CAMPANARO – RU CAMPANARE

DA “IL MOLISE E LE SUE MANI D’ORO” di Anna di Nardo Ruffo

Video Elaborato in occasione del Convegno della Pontificia Fonderia Marinelli

del 22 maggio 2010, dal titolo

“SUCCISA VIRESCIT – incendio e ricostruzione della fonderia”.

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“Oggi, quando sentiamo suonare una campana, sappiamo che per muoverla viene utilizzato un congegno elettronico.
Fino a non molto tempo fa tutto questo non c’era. Infatti, una persona era incaricata per farla suonare, in determinate ore. Era ru campanare.
Il suo mestiere non era molto faticoso e piuttosto facile. Mio padre mi ha raccontato che, quando era ancora piccolo, qualche volta andava a suonare le campane quando c’era la Messa, accompagnando il campanaro. Le campane, suonate a mano, accompagnavano le feste religiose e informavano la popolazione degli eventi lieti e tristi.
Ru campanare si alzava presto il mattino perché la prima Messa si celebrava alle 7.30. Ancora oggi in alcuni paesi è sopravvissuto questo mestiere "ma si tratta di paesi molto piccoli".
“Da Voglia di Nuovo Voglia di Molise: San Giacomo degli Schiavoni. Scuola Elementare”.
Tutte le giornate e la vita di una comunità erano governate dal suono della campana che, con il suo rintocco articolato in modo diverso, comunicava agli abitanti vari messaggi:
*Ave Maria: l’alba, il mezzogiorno, il tramonto erano regolati da un suono che veniva definito ‘Ave Maria’.
*Tempo meteorologico: dopo l’Ave Maria del mattino ‘u campanare comunicava il tempo che faceva nel modo seguente: 1 rintocco = sereno; 2 rintocchi = nuvoloso; 3 rintocchi = pioggia; 4 rintocchi = neve.
*Le ore: un tempo la campana della torre civica svolgeva la funzione di orologio. Il rintocco della campana grossa indicava le ore, mentre quella piccola segnalava i quarti d’ora.
*Chiamata alla Messa: è uno dei segnali ancora utilizzati, con suono delle campane a distesa. Spesso la domenica o nelle feste, la prima chiamata, 1/2 ora prima annuncia l’inizio della celebrazione, la seconda dopo 1/4 d’ora, l’ultima indica che sta iniziando la celebrazione liturgica.
*Un’ora al tramonto: in molti luoghi era comune rintoccare con forza le campane prima del tramonto affinché i contadini rincasassero dai campi e i pescatori dal mare.
*Il battesimo è annunciato con uno scampanio a festa, indicando la gioia dell’appartenenza di una nuova persona alla Chiesa.

*Annuncio di morte: suono della campana a distesa per richiamare l’attenzione. Seguono poi rintocchi molto lenti e smorzati che conferiscono al suono una particolare mestizia.
*Campane a martello: un tempo, le campane svolgevano funzione civile di pubblica utilità e questo suono annunciava un pericolo o una necessità: la popolazione lasciava le proprie occupazioni e si radunava sotto il campanile dove ‘u campanare spiegava il motivo dell’allarme, che poteva essere un incendio, un crollo, un’intrusione, un’ alluvione, una calamità, oppure c’era la necessità di spalare la neve.
Anche l’artigiano che faceva e che fa le campane si chiama Ru Campanare.
Per quanto riguarda il Molise, il luogo di origine del maggior numero di fonditori è Agnone e nel catasto onciario di questa cittadina è documentato che le famiglie CACCIAVILLANI, CAMPERCHIOLI, SAIA, GENTILE, fossero fonditori di campane, nell’arco cronologico di tempo compreso tra il XIV e XIX secolo.
Il secondo centro molisano più ricco di maestranze itineranti è stato senz’altro Guardiaregia dalla quale provengono quattro famiglie di fonditori, operanti tra il XVII secolo e il XIX secolo. Nutrito il gruppo originario di questa località, tra cui il Maestro Giovanni di Francesco autore, tra l’altro, nel 1685 di una campana per la chiesa trinitaria di Campobasso. Sempre molisani, Nicola e Donato Perilli originari di Capracotta.
Una caratteristica particolare di questi fonditori era la loro mobilità, perché si spostavano dal loro luogo di origine per andare a fondere o a portare campane in posti in cui già operavano altre famiglie di fonditori.

