MAESTRI DEL LAVORO D'ITALIA

Consolato Regionale Maestri Lavoro Molise

Ente Morale D.P. 1625 del 14 Aprile 1956

 

 

‘Coltivare la memoria della nostra storia per capire cosa voglia dire il sacrificio.

Marcinelle 8 agosto 1956’


 

 

STELLE AL MERITO DEL LAVORO “ALLA MEMORIA”: GLI EROI DELLA NOSTRA MEMORIA

Caduti di Marcinelle 8 agosto 1956
CASCIATO Felice nato a Sant’Angelo del Pesco (IS) – Moglie tre figli
CICORA Francesco nato a San Giuliano di Puglia (CB) – Moglie e sei figli
GRANATA Francesco nato a Ferrazzano (CB) – Moglie e due figli
GRANATA Michele nato a Ferrazzano (CB) – Moglie e due figli
MOLITERNO Michele nato a Ferrazzano (CB) – Moglie e quattro figli
NARDACCHIONE Pasquale nato a San Giuliano del Sannio (CB) – Moglie e tre figlie.
PALMIERI Liberato nato a Busso (CB) - Celibe

Credo sia importante, in occasione del 60° della tragedia mineraria di Marcinelle, dedicare, ancora una volta un pensiero, una riflessione su questa vicenda amara che rappresenta una delle tante pagine tristi della storia dell’emigrazione, che è poi la nostra storia.
La storia  non solo in quanto racconto di fatti e avvenimenti lontani, ma la storia intesa come qualcosa di strettamente legata alla nostra memoria e alla nostra cultura: la cultura di una comunità, che nasce dal consolidarsi e dal tramandarsi nel tempo esperienze, racconti, eventi, valori riconosciuti come universali e condivisi.
Nell’epoca della civiltà delle immagini in cui tutto scorre ininterrottamente e si esaurisce nel frammento di pochi istanti, il flusso degli eventi scivola veloce nelle immagini di uno schermo e la scomparsa lenta dei protagonisti e dei testimoni ci può far perdere, a volte, il significato autentico degli avvenimenti, delle cause che li hanno determinati e delle conseguenze che hanno prodotto.
Riflettere sulle problematiche legate al mondo dell’emigrazione acquista ancor più valore in un momento storico in cui questo argomento è oggetto quotidianamente delle cronache dei giornali, del dibattito politico e non solo. L’incontro tra culture dovuto ai flussi migratori, seppur determinato dal bisogno e dalla speranza, ieri come oggi, di costruirsi un futuro migliore, dovrà necessariamente tradursi in occasione di arricchimento umano e culturale, oltre che economico.
Il nostro grato pensiero deve essere rivolto alle generazioni di italiani impegnati a scavare gallerie, nell’edilizia e nell’agricoltura, nei lavori pesanti e disagiati, con alloggi precari, a volte vere e proprie baracche, sottoposti a sacrifici umani, materiali e sociali e spinti all’estero dalla voglia di migliorare le proprie condizioni di vita.
Nell’anno 2000 ho iniziato ad occuparmi della vicenda di Marcinelle, rendendomi conto che il fluire del tempo non può opprimere il ricordo delle tragedie che scandiscono inesorabilmente la vita dell’uomo.
Il ricordo, è un dovere che assume un valore più grande quando è ispirato da profondi sentimenti di partecipazione al dolore altrui.
Per grandi linee ricordiamo quale fu la dinamica della ‘catastròfa’ di Marcinelle:
Ore 8.10 di una calda giornata d’agosto: è l’ 8 agosto 1956. La tragedia si abbatte sul pozzo Saint Charles del Bois du Cazier.
La gabbia, cui era stato agganciato in maniera errata un carrello pieno di materiale di scavo, battendo contro le pareti del pozzo, spezza una putrella, trancia il cavo ad alta tensione che immette energia elettrica nelle sedi di estrazione e la vicina condotta forzata dell’olio.
Come in tutte le grandi tragedie il fattore umano è stato un elemento importante: potremo chiamarlo ‘distrazione’, ‘disattenzione’, ‘mancanza di protezione per condizioni di lavoro pericoloso’. Il freddo conteggio porta questi dati:
262 minatori morti, appartenenti a 12 nazioni, di cui 136 italiani e tra questi 7 molisani.
Il più anziano dei minatori si chiamava Wilmar Germain, nato nel 1897; il più giovane, Gonet Michel era nato il 3 giugno 1942. I minatori lasciarono 406 orfani.
Nella triste ‘catastròfa’ di Marcinelle, primo attore fu il bojanese Antonio Iannetta che era l’incaricato della manovra e che, purtroppo, non riuscì ad evitare la sventura.
Fu l’inferno: il fuoco ed il fumo furono il campanello d’allarme a tutto il paese che corse attonito e sbigottito alla ‘mina’, quando i primi soccorritori già giunti sul posto, trovavano una situazione inimmaginabile cercando di raggiungere la galleria più bassa, posta a 1035 metri di quota.
Solo dopo quattro lunghi giorni fu possibile raggiungere il livello 907.
I parenti e la gente accorsa da più parti, aggrappati al cancello del Bois du Cazier attendevano muti qualche parola di speranza. Con il passare dei giorni la speranza farà posto alla disperazione e soltanto il 17 dicembre la mina matrigna restituirà le ultime quattro vittime.
Iniziò il processo per accertare i colpevoli ed il 1 ottobre 1959 il Tribunale di Charleroi emise il verdetto di assoluzione per gli amministratori e i direttori della miniera.
L’11 febbraio scorso Antonio Iannetta è morto a 88 anni a Toronto in Canada, dove si era trasferito: con lui sono spariti i segreti di Marcinelle. Avrebbe potuto ricordare come andarono esattamente le cose, ma sparì pochi mesi dopo l’incidente e solo nel 1976 fu ritrovato ed intervistato da un giornalista belga ma, poco si capiva dal suo racconto, fatto in un incredibile dialetto intervallato da scoppi di pianto irrefrenabili.
E’ giusto evidenziare che Iannetta nel corso del processo aveva cambiato sette volte la sua versione dei fatti.
Come già detto, nell’anno 2000 con il Consolato Regionale Maestri del Lavoro, inizio ad occuparmi del PROGETTO MARCINELLE ed a fare  ricerche sui familiari dei poveri minatori deceduti.
Nel mio cuore quelli che ho incontrato e conosciuto occupano un grande spazio; questi incontri hanno scavato la mia coscienza e mentre scorrono le immagini di muta comprensione, rivedo le lacrime di Lina Nardacchione, una delle vedove, che ha messo a nudo la sua anima rappresentando il dolore del ricordo e piangendo per un’ora intera.   
Rivedo Carmelina Granata, che a distanza di tanti anni piange ancora il suo uomo ricordando che il suo corpo fu il primo ad essere riportato alla luce.
Segnati dalla tragica vicenda, gli orfani del ’56, uomini e donne cresciuti in fretta, come Armando Casciato che, per sopravvivere, andò a Napoli a 12 anni  per lavorare come lavapiatti.
La sorpresa di questa tragedia fu una lettera di Michele Cicora, dal quale appresi che il corpo del padre non era stato ritrovato: attualmente nel cimitero del Bois du Cazier una lastra di pietra grigia lo ricorda, come altri poveri minatori, con su scritto ‘INCONNUE’. Michele che vive a Londra e non ha conosciuto il padre, periodicamente si reca a Marcinelle per interrogare persone anziane che possano averlo conosciuto e ricevere notizie su di lui.

