La speranza nel futuro è viva nei giovani, non rubiamogliela.

(Papa Francesco)




Il desiderio dell’iniziativa mi è sorto dentro grazie al ricordo cercato di trovare con loro le parole giuste per crescere insieme. La questione è che fino a quando si è piccoli non ci sono attenzioni che bastino. Quando ciò accade, è probabile che siano i genitori a non ascoltare loro oppure significa che non si è stabilita vera comunicazione altrimenti ci sarebbe, l’ascolto reciproco. Chiudo con un messaggio Twitter di Papa Francesco del 4 FEB 2014:

“Cari giovani, Gesù ci dà la vita, la vita in abbondanza. Vicini a Lui, avremo la gioia nel cuore, e un sorriso sulle labbra”.

Ai genitori dico: “Giocate con i vostri bambini”.

Genitori, perdete tempo con i vostri bambini, ha detto Papa Francesco.

Quando andavo a confessare, nella Diocesi,- ha raccontato a braccio- nel caso arrivava una mamma o un papà giovani io chiedevo: quanti bambini hai? Poi un’altra domanda: tu giochi con i tuoi bambini? E la risposta era sempre: come padre? “Stiamo perdendo questa scienza, di giocare con i bambini”.

Ancora grazie per questo incontro attraverso il nostro Papa Francesco.

Anna di Nardo Ruffo

 

 

Risposte di nonna Anna



Elena, al fine di ampliare la conoscenza del periodo in cui i nonni erano bambini come te, ho riportato un capitoletto estratto dal volume “Il Molise e le sue mani d’oro”, che ho pubblicato a giugno 2010. (Elena è una mia nipotina che vive ad Adria, in provincia di Rovigo.)


 

*COSTUME E SOCIETA’: CHE BELLA INVENZIONE I NONNI*

Da “Il Molise e le sue mani d’oro” di Anna di Nardo Ruffo


Quanti cambiamenti sono avvenuti, dal tempo dei nonni di cui ho parlato sul libro ad oggi!

Anche se tanti sono i cambiamenti rispetto al passato, esistono però delle cose che continuano nel tempo, che gli anziani trasmettono alle generazioni più giovani da anni ed anni.

"Un nonno mi ha raccontato che il suo papà faceva il contadino, anzi il mezzadro.
Lavorava e faticava nei campi e poi doveva dare metà del raccolto, metà delle mucche, metà delle uova, metà di tutto al proprietario. C’era anche l’obbligo, in certe occasioni, di fare dei regali al padrone, come avveniva in occasione del Natale.
La vita era dura, a differenza di oggi che abbiamo tutto e non siamo contenti di niente.
La famiglia era molto numerosa e in casa c’era lavoro per tutti: vecchi, bambini, donne e uomini. Al mattino presto gli uomini e i ragazzi grandi andavano nei campi ove il lavoro durava dall’alba alla notte".

“Un altro nonno mi ha raccontato di essere andato a scuola fino all’età di otto anni perché, mancando il denaro per l’acquisto di libri e prodotti alimentari; bisognava che anche i bambini lavorassero. Ogni classe era formata da oltre venticinque alunni ed aveva un solo maestro. Si usavano due libri: il sussidiario e il libro di lettura: due quaderni, uno a righi e uno a quadretti; si possedeva infine una sola matita. I banchi erano di legno e vi sedevano due alunni. Sul banco vi erano due buchi nei quali erano messi i calamai con l’inchiostro e la penna con il pennino che s’intingeva nell’inchiostro: a quei tempi non c’erano le penne in uso oggi.
Il nonno ha fatto di tutto: in bottega il calzolaio, in campagna l’agricoltore, in un locale il barbiere. L’occasione per lasciare i campi si presentò quando prestò il servizio militare.
Poi andò in fabbrica, dove lavorava dieci ore al giorno e prendeva quindici lire alla settimana soldi, questi, con i quali poteva comprare un chilo di pane, un litro di latte e un fiasco di vino al giorno. Per i ragazzi non c’era ancora la Coca Cola e non si vendevano i succhi di frutta, esisteva invece la azzosa ca pallucce; un signore preparava ed imbottigliava la gassosa nelle bottigliette di vetro all’interno delle quali introduceva una pallina di vetro che, poi, veniva recuperata dai ragazzi per giocare”.