 

LE CAMPANE DI AGNONE
Anche i fonditori Marinelli sono stati itineranti, anche se possedevano una fonderia stabile ad Agnone già nel Rinascimento.

Dopo il colossale impegno che portò fonditori e maestranze a stabilirsi a Pompei per oltre 5 anni, fra gli anni 30 e 40 dello scorso secolo, per la realizzazione di un magnifico concerto di campane, sempre meno furono le fusioni effettuate in loco. L’abitudine é scomparsa totalmente nel secondo dopoguerra quando ad Agnone fu approntata una grande e funzionale officina. Inoltre i moderni mezzi di trasporto e una rinnovata rete viaria agevolarono gli spostamenti.

In Agnone quindi, nella famiglia Marinelli da secoli il padre tramanda al figlio il segreto per dare un suono armonioso alle campane. I suoi maestri fonditori ripetono gli antichi gesti dei loro antenati. Da qui partono, destinate in tutto il mondo, campanoni, campane e campanelle.
I campanoni vanno a suonare sugli alti campanili delle chiese. Le campane vanno a udire le preghiere dei frati nei conventi. Le campanelle, invece, sono le più fortunate perché destinate alle chiese piccine dove il dolce tintinnio si mescola al profumo del fieno delle campagne, al verde dei pini e all’azzurro del mare.

Testimonianza di un’alunna di San Giacomo degli Schiavoni (CB)
“Un giorno avvenne che una vecchia campana, fatta cinquecento anni prima, stanca di suonare si ruppe. Allora fu rimandata ad Agnone, nella fabbrica da dove era uscita nuova e squillante, per essere riparata. Quando il Dott. Marinelli vide tornare quella vecchia campana, che era stata costruita dai nonni dei suoi nonni, si commosse.
Quella campana, così vecchia era nata nella sua fabbrica! La toccò: il suono sembrava un pianto.
Non piangere – le disse – qui ci sono altri Marinelli che ti ridaranno la tua bella voce.
Dopo le riparazioni, la campana suonò di nuovo con voce squillante e pareva dicesse: Grazie, amici buoni!
E tornò nel mondo a consolare gli uomini e a portare loro tanta serenità."

FUSIONE DELLE CAMPANE
Le campane fuse in bronzo sono composte da tre parti di rame e da una di stagno e producono un suono migliore rispetto alle altre.
La fusione di una campana comporta una lunghissima preparazione sia per lo studio della sagoma sia per la realizzazione della forma.
La prima operazione da affrontare per la costruzione della forma della campana, è la realizzazione della sagoma utilizzando legno di noce. Sulla sagoma sono disegnati sia il profilo dell’interno della campana (anima), sia il profilo dell’esterno (falsa campana); la sagoma è disegnata geometricamente e funge da tornio verticale, determinando la dimensione della campana, i suoi spessori, il suo peso, la frequenza e una nota musicale.
Le fasi di lavoro sono tre: costruzione dell’anima, della falsa campana e del mantello.

Anima
È una struttura di forma conica, realizzata con mattoni sagomati rivestiti con argilla refrattaria, levigata con la sagoma, che corrisponde al profilo interno della campana.

La falsa campana
Consiste nella realizzazione a ridosso dell’anima di una campana provvisoria in argilla, il cui profilo è conforme al profilo esterno della campana: la sua superficie è arricchita da decorazioni in cera.
La falsa campana ultimata è il modello esatto della futura campana su cui già appaiono bellissimi particolari.