 

LA MINIERA DI MARCINELLE PATRIMONIO MONDIALE DELL’ UMANITA’

L'Unesco ha dichiarato la miniera di Marcinelle patrimonio dell'umanità
"Il riconoscimento dell'Unesco segnala un luogo storico dell'emigrazione italiana e come la cultura è anche il frutto del lavoro e delle fatiche umane,che hanno segnato profondamente la storia della mobilità umana". E' quanto afferma mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, a commento della notizia che la miniera di Marcinelle è stata dichiarata patrimonio dell' umanità da parte dell'Unesco. "Marcinelle - ha aggiunto mons. Perego – è un luogo culturale che educa alla sicurezza sul lavoro, ma anche a come il lavoro sia un diritto fondamentale".

Marcinelle – Sant’Angelo del Pesco 8 agosto 2016 ore 8,10
Oggi, come ogni anno a quest’ora, Mariae Mater Orphanorum, la campana fusa dalla Fonderia Marinelli di Agnone avrà ormai già dato 262 rintocchi seguiti dal nome e cognome dei minatori deceduti l’8 agosto 1956. Siamo nello spirito tutti presenti per ricordare e dire, così come suggerisce la poetessa Alda Merini:
“Così sei morto senza parola, perché non volevi dirci addio”.

 

MdL Anna di Nardo Ruffo – Sant’Angelo del Pesco 8 agosto 2016

 

 

Lavoro eseguito dall'Artista Elena Petrocco

L'immagine eseguita dall'artista Elena Petrocco, è rappresentata da un velo invisibile che copre la figura di una madre dolente che protegge il figlio. Infatti entrambi sono rimasti privi di un grande affetto. La rosa bianca, in questo caso, simboleggia il raccoglimento del dolore, silenzioso e forte, a ricordare i caduti di Marcinelle.

 

 


 

 

Giornale Sentire - Pagine di storia: la tragedia di Marcinelle

Il lavoro che uccide - 8 agosto 2011: il 55° anniversario della tragedia di Marcinelle

L'8 agosto 1956 alle ore 8:10, nella miniera di Marcinelle, un errore umano causava un disastro di dimensioni drammatiche: 262 morti di 12 nazionalità diverse, tra cui 136 italiani, provenienti da ben 13 regioni, in massima parte abruzzesi (60). Uno dei caduti proveniva dal Trentino.

 

Pagine di storia: la tragedia di Marcinelle

Il ricordo di quella tragedia è affidato, dal 2002, grazie al dono della Federazione Maestri del Lavoro d'Italia - Consolato del Molise, su iniziativa personale del Console regionale Anna di Nardo Ruffo e del marito ing. Giuseppe Ruffo, alla Campana del Lavoro, Maria Mater Orphanorum, i cui rintocchi (262) accompagneranno la riflessione e i ricordi di tutti i presenti al Bois du Cazier.
L'8 agosto 2009 a Marcinelle, Belgio, è stato celebrato anche il gemellaggio tra la Campana dei Caduti Maria Dolens e la Campana del Lavoro Maria Mater Orphanorum. Queste "due Campane gemelle per la Pace", come le abbiamo definite allora, vedono il loro legame rafforzarsi ulteriormente, nella ricorrenza del 55° anniversario di una delle più terribili catastrofi minerarie del 900.

Dal 2009 Maria Mater Orphanorum non è più sola nella sua missione, legata da un vincolo di fratellanza e impegno comune a Maria Dolens, la Campana dei Caduti, ideata e voluta da don Antonio Rossaro in ricordo di chi ha perso la vita in guerra e come monito a non ripetere gli errori del passato, per un futuro di pace.
La Fondazione Opera Campana dei Caduti, ha ricordato sabato 6 Agosto 2011  con una cerimonia alla quale erano presenti: il direttore del museo Bois du Cazier, dott. Jean Louis Delaet; il Presidente dell'Associazione Trentini nel Mondo, Alberto Tafner; il Segretario Questore dell' Ufficio di Presidenza del Consiglio provinciale; dott. Pino Morandini; il Consultore per l'Europa Occidentale della Provincia Autonoma di Trento, sig. Giuseppe Filippi e alcuni sindaci dei comuni da cui provenivano i minatori caduti nella tragedia dell' 8 agosto 1956.
Per l'occasione è stata allestita presso la sede della Fondazione Opera Campana dei Caduti la mostra Fotografica: "Marcinelle 1956. Il Passato, Presente per il Futuro".



 

MARCINELLE 1956/2006


PER NON DIMENTICARE

 

Una delegazione dei Maestri del Lavoro in visita a Marcinelle


Ancora una volta Marcinelle è nei nostri pensieri, ancora una volta Marcinelle come una sirena ci attrae e non possiamo sottrarci al suo richiamo.
Dopo 50 anni è ancora vivissimo in noi il ricordo dei 136 lavoratori italiani e degli altri minatori che perirono in questa triste vicenda.
Non li abbiamo dimenticati: essi, che sono diventati il simbolo del contributo dato da migliaia di italiani al progresso economico e sociale dei paesi che li hanno ospitati, fanno parte di diritto della nostra Associazione.
Il nostro Past Presidente Arisio nella presentazione del libro “La cloche de Marcinelle – note di fratellanza” di Giuseppe Ruffo, scrive: “…così, oggi, l’angoscia sovrasta ogni altro sentimento, lasciandoci un groppo in gola e sul palato l’acre sapore di antracite, ultimo, amaro tributo di quegli Umili Martiri, finalmente elevati al rango di Maestri del Lavoro”.
Nell’anno 2000, a seguito delle difficoltà incontrate per ottenere la delibera da parte della Provincia di Campobasso per l’ottenimento della Stella al merito della memoria, cercai… sostegno morale dall’amico Mario Burri, Console regionale dell’Abruzzo, che per primo nell’anno 1996 si era occupato di Marcinelle e che il 12/07/2000 mi scriveva: “Come ho fatto io, anche tu potresti far direttamente deliberare la proposta dall’Amministrazione Provinciale… La mia idea è semplice ma richiede da parte tua “l’accettazione” di sacrificio ed anche fastidi. La “grinta” non ti manca e di volontà di fare ne hai in avanzo…”.
E con la mia accettazione ad occuparmi di Marcinelle è nato questo feeling particolare per questa vicenda, per questi testimoni che hanno vissuto sulla loro pelle questa enorme tragedia.
La “conoscenza” ha arricchito umanamente non solo me, ma tutti quelli che hanno avuto modo di occuparsene: abbiamo tutti pianto per quell’assurda sciagura ascoltando quasi in confessionale, le testimonianze dei ricordi e del dolore mai sopito di quegli innocenti orfani e di quelle indomite vedove.
E come si fa a rimanere indifferente al racconto degli ex minatori e dei loro familiari, che per evitare che il Bois du Cazier divenisse un grosso centro commerciale, in ogni modo hanno contrastato ed ostacolato questa intenzione raccogliendo migliaia di firme per lasciare al suo posto “la mina”?!
Il 9 marzo del 2002, presentammo a Marcinelle, al Direttore del Bois du Cazier, il Progetto per la fusione della Campana Mariae Mater Orphanorum. Il 31 marzo il Console Generale d’Italia di Charleroi, ci informava che nel Consiglio di Amministrazione del Bois du Cazier si era parlato della campana donata su nostra iniziativa e delle Regioni italiane coinvolte nella tragedia che “sarà solennemente inaugurata l’8 agosto p.c. alla presenza di Autorità locali e italiane e i cui rintocchi onoreranno le 262 vittime”.
Ed ora: per non dimenticare Marcinelle ancora una volta 8 agosto!
Questa volta sono passati 50 anni: un anniversario di tutto rispetto! Per non dimenticare desideriamo testimoniare la nostra partecipazione, quella della Regione Molise e l’affettuoso solidale pensiero dei Maestri del Lavoro, offrendo uno spaccato musicale del gruppo Eclettica Pagus.
Auspichiamo che le melodie dei musicisti molisani, così come è avvenuto con i rintocchi della nostra campana, riusciranno a mantenere desti nel tempo i ricordi del dramma dell’8 agosto 1956 che tanto ha segnato le popolazioni belghe ed italiane e concludo ancora una volta con “La cloche de Marcinelle”, con un pensiero dell’amico Leo Leone: “… qualora dovessimo abbandonarci all’oblio di loro, saremo comunque costretti, dai rintocchi, a domandarci ancora: Per chi suona la campana?
Essa, in risposta, ci potrà riproporre le parole di Jon Donne del romanzo di Hemingway: …ogni morte di un uomo mi diminuisce perché io partecipo dell’umanità: e così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te…