Le abitazioni erano riscaldate con stufe a legna o a carbone perché mancavano i termosifoni.
D’inverno il letto era così gelato che per andare a dormire, ci si vestiva, mettendo addirittura in testa una ‘cuffia di lana’; per scaldare un po’ il letto le mamme usavano il cosiddetto “prete”, una struttura di legno in cui si appoggiava il braciere. Una volta che il letto si era un po’ intiepidito, si adoperava una bottiglia di metallo piena di acqua calda, mentre “il prete” passava nel letto di un altro membro della famiglia.
Le case dei contadini erano composte di una sola stanza occupata quasi completamente da un enorme letto più grande di un letto normale, fatto con assi di legno appoggiate su due cavalletti di ferro, con sopra un saccone imbottito di frusce del granoturco. Chi era benestante possedeva anche un materasso di lana che attenuava le turze (torso o tutolo) del granone che si conficcavano nella schiena provocando forti dolori.
I bambini prendevano il latte della mamma fino a tre, quattro anni.
Ogni mattina il lattaio distribuiva alle famiglie il latte appena munto e le mamme, per sterilizzarlo, lo facevano bollire per due volte.
I giochi all’aria aperta erano improntati al massimo risparmio ma anche a inventiva e fantasia. Questi erano per lo più i giochi: cerchio, campana, corda, nascondino, figurine, mazze e piuze, oh che bel castello, madama dorè, sega la vecchia, ze rompe la pignata, un-due-tre stella, il gioco delle cinque pietre, balì-balò, a cavalluccio, gioco con il pallone di pezza, moscacieca, battammure, il gioco delle signore, la morra, discesa con la carriola.
Questa era costruita dai ragazzi con l’aiuto di qualche adulto, trasformando  pezzi  di  legno  e  cuscinetti  in  una  rudimentale carriola. I ragazzi, percorrendo con altri concorrenti le discese più ripide, andavano giù nella strada, spensieratamente, perché il problema del traffico era inesistente, circolando poche auto.
I ragazzi avevano in quegli anni i doni preziosi della libertà e della spensieratezza.

Dice Ida di Isernia:
“Mia nonna è morta da molto tempo, quindi non ho potuto raccogliere testimonianze dirette da lei, però mio nonno mi raccontava che anche ella aveva cominciato a lavorare sin da piccola. Già a dieci anni, finita la scuola, faceva i pizzi con il tombolo. Lavorava dalle otto del mattino a mezzanotte. I pizzi che ella realizzava erano dati a un tale che li vendeva. Andava poi in campagna a raccogliere olive e uva e quando bisognava lavare i panni si recava alla fontana per lavarli a mano”.

Nicoletta invece ricorda così:
“Mio nonno diceva che sua madre lo mandava a fare la spesa nell’unico negozio di generi alimentari di Campolieto, in provincia di Campobasso in cui viveva con la sua famiglia.
Nella bottega i proprietari vendevano pane, farina, sale, biscotti, zucchero e articoli vari.
I prodotti erano venduti sfusi; venivano prima pesati e poi incartati: il sale era venduto in grani e poi pestato nel murtare (cioè il mortaio) con il pestello. Il caffè era venduto crudo: bisognava tostarlo sul fuoco adoperando il tostacaffè e poi macinarlo nel macinino.
Per pesare la merce si usava la bilancia a due piatti, mentre da chi operava nel mercato di frutta e verdura oppure dalle fruttivendole veniva usata la statela, (stadera), che aveva un solo piatto sostenuto da tre catenelle collegate ad un’asta in metallo graduata; per pesare la merce si doveva spostare un peso scorrevole sull’asta.
Data la scarsa disponibilità di soldi, si potevano acquistare solo beni di prima necessità e quando mancava il denaro perché il padre non ancora aveva ricevuto il salario, si acquistava a riebbete, facendo segnà ‘ncoppe a la lebretta di colore nero l’importo della spesa. Che vergogna provava il nonno quando il negoziante, alla richiesta di segnare, con un sospiro e un ‘va buone’ riportava la somma sulla ‘lebretta’!
Il nonno portava con sé una sacca di tela di colore scuro e due più piccole di cotone bianco che servivano per l’eventuale acquisto di pasta e riso perché i negozianti, allora, non davano né borse né sacchetti, come ora si usa, cosa che determina forme di spreco e di inquinamento”.

Molti beni e servizi che oggi sembrano naturali (come ad esempio la luce in casa, l’auto, la TV o la lavatrice) una volta non si potevano nemmeno sognare.
A proposito di corrente elettrica, non in tutti i paesi essa era diffusa, per questo nelle case si usavano lumi, candele o lanterne a petrolio che, se adoperate la sera, il mattino successivo bisognava ripulire per la fuliggine.

