, di amore per la musica e per la sua amata chitarra.

Un amore che era considerato vitale ma che non era fine a se stesso, o puramente artistico: era squisitamente politico, come tutto nella vita di Mazzini, una delle personalità più complesse e profonde del Risorgimento italiano.

Sono tante le lettere, specialmente quelle indirizzate alla madre, in cui il Grande Esule parla della sua chitarra.

Nella foto si mostra una delle chitarre, che è custodita presso la Fondazione Mazziniana di Genova, costruita da un rinomato liutaio napoletano Gennaro Fabbricatore, detto il Fabbricatoriello, nel 1821.

Mazzini fu autore del testo de ‘La Filosofia della musica’, pubblicato nel 1836, manoscritto con lo spartito autografo; il Canto delle mandriane bernesi che riproduce un canto popolare svizzero ascoltato nel 1836 durante l’esilio svizzero a Grenchen, ed alcuni spartiti musicali patriottici patrocinati dallo stesso Mazzini negli anni 60 del 1800.

Interessante la scoperta di un progetto mazziniano di una musica sociale e ‘rivoluzionaria’, che si inquadra in un più ampio contesto di uso emozionale della musica in politica. Interessante anche la riflessione che Mazzini fa sulla musica come chiave d’accesso alla natura autentica di un popolo, che lo porta ad incitare i giovani artisti perché si innalzino “colli studi de’ canti nazionali delle storie patrie’.

Elaborazione MdL Anna di Nardo Ruffo
Fotografie di Giuseppe Terrigno

 
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