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Presentazione del libro "il Molise e le sue mani d'oro". Campobasso 05 giugno 2010 

 

Immagini di copertina:

Pescopennataro con la neve é di Domenico Tempesta;
Il trabucco di Termoli in notturno è di Giuseppe Di Vitto.
Da “Il Molise e le sue mani d’oro” al Progetto “La nostra Aquila. Aiutiamola a volare”.

Quanto ricavato dalla vendita del volume andrà a sostenere il progetto

“La nostra Aquila aiutiamola a volare”

A beneficio dell’Accademia Delle Belle Arti dell’Aquila

 

 

 

 

INTRODUZIONE

Un catalogo delle tradizioni? Un albo delle arti e dei mestieri? Una rilevazione di tipo
statistico delle piccole economie di una volta? Un viaggio nella memoria per incontrare suggestioni antiche che suscitano emozioni moderne?
Tutte queste cose insieme, ma nella versione moderna di ricerca, conoscenza e divulgazione della storia locale. Storia locale nel suo significato di ampliamento della ricerca storica e di riscoperta dei momenti particolari che segnarono lo svolgimento del progresso sociale di una comunità. Su questo terreno, la meticolosa ricognizione sorprende sia per l’alto numero di arti e mestieri, sia per il tipo di storia scelto. Cinquantanove mestieri danno un immagine molto articolata della società molisana nel tempo. La ricerca poi, non si limita ai pochi protagonisti visti come motori del loro tempo e promotori di civiltà, ma è estesa alla conoscenza più minuta dei fatti nei vari aspetti (sociali, economici, culturali, eccetera), diventando così la storia scritta dalla parte della gente o di “quegli uomini che assai più dei protagonisti concorrono al progresso della civiltà”, come scriveva anni fa Nicola Cilento su “Conoscenze, quattro” del 1988, a cura della Sopraintendenza Archeologica e per i B.A.A.A. e S. del Molise. D’altra parte, se la memoria è la capacità di dare un posto al ricordo per farlo diventare parte dell’identità, già la ricostruzione di tanti ricordi è di per sé un forte contributo alla costruzione dell’identità di una piccola regione che da “Stato dei Sanniti Pentri”, con governo di tipo repubblicano su basi democratiche, il destino trasformò in pezzi e bocconi per oltre duemila anni con ricomposizione solo dal 1963, grazie alla sua elevazione a XX Regione della Repubblica.
In sintesi, è su questo terreno che si muove il lavoro della signora Anna, andando fuori ed oltre gli archivi di carta per ascoltare i protagonisti, fonti orali accettate ormai dalla storiografia moderna, nel nostro caso arricchita da documentazione fotografica suggestiva recuperata sicuramente con grande difficoltà.
Sempre sul piano metodologico, poi, l’autrice sceglie un modello che si avvicina alla
forma antologica, consentendo così una lettura a scelta favorita da un linguaggio divulgativo e coinvolgente. Questa breve cornice mi è sembrata opportuna per sgomberare il campo da facili generalizzazioni. Anzi, devo aggiungere subito che tutto il lavoro, pur nella differenza tra mestieri superati e quelli richiesti e anche dalla società moderna, ovviamente con tutti gli opportuni adeguamenti, invita, come usa dire, a guardare in alto, a volare, a osare. Perché non sono pochi i mestieri presenti nel libro di cui la società contemporanea soffre la mancanza. Sarebbe interessante almeno soffermarsi sui tanti mestieri raccontati che stanno alla società molisana come le tessere al mosaico, ma economia di tempo e rispetto del diritto del lettore alla scoperta personale, mi impongono brevità sia di analisi che di commento.
Mi limiterò, pertanto, a brevi cenni riferiti all’acciaio traforato, al tombolo e alla zampogna. Con brevi profili e suggestive immagini l’autrice ripropone oggetti tuttora in produzione da parte di artigiani che uniscono arte creativa ad alta artigianalità, abilità tecnica e cultura. Proprio l’acciaio traforato ricorda una tradizione artistica di livello internazionale che si affermava con la “Monografia vincitrice del Concorso Nazionale indetto dall’Ente per le Piccole Industrie con bando 21 aprile 1928”. La monografia già allora sottolineava il fiato corto del “feticismo della meccanizzazione” ad ogni costo, prevedendo lunga vita all’acciaio traforato di cui venivano riportati finissimi disegni di oggetti e di proposte per le politiche di sostegno e di modernizzazione tecnica e commerciale del settore. Stesso discorso si può ripetere per il tombolo. Si tratta anche in questo caso di un tipo di ricamo che vive in molti centri molisani, con speciale produzione ad Isernia, dove conta
parecchi secoli di vita nei vicoli, in case private e in società cooperative, rispondendo ad una domanda abbastanza ampia e continua. E’ noto ormai da alcuni anni che in occasioni di convegni ed incontri vari la domanda di merletto a tombolo rimane preminente nella città. Probabilmente a tale domanda bisogna rispondere con un’offerta più adeguata. Su questo terreno qualcosa si muove alla luce anche della recente mostra sull’artigianato femminile a Macchia d’Isernia, promossa da un’associazione privata, che da alcuni anni spinge per il passaggio dall’hobby al prodotto artigianale di mercato, e sostenuta dalla Camera di Commercio d’Isernia.
La zampogna torna alla ribalta nazionale ogni estate con il “Festival Internazionale
della Zampogna”, ma tutto l’anno, da decenni ormai, a richiamare i visitatori è il bel
museo allestito nel centro abitato medievale fondato nel X sec. dall’Abbazia di S.Vincenzo al Volturno, culla d’arte, d’economia e di cultura europea del tempo.
Anche in questo caso un maggiore sostegno alle botteghe artigiane e alla scuola di
musica sarebbe opportuno, specialmente dopo gli adeguamenti dello strumento alle esigenze della musica moderna e alle presenze nei concerti non solo locali.
I miei riferimenti al testo si fermano qui per le ragioni prima esposte. Un solo accenno devo fare alla figura dello “scamorzaro”, altro importante “produttore” di specialità molto richieste perché, come scriveva Italo Calvino, “dietro ogni formaggio c’è un diverso pascolo, un diverso verde, un diverso cielo”. Perché questi richiami di mestieri antichi presenti o assenti in età contemporanea? Perché riflettono nel loro insieme la cultura del lavoro. I mestieri superati ripropongono un insegnamento sempre valido quale quello della creatività, valore aggiunto che contraddistingue
l’uomo; i mestieri esercitati perché ripropongono potenzialità reali ancora presenti
nella comunità regionale per le opportunità che offrono adeguando “l’offerta” alla
“domanda” in nome dell’evoluzione e del mercato. Questo lavoro, quindi, non è la cassaforte dei ricordi, ma la memoria che del ricordo fa un elemento dell’identità viva, come detto all’inizio. Con questo viaggio nelle botteghe del passato e del presente si rafforza la spinta a guardare in alto, ad osare, a volare, puntando sulle utopie concrete che distinguono questa terra e ne fanno una delle “diversità” che costituiscono “l’unità” globale. L’augurio allora è uno solo: che questa storia particolare del Molise non resti ricerca,
cioè solo fonte, ma diventi storia, ossia sintesi di ricerca, conoscenza e divulgazione.