Narra Tonino:
"Mio nonno raccontava un po’ della sua vita e lo faceva volentieri perché amava discorrere del tempo passato."

Parlare del passato vuol dire ricordare.

Gli anziani vanno amati e rispettati per la loro saggezza e sapienza; ciò non sempre però si verifica nella nostra società, dove molte volte sono lasciati soli “negli ospizi”.


 

IL CAMINETTO

Quante risate e quante paure
la sera davanti al caminetto della piccola casa.

Dopo cena era il ritrovo della famiglia.

Dove tutti si sedevano sui banchetti per ascoltare il nonno

che raccontava fatti antichi, storie di principi, briganti e fattucchiere.

Si rideva, si giocava e si piangeva perché spesso la paura ti prendeva.

Mentre il nonno raccontava facendosi una sigaretta,

il bambino ascoltava con la bocca aperta e la nonna ad un angolo faceva la calza o il merletto.

La fava abbrustolita si schiacciava e un bicchiere di vino si gustava e

l’occhio del bambino per il sonno si abbassava.

Questo caminetto non dava solo calore,

ma per tutti era fonte d’istruzione.

Da molto tempo l’hanno accantonato,

il suo posto è stato preso dal termosifone,

dal computer e dalla televisione che non fanno parlare più il nonno con il nipote.

 

Ecco i nipoti della famiglia Ruffo


 

 

 

 

 

UN DONO DI GIOIA


1983.1995.2014. Tre date storiche per il Molise, tre date che ci ricordano le visite di un papa in una terra piccola ma dalla profonda religiosità. Per la terza volta nel giro di trent'anni la regione dal cuore verde accoglie, nel suo abbraccio caloroso, un pontefice. La patria di Celestino V, Pietro del Morrone.

Il Papa semplice e umile, vive nuovamente l'esperienza di fede più importante per il suo percorso spirituale. La visita in Molise ha riempito di gioia pura lo spirito dei fedeli e non della regione, che hanno visto accolto l'invito rivolto a Francesco, il papa della "periferia". Il Molise, terra di periferia, che nel corso degli anni ha conosciuto il fenomeno dello spopolamento causato dalle emigrazioni racconta, in parte, la stessa storia di Padre Bergoglio, figlio di migranti e oggi prossimo ai migranti di tutta la terra.

E in Pietro del Morrone, l'eremita che amava la natura e, soprattutto, la semplicità, possiamo rispecchiare la figura di questo uomo degli umili e dei semplici che, come l'eremita del Molise, lotta per il ritorno ad una chiesa degli umili, lontana dalle "corti" e dallo "sfarzo". Il cristianesimo vissuto come impegno testimoniale nella missionarietà è il tratto distintivo di questo papato che sta scuotendo una Chiesa a volte sonnacchiosa e lontana dalla "strada".

Un segno di vicinanza a chi è periferia? Di certo un messaggio che il Molise accoglierà con profondo sentimento di Fede. E' veramente un anno di grazia straordinaria, seminata con cura e con amore dal Pastore dell’Arcidiocesi di Campobasso Bojano, padre Giancarlo. Campobasso Città della Pace, della speranza, accoglierà con un calore mai visto, come nelle precedenti visite, il Pastore della cristianità.

L'annuncio della visita in Molise è echeggiato rapidamente, amplificato con gioia dai media. Un appuntamento che coinvolgerà non solo la regione ma tanti fedeli che accorreranno dalle terre vicine, in un pellegrinaggio spirituale che, ci auguriamo, troverà pronta la logistica che si deve approntare. Al di là dell'euforia del momento si tratterà di pianificare un evento "storico", che deve vedere il necessario impegno di tutti per il perfetto coordinamento della manifestazione. A livello organizzativo si tratterà di garantire servizi di logistica e di accoglienza. Dal punto di vista spirituale le diocesi continueranno il cammino di spiritualità iniziato e rinsaldato nell'anno della fede. Il 19 Marzo 1983 per la prima volta un papa, se escludiamo Celestino V, giungeva in Molise, precisamente a Termoli, per lanciare un incisivo messaggio di riscatto nel giorno dedicato ai lavoratori.

