La voglia di guardare al futuro


Ci ritroviamo tutti insieme al traguardo della 2^ frazione di una staffetta intitolata “Memoria e Riconoscenza”, proponendoci di dare voce a chi non ne ha più e che oggi vorrebbe solo rivendicare il proprio diritto alla vita.
Attraverso il ricordo dei familiari e del sopravvissuto, cercheremo di non cadere nella retorica delle celebrazioni che non fa mai scattare la molla del sentimento e del fattivo  coinvolgimento.
Su delega del Presidente Iorio, abbiamo invitato i Sindaci dei Comuni che furono coinvolti nel Progetto Marcinelle e quelli che hanno avuto quella grande perdita di Molisani nella tragedia di Monongah.
Per tutti questi Eroi del Lavoro, abbiamo richiesto la Stella al Merito del Lavoro alla memoria: per  Marcinelle ci fu il coinvolgimento della Provincia di Campobasso; per Cannavinelle e Monongah, abbiamo coinvolto il Presidente Iorio e la Giunta Regionale del Molise.
Un paese civile, anche se tardivamente, non può esimersi da onorare chi,  per procurarsi onestamente il proprio sostentamento e quello per la propria famiglia, ci ha rimesso la vita diventando Eroe del Lavoro. Sì Eroe suo malgrado, perché pronunciare parole come  “protezione per condizioni di lavoro più sicuro” sapeva spesso di bestemmia oppure era il preludio per il licenziamento sicuro.
E come fa un lavoratore a mettersi nella condizione di perdere il lavoro quando ha una giovane famiglia a cui provvedere!?... Va avanti nel lavoro e si deterge lacrime, mortificazione e sudore con il berretto di tela che fa parte dell’abbigliamento in uso, sotto la galleria del Cannavinelle.
Vi invito a meditare sulla foto di copertina della dispensa “ Una vita per il lavoro”.



Questa immagine, insieme alle altre contenute nella pubblicazione mi hanno molto emozionata e le ho paragonate a quelle di Marcinelle.
Anche in questo caso i protagonisti sono dei giovani che spavaldamente tengono una “cicca” tra le labbra.
Ritengo che abbiamo l’obbligo per i giovani di ieri che nel nostro caso si chiamavano Giuseppe, Mario, Giuseppe e Severo e che hanno il diritto ad essere ricordati e per i giovani di oggi, che hanno il diritto ad essere tutelati nel lavoro, che ci adoperiamo tutti perché, al di sopra e prima di qualsiasi considerazione debba essere evidente che l’obbligo di tutelare l’integrazione psicofisica dei lavoratori riveste carattere MORALE e costituisce pertanto, l’elemento fondamentale della cosiddetta “Etica del business”, di cui si sente parlare nei nostri giorni.
Abbiamo richiesto l’intervento dei Comuni di Sesto Campano e di Trivento con l’intestazione di una strada, di una piazza oppure di un luogo pubblico ai Caduti di Cannavinelle, perché la memoria sopravviva a noi.
Le scuole di Sesto Campano e di Trivento sono state coinvolte in ricerche riguardanti questo brutto momento di dolore della popolazione Molisana.
Fra poco, sul Gonfalone della Regione Molise, sarà appuntata la seconda Stella al Merito del Lavoro alla Memoria, dopo quella dedicata ai minatori di Marcinelle.
Mi rivolgo ai familiari dei quattro lavoratori deceduti a Cannavinelle: mi rendo conto che dopo anni di solitudine, problemi e lacrime può sembrare retorico e ben poca cosa questo riconoscimento, ma vi assicuro che in questo modo, i vostri cari, saranno ricordati per sempre.
L’aver riportato all’attenzione della popolazione molisana e italiana (perché i minatori provenivano da 7 Regioni, Molise compreso) questa triste vicenda, è di per sé importante, perché ogni infortunio, ogni volta che muore un lavoratore, è una sconfitta della Civiltà del lavoro.
Possiamo adoperare tutti i paroloni che vogliamo,fare innumerevoli incontri per parlare di sicurezza, ma la sostanza non muta.
Davanti a giovani vite falciate da lavoro senza adeguate protezioni o senza adeguato controllo dell’integrità degli stessi lavoratori, mi viene da pensare che una tragedia come quella di Cannavinelle, potrebbe avvenire benissimo nei nostri giorni.
Non si può più perdere tempo ma avviare delle reali azioni di formazione a livello di datori di lavoro e lavoratori, puntando molto in incontri sulla Cultura della Sicurezza con giovani studenti prossimi ad entrare nel mondo del lavoro: in verità potrebbe ipotizzarsi una nuova materia di studio scolastico sulle normative Europee  in materia di Sicurezza, che sia obbligatoria per tutte le scuole superiori e che sia anche materia di esami di maturità.
56 anni orsono, esattamente alle 11.30 del 25 marzo 1952, si verificò l’infortunio che oggi ricordiamo.
Ancora oggi ci si chiede del perché al di fuori di ogni norma di sicurezza, all’interno della galleria ci fossero quasi 100 chili di esplosivo in dotazione alle squadre di turno.
Una banale distrazione provocò la morte di 41minatori, e due funerali in forma solenne uno a Mignano di Montelungo, l’altro a Venafro, conclusero la breve vita terrena dei nostri quattro lavoratori.
E concludo ricordando quello che  scriveva Venanzio Vigliardi  in una corrispondenza pubblicata sul giornale Il Momento Sera del giorno 28 marzo 1952:
“Oggi la nostra Regione è ancora a lutto: la schiera dei Caduti del Lavoro si allunga ulteriormente. Il Molise sgomento, rivolge i suoi pensieri e il suo cuore a chi si è immolato per il maggiore progresso civile della Regione”.

