Le notizie su Maria Mater Orphanorum sono state desunte dal Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel mondo

 

 

 

 

LA TRAGEDIA DI MARCINELLE

Cade il prossimo 8 agosto il sessantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, una delle più grandi sciagure minerarie della storia che provocò la morte di 262 minatori, 136 dei quali italiani. Tra quest’ultimi molti meridionali emigrati dalla loro terra che non dava pane, per morire carbonizzati     nell’inferno     della miniera     belga.
Quella mattina, nell’infernale cava del Bois du Cazier, nei pressi di Charleroi sono al lavoro 274 minatori. Solo pochi si salveranno, gli altri troveranno una morte orrenda a causa di un incendio scoppiato provocato da un vagoncino che, sporgendo da un ascensore tranciò una condotta di olio in pressione e alcuni cavi elettrici innescando un cortocircuito. Un errore umano, purtroppo, un tragico errore umano fu la causa di una così spaventosa catastrofe. In un breve lasso di tempo le varie gallerie si riempirono di esalazioni mortali e per i lavoratori non vi fu scampo. Alcuni di loro cercarono di salvarsi scendendo ai livelli più bassi della miniera essendo preclusa la risalita, ma ciò non valse a nulla. I soccorritori, nelle prime riusciranno a riportare in superficie solo 9 corpi, poi dovettero attendere ben quattro giorni prima di poter raggiungere il livello 907. Ai loro occhi apparve così una scena apocalittica, con centinaia di corpi arsi per l’immane calore, irriconoscibili, che venivano recuperati e trasferiti nelle camere mortuarie allestite in tutta fretta. Centinaia di persone trascorsero le notti e i giorni aggrappate ai cancelli in cerca di notizie, quasi sempre frammentarie, a volte anche pietosamente reticenti, ma che saranno sempre più drammatiche e strazianti. L’opera pietosa di recupero dei corpi durò parecchi giorni, poi fu possibile stilare il terribile bilancio definitivo. Tra i caduti tantissimi abitanti del Sud d’Italia: siciliani calabresi, pugliesi, molisani, i cosiddetti “musi neri” partiti per spalare carbone in Belgio, anche grazie al vergognoso accordo tra il governo italiano e quello belga che prevedeva l’acquisto di carbone in cambio dell’impegno di favorire l’emigrazione di 50.000 minatori. Per il Belgio, paese allora “affamato di manodopera” in quel disastroso dopoguerra partirono, invece,  140.000 emigrati lavoratori italiani che si portarono dietro anche 18.000 donne e 29.000     bambini.    
Il paese di Manoppello in provincia di Pescara fu quello che ebbe il più alto numero di morti, ma anche altri paesini del Meridione diedero il loro contributo di lacrime e di sangue a questa immane tragedia che, dopo quella di Monongah nel West Virginia e di Dawson nel Nuovo Messico fu quella con il maggior numero di caduti italiani sul lavoro. Il dolore per le vittime della tragedia belga si sommò a quello per l’affondamento dell’Andrea Doria, il più grande e moderno transatlantico italiano speronato, solo otto giorni prima, al largo di New York, dal piroscafo svedese Stockholm. In quell’occasione le vittime furono 46, ma Marcinelle provocò un dolore molto più atroce e soprattutto la consapevolezza che nella miniera belga non erano morti soltanto 274 minatori, ma con essi anche la dignità del mondo del lavoro. Fu per questo che i giornali di tutto il mondo seguirono giorno dopo giorno la triste vicenda per capirne le ragioni, informare l’opinione pubblica mondiale sulle condizioni di lavoro dei minatori, dare un loro contributo alla formazione di una cultura della prevenzione per evitare il ripetersi in futuro di tali catastrofi.
Della tragedia di Marcinelle si sono occupati anche scrittori, poeti, sceneggiatori, registi cinematografici che hanno inteso, con le loro opere, tenere vivo il ricordo della sciagura e desta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Uno dei primi artisti a scrivere sulla triste vicenda fu il poeta siciliano Ignazio Buttitta con la sua celebre ballata sullo zolfataro Turi Scordo che lascia la sua Mazarino per morire orrendamente in Belgio. Di recente la Rai ha prodotto una toccante fiction tratta da un soggetto di Laura Toscano e Franco Marotta che ricostruisce fedelmente il dramma, l’ambientazione, il disagio dei lavoratori italiani costretti a convivere con una popolazione locale non sempre molto ospitale, le fredde baracche nelle quali sono costretti a vivere.
Purtroppo “la lezione di Marcinelle”, così come quelle di tanti altri grandi incidenti sul lavoro pare siano servite a poco e di lavoro, soprattutto di lavoro nelle cave e nelle miniere si continua a morire, anche sfortunatamente, come nel caso della miniera cilena di San Josè.