 

Gruppo Eclettica Pagus

Clicca sull'immagine per sentire il brano "Les corons de Pierre Bachelet"

 


60°Anniversario accordi Italia – Belgio

 

Per ricordare i 60 anni della presenza italiana in Belgio abbiamo voluto testimoniare la forte partecipazione all’evento con il solidale contributo e con la presenza della Regione Molise.
Erano presenti gli assessori regionali De Matteis e Picciano, il Dott. Onorato, il vice Presidente Onorario della Federmaestri Renzo Preda, un nutrito gruppo di Maestri del Lavoro italiani e rappresentanti delle associazioni COMEF e FEAM con il Presidente Saverio Iacobucci che ha collaborato sul posto per la riuscita della manifestazione.
Ambasciatori dell’arte molisana il gruppo Eclettica Pagus di Piero Ricci, da noi scelto perché interpretasse al meglio i nostri sentimenti.
Il giorno 7 agosto 2006 alle ore 19.30 presso la sala “Adamo” del Carré del Bois du Luc di La Louvière si sono esibiti in uno splendido concerto eseguendo tra gli altri brani, per la prima volta, “Les corons” (dedicata ai minatori, da Pierre Bachelet).

Clicca sull'immagine per sentire il brano "Les corons de Pierre Bachelet"


L’emozione è stata grande, ci ha letteralmente travolti; lo stesso Piero Ricci ha confessato: “Chiudi gli occhi e suoni, le tue dita rincorrono i tasti che fieri raccontano una parte solenne di storia… e senti la gente commossa che accarezza le tue note.
Non sei solo un artista in armonia con il mondo, ma il protagonista di una storia passata, presente e futura”.
Il concerto è stato preceduto da un cordialissimo ricevimento nella sala “Des Mariages” dell’Hotel de Ville di La Louvière.

 

 

 

 

 

 


Dai ricordi che ho sempre nel cuore:

TESTIMONIANZE

 

 

MARIO  SALLUSTIO:  MORIRE DI MINIERA

 



Mario conosceva la vita durissima del lavoro in miniera e portava con sé le tracce visibili che quel lavoro aveva lasciato sul suo corpo.
Apparteneva a quella grande fascia d’italiani, molti dei quali molisani, che purtroppo avevano vissuto il dramma dell’ emigrazione,a cui De Gasperi nel dopoguerra aveva dato il triste titolo “L’avvenire dell’Italia è all’estero".
Purtroppo il lavoro in miniera porta con sé il fardello della SILICOSI e già nel 1953 'Il Secolo d’Italia’ aveva attirato l’attenzione su questa calamità e sulla necessità di misure di prevenzione di questa malattia, in considerazione che dalle indagini era emerso che ogni anno erano circa seicento i minatori morti per questa causa.
Bisognerà attendere il primo gennaio 1964 per l’entrata in vigore della Legge che riconoscerà la silicosi come malattia professionale.
Doverosa questa premessa prima di presentare Mario, una persona gentile, serena, dal sorriso pronto e accattivante, che ha vissuto la sua vita con due amori entrambi inizianti con la lettera M: MOLISE e MINA (miniera). A Roccavivara, suo paese d’origine, aveva creato una MINA in miniatura, ricca di molti particolari. Era particolarmente orgoglioso di mostrarla e illustrare come si svolgeva il suo amato- odiato lavoro, felice se i visitatori erano giovani studenti ai quali con semplicità parlava anche della silicosi che aveva minato il suo corpo.
Ci eravamo conosciuti l’8 agosto 2002 a Marcinelle, quando un ‘pezzo forte’ del cuore e del lavoro molisano è stato posto nel Bois du Cazier, a ricordo e in onore dei 256 minatori, di cui 136 italiani e 7 molisani che persero la vita nella sciagura mineraria di Marcinelle dell’8 agosto 1956. Mariae Mater Orphanorum é il nome dato alla bella campana, fusa dalla Fonderia Marinelli per il Progetto Marcinelle ideata e realizzata da Giuseppe Ruffo e dal Consolato Regionale dei Maestri del Lavoro del Molise. La nostra bella campana da  nove anni con i suoi rintocchi ricorda ogni 8 agosto i minatori deceduti.
Da allora, ogni anno, Mario Sallustio unitamente ad Antonio Di Nunzio, altro minatore molisano, in occasione della manifestazione che in parallelo con Marcinelle si svolge nel Molise, è stato sempre presente per dare la sua testimonianza e ‘PER NON DIMENTICARE’.
Ci eravamo incontrati il 3 luglio 2010 a Roccavivara in occasione della presentazione del libro ‘Il Molise e le sue mani d’oro’; avevo ipotizzato un appuntamento in Belgio in occasione della Festa di Santa Barbara (protettrice dei minatori), salute permettendo: mi aveva guardato con un sorriso appena abbozzato, mormorando a mezza voce ‘speriamo’.
Si è spento giorno 14 ottobre, mentre i minatori cileni tornavano in superficie, allegri e vocianti.
Tanti gli amici che mi hanno contattata per darmi la notizia del suo decesso. Desidero condividere con i suoi familiari, i suoi numerosi amici e con chi leggerà questo scritto, una testimonianza che Mario mi aveva inviato il 20 ottobre 2002:


MEMORIA DI UN MINATORE
<< Questo giovanotto che  aveva gioia di vivere e salute, laggiù in fondo alla miniera sono stato condannato/ Minatore  costantemente in pericolo/ laggiù dove il sole é la luce della lampada al collo/ che non posso mai lasciare/ perché mi debbo trascinare con i gomiti e le ginocchia./ Un vero inferno./ Questo giovane, che sperava nella vita lo hai reso silicotico./ Questo giovanotto coraggioso e contento della vita/ tu miniera mi hai preso e derubato del mio respiro./ Senza il tuo rimorso tu, crudele miniera senza cuore,/ assetata del sangue degli umili,/ hai avuto il coraggio, con un attimo di secondo,/ di macellare gente bagnata con il sudore della propria fronte./ Tu crudele miniera, costantemente presente come un incubo,/ mi hai reso silicotico, condannandomi a una morte prematura.  Mario Sallustio
Questo era Mario Sallustio: uomo sereno, gentile, dal sorriso accattivante, quasi un uomo ‘d’altri tempi’. Ricordiamolo così, con affetto.