Nel 1995, sempre il 19 marzo, Giovanni Paolo II tornava in Molise per porre la prima pietra del Centro di alta Specializzazione dell'Università Cattolica per poi spostarsi al Santuario dell'Addolorata di Castelpetroso ed infine ad Agnone. Fu definito dall'allora arcivescovo Di Filippo un "triangolo della provvidenza": la Salute, la Sofferenza, il Lavoro. Papa Bergoglio giunge in Molise mentre la Cattolica vive un momento difficilissimo e il mondo del lavoro è allo stremo. Dobbiamo augurarci che questo papa scuota una situazione asfittica in cui versa una delle eccellenze molisane? Certamente il soffio della provvidenza continua a soffiare e non si cura delle tante ipocrisie dell'uomo. Mentre iniziano i preparativi per questo evento straordinario noi ci affidiamo allo Spirito che ha voluto portare nella terra molisana un altro uomo ispirato da Dio per poter offrire nuovi elementi di riflessione spirituale ma anche civile e sociale.

Se rileggiamo le riflessioni di Giovanni Paolo II in Molise vi rinveniamo profonde indicazioni spirituali che non sono state pienamente ascoltate dalle comunità.

La provvidenza offre a questo piccolo popolo una nuova occasione per rinforzarsi nella fede e nella riscoperta di valori civili a volte dimenticati. Vorrei anche sottolineare un altro intervento dello spirito.

Nel periodo estivo tornano in Molise tantissimi figli emigrati all'estero. Ci auguriamo che abbiano un posto di privilegio nella visita del Santo Padre, perché sono stati loro, con immenso sacrificio, a rendere "belle" le chiese e, anche, l'economia del Molise.

 

 

Arcidiocesi di Campobasso –Bojano

Ufficio Stampa e Informazione - Intervista a S.E. mons GianCarlo Bregantini dopo l’ufficialità della Santa Sede sulla visita di papa Francesco in Molise - 7 aprile 2014 ore 10,00

Il Papa in Molise

“L’elemento fondativo spirituale di questa visita Pastorale è quello di sentirci confermati nella Fede che è oggi l’esperienza più importante perché se c’è fede c’è speranza per il futuro e chi ha speranza investe e chi investe dà lavoro.

Quindi la fede non è un elemento ecclesiastico da tenere nelle sacrestie ma è di fatto la porta aperta per il futuro”.

Eccellenza ci illustra il senso di questa visita?

Quella del viaggio di papa Francesco in Molise non ce l’aspettavamo pur avendolo chiesto a papa Benedetto XVI e lui era già disposto. Questa decisionalità che lui ha manifestato in poche settimane ci ha sorpreso. E’ vero che noi abbiamo chiesto sin dal 2011 che il papa venisse in Molise ma possiamo dire che questa volta lui ci ha scelti e ci ha dato questa fiducia di dire “vengo a trovarvi, vengo a trovare Campobasso, vengo a trovare Isernia, vengo a trovare una regione piccola ma carica di tanta

dignità e tanta bellezza” di periferia. Ma per questo papa la periferia va al centro. Questo è il senso del suo messaggio.

È    un papa che come lui stesso dice viene dalla fine del mondo che dà attenzione al Molise. Quali possono essere i punti del suo insegnamento che i molisani possono sentire di più? Innanzitutto ravvivare il gusto e la forza della fede e la fede produce speranza e la speranza produce coraggio verso il futuro che crea lavoro e nuove realtà di lavoro.

Il futuro crea investimenti. Un’altra dimensione importante è la realtà rurale. Io credo che da qui nascerà un grande messaggio al mondo rurale per tutta l’Italia e all’Italia minore in cui sono intessute le municipalità di milioni di piccoli comuni. Per cui noi abbiamo davvero una grande attesa di questo viaggio perché non è solo il Molise che viene ma il Molise viene visto dentro un’Italia che attende il coraggio del futuro.


Due sono state le visite dei papi in Molise: quella del 1983 a Termoli e nel 1995 a Campobasso, Castelpetroso e Agnone con Giovanni Paolo II dove oltre cinquantamila persone lo accolsero. Ha già avuto modo di raccogliere l’entusiasmo della gente?

Si, c’è una grande attesa in Molise e nelle regioni confinanti e questo sarà il tema che dovremmo già affrontare perché gestire papa Bergoglio non sarà facile.

Però contemporaneamente ci dà questo grande coraggio, questa capacità di dire avremo modo di sentirci tutte le regioni accanto ed è bello perché ci fa onore sentirsi coagulati in una piccola cittadina come Campobasso. Quindi diventiamo un punto di riferimento di decine e decine di regioni accanto.

La mattina il papa sarà a Campobasso mentre il pomeriggio ad Isernia c’è qualche altro punto fermo?
No, non ancora. Grazie e arrivederci.