Natalino PAONE

Opera di Mario Villani – Foto Personale Anita Cerio al lavoro - Foto L. Lombardi Cerio

Piero Ricci e la sua zampogna a Marcinelle l’8.08.2006

Le ciaramelle.

Foto d’archivio Maestri del Lavoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Considerazioni dell’autrice.

Ho sempre ritenuto molto importante che il patrimonio di conoscenze e di cultura professionale che c’è sul territorio, sia trasmesso alle nuove generazioni perché sia alla base di ogni organizzazione produttiva poiché la perdita di mestieri e professioni, rappresenta una vera e propria perdita d’identità, un danno grave alla nostra immagine e alla nostra cultura. Sarebbe auspicabile che, sin dall’età dell’apprendimento scolastico, siano trasmesse alle giovani generazioni esperienze che appartengano sì al mondo del lavoro, ma che facciano parte sostanziale della persona, del suo contesto storico, culturale e sociale, la cui difesa concorrerà a costruire un mondo che sarà a misura dei giovani. Cicerone prima e Vico poi dicevano che per comprendere il presente è indispensabile conoscere il passato. Ed io stimolata dall’idea di sollecitare l’attenzione collettiva e in particolare quella dei giovani, ho ritenuto fondamentale  “tramandare” le “conoscenze” da una generazione all’altra, indispensabili alla formazione dei ragazzi. Ho fatto leva su un’espressione che un mio insegnante di lettere, giunto all’età della pensione, soleva dire a noi studenti:
“Ragazzi, ricordate che ogni anziano che muore, è un archivio che brucia!”
Non ho voluto correre il rischio … di perdere qualcosa per strada …

Anna di Nardo Ruffo

Le icone dei capitoli

 


 

Presentazione di Ada Labanca Paolantonio

Buon giorno, gentilissimi signori. È davvero per me un piacere grande presentare il libro di Anna di Nardo Ruffo  Il Molise e le sue mani d’oro, un testo ricco di memoria delle tradizioni artigianali,  di ricordi e di storia della mentalità molisana.