Giuseppe Marino


 

Marcinelle, miniera d'umanità


MEMORIA. Risultato della battaglia storica combattuta dagli emigrati. L'Unesco dichiara Patrimonio mondiale Marcinelle. Nel 1956 vi morirono 262 minatori, di cui 136 italiani L'area rischiava di trasformarsi in un ipermercato.
Lo stemma di Patrimonio dell'umanità fu rilasciato dall'Unesco sul panorama dell'ex zona mineraria di Marcinelle a Charleroi, in Belgio.
Il Bois du Cazier è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'Unesco, organizzazione culturale delle Nazioni unite. Una vittoria. La seconda. La prima risale al 1988 quando la missione italiana di Marchienne-au-Pont, allora guidata dal vicentino padre Gianni Bordignon, promosse l'idea di trasformare l'ex miniera di Marcinelle in un memoriale dell'8 agosto 1956; quel giorno vi morirono 262 minatori, di cui 136 italiani. La maggiore tragedia nella storia mineraria europea. L'area della Société Anonyme des Charbonnages doveva diventare un centro commerciale, su iniziativa di un immobiliarista. Padre Bordignon, gli ex minatori, le vedove, gli orfani alimentarono l'indignazione. Se ne fece interprete Giuseppe Piccoli, presidente del comitato italiano a Charleroi. Il caso finì in Parlamento a Roma e rimbalzò sulla stampa belga. Il progetto venne bloccato. Il direttore del museo del Bois, Jean Louis Delaet, ripete che «se il luogo non è stato cancellato è proprio grazie alla pressione dell'opinione pubblica italiana».
Oggi un secondo risultato, la tutela dell'Unesco, insieme ai siti carboniferi di Grand-Hornu, Bois-du-Luc e Blegny-Mine. Proprio Blegny a tutt'oggi è l'unica miniera dove è consentito ai visitatori di scendere a meno 80 metri per capire in quali condizioni si lavorava mezzo secolo fa. Un'esperienza dantesca: un ascensore riproduce la gabbia su cui uomini e carrelli venivano caricati al cambio turno, porta nel ventre della terra, tra le vene di carbone da scavare con pala e martello pneumatico. Cunicoli anche di soli 40 centimetri dove il minatore si stendeva, spingendo carbone con mani e piedi verso i carrelli. Accanto aveva una borraccia d'acqua e la lampada di Wolf, che segnalava la presenza del grisou, il gas esplosivo, facendo innalzare la fiamma all'improvviso. Uomini    e topi,uomini come topi.      
Furono 140 mila gli italiani che partirono per le miniere del Belgio negli anni Cinquanta, richiamati dai manifesti rosa che nelle stazioni invitavano giovani braccia all'emigrazione. Un treno, un battello... L'accordo tra governi nel 1946 prevedeva 24 quintali di carbone all’anno per ogni cittadino italiano che si recava a lavorare in Belgio. Lo racconta bene un libro recente di Roberta Sorgato, Cuori nel pozzo. Belgio 1956. Uomini in cambio di carbone (Marsilio, 2010), e ancora di più Rue des italiens, romanzo di Girolamo Santocono, (Editions du Cerisier, 1986) che dipana storie di italiani tra le baracche degli emigrati e i bistrots macaroni, sotto un cielo senza sole e tra cumuli di terrils, le montagne di scarti del carbone.
L'8 agosto 1956 un incidente — un carrello non perfettamente entrato nella gabbia di risalita — insieme a condizioni di lavoro che oggi sarebbero fuorilegge, produssero il disastro. Il carrello trascinò una trave, che tranciò condotte dell'olio e insieme i fili elettrici e telefonici. Scoppiò l'incendio. Gli operai distribuiti nei diversi livelli furono raggiunti dal fumo in fasi successive, l'allarme scattò dopo mezz'ora. A capire le proporzioni della tragedia fu un caposquadra che aveva terminato il turno notturno e abitava a due passi dal cancello del Bois: Angelo Galvan, diventato «le renard du Cazier» per l'agilità e scaltrezza da volpe nel percorrere i cunicoli a salvare i colleghi. Nato il 25 aprile 1920 a Mezzaselva di Roana, emigrato nel 1930 in Belgio al seguito del padre, scese nei pozzi il 23 maggio 1935, quindicenne: pianse tutto quel primo giorno dalla paura.                    
GALVAN affidò le sue memorie a un giornalista belga, Marcel Leroy, a cui raccontò l'adolescenza in miniera, la Resistenza da partigiano sull'Altopiano di Asiago, di nuovo il ritorno da minatore in Belgio.
Angelo in due ore scende tre volte per tentare di arrivare a meno 975 metri, dov'è avvenuto l'incidente. Riescono a salire piccoli gruppi. Dall'8 al 23 agosto Angelo Galvan sarà in fondo al pozzo alla ricerca dei compagni decine di volte, consumando quasi 300 ore d'ossigeno dalle bombole.                
Salva sei compagni al limite dell'asfissia, trova un legno galleggiante nell'acqua versata dai pompieri, dove alcuni colleghi danno indicazioni sul loro rifugio. Troverà i compagni morti per asfissia, ancora in cerchio per farsi coraggio.
Per tutto questo il riservato eroe dell'Altopiano diverrà cavaliere dell'Ordine di Leopoldo per mano del re Baldovino del Belgio, verrà ricevuto da papa Pio XII, diverrà cavaliere della Repubblica Italiana. Ma tornerà in miniera nel 1957, alla riapertura dei pozzi di Marcinelle, e vi lavorerà fino alla chiusura, avvenuta nel 1967. Poi un lungo oblio, dove coltivare ancora la passione per il cinema e la bicicletta, fino al 1988, anno della morte. Riposa in una tomba in marmo rosso isolata, lontano dal memoriale degli italiani, al cimitero di Marcinelle. Qualcuno ha posto un cartello in plastica: “È un salvatore; chi passa lo ricordi”.                                                
Galvan non riuscì a salvare il coetaneo Giuseppe Corso, 1920, veronese di Montorio, primo di cinque figli, minatore fin da ragazzo. Una via ricorda oggi Giuseppe Corso a San Felice Extra e finalmente la sua foto da cinque anni è comparsa nel memoriale del Bois: una sala nuda dove una voce ripete i nomi dei caduti sul lavoro in un silenzio carico ancora oggi di incomprensione per la tragedia, alla fine senza colpevoli per la giustizia. La tenacia dei reduci, che alle cerimonie si presentano in tuta blu e lampada, e quella degli emigrati ha ottenuto che nel 2003 il Boiz du Cazier diventasse memoriale e museo (del vetro e di archeologia industriale). Oggi un altro passo avanti: il sito sarà protetto, ricordo perenne di vita e di morte, di lavoro e di emigrazione, memorie di cui figli e nipoti sono ancora orgogliosi custodi. Lino Stoppele, ex ingegnere di Badia Calavena, presidente del Circolo veronesi di Charleroi, da anni guida volontaria per scolaresche e visitatori e che a lungo ha sperato in questa dichiarazione dell'Unesco. Fa male al cuore, ma è profondamente educativo andare a Marcinelle, così come visitare Auschwitz: la Shoah e l'olocausto dei lavoratori.