Campobasso 16 ottobre 2010

 

 

Testimonianza di Mary Cicora nipote di Francesco, minatore morto a Marcinelle l’8 agosto 1956.

Il corpo non è stato mai trovato.
La lettera è stata letta l’8 agosto 2006 a Ferrazzano nel corso della manifestazione.

L’otto agosto 1956 il Bois du Cazier esplose, immolando a martiri del lavoro 262 uomini che col loro sudore, con la loro fatica speravano di dare un’esistenza migliore alle loro famiglie e al loro Paese.
Il sacrificio da essi compiuto ha prodotto dolore e frustrazione alle persone che erano le loro famiglie, che avevano nei cuori la speranza per un domani migliore.
E’ stato tutto sepolto da un fatale errore umano, che ha spezzato la quotidianità di tutti coloro che vivevano di quel sogno di rivalsa nei confronti di una miseria che era propria di quei tempi.
Mio nonno Francesco, per tutti Ciccillo, era uno di quei 262 lavoratori. Quel giorno non doveva lavorare; il destino ha voluto che egli cambiasse il suo turno con un altro padre di famiglia che fu risparmiato dalla furia della tragedia.
Mio nonno lasciò la moglie e sette figli che dovettero andare avanti senza la sua forza e senza la sua personalità di uomo di fatica e di principi.
Non è Ciccillo, solo un eroe immolato a martire. EGLI ERA PRINCIPALMENTE UN UOMO CHE PER AMORE DELLA SUA FAMIGLIA, COSI’ COME TANTI ALTRI, AVEVA DECISO DI INTRAPRENDERE UNA PROFESSIONE RISCHIOSA, PERCHE’ COSTRETTO DALLE CONDIZIONI DI VITA CHE C’ERANO NEL NOSTRO PAESE.
IL RICONOSCIMENTO DI SI’ TALE MARTIRIO E’ AVVENUTO TARDI, COSI’ COME SPESSO SUCCEDE NELLA NOSTRA SOCIETA’. I suoi famigliari e quelli di tutte le altre vittime hanno avuto la triste sorte di vivere senza un figlio, un marito, un padre, un fratello, un amico…per sempre.
Tutti i riconoscimenti e le commemorazioni non avranno mai un loro fine se non si comprenderanno le ragioni di una tragedia così efferata.
Tutte le persone che hanno conosciuto mio nonno mi hanno sempre parlato di lui come di una persona cara, integerrima e leale. Chissà, forse non era proprio così. Quando si pensa ad una morte così violenta si è portati ad essere più misericordiosi. Né lui, né gli altri hanno bisogno di ciò. Ciccillo assieme ad altri 261 uomini ha semplicemente voluto testimoniare il suo amore per la famiglia e il desiderio di riscatto nei confronti di una vita che offriva ben poco. IL RICORDO è IMPORTANTE, perché ci permette di non dimenticare, perché ci impone lezioni che il nostro stile di vita spesso nasconde e trasforma ai nostri occhi.
Il suo martirio è ben impresso nella mia mente. Ne sono testimonianza gli occhi di mio padre e dei miei zii, che hanno dovuto fare i conti con una vita spietata, che hanno dovuto raccattare i cocci di una privazione così importante. Non sempre si riesce a trarre insegnamenti solidi da certi avvenimenti. Io credo di averne trovato uno.
Ha a che fare con la voglia di vedere sorridere il mio prossimo, senza arrecar danno con le mie azioni.
Ha a che fare con la voglia di lealtà e con il riconoscimento dei propri limiti, senza l’arroganza della meschinità. Perché quando si è spettatori della morte altrui, si è spettatori di quella che potrebbe essere la nostra morte. Ma non possiamo far niente per neutralizzarla, se non rielaborarla e far sì che quegli uomini non siano morti invano.
Io porto sempre mio nonno dentro di me, è come l’acqua per gli assetati, ridona la vita e spinge ad andare avanti in questo mondo dove bisogna sempre lottare per amore di ciò che si ama; per sentirsi vivi anche per loro, che un fatale errore umano ci ha portato via.
Mary Cicora nipote di un nonno mai conosciuto, ma sempre amato.

 

 