Mi lega ad Anna un’amicizia di lunga data ed è anche per questo che sono quest’oggi felice.  Leggendo il curriculum vitae di Anna, Maestra del lavoro, subito colpisce la significatività del suo lungo iter professionale, significatività data dall’etica come pilastro tanto del suo lavoro quanto della variegata attività culturale dell’Autrice, attività rivolta ai giovani affinché possano rinverdire e  riqualificare il tessuto produttivo del Molise, piccola sventurata regione nostra, tanto amata da noi tutti.

Anna di Nardo Ruffo, dicevo, ha sempre a cuore i giovani, specialmente coloro che erano e sono alla ricerca di un lavoro capace di esaltare le attitudini individuali, secondo il principio del Beruf, tanto caro a Max Weber, grande storico, sociologo ed economista tedesco (nato ad Erfurt il 21 aprile 1864 e morto a Monaco di Baviera il 14 giugno 1920, dunque 90 anni fa) del quale Anna sembra involontariamente calcare molte delle sue orme, ponendosi secondo i principi dell’economia etica, non però dal punto di vista calvinista, bensì, ed ovviamente, da quello tomistico e, quindi, cattolico.

Qual era la Weltanschauung, la visione del mondo, cioè, di Max Weber? Ciò è noto. Max Weber, cristiano-liberale, è considerato uno dei fondatori della sociologia moderna, assieme ad Émile Durkheim. Ora, se Durkheim, leggendo Comte, si è posto in modo critico nei confronti del positivismo, Weber, come Sombart, il famoso sociologo della scuola del Toniolo, ha avviato la tradizione ermeneutica delle scienze sociali, una rivoluzione antipositivistica, la sua, in quanto ha sottolineato la differenza tra le scienze naturali e le scienze sociali, attribuendo tale differenza al ruolo fondamentale delle azioni sociali umane.

Buona parte della ricerca di Weber si è concentra sullo sviluppo del capitalismo moderno (all’uopo si ricordi  la celeberrima opera L'etica protestante e lo spirito del capitalismo, 1904-5)  attribuendo  però una minore importanza al conflitto di classe per il fatto che le idee ed i valori (non sovrastrutture, bensì modelli di comportamento fondati sull’esperienza vissuta, l’Erlebnis, propria di ciascun ambiente storico-culturalie) influiscono sulla società allo stesso modo delle condizioni economiche e di chi detiene i mezzi di produzione. Weber ha quindi riconosciuto il carattere del capitalismo moderno nel razionalismo economico, concepito come l'aspetto economico di un più generale processo di razionalizzazione, cosa che comporta l'organizzazione razionale dell'impresa, la tendenza razionale al profitto sulla base del calcolo del capitale, la redazione di bilanci preventivi e consuntivi, la separazione tra impresa e amministrazione domestica, l'impiego del lavoro libero, l'esistenza di un libero mercato.

Accanto a questi elementi, ha altresì indicato un aspetto centrale del sentire borghese, ovvero  lo «spirito del capitalismo», una specifica mentalità che, secondo Weber, affonda le radici nel terreno della confessione calvinista. Il problema, egli ha affermato, è quello di spiegare «il particolare carattere del capitalismo occidentale e, in seno a questo, di quello moderno, e le sue origini».

A suo giudizio il credente calvinista – convinto, secondo una interpretazione obliqua della lettera di S. Paolo ai Romani, che la salvezza di ogni uomo sia decretata da Dio e non dipenda dalle opere – cerca in sé una conferma della grazia divina e la trova nel successo attraverso il lavoro inteso come vocazione. Il compimento del volere individuale nel mondo secondo i talenti di ciascuno è voluto da Dio attraverso la grazia.  Si caricano quindi di significato religioso l'operosità, lo zelo, la coscienza rigorosa e severa, elementi questi che si traducono nella concezione della professione come vocazione ( Beruf , per l’appunto) e in una condotta di vita esemplare sotto il profilo cristiano[1].

Per i protestanti, pertanto,  la salvezza è decretata da Dio (giustificazione per fede) e non la si ottiene in virtù delle opere; l’indizio per capire se ci si può o meno salvare è il successo professionale che si ha nel corso della vita, perché da esso si può avvertire il proprio essere graditi a Dio. Sicché il lavoratore è strumento di Dio nel mondo: chi lavora con dedizione per tutta la propria vita e riscuote grande successo può ritenersi salvo. Da ciò nasce, secondo Weber, il capitalismo moderno, non solo quindi da particolari condizioni materiali, storiche ed economiche di una determinata realtà storico-sociale.