A cura di Ufficio Stampa

 

 

Venerdì 30 Maggio 2014                    
Monsignor Bregantini: il Papa ha intuito il valore di questa terra ed ha voluto premiarci.

Da sabato 5 aprile l'intero Molise è in fibrillazione per l'annuncio della visita di Papa Francesco nel mese di luglio.
Dopo la notizia che le riflessioni della via Crucis al Colosseo quest'anno saranno redatte da Monsignor Bregantini, che ha scelto come tema "Volto di Cristo, volto dell'uomo", un altro evento, che per i cattolici molisani e non solo, ha dello straordinario.                            
Proprio    il presule questa mattina, presso l'ufficio della Curia Arcivescovile ha ricevuto i giornalisti, pacato    e cordiale ma evidentemente emozionato. Al momento la visita papale non ha ancora un itinerario ben delineato, sicuramente toccherà il capoluogo e la seconda provincia molisana Isernia. L'attesa di poter vedere o almeno sentire la voce di Papa Francesco contribuisce  quantomeno a rinnovare una speranza, soprattutto per chi è in sofferenza.            
I tanti problemi del Molise non potranno essere risolti, ma quanto vale un messaggio di speranza, di fiducia, di coraggio nel non arrendersi?
L'Evangelii Gaudium è un'esortazione apostolica con cui Papa Francesco si rivolge a tutti per diventare evangelizzatori nel mondo attuale, il Santo Padre" allarga la Chiesa verso le periferie del mondo", parla di una Chiesa in uscita " andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi".                    
In un momento di crisi come quello attuale, dove le problematiche e le sofferenze il più delle volte allontanano e deprimono, la visita alla nostra piccola regione appare come un "piccolo" miracolo, quasi come una risposta positiva alle richieste dei fedeli.            
Monsignor Bregantini una notizia come questa ha suscitato anche per lei sicuramente molta emozione.                    

"Si la notizia ha prodotto molta emozione. La decisione è stata maturata rapidamente, Papa Francesco sapete è deciso, concreto, ha raccolto l'invito che tre anni fa feci a Papa Benedetto XVI, che fu congelato, per la precaria situazione di salute".

Questa scelta, pensiamo, si inserisce nella logica delle "chiese di periferia" di cui parla nell'Evangelii Gaudium, per Papa Francesco la periferia diventa centro ed il centro periferia. Siamo stati scelti, noi abbiamo chiesto ma il Santo Padre ha scelto noi. Io in questa scelta vedo la bellezza di tre cose: la continuità tra i due papati, il nostro invito quindi l'attesa, la decisione e la scelta di Papa Francesco.
Una visita che si preannuncia già come evento per la nostra Regione.
"Si un evento molto atteso, ci attende anche un compito importante, una organizzazione adeguata, oggi non posso dire altro, dovremmo costruire un progetto ed un programma adeguato".
Il Molise ha accolto questa notizia ed è in fibrillazione, quale è il messaggio che si racchiude dietro questo, seppur breve, viaggio.
"Intanto un messaggio di vicinanza, di empatia, un messaggio di attenzione all'Italia minore, di cui è intessuta la municipalità di molte realtà, alle zone rurali. Credo che dovremmo evidenziare l'aspetto rurale che dovrà emergere da questa visita, il mondo della gente umile e semplice (come umile e semplice si è dimostrato fin dalla sue elezione Papa Francesco ndr).
L'elemento spirituale sarà quello di sentirsi confermati nella fede, che oggi è l'esperienza più importante, se c'è la fede c'è anche la speranza per il futuro, chi ha speranza investe, chi investe da lavoro.
Non pensate alla fede come un mero elemento ecclesiastico, ma consideratela la porta aperta alla speranza, soprattutto per i giovani. Più una comunità ha fede più riesce a progettare, meno fede ha più si rassegna.
Credo che Papa Francesco ci spingerà a questo, ad avere forza, coraggio e speranza nel futuro per creare forza lavoro, ma il tutto deve nascere dalla forza intima ed interiore della forza della fede "Monsignore oggi cade anche l'anniversario della sua consacrazione vescovile, che celebrerà domani in Cattedrale, vent'anni da vescovo segnati da perseveranza ed umiltà.
"Festeggerò un anniversario importante, vent'anni come pastore, sembra lontano quel 7 aprile del 1994, con la presenza della figura dolcissima ed inaspettata del Cardinale Bassetti. Ricordo quel giorno come un giorno memorabile che riassumo con tre particolari: la nomina a vescovo, giuntami per grazia inaspettata che rappresentava per me una salita non di gradi o di meriti, ma di amore a Dio e alla mia gente. La presenza della mia famiglia, di mamma Albina, di mio fratello Piero e della moglie Margherita, che mi sono sempre stati fedelmente vicini e premurosi.
La presenza della Congregazione Stimmatina che mi ha formato, queste le mie ricchezze e il sostegno di cui avevo bisogno per abbandonarmi a questa chiamata. Ci sono amori che non invecchiano mai, quelli nutriti alla fonte della passione. Gli anni come pastore in Calabria, a Locri, hanno forgiato il mio animo, ho toccato con mano l'infinita bellezza di una terra e i drammi pungenti di un popolo che ha bisogno di essere amato e orientato. In Molise, dal 2008, faccio esperienza dell'amenità delle colline e di un popolo sano, insidiato da nuovi scogli morali. Da qui ho assunto il ruolo di "sentinella" che scruta nella notte".
Il ventennale dell'episcopato, l'annuncio della visita del Papa, la redazione delle riflessioni della Via Crucis, tre eventi importanti.
"Tre eventi che miracolosamente sono confluiti in queste giornate. Ma è un regalo non solo per me, ma per il Molise. La scelta non è su di me, ma per questa regione e per questo stile di vivere la nostra quotidianità. Papa Francesco ha intuito la nostra forza, il valore di questa terra e lo ha voluto premiare.