Il mantello
Le decorazioni in cera della falsa campana sono rivestite con argilla sottilissima, che danno inizio alla costruzione del mantello.
I primi strati di argilla che vanno a diretto contatto con le decorazioni in cera, sono fatti asciugare spontaneamente e realizzano il calco in negativo sulle cere; gli strati di argille successive servono per irrobustire il mantello e sono argille di contenimento ricche di sostanze antilesioni.
Per il prosciugamento degli strati di argilla del mantello, la forma è riscaldata all’interno provocando lo scioglimento delle decorazioni in cera che trasmettono i negativi sulla superficie interna del mantello.
Prima della colata il fonditore solleva il mantello, ormai ricco di decorazioni in negativo lasciati impressi dalla cera, eliminando materialmente la falsa campana, ricollocando il mantello sull’anima, fonde il bronzo liquido nell’intercapedine creata tra la superficie dell’anima e quella del mantello, esattamente nello spazio lasciato vuoto dalla falsa campana.
Dopo la fusione e il tempo di raffreddamento, che avviene dentro la fossa di colata, la campana è liberata dalla sua forma, distruggendo sia il mantello sia l’anima, per essere sottoposta a un oculato e paziente lavoro di cesellatura e di rifinitura, facendola apparire in tutta la sua artistica bellezza: quest’operazione precede quella della verifica musicale, momento atteso e conclusivo dell’opera.
L’interno è levigato con cura ancora maggiore in modo da ottenere la perfetta intonazione.
Nascono così quelli che sono considerati rarissimi capolavori dell’artigianato artistico.
Assistere a una colata è un’esperienza indescrivibile perché le campane sono simbolo di cultura, di arte, di vita, di storia.

IL MUSEO STORICO DELLA CAMPANA
Nel 1997 nasce il Museo Storico della Campana intestato a “Giovanni Paolo II” che trova spazio in vaste sale al piano superiore della Fonderia. È stato uno dei sogni che il comm. Pasquale Marinelli, che ci ha lasciato da qualche anno, ha accarezzato per molti anni; ci ha creduto intensamente, con la caparbietà dei molisani che credono in se stessi e nel potere del richiamo che le ‘ mani d’oro ’ di artigiani esperti, possono ottenere, realizzando prodotti egregi.


Il suo desiderio era di dedicarlo al fratello Ettore, agli avi e alle generazioni di oggi e di domani dei fonditori.
Lo ricordo ancora quando, già malato, presenziò alla colata della Campana Mariae Mater Orphanorum, dedicata ai Minatori di Marcinelle. Al momento della fuoriuscita del liquido incandescente (1200 gradi circa), operai e maestranze, come da consuetudine esclamarono ‘Santa Maria’ (si invoca la Madonna, simbolo della maternità, perché protegga la nascita di questa creatura di bronzo). Questa esclamazione ruppe il silenzio e la tensione che si era creata tra di noi, scatenando l’emozione in tutti quelli che partecipavano a quel momento spettacolare e unico e lui, Don Pasquale, si alzò di scatto con le braccia protese verso la ‘fossa’ in cui erano state poste le ‘forme’: sembrava un adolescente che va incontro all’innamorata.

 

 

 

Quello di Agnone é uno dei pochi musei privati di campane nel mondo che presenta una raccolta di così vasta proporzione:

più di mille sono le camp ane esposte, di cui circa 500 le più prestigiose. L’occhio e l’animo di chi lo visita non possono non sentirsi gratificati, beandosi nel percorso tra excursus fotografici sulle principali campane, sui ricordi riguardanti incontri con importanti personaggi, incontri con i Papi e la guida, che di solito é Tonino Delli Quadri ( l’uomo più fotografato d’Italia), Maestro del Lavoro e Maestro campanaro della Fonderia, che con dovizia di particolari e arguzia fa rivivere la campana dandole l’anima.

 

 

 



Le campane sono variegate, sia per simbolismi sia per i decori, e attraggono talmente il visitatore che, una volta terminata la visita ha il desiderio di ricominciare il giro e rituffarsi in quel meraviglioso mondo di ricordi, di testimonianze, di affetti e mi sia consentito, di curiosità. Credo sia quest’ultimo fattore che ha fatto scattare quello che potremmo chiamare turismo scolastico, grazie al quale tanti scolari e studenti vengono dalla nostra Regione, da regioni italiane ed anche dall’estero, a visitare la Fonderia e il suo Museo.

Vigilante e propulsore, la figura dello scultore, nella realizzazione di queste incantevoli opere estrose e fantasiose, crea i fregi che conferiranno a ogni campana un misto di eleganza e originalità. Il museo parla da solo, con nomi propri che si ripetono nel tempo, Pasquale, Armando, Ettore, Ercole, Francesco, Gaetano, Paolo, Nicodemo: presenta attraverso i nomi, la famiglia Marinelli, una famiglia e un’azienda familiare che meritano tutto il successo che ha avuto e che ha in tutto il mondo.