 

 

Caduti molisani  a Marcinelle l’8 agosto 1956


CASCIATO Felice nato a Sant’Angelo del Pesco (IS) 86080 – Moglie tre figli:
•    Antonio, via 7 settembre 66040 Borrello; 0872945364
•    Armando, via Dante 66040 Borrello; 0872945221
•    Luciano – Svizzera, Altstetterstrasse, 188- 8048 ZURICH

CICORA Francesco nato a San Giuliano di Puglia (CB) 86040 – Moglie e sei figli:
•    Luigi, via Veneto 4 San Giuliano di Puglia 86040; 0874737181
•    Michele Inghilterra 2remenham court – Carlisle Close – Kingston Upon Thames – Surrey KT2 7AU; 3337175401
•    Dante via Invernizio 13, 20157 Milano;
•    Ilde in Ciavarra, Via Roma 2 Santa Croce di Magliano 86047;

Granata Francesco nato a Ferrazzano (CB). Vedova Simone Carmelina, e due figlie:
•    Maria Giovanna Gisi via Vazzieri, località Mimosa Ferrazzano 86010; 0874413936
•    Antonietta Gisi          “      “             “          “           “; 0874413836


GRANATA Michele nato a Ferrazzano (CB) – Moglie e un figlio
•    Giovanni, 3eme Avenue, 10 - 6001 Marcinelle Belgio; 003271369334                                                           