 

Castelpetroso, 25 marzo 2008
Anna di NARDO RUFFO

 

 

 

 

 

 

CASTELPETROSO 13 NOVEMBRE 2011

GIORNO A RICORDO DELLE STELLE AL MERITO

DEL LAVORO”ALLA MEMORIA”.

 


Con la L. 29 ottobre 1965, n. 1230, venne prevista la possibilità di concedere la decorazione anche per «onorare le memoria dei lavoratori italiani, anche residenti all'estero, periti o dispersi a seguito di eventi di eccezionale gravità connessi al lavoro».
La Legge 1230 si collega alla tragedia di Mattmark avvenuta il 30 agosto 1965 nell’alta valle del Saas Fee, in Svizzera, e fu una delle più dolorose tragedie della storia del lavoro italiano che gettò, ancora una volta, nella disperazione gente emigrata che per sfuggire alla fame e alla miseria, era stata costretta ad emigrare.
Nell’evento luttuoso a perdere la vita fu anche il molisano Reginaldo PETROCELLI, di Acquaviva d’Isernia, convolato a nozze da poco tempo.
Fu un’immane tragedia che ha visto perire sotto la frana del ghiacciaio di Allalin,  sotto un odioso lenzuolo bianco, 88 operai che lavoravano alla costruzione della diga di Mattmark. Di questi lavoratori ben 56 erano italiani e provenivano da diverse regioni.
A seguito di questa triste storia di Emigrazione di cui si potranno leggere altre notizie su www.maestrilavoromolise.it, lo Stato Italiano decise di onorare le vittime del Lavoro.
Il 29 ottobre 1965 la Camera dei Deputati ed il Senato approvarono la Legge n. 1230 e, successivamente, il Presidente Saragat la promulgò.

Mattmark - Alta valle Saas Fee

 

Santuario di Castelpetroso

 

AGLI ORGANI DI STAMPA.


IL RICORDO DI COLORO CHE HANNO INCONTRATO LA MORTE, SUL POSTO DI LAVORO, CI CONDUCE AL SANTUARIO DI CASTELPETROSO IL GIORNO 13 NOVEMBRE P.V., ALLE ORE 10,30, PER PARTECIPARE ALLA SANTA MESSA COMUNITARIA IN LORO SUFFRAGIO.
RICORDEREMO I DECORATI DEL MOLISE DELLA STELLA AL MERITO DEL LAVORO ALLA MEMORIA DI MONONGAH, MARCINELLE, CANNAVINELLE E MATTMARK AI QUALI UNIREMO NELLA PREGHIERA E NEL RICORDO I MAESTRI DEL LAVORO MOLISANI CHE CI HANNO PRECEDUTI NEL CAMMINO DELLA FEDE.
RIVOLGIAMO L’INVITO AD AUTORITA’ E CITTADINI A PARTECIPARE A QUESTO MOMENTO COMUNITARIO.
IL CONSOLATO REGIONALE MAESTRI DEL LAVORO DEL MOLISE


Abbiamo ricordato le Stelle al Merito del Lavoro alla Memoria del Molise: di Monongah, Marcinelle, MattamarK e Cannavinelle. Abbiamo ascoltato la Santa Messa e recitato una preghiera per non dimenticare.
Una voce d’angelo quella di Nunzia Mascia di Santa Croce di Magliano, ha commosso i nostri animi al momento dell'Eucarestia,con il canto Panis Angelicus. Non senza qualche lacrima, forte dentro di noi il pensiero, che in ogni nostra azione, possiamo essere testimoni di Cristo,senza vergogna o falsi rispetti umani.
Piccola nota su Nunzia Mascia:
Il nostro ‘angelo’, il 31 ottobre 2002, quando il terremoto provocò la morte di 27 bimbi a San Giuliano di Puglia, causa il crollo della scuola Jovine, perse un cuginetto, Raffaele Picanza. Lei frequentava la Scuola media a Santa Croce di Magliano, era nella scuola quel giorno ma se la cavò con un grande spavento.