MAMMA MEA AIUTAME TU

Lascio alla vostra riflessione le parole che pronunciò nei suoi ultimi momenti di vita. Allorché si sforzava ancora a sedersi in una poltrona esclamò, con un tono seccato e in un francese perfetto “ io vorrei sapere perché in questa casa tutti si ostinano a parlarmi in italiano “.Mia figlia ed io rispondemmo: perché siamo italiani”! Mia madre mi guardò a lungo intensamente con negli occhi una forma di autorità che non aveva mai usato con me, un’autorità che non ammetteva discussioni, poi disse ancora in francese “ no, tu no! Tu sei nata qui, sei belga, devi parlare francese”. Due giorni dopo al momento di entrare in coma essa sospirò le ultimissime parole in un dialetto che squarciava il cuore “ mamma mea aiutame tu “.Dunque per due volte al momento di separarsi da noi, mia madre ha negato la mia appartenenza all’Italia. Questo suo testamento orale mi ha confrontata all’obbligo di ripensare me stessa, di rivalutare le mie scelte, di pormi altre domande, di cercare nuove informazioni su quanto è realmente accaduto agli emigranti, su come hanno vissuto questa lontananza dalla loro terra natia e soprattutto dai loro familiari. Chi era veramente Carmela? Quali ambizioni nutriva nel fondo del cuore? A quali sentimenti, valori, esigenze si è lei riferita nell’educazione che ci dava e nei principi che applicava a se stessa? Vale la pena continuare ad interessarsi all’Italia al Molise? Che cosa ne ricaverò? Perché continuare l’Associazionismo? A quale bisogno risponde questa attività? Ne hanno bisogno gli altri molisani? Non sarebbe meglio conservare la mia energia per dedicarla alla mia vita di “Belga”? Man mano sembra che io viva due vite e che dunque vivo a metà non avendo tempo per viverle ciascuna pienamente. Due culture, due linguaggi, due patrie, due famiglie, due identità riunite in una sola mente ma separate simbolicamente dalle Alpi il cui passaggio spezzò il cuore di mia madre. Sì, dalle ultime parole ho capito che il cuore di Carmela si era spezzato e che al momento di morire lei rimetteva in ordine i suoi pensieri e lo voleva anche per i miei.  Malgrado l’amore appassionato che ci aveva dato, malgrado tutti i successi dei figli e nipoti, Mamma ha chiamato la sua Mamma in dialetto, si è affidata alla lingua della sua infanzia per passare nell’altro mondo. Quando io morirò mi affiderò a lei in francese. Questa differenza è incancellabile e rende la mia partecipazione critica e fragile. Esprimermi in italiano come lo farei in francese mi è impossibile. Non solo non l’ho studiato ma in più non ne possiedo le referenze letterarie o storiche, non ne conosco le sfumature, non sono stata bagnata dai mille eventi dei paesi, raccontati dai vicini, non ho sperimentato un quotidiano banale, quello della spesa, degli uffici, della scuola, degli esami, per tale o tale sindaco o legge … La memoria di cui dispongo è limitata a quello che sapevano i miei genitori, Carmela e Giovanni. La mia cultura italiana è una tragedia! La mia identità molisana e italiana è una truffa, una forma di orgoglio che copre un immenso vuoto, quello creato dall’assenza di radici coerenti. Da piccola andavo a piangere vicino a mamma perché i piccoli belgi mi gridavano “brutta macaroni ritorna nel tuo paese”! Chiedevo “dov’è il mio paese”? E lei rispondeva “ Per te è qui ma per noi è lontano, là dove sono nata, là dove c’è la mia mamma e quella del tuo papà” “Andiamocene” “non è possibile”. Identità truffata, radici spezzate, cultura di terza zona basata su ricordi soggettivi, parziali, di persone non ancora mature per cui l’allontanamento rappresentava qualche volta un’ultima rivolta contro i genitori, una forma apparentemente civile di opposizione sociale, una perdita dell’esercizio dei diritti civili, un sentimento di tradimento e di impotenza e una profonda de valorizzazione legata all’abbandono nel quale li lasciava la Madre Patria: Aspra sarà anche la mia presenza. Porto in me la giusta protesta delle famiglie molisane che vivono fuori, di coloro che non sono “né carne né pesce”, di quelli che ancora oggi nell’Europa comunitaria sono costretti a munirsi di un passaporto per recarsi nel paese dove sono nati! Cittadini di seconda zona in Belgio dove non votano perché legalmente non contano. Devo intervenire sul macrotema della famiglia e della stampa scritta al servizio dei molisani nel mondo. Parlare della famiglia emigrata richiede che studiosi si pongano un doppio problema: come hanno vissuto le famiglie espatriate, quali ambizioni hanno realizzato, quale esperienza hanno fatto dalla lontananza dei loro cari, all’integrazione di una cultura straniera, ai rapporti con quelli rimasti nel proprio paese? Il secondo problema riguarda l’atteggiamento di … quelli rimasti nel paese nei confronti delle famiglie che sono state costrette ad espatriare. Dico che se è vero che le nostre radici sono incoerenti è anche vero che a quelli che sono rimasti è successo qualcosa: fratelli e sorelle, cugini lontani chi sono? Amici o nemici? Il mio Altro o un altro qualsiasi? Uno che riconosco o uno che è troppo differente da me? Ditemi di che cosa sarà fatta la memoria dei nostri figli? Quali saranno i fatti considerati e quale interpretazione sarà loro data? Ditemi se ritenete giusto che lo Stato affidi a persone benevoli la gestione dei concittadini all’estero o che l’associazionismo a mantenere bene o male il legame degli espatriati con la loro terra e i loro costumi?

E’ giusto che uno Stato lasci migliaia di concittadini nell’ignoranza della propria lingua, della propria storia? E’ giusto che io tornando in Belgio non possa trasmettere a tutti i molisani le informazioni raccolte perché non dispongo di mezzi adatti?
Devo accontentarmi del passa-parola?

Dicembre 2007, Huy Belgio

Mariejanne CATERINA
Dedico questo intervento a Carmela, la mia adorata mamma, che riposa per sempre in terra straniera.

 


 


 

Messaggio del MdL Alessandro Lega, Console dei Mdl all'estero

 

 

 

 

 

 

 

 

Marcinelle, a sessant’anni dalla tragedia la fiammella del ricordo è ancora viva.

Grande commozione alla cerimonia di Sant’Angelo del Pesco.

 

A Marcinelle, la mattina dell’8 agosto 1956, nella miniera di carbone Bois du Cazier in Belgio morì anche Felice Casciato di Sant’Angelo del Pesco. Uno dei sette minatori molisani e delle 262 persone che persero la vita a causa dell’incendio. Ieri, in occasione del 60esimo anniversario “Della giornata delle vittime e degli invalidi del lavoro in Italia e all’estero”, l’amministrazione comunale di Sant’Angelo del Pesco, guidata da Nunzia Nucci, e l’associazione turistica Pro loco di Sant’Angelo del Pesco, per continuare a tenere viva la fiamma del ricordo, hanno organizzato una cerimonia ufficiale a cui hanno preso parte rappresentanti istituzionale, militari e religiosi.

Presenti anche il Presidente della Regione Paolo Frattura, i consiglieri regionali Michele Pietraroia e Nico Ioffredi, il Presidente della Provincia di Isernia Lorenzo Coia ed altri amministratori comunali. Non è mancato il Prefetto di Isernia, Fernando Guida. E’ stato ricordato come ai sette minatori molisani morti durante la tragedia di Marcinelle, nel 2001, sia stata conferita la “Stella al merito del lavoro alla memoria”.
Dopo la celebrazione della Santa Messa presso la Chiesa della Madonna del Carmine con il vescovo della diocesi di Trivento Domenico Scotti, e la deposizione di una corona, si sono susseguiti gli interventi dei relatori sul tema: ”Espressione di rispetto per i minatori deceduti”, ai quali ha fatto seguito la lettura di brani e documenti storici.
Oltre a Felice Casciato di Sant’Angelo del Pesco, sono stati ricordati Francesco Cicora di San Giuliano di Puglia, Francesco Granata Michele Granata e Michele Moliterno di Ferrazzano, Pasquale Nardacchione di San Giuliano del Sannio e Liberato Palmieri di Busso. Presenti alla cerimonia anche il console regionale dei Maestri del lavoro Pina Petta e il console onorario dei Maestri del Lavoro Anna Ruffo.

A.Z.


 

 

Intervento di Carlo Di Biase

 



Buongiorno e benvenuti a tutti.
Siamo lieti di ospitare, oggi, questo evento che onora la memoria dei caduti della tragedia mineraria di Marcinelle che, come tutti sapete , mercoledì 08 agosto 1956, alle ore 8:10, provocò la morte di 262 minatori di dodici nazionalità diverse. 136 erano gli Italiani, compresi 60 abruzzesi e 7 molisani che lasciarono 6 vedove     e venti    orfani.
Tra le vittime c'era anche il santangiolese Felice Casciato.
Incontri, come quello odierno, hanno lo scopo, non solo di raccontare un evento storico, ma di risvegliare e perpetuarne la memoria, perché gli errori che lo hanno provocato non debbano più verificarsi.
Tutti sappiamo che il passato si intreccia con il presente ed oggi, come allora, incidenti minerari di carbone si verificano ancora , vuoi per fatalità, ma soprattutto per lo scarso investimento nelle misure di sicurezza da parte delle imprese di estrazione, che, per mantenere prezzi concorrenziali, risparmiano a scapito di vite umane.
E questo è un problema trasversale, che si verifica in ogni ambito lavorativo e che trova, ahimè, riscontro nel grande numero di morti sul lavoro, le cosiddetti morti bianche, con cui annualmente ci confrontiamo.
Come noi ricordiamo, dipende da come percepiamo gli eventi e dalle ripercussioni che hanno su ognuno di noi. In un paese come Sant'Angelo del Pesco che ha pagato un alto tributo, in termini di risorse umane all'emigrazione, dove ogni cittadino è emigrante, figlio e figlio di figlio di emigrante, dove si conosce il sacrificio di chi ha dovuto lasciare la propria terra e i propri affetti in cerca di un lavoro la sensibilità a certi argomenti è molto alta.
Per noi riportare alla memoria è un onore e oltremodo un dovere, perché anche oggi, come allora, si emigra alla ricerca di quel lavoro, che dia la necessaria dignità per sopravvivere.
Il lavoro apre alla vita e ne permette la realizzazione.
Ricordare è vitale perché mai più il proprio sogno diventi trappola dì morte.