Il Molise e le sue mani d’oro non è però solo un testo … weberiano; esso infatti invita a porre anche un’altra domanda di contenuto morale, ovvero quale tipo di relazione esiste tra economia e etica? Entrambe le discipline (l’etica e l’economia) si occupano del comportamento umano, ma con diversità di intenti: l’economista (come chi, d’altronde, si dedica alle cosiddette scienze esatte)  è alla ricerca di quei principi che spiegano le interazioni dei soggetti che vivono nella società e che riguardano la produzione, lo scambio, il consumo eccetera; diversamente, colui che si interessa dei problemi etici si occupa dei principi capaci di comprendere e giustificare perché certi modi di interagire, piuttosto che altri, siano giusti, benefici o desiderabili.  L’economia spiega le interazioni sociali assumendo l’esistenza di individui razionali nel senso di individui che massimizzano una qualche funzione secondo determinati vincoli; l’etica giustifica le interazioni sociali a partire dall’assunto che gli individui sono razionali nel senso che conformano il proprio comportamento a modelli di vita universali e necessari.  Dunque le spiegazioni dell’economista servono a dimostrare  perché certi tipi di interazione piuttosto che altri siano razionalmente giustificati ed utili, anche se ciò che utile possa non essere sempre una determinazione specifica del BENE, come vuole invece l’etica.

Per molti quindi la circostanza che l’oggetto di studio dell’economia includa anche i valori non autorizza a concludere che i valori siano da trattare in maniera diversa dai fatti per il motivo che per costoro una cosa sono i giudizi di valore (“x è buono”), altra cosa sono i giudizi sui valori (“Tizio valuta che x sia buono). Tanto l’economia quanto la politica, insomma, dovrebbero procedere, per gli utilitaristi,  in modo avalutativo.

È questa la vivissima eredità della filosofia inglese del Settecento! Oggi è ancora valido, cioè, lo statuto empirista per il quale la scienza economica, come voleva Hume, è legata ai processi strettamente cognitivi, posta la grande discrepanza tra giudizi valutativi e giudizi conoscitivi, fra essere e dover essere, fra verità oggettiva e valori soggettivi.

Tale distinzione consente di impiegare il celebre  modello della scelta razionale, in quanto esempio notevole della razionalità strumentale, che postula che quello economico sia un comportamento tendente ad uno scopo e non già un comportamento orientato da un valore.

Tale visione, unita a un’economia nazionale fondata ( a partire dal secondo dopoguerra) sulla doppia velocità,  ha portato a grado a grado alla scomparsa di molte attività artigianali che sono ricordate da Anna di Nardo Ruffo nella sua magnifica opera e che ella vorrebbe che rinascessero. Come fare per realizzare il sogno di Anna?  Bisognerebbe riconsiderare l’economia etica di origine tomista e ripresa da Zamagni. Una cosa importante da valutare  è, non a caso,  il rapporto, posto come è noto da S. Tommaso d’Aquino, fra ESSENZA ed ESISTENZA. Tale rapporto  non è applicabile solo all’uomo, bensì ad ogni ente, compresi i territori nei quali vive ciascuna comunità.

Leghiamo ora il concetto di Beruf  a quello di essenza. Se l’essenza di un ente è, per definizione, l’insieme delle sue caratteristiche specifiche in atto, anche una realtà regionale è data dall’insieme delle sue caratteristiche specifiche (geologiche, etniche, geografiche, storiche e così via) che dovrebbero essere messe in luce ed esaltate attraverso un insieme di attività produttive espressione delle caratteristiche individuali di coloro  che popolano il territorio in esame. Tale insieme di attività produttive non è da intendere secondo principi di sussistenza, ma secondo dinamiche di economia mista, ove lo Stato crea, attraverso la realizzazione di infrastrutture, le opportunità per lo sviluppo e la valorizzazione del mercato, magari secondo le prospettive keynesiane. Per la rinascita del Molise servono dunque infrastrutture e lavoro.  Solo in tal modo è possibile porre fine all’emigrazione giovanile e alla riduzione del Molise ad ospizio o cronicario.