Dettagli Pubblicato Lunedì, 07 Aprile 2014 13:53 Scritto da Mariateresa Di Lallo



CAMPOBASSO - Lo hanno aspettato in migliaia, sono arrivati da fuori, 100 mila pellegrini a Campobasso, 70 mila a Isernia. Un molisano su quattro è andato incontro a Francesco.


Sono passati 19 anni dall'ultima visita di un Papa in Molise. Da Giovanni Paolo II, che si recò nella piccola regione due volte, nel 1983 a Termoli e nel 1995 a Campobasso e Agnone. Il capoluogo molisano stanotte è rimasto insonne, in attesa, alcuni negozi hanno aperto le saracinesche alle 5 del mattino in una città dove ci sono stati canti tutta la notte. Partito alle 7.45 dall'eliporto del Vaticano, l'elicottero dell'Aeronautica Militare che accompagna Papa Francesco è atterrato nel campus dell'Università del Molise in anticipo di dieci minuti sul programma. Ad accoglierlo l'arcivescovo di Campobasso Giancarlo Bregantini e le autorità locali.
Accompagnato da un ristretto gruppo di collaboratori - tra i quali due arcivescovi di Curia, il sostituto della Segreteria di Stato Angelo Giovanni Becciu e il prefetto della Casa Pontificia Georg Gaenswein - Francesco è salito sulla jeep aperta, senza protezione, ha toccato e salutato la folla poi ha incontrato il mondo del lavoro e dell'industria nell'Aula Magna dell'Università degli Studi del Molise. Prima di affrontare la giornata ha ripetuto ciò che mette in pratica per primo: "Il nostro Dio è Dio delle sorprese: ogni giorno ce ne fa una. Dio è così, Dio rompe gli schemi: se non rompiamo gli schemi, non andremo mai avanti. Perché Dio ci spinge a questo, a essere creativi verso il futuro".
La dignità di lavorare, non la domenica. "Bisogna conciliare i tempi del lavoro con i tempi della famiglia", ha detto il Pontefice, "è un punto critico", che "ci permette di discernere, di valutare la qualità umana del sistema economico in cui ci troviamo".
Così "la domenica libera dal lavoro - eccettuati i servizi necessari - sta ad affermare che la priorità non è all'economico, ma all'umano". "Forse è giunto il momento di domandarci se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà", ha aggiunto. Francesco ha aggiunto: "Vorrei unire la mia voce a quella di tanti lavoratori e imprenditori di questo territorio nel chiedere che possa attuarsi anche qui un 'patto per il lavoro'". Perché lavorare dà dignità. "Non avere lavoro non è solo non avere il necessario per vivere: no, noi possiamo mangiare tutti i giorni, andare alla Caritas o altre associazioni. Il problema è non portare il pane a casa, questo toglie la dignità", ha detto. "Il problema più grave non è la fame, è la dignità: dobbiamo difenderla perché ci dà il lavoro".

 

A cura della MdL Anna DI NARDO RUFFO //

Impaginazione web: MdL Antonio DE BLASIO e Serenella FUSCHI

 
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