 

MARCINELLE di Carlo Di Biase

Belgi, polacchi, tedeschi, italiani,
gente che sfida, ogni giorno, la morte,
che, col carbone, riscatta il domani,
che non s’arrende di fronte alla sorte.
La roccia cede al fremente martello,
sudano, i volti, nel loro soffrire,
l’uomo ch’è accanto è sempre un fratello
e un gesto basta per farsi capire.
Un italiano, durante il riposo,
mostra, agli amici, una foto sgualcita,
dice: “ E’ bravo, ne sono orgoglioso,
non amo niente di più nella vita.
E’ il mio ragazzo, l’ho fatto studiare,
manca la tesi, è quasi dottore,
ha già deciso che andrà a lavorare,
dove c’è guerra e si sparge dolore.”
In quel momento, un tremendo boato,
gela gli sguardi e sparge paura,
è il grisou, il sovrano spietato,
che non risparmia nessuna creatura.
Crollano i tetti, si sbarra l’uscita,
il montacarichi è senza corrente,
la fiamma corre che pare impazzita,
nella miniera è una strage di gente.
Sul volto aveva un amaro sorriso,
stringeva, in pugno, la fotografia,
ora la mostra nel suo paradiso …
dove, l’onore, diventa poesia.


 

 

 

Messaggio di Sua Eccellenza Fernando Guida, Prefetto di Isernia

Vorrei rivolgere anzitutto un cordiale saluto a tutti i cittadini di Sant'Angelo del Pesco, alle Autorità religiose, civili e militari, ed un ringraziamento particolare ai Sindaco ed all'Associazione Turistica Proloco ed al Consolato Regionale Maestri del Lavoro per il gradito invito.

A nome del Governo che rappresento e mio personale esprimo sentimenti di vicinanza ai familiari delle vittime e a tutti i partecipanti alle cerimonie che nelle città di origine commemorano oggi il sacrificio dei 262 lavoratori che persero la vita a Marcinelle, tra i quali 136 connazionali.

Al dolore di allora si unì la rabbia per ciò che poteva essere fatto e non fu fatto per evitare una delle più drammatiche sciagure sul lavoro. Una delle più drammatiche ma non l'unica. Tra il 1946 e il 1956 si stima che oltre seicento minatori italiani abbiano perso la vita nelle miniere in Belgio. Eppure, inascoltati, diversi giornali italiani in quegli anni avevano denunciato le condizioni di estrema pericolosità delle miniere e l'atteggiamento della maggior parte dei proprietari che, considerandolo "antieconomico", non investivano nulla sulla sicurezza. C'è voluta questa tragedia, e le tante altre Marcinelle, per far sì che l'Alta Autorità della "Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio" cominciasse a prendere in considerazione i problemi della sicurezza con una iniziativa di fatto europea che portò alla modificazione delle leggi sulla sicurezza in miniera.

La memoria di quelle vittime ci deve quindi esortare oggi a mantenere alta la guardia sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro la cui attualità rimane purtroppo immutata nonostante gli indubbi progressi realizzati dall'Italia in questi sessant'anni.

L'attualità è purtroppo dimostrata anche dagli ultimi dati diffusi dall'INAIL, dai quali risulta che nel 2015 gli infortuni mortali sul lavoro in Italia sono aumentati del 16%, con 1172 infortuni a fronte dei 1009 del 2014, cioè più di 3 morti al giorno, nonostante l'abuso dei voucher, utilizzati anche per coprire l'infortunio e nascondere il lavoro in nero.

E' una tragedia quotidiana di cui si parla poco e sulla quale dobbiamo invece riflettere per risvegliare le nostre coscienze. La normativa italiana in materia di sicurezza e di prevenzione degli infortuni sul lavoro è tra le più avanzate del mondo; se ciò nonostante le tragedie sono ancora troppe è evidente che i controlli non sono sufficienti.

In provincia di Isernia, tuttavia, le Forze di Polizia, spesso con il concorso dell'Ispettorato del Lavoro e di altri organi, hanno conseguito dei buoni risultati eseguendo nell'ultimo anno 130 controlli, accertando 213 violazioni e denunciando 140 persone. Per una piccola provincia si tratta di dati rilevanti se si considera anche la perdurante crisi economica ed il ridotto numero di cantieri aperti, ma si può e si deve fare ancora di più.

Se, quindi, quella di Marcinelle è una tragedia legata alla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro, essa ci riporta anche alla storia della nostra emigrazione, al bisogno di tanti italiani costretti a lasciare l'Italia per costruirsi un futuro ed una vita migliore per loro e per i propri figli.

Non dobbiamo infatti dimenticare che se oggi l'Italia è un Paese di immigrazione, in passato è stata caratterizzata anch'essa da un forte fenomeno migratorio, che oggi è diminuito e si è trasformato, ma non è certo cessato.

Sotto questo profilo mi piace ricordare la significativa iniziativa "una campana per Marcinelle", ideata dalla Federazione Maestri del Lavoro d'Italia, Consolato del Molise, che ha voluto così contribuire, attraverso la conoscenza degli avvenimenti dell'emigrazione italiana nel mondo, a ricercare i percorsi che ci aiutino a rimuovere le cause del razzismo e dell'intolleranza, che ci fanno dimenticare di essere stati anche noi poveri.

Concludo questo mio intervento esprimendo la convinzione che il modo migliore per onorare la memoria delle vittime di Marcinelle è che le Istituzioni tutte ed il mondo del lavoro si impegnino insieme e con forza in una missione comune, quella di garantire la sicurezza e la dignità dei lavoratori e ridurre così il rischio che simili tragedie possano ripetersi ancora oggi.