LA FONDERIA MARINELLI ED I SUOI SCULTORI
Riporto alcune brevi note su quelli che hanno dato un’impronta importante alla Fonderia.
Nella seconda metà dell’800 la Fonderia era retta da Alessandro 1833-1899, che proseguì l’arte del fondere le campane al massimo grado di perfezione e riuscì a far conoscere Agnone e la Fonderia in moltissime province, facendosi ammirare per la sua arte.

Alla sua morte lasciò un degno successore, il figlio Pasqualino (1864-1929), sobrio artista, con indubbie capacità pratiche e talento artistico. Imprenditore molto acuto, confermò per la Fonderia di Agnone un altissimo livello di notorietà internazionale e di ‘eccellenza’.

Ebbe tre figli e come da consuetudine il primogenito, Armando (1894-1952), gli subentrò.

Fu un uomo di grande cultura, acume e personalità e traghettò l’azienda su circuiti internazionali, con grande successo, delegando la parte artistica al cugino ricco di talento, Felice D’Onofrio, che è stato lo scultore più grande di cui si ha memoria. A quarant’anni dalla scomparsa di Felice la sua figura è ancora presente in Fonderia: sulle pareti del laboratorio artistico, tra migliaia di calchi, quelli dei suoi bassorilievi si distinguono per eleganza e raffinatezza, armonia e perfezione, tanto che ancora oggi sono utilizzati per la decorazione delle campane. Nel campo della scultura egli ha dato un contributo decisivo, operando fino a quasi 80 anni. In Agnone è ricordato come il più elegante artista che la città abbia mai avuto.
Con Armando collaborarono i figli Pasqualino ed Ettore. Ettore, artista colto, raffinato e silenzioso ebbe come maestro lo stesso zio Felice, mentre Pasquale manager con un’indiscussa capacità organizzativa a tutti i livelli, seguì le orme del padre Armando. Ettore (1924-1981), artista sensibile, fu cesellatore, scultore, ma anche un vero artigiano, aiutato in questo dagli studi artistici che aveva svolto a Roma e che gli avevano aperto nuovi orizzonti. La produzione dei suoi lavori è talmente vasta, i suoi capolavori sono da mozzafiato per la raffinatezza e la dolcezza che è riuscito a dare ai suoi personaggi. Le innumerevoli opere di bronzo sopravvivranno per molti secoli sulla cima dei campanili, nelle piazze, dentro e fuori le Chiese e i palazzi monumentali, nelle dimore più prestigiose d’Italia e altrove.
Piuttosto che fare un’elencazione delle sue opere, è opportuno riportare quanto egregiamente descritto nella biografia: Ettore Marinelli – plasmò il suono nel segno della fede.
“Ettore Marinelli è stato un artista sensibile e completo, padrone della più elaborata delle tecniche scultorie, quella della fusione. La tecnologia applicata ai metalli è ritenuta la più complessa e avanzata in cui l’uomo si sia cimentato sin dai tempi preistorici allo scopo di produrre utensili e idoli che fossero quanto più resistenti e durevoli nel tempo.
Niente avviene per caso o improvvisazione, tutto è frutto di un progetto accurato che prevede la profonda conoscenza di materiali e mezzi molteplici e il rispetto di tempi precisi e lunghissimi. Ettore Marinelli oltre ad essere un artista di talento era un fonditore e cesellatore prodigioso: nulla era impossibile per tramutare in bronzo chi conosceva la magia di far cantare il metallo plasmandolo sotto forma di campana. Come pochi altri scultori egli ha avuto il privilegio di veder realizzata in bronzo ogni sua opera assicurando a tutte le sue creature una vita e una visibilità pressoché immortali. In quarantacinque anni di attività Marinelli, ha plasmato e fuso innumerevoli opere di ogni genere e dimensione, collocate nei luoghi più disparati, richieste da ogni tipo di committenza”.
Alla morte di Ettore il figlio primogenito Armando, ha intrapreso il cammino paterno, con ottimi risultati e, da vero figlio d’arte sta dando rilievo artistico all’azienda Marinelli in tutto il mondo, coadiuvato in questo dal fratello Pasqualino.
Quello che si sta potenziando nella Fonderia è l’apporto nella produzione, delle sculture che, oltre alle campane, sta aprendo nuovi orizzonti e nuove prospettive ad un eccellente ‘mercato’ d’arte, grazie anche alla nuova entrata, la scultrice Paola Patriarca, che ha sposato Armando, nel 1990. Nella millenaria bottega si dedica prevalentemente alla decorazione plastica realizzando minuti rilievi per le preziose, melodiose campane e le grandi statue, i bronzetti, le steli, i portali voluti da Chiesa, Istituzioni, Enti e privati. È autrice di ambiti riconoscimenti nel mondo della cultura, dell’economia, dello spettacolo come il Premio Mommsen, dedicato dalla città di Napoli ad archeologi, ricercatori e grandi divulgatori e il recente trofeo istituito dal World Trade Center. Per il Premio Pianeta Giovani, promosso dal Consolato Regionale Maestri del Lavoro del Molise, l’artista ha elaborato una scultura di bronzo, fusa nella Fonderia Marinelli, che vuole esprimere l’idea di una generazione in movimento, intenta a esplorare il mondo, ma con lo sguardo rivolto al passato, nel rispetto delle radici e delle tradizioni.