Il Libro di Anna di Nardo Ruffo suggerisce anche queste considerazioni. Il Molise e le sue mani d’oro infatti non vuole rimandare, nostalgicamente,  a un tempo mitico che  non c’è mai stato. Anzi, per dirla con Jonas (1903-1993), oggi è l’epoca in cui dovrebbe prevalere, in senso non negoziabile, l’etica della responsabilità la quale prevede che l’uomo, anche attraverso un lavoro solidale, si faccia carico della natura, diventandone l’«amministratore fiduciario», nel contesto di una ritrovata «solidarietà» tra tutte le forme viventi. Afferma Jonas : « Un imperativo adeguato al nuovo tipo di agire umano e orientato al nuovo tipo di soggetto agente, suonerebbe più o meno così: Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un’autentica vita umana sulla terra, oppure, tradotto in negativo: Agisci in modo che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di tale vita, oppure, semplicemente Non mettere in pericolo le condizioni della sopravvivenza indefinita dell’umanità sulla terra, o ancora, tradotto nuovamente in positivo: Includi nella tua scelta attuale l’integrità futura dell’uomo come oggetto della tua volontà». Si tratta, come si vede, di un’etica del futuro (contro l’etica dell’immediatezza e della simultaneità), poiché questi nuovi imperativi implicano non un rapporto antidialettico fra azione privata e principio universale, ma piuttosto la coerenza tra gli effetti dell’agire e la continuità della presenza umana nell’avvenire. Solo un lavoro fondato sull’etica della responsabilità potrebbe restituire il Molise ai molisani.  Se, come ricorda Braudel, la vita è maestra di storia e non la storia maestra di vita (come volevano Cicerone e Vico), perché è dai problemi del presente che ci volgiamo al passato per cercare di comprendere la contemporaneità, “le mani d’oro del Molise” non appartengono a un tempo lontano e irripetibile, ma sono, benché in fase di forzato torpore, ancora ben vive. È necessario destarle partendo dall’etica della responsabilità politica ed economia.


[1] Il termine tedesco Beruf, dunque, significa tanto "vocazione" quanto "lavoro", ed esso ben si adatta oggi anche ai principi dell’economia etica del mondo cattolico (come insegna il nostro vescovo Mons. Giancarlo Maria Bregantini ) ai quali rinvia Anna di Nardo Ruffo.


Foto gallery del Cav. MdL Luigi Calabrese

Il libro è stato presentato altresì al:

  • Comune di Cerro al Volturno, il 3 luglio 2010;
  • Comune di Roccavivara, il 29 luglio 2010.
  • Isernia Biblioteca Comunale Romano, il 21 ottobre 2010

 


 

Rassegna Stampa

Questa mattina la presentazione del volume «Il Molise e le sue mani d'oro» l'ultima fatica di Anna di Nardo Ruffo.



Presentato il volume scritto da Anna Di Nardo Ruffo con le foto di Gino Calabrese

“Il Molise e le sue mani d’oro”



 

www.informamolise.com

Presentazione del libro" Il Molise e le sue mani d'oro" di Anna di Nardo Ruffo


Il SUD e il Molise nelle foto di Gino Calabrese


Il Quotidiano - Primo Piano del 5 giugno 2010

“Il Molise e le sue mani d’oro” Arti e mestieri raccontati da Anna di Nardo Ruffo


NUOVO oggi MOLISE – Attualità

“ Il Molise e le sue mani d’oro”, di Anna di Nardo Ruffo. Il testo vuole essere una sorta di rivisitazione storica della vita, del lavoro e dei costumi del Molise attraverso racconti e fotogrammi che hanno un immediato impatto emotivo.

 


 

www.forchecaudine.com

CAMPOBASSO - PRESENTAZIONE DEL LIBRO: "IL MOLISE E LE SUE MANI D'ORO"
Sabato 5 giugno dalle ore 10 presso l'auditorium "Angela Lamensa" dell'istituto "Igino Petrone".


Sabato 5 giugno 2010 \Primo Piano

 Anna di Nardo celebrail Molise dalle mani d’oro

L’opera pubblicata dai Maestri del Lavoro sarà presentata oggi

 


 

Presentazione del libro" Il Molise e le sue mani d'oro" di Anna di Nardo Ruffo

La Gazzetta del Molise



Per non dimenticare. Il libro ricorda le Stelle al Merito del Lavoro alla Memoria della Regione Molise, ad opera dei Maestri del Lavoro



www.unmondoditaliani.com

 

IL MOLISE E LE SUE MANI D’ORO. UN LIBRO DEI MAESTRI DEL LAVORO A CURA DI ANNA DI NARDO RUFFO PRESENTATO A CAMPOBASSO IL RICAVATO SARÀ DEVOLUTO ALL’ACCADEMIA DELLE BELLE ARTI DE L’AQUILA .


 
Federazione Maestri del Lavoro D'Italia - Ente Morale D.P.R.1625 del 14 Aprile 1956 - Consolato Regionale del Molise
Realizzazione Grafica RamoWEB