 

 

Il messaggio del Presidente della Provincia di Isernia Lorenzo COIA

 


Sant’Angelo del Pesco ricorda Marcinelle a sessant’anni dalla tragedia nella miniera.
Sono trascorsi sessant’anni dall’incidente che si consumò nella Miniera di Marcinelle, in Belgio, che costò la vita a diversi operai molisani, emigrati all’estero in cerca di un futuro migliore per loro e per le loro famiglie. Anche Sant’Angelo del Pesco ha pagato un tributo a quella tragedia. E per questo il Presidente della Provincia di Isernia Lorenzo Coia ha voluto ricordare il triste anniversario. Il disastro di Marcinelle- scrive Coia- avvenne la mattina dell’8 agosto 1956 nella miniera di carbone Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, provocando la morte di 262 persone delle 274 presenti, in gran parte emigranti italiani. Tra essi Casciato Felice di Sant’Angelo del Pesco, che lasciò in Italia la moglie e tre figli. L’incidente è il terzo per numero di vittime tra gli italiani all’estero dopo i disastri di Monongah e di Dawson. Il sito Bois du Cazier, ormai dismesso, fa parte dei patrimoni storici dell’Unesco.
Nino di Pietrantonio, il presidente dell’Associazione abruzzese vittime di Marcinelle, organizza un pellegrinaggio sui luoghi della tragedia. <<In quella cava ho perso mio padre, ma non è solo un dolore privato. Non si può dimenticare che c’è stato un tempo in cui la vita umana valeva meno di un pezzo di carbone.
<<Tu ci torneresti nel posto in cui è morto tuo marito bruciato vivo in fondo a una miniera?>> Laura di Pietro, sposa per 40 giorni, vedova da 60 anni. A volta due numeri possono bastare a esprimere l’ enormità di un dolore.
Il Sindaco di Sant’Angelo del Pesco ha voluto ricordare 60 anni dopo questa tragedia, perché il lavoro resti un fattore di promozione umana e non di negazione della vita.
Anche la Provincia di Isernia – annuncia infine Coia- sarà presente a questa commemorazione, i fatti di Marcinelle restano, nella storia della emigrazione italiana, un fatto di straordinaria importanza perché le future generazioni sappiano del sacrificio fatto dai lavoratori italiani nel mondo>>.


 

Il ricordo del Presidente Regionale VINCENZO COTUGNO

 


 

Una vita, una famiglia, un lavoro. Quella mattina di 60 anni fa a Marcinelle per 262 persone, di cui 136 italiani, finirà tutto. Una terribile fatalità: due carrelli che si ostacolano, una condotta dell’olio tranciata, un imponente incendio nella miniera che segnerà per sempre le speranze e la vita di tanti connazionali, tra di loro 7 molisani, partiti per il Belgio per trovare un lavoro che qui non c’era. Una tragedia che unitamente al disastro di Monongah rappresenta una delle ferite più dolorose  per gli emigranti italiani e molisani. Per loro è stata istituita la “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”.
Sono trascorsi 60 anni da quella mattina dell’8 agosto 1956, ma il ricordo e il dolore per quella sciagura sono ancora intatti e indelebili nei ricordi dei familiari delle vittime e nella comunità molisana che ha pagato un prezzo pesantissimo in vite umane. La speranza di una vita migliore aveva portato tanti italiani a lavorare presso la miniera di carbone di Bois du Cazier, che oggi è  patrimonio dell’Unesco a ricordo di un sacrificio troppo pesante     in     nome     del     progresso.
Il sogno di poter garantire una vita migliore alle loro famiglie lasciate a Busso, a Ferrazzano, a San Giuliano di Puglia e del Sannio, e che invece si è spento a quasi mille metri di profondità. Per questi motivi è doveroso che le Istituzioni tengano sempre vivo il ricordo di tragedie come quella di Marcinelle, ponendo sempre maggiore attenzione sulla sicurezza nei posti di lavoro e ricordando sempre il sacrificio di tanti connazionali che con il loro lavoro all’estero mantenevano la speranza di una vita migliore a chi era rimasto in Italia come in Molise. L’8 agosto è un giorno che deve rimarcare sempre con forza che la dignità e la vita di una persona valgono più di qualsiasi altra futile considerazione.

 

 

Marcinelle. Una tragedia della nostra emigrazione

di Michele Petraroia

Rendiamo onore ai sacrifici dei nostri migranti!


 

Campobasso. - Oggi è l’anniversario della tragedia di Marcinelle.

L’8 agosto 1956 alle ore 8.10 esplose la miniera di carbone BOIS DU CAZIER, al Pozzo Saint Charles a Marcinelle in BELGIO e seppellì per sempre 262 minatori di cui 136 italiani e 7 molisani.   Una tragedia annunciata dalle condizioni insicure in cui si svolgeva un lavoro duro e con una vigilanza carente dovuta alle pressioni di chi aveva bisogno di produrre energie a tutti i costi,
L’Italia dopo il disastro della II° Guerra Mondiale sancì un accordo umiliante col Belgio denominato “ UOMO – CARBONE “ che prevedeva l’invio di mille minatori italiani a settimana in cambio di 200 chili al giorno di carbone per ogni nostro emigrante. L’intesa stabiliva che l’età massima dei lavoratori non doveva superare 35 anni, il contratto era per 12 mesi e gli arnesi erano una pala, una piccozza, un casco e una lampada. Questa tratta autorizzata di essere umani spinse i diseredati del Mezzogiorno a cercare fortuna in Belgio pagando un tributo di sangue alla storia di una patria capace di sfruttarli anche all’estero. Morirono a Marcinelle 60 abruzzesi (di cui 40 solo del comune di Mannoppello), 22 pugliesi, 4 calabresi, 5 veneti, 12 marchigiani e 7 molisani (Palmieri Liberato nato l’11.02.1920 a BUSSO, Francesco Granata, Michele Granata e Michele Moliterno nati rispettivamente il 9.01.1916, 27.10.1913 e l’11.05.1917 a FERRAZZANO, Felice Casciato nato il 23.09.1912, Francesco Cicora nato il 1.11.1908 a SAN GIULIANO DI PUGLIA e Pasquale Nardacchione nato il 16.04.1930 a SAN GIULIANO DEL SANNIO). Una sciagura immane che lasciò 406 orfani, centinaia di mutilati e una ferita lacerante nel mondo del lavoro che non si è mai rimarginata. Il più bravo autodidatta molisano, il bracciante-minatore, Donato Del Galdo di San Giuliano di Puglia, costretto ad emigrare in Belgio perché comunista dal locale sistema di potere in mano ai potentati democristiani, celebrati con troppa superficialità da vuoti post-moderni che ignorano le lotte popolari molisane, descrisse con rara lucidità il salto dal sole scottante delle nostre campagne al buio freddo delle viscere delle miniere del Belgio. E nel suo nome e in quello delle vittime di Marcinelle che domani sarò presente a BUSSO alla manifestazione commemorativa in programma alle 16.00 con tutti i comuni molisani che registrarono vittime, insieme ai familiari di quei nostri emigranti e ai Maestri del Lavoro che hanno saputo tenere vivo il ricordo amaro di questa triste pagina molisana. E dalle pieghe di quella sofferenza si trasmetta il messaggio che ora e sempre va rispettata la vita, la sicurezza sul lavoro va garantita e la dignità degli uomini non è una merce!

 

 

 

Sant’Angelo del Pesco (IS) – Santuario della Madonna del Carmine -

Biagio Molinaro, Assunzione Beata Vergine Maria, 1863.