Il Gonfalone della Regione Molise su cui sono appuntate le decorazioni delle Stelle al Merito alla Memoria

 

 

 

 

 

Qualche annotazione sulla storia di Castelpetroso


<<Il 12 marzo 1888, la Madonna apparve ad una pastorella del luogo, Bibiana, che era accompagnata dalla cugina Serafina, due contadine di Castelpetroso, che si erano attardate per le campagne alla ricerca di due pecorelle che si erano smarrite durante la giornata. Per le due povere contadine le due pecorelle costituivano gran parte delle loro scarse risorse: il danno era grave e perciò, incuranti dell’oscurità che via via si faceva più fitta e del cattivo tempo che continuava ad imperversare, proseguivano nella loro ricerca.
Dopo molti infruttuosi tentativi non rimaneva loro che tornarsene meste e afflitte verso casa quando, a un tratto, il loro sguardo fu colpito da un vivo bagliore che attraversava la roccia. Si avvidero dell’esistenza di alcuni crepacci che fino ad allora non avevano avvertito.
Le contadine pensavano che dovesse trattarsi di qualche lampo e non diedero perciò a quel bagliore eccessivo peso. Continuarono nel loro cammino ma quel bagliore attraverso la roccia non cessava.
In quell’istante dimenticarono le pecore e prese dalla curiosità si avvicinarono alla roccia.
Più andavano avanti, più il bagliore diventava vivido. Camminavano cautamente perché avevano paura che si trattasse di briganti, ma non appena furono nei pressi del luogo da cui appariva il bagliore, rimasero sbalordite.
Una visione apparve davanti ai loro occhi: la Vergine Maria teneva tra le braccia Gesù sanguinante.
Le due contadine imboccarono subito la via più breve e giunsero, trafelate, in paese a comunicare la notizia della visione che era apparsa loro in mezzo alla montagna. Tutta Castelpetroso si interessò al racconto delle due contadine. La notizia dell’apparizione si diffuse subito in Castelpetroso e man mano in tutti i paesi e regioni vicine, provocando l’affluire di folle di pellegrini commossi, diretti alla grotta di ‘Cesa tra Santi’.
Due anni dopo, il 28 settembre 1890 fu posta la prima pietra per la costruzione di una chiesa monumentale in onore della Madonna Addolorata ed il Gesù morto. Alla cerimonia erano presenti circa trentamila fedeli. Da ogni parte, soprattutto dagli emigrati d’America, cominciarono ad affluire le prime offerte. La costruzione veniva su bella, massiccia e maestosa, ma inghiottiva una grande quantità di soldi.
Si andò avanti per un pezzo tra riprese, sospensioni e rallentamenti ma alla fine anche le difficoltà finanziarie furono superate e la costruzione giunse al termine, pur impiegando più di 80 anni.
il Santuario si poté considerare finito e quindi consacrato il 21 settembre 1975. Intanto il 6 dicembre 1973, papa Paolo VI con un suo decreto, aveva proclamato la Vergine Addolorata di Castelpetroso, celeste Patrona del Molise.
La gente cominciò ad arrivare da ogni parte, le offerte ripresero ad affluire numerose e il Santuario poté essere sistemato adeguatamente Il giorno dell’inaugurazione fu memorabile. Si racconta che un giovane cadde dall’alto della rupe senza riportare nemmeno una contusione e che una grossa pietra cadde sulla testa di un altro giovane senza arrecargli alcun danno. Seguono, intanto, diverse apparizioni fino agli anni Cinquanta.
Il 19 marzo 1995 Papa Giovanni Paolo II, fece il suo viaggio in Molise e celebrò la messa nel Piazzale antistante al Santuario. A seguire sono riportate espressioni indimenticabili che il popolo molisano porterà scolpite nel cuore e che sono riportate nel volume
“Papa Giovanni Paolo II - Il volto della speranza” pubblicato dalla Regione Molise:
[...] É per me motivo di grande gioia trovarmi proprio oggi a Castelpetroso, in questo bell’ambiente, rigido ma bello e suggestivo, in questo bel santuario dell’Addolorata, proclamata patrona del Molise dal mio venerato predecessore, il servo di Dio Paolo VI.
Qui dove novant’anni or sono venne un gruppo di pellegrini dalla lontana Cracovia, giunge ora il figlio di quella città e della terra Polacca, che per un singolare vincolo di fede e di sofferenza lega alla Madre Addolorata.
Vorrei esortare ciascuno a rimanere fedele alle tradizioni cristiane di questa terra, con quel fervore che spinse i vostri padri a contribuire generosamente all’edificazione del Santuario, offrendo anche il rame per la copertura del etto […]
[…] Carissimi fratelli e sorelle, sappiate che anche voi offrite al Signore le gioie e le fatiche quotidiane, in comunione con Cristo e per intercessione della Madre sua, qui venerata mentre presenta al Padre il Figlio immolato per la nostra salvezza. Sappiate offrire in particolare l’impegno per una profonda e fattiva unità: unità nelle parrocchie, unità particolarmente fra il clero. Mai il cuore di Maria debba addolorarsi per le divisioni dei suoi figli […].>>

Da “Il Carmelitano Scalzo Fra Immacolato Giuseppe Brienza fra Cielo e Terra”


MdL Anna di NARDO RUFFO  
Foto del Cav. MdL Luigi CALABRESE

 

 

 

 

A cura della MdL Anna di NARDO RUFFO

Impaginazione web Serenella FUSCHI e MdL Antonio DE BLASIO

 
Federazione Maestri del Lavoro D'Italia - Ente Morale D.P.R.1625 del 14 Aprile 1956 - Consolato Regionale del Molise
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