Si riportano alcuni riconoscimenti della prestigiosa Fonderia:

Anno 1859 - Tommaso Marinelli espone a Napoli un concerto di 10 campane ottenendo una medaglia d’oro.
Anno 1862 - In seguito Tommaso partecipa all’esposizione di Londra con un concerto altrettanto importante, ottenendo una medaglia e un diploma dal Re Vittorio Emanuele.
Anno 1924 - Pasquale Marinelli ottiene congratulazioni e compiacimento per la fusione di un grandioso Concerto di otto campane armoniche del peso complessivo di circa duecento quintali, fuse direttamente in loco, per il Monumentale campanile del Santuario di Pompei e Valle di Pompei. In quest’occasione Papa Pio XI concesse alla famiglia Marinelli il privilegio di fregiarsi dello stemma Pontificio.
Anno 1924 - Armando Marinelli ottiene dal Papa Pio XI l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine di S. Gregorio Magno.

Anno 1954 - Medaglia d’oro dal Presidente della Repubblica Einaudi, quale ambitissimo premio alla ditta più anziana per attività e fedeltà nel lavoro, in campo nazionale.
Anno 2005 - Conferimento da parte del Premio Firenze Donna del riconoscimento 2005 per il settore Alto Artigianato. Per l’impegno profuso dai fratelli Armando e Pasquale Marinelli, per la loro capacità imprenditoriale, sempre aperti all’incontro e alla ricerca, Armando Marinelli è stato insignito dal Presidente della Repubblica, Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Anno 2007 - L’azienda riceve dal Presidente di Confindustria Montezemolo, con le stesse motivazioni di cui sopra, il titolo di Socio ad honorem di Confindustria.
Anno 2008 - Selezionata da Unioncamere riceve il Premio alle “100 eccellenze d’Italia”.
Nello stesso anno ha conquistato il secondo posto tra le dieci imprese familiari più antiche del mondo. La classifica è stata redatta dalla rivista americana Family Business.

Nello stesso anno è stato attribuito alla Fonderia la XLIII edizione il Premio Internazionale ‘Fausto Coppi e Costante Girardengo Souvenir’.
Anno 2009 - L’anno inizia con i complimenti della Presidente della Confindustria Marcegaglia che tra l’altro dice. “La vostra impresa è riuscita ad affrontare e superare nel tempo le difficoltà. Un grande patrimonio di professionalità”. A queste parole, vivamente soddisfatti e compiaciuti, i Fratelli Marinelli hanno risposto che quelle parole fanno onore a tutto il settore dell’artigianato molisano: “sono parole molto indicate per la piccola bottega agnonese in cui peculiarità e durevolezza delle opere, unite alla particolarità di una committenza molto selezionata, hanno consentito di conservare tecniche millenarie e immutate e ritmi lenti, esclusivamente artigianali, che si rivelano al tempo stesso limite e forza dei Marinelli. Anche se solo 50 anni fa i nostri nonni erano considerati industriali, oggi noi vogliamo difendere la nostra realtà di artigiani, anche se questo significa lavorare controcorrente.”

Anna di Nardo Ruffo

Le foto, dove non indicato diversamente, sono dell’archivio della Fonderia Pontificia Marinelli.

La foto della campana MARIA MATER ORPHANORUM è di Giuseppe Barbieri

La foto della Campana Maria Mater Angelorum è del Cav. MdL Gino Calabrese

 
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