“Questo dipinto ci presenta la Vergine nella gloria del cielo, assisa su un trono di nubi e incoronata da angeli, con il bambino in braccio, e due santi: Carlo Borromeo e Francesco De Paola.
In questa tela l’artista ha voluto indirizzare l’attenzione dello spettatore unicamente sulla Vergine. Maria che campeggia al centro della composizione. La sua importanza rispetto a quella dei Santi è sottolineata dalla sua posizione più elevata, ma soprattutto dalla luce  che l’avvolge, una luce che risalta il colore della veste e che le circonda il capo come una sorta d’aureola. Essa è assisa in cielo ma, in realtà è tutta rivolta verso la terra. Il Bambino tende il braccio verso il basso per consegnare l’abito a San Carlo, ma volge verso il basso e quindi verso la terra e verso gli uomini, anche il suo capo. L’atteggiamento di Maria sottolinea il tema centrale del dipinto: l’intima preoccupazione della Vergine per il destino dell’uomo.
L’unica reminiscenza dell’Ordine Carmelitano, è lo scapolare che il bambino tiene in mano. Maria, con il bambino in braccio è raffigurata su uno sfondo di nubi che contrasta con i colori vivaci della sua veste… Gli angeli in volo sulla sua testa stanno per incoronarla e presentare la Vergine non solo come Maria, ma anche come Regina del cielo. Lo sguardo pensieroso di Maria, che vaga lontano, e le Sue grosse mani, che stringono forte a sé il piccolo Gesù, ricordano infatti le numerose figurazioni quattrocentesche della Madre che già sembra presagire il destino doloroso del Figlio.
L’icona della Vergine del Carmelo riporta una stella sulla spalla sinistra, nel manto, simbolo della Verginità di Maria, Stella Maris, presente anche nell’antica preghiera dei Carmelitani.
Le due figure dei santi: Carlo Borromeo e Francesco de Paola sono disposti in primo piano e simmetricamente. Il primo rivolge lo sguardo verso la Vergine quasi estasiato dalla visione, mentre il secondo, in atto di adorazione, inginocchiato davanti al blocco roccioso, che funge da altare ed in mano ha il crocifisso.
Sullo sfondo si perde un paesaggio montano, che si staglia contro un cielo blu lapislazzuli.
La delicatezza con cui sono stati tratteggiati i volti, l’armonia dei gesti e la tenerezza che emana dall’intera composizione, denotano l’alta qualità del dipinto .

Il dipinto è riportato sul volume ‘Il Carmelitano scalzo Fra Immacolato Brienza fra Terra e Cielo’ di Anna di Nardo Ruffo.

 

Sant’Angelo del Pesco (IS) - Santuario Madonna del Carmine

 

 

 

 

IL TRENO DELL’EMIGRANTE

Di Elsa Cosco

Sotto il pulsare
di ferree rotaie
e dell’anime umane
violentare silenzi perduti.
Il tremare di candide siepi
e piccole foglie
da vento percosse
il cadere in gelide mani
e voli di passeri innalzarsi.
Piccoli nidi lasciati
lo spaventare di candide ali
un treno lontano … nel ventre di montagne oscure
il trionfo della ragione
e delle pulsazioni
più segrete e ataviche
dell’animo umano.
Il ritornare in grembo dell’animo umano
e nella realtà
il rinnegare di cose amate.
Nel sogno
profumo di terra
melodie di campane
piccoli nidi
da povertà traditi.
Storie di emigranti
lacrime di sempre
in giacigli lontani
una mano cresciuta
in un cuore ancor fanciullo.


Dal volume: “Il tempo della memoria” di Giuseppe Ruffo.

 

 

 

PRESENTAZIONE de ‘Il tempo della memoria’ di Giuseppe Ruffo

Nel chiasso assordante della comunicazione massmediale tutta incentrata sul presente quotidiano e sul sensazionalismo, stiamo rischiando la perdita della memoria. E’ un grido dall’allarme che di tanto in tanto rilanciano le coscienze più vigili soprattutto per quel che può riguardare le nuove generazioni, fortemente sedotte dal presenzialismo: consumare l’attimo fuggente senza porsi gli interrogativi circa le radici e il futuro.
E’ forse questo il destino che è toccato anche ai morti di Marcinelle. La sensazione diventa convincimento quando leggiamo le testimonianze amare dei familiari. Torna quasi ossessiva l’umana costatazione che …”Nessuno, poi, si è più ricordato di noi”.
Ed ecco allora questo lavoro di certosina ricostruzione dei fatti che Giuseppe Ruffo tenta con buon intuito, schietta umanità e fuori da retoriche rievocazioni che, in tali circostanze possono tentare chiunque fino a svuotare la fatica dell’archeologo: restituire alla luce le cose così com’erano.
A parlare sono le immagini, i documenti d’epoca, le lettere dei minatori alle famiglie (vere perle di immenso valore umano e di genuina testimonianza storica), il ricordo delle vedove, dei figli, e dei parenti. Si tratta del diario di una tragedia in qualche modo annunciata. Sconvolge il lettore quella quasi rassegnata attesa di un evento che può sopraggiungere finalmente, proprio mentre si è proiettati verso il giorno del ritorno a casa , come accade a Pasquale Nardacchione. Per un imprevisto cambiamento di turno o per un viaggio fuori programma si può restare sepolti o si può far salva la vita …)!
L’autore ha seguito, quasi in punta di piedi, i protagonisti. Attraverso il loro racconto è risalito alle origini di una vicenda umana che, seppure più vicina a noi, ci ha riportato alla narrazione che, bambini, raccoglievamo sui nonni che migravano nelle Americhe ai primi anni del ‘900, su quei transatlantici che, quando riuscivano fortunosamente a compiere la traversata rischiavano l’attracco a riva.  
Pagine di umanità e di storia viva, di quella storia, che senza enfasi celebrative, si fa autentica maestra di vita.
Gli uomini non finiranno mai di imparare che la vita vale più di ogni altra cosa al mondo e non si può barattarla con l’oro; tanto meno con il carbone a mille metri sotto terra.
E allora è bene che siano anche i più giovani a scorrere queste pagine, a fissare le immagini e a penetrare nell’anima dei protagonisti per rivisitare quei giorni dell’agosto 1956 che rientrano anch’essi nel listino dei prezzi che furono pagati da pochi perché molti, e tra questi noi in qualità di eredi, potessero godersi il “miracolo italiano”.
Paradossalmente potremo dire che da tante piccole e grandi Marcinelle è scaturita la stagione di un recuperato benessere che liberò definitivamente l’Italia dalla miseria che una guerra insensata aveva lasciata in eredità ai nostri padri.
Se i personaggi del libro / documento di Giuseppe Ruffo sono nella storia, possiamo anche auspicare che questo prodotto editoriale entri nelle aule scolastiche, a partire dal ciclo di base fino alle scuole superiori, perché costituisce un prezioso strumento didattico per aprire le porte alla memoria storica sulle orme di uomini e donne che hanno vissuto sulla propria pelle una tragedia più grande di loro e di noi.
E’ necessario far capire ai più giovani che quel che oggi sembrerebbe inimmaginabile è accaduto: morire perché i figli sopravvivano e perché le nazioni che avevano firmato la carta sui diritti dell’uomo (era accaduto nel 1948 appena qualche anno prima!), non furono poi così solerti nel tradurla in comportamenti coerenti.

Leo Leone

 

 

 

MdL Anna di Nardo Ruffo

Impaginazione web: Serenella Fuschi // MdL Antonio De Blasio

 
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