MOLITERNO Michele nato a Ferrazzano (CB) – Moglie e quattro figli:
•    Assunta 14 rue Des Mineurs 6001 Marcinelle Belgio; 0032478937282
•    Giovanni Rue Des Gilly, 481 – 6200 Chatelineau Belgio
•    Giuseppina; 3eme Avenue,10 – 6001Marcinelle Belgio vedi Granata Giovanni
•    Mario, 80 Rue Surmont Ouvelais-5060 Sambreville Belgio


NARDACCHIONE Pasquale nato a San Giuliano del Sannio (CB) – Moglie e tre figlie:
•    Anna Maria in Di Niro, Via Vecchia di Marino 00046 Grottaferrata; 0694549048
•    Antonietta in Scialpi, Via Borgo Tossignano Ripalimosani 86025
•    Franca in Lombardi, Via A. Volta,6 – Ferrazzano 86010; 0874311683

PALMIERI Liberato nato a Busso (CB) – Celibe e due nipoti:
•    Iaciofano Rosetta in Ciampone, Via Pepe 50 Busso 86010; 0874447491
•    Iaciofano Libero Via Trieste 10 Busso 86010; 0874447344

 

 

Commemorazioni Agenda - Le Bois du Cazier 1956-2016

L'8 agosto 2016, giorno dei sessanta anni dalla tragedia di Marcinelle, si avvicina. Nell'ambito delle commemorazioni, Legno du Cazier ha preparato un ricco programma di eventi: una mostra, "Oggi Minore nel mondo", un'installazione di lampade giganti per miniera, "spiragli di Arte", un'animazione nel fine settimana del 6 e 7 agosto con "Back al passato” "e “Giorno della Memoria”  che sono destinati ad essere ricchi di emozioni.
La mostra ci farà rendere conto se l’universo della miniera è davvero cambiato tra ieri e oggi in Belgio e in altri paesi. Si potrà legittimamente avere il dubbio che si potrà fare un parallelo tra gli esperti fotografi di Marcinelle e il disastro di Soma in Turchia, avvenuto il 13 maggio 2014.
Dal punto di svolta economica, in cui i paesi emergenti vivono pienamente la loro prima rivoluzione industriale basata    principalmente sul carbone, quando le nazioni europee disperatamente si aggrappano alle loro antiche fattorie, come a una zattera per galleggiare sulla globalizzazione; la mostra ha fornito un aggiornamento sulla professione mineraria, anche se denigrata come sacra nelle zone in cui entra a far parte di libri di storia.

 

 

STORIA

Il passato, il presente per il futuro.


Iscritto nella lista UNESCO del Patrimonio Mondiale come un importante sito minerario in Vallonia, il Bois du Cazier illustra la condizione di lavoro e l'immigrazione. Attraverso il lavoro di gruppo condotto in tutto il disastro dell'8 agosto 1956 che ha causato 262 vittime provenienti da 12 paesi, la maggioranza italiani, non si può ignorare il potere di questo patrimonio memoriale. Il lavoro duro di queste "bocche nere" ed i suoi pericoli hanno reso prospera la terra  di Charleroi. Onnipresente nelle fotografie che evocano la tragedia del 1956, sormonta il cancello d’ingresso, un frontone coronato con le lettere "BoC".  Molte le famiglie, che dalla mattina dell'8 agosto e per 15 giorni, vi hanno atteso invano, sperando per il ritorno di uno di loro.
Il patrimonio costruito è ampliato nel tempo e riflette una architettura neo-classica di ispirazione industriale. Nella parte anteriore del sito, le tre facciate di edifici con i loro frontoni appaiono imponenti per affermare potere nei confronti delle società carbonifere concorrenti e dei  minatori. Per ciascuna delle facciate, tre campate pignoni offrono finestre ad arco fissati e l'occhio. Queste facciate, con alternanza di mattoni e pietra sono coronate da frontoni arrotondati. Sul frontone di quello più vicino alla rete, il nome della miniera di carbone "Bois du Cazier" è inciso nella pietra blu.
Chiuso nel 1967 e abbandonato, il sito è stato recuperato dalla Regione Vallonia attraverso il sostegno dei fondi strutturali dell'Unione Europea. E 'stato aperto al pubblico nel 2002, non solo come un luogo di memoria, ma anche come un museo ed attrazione turistica. Il Bois du Cazier è stata una miniera, ma si tratta anche di un museo della miniera: una testimonianza del passato industriale della Vallonia. Nelle sue parole "passato, presente per il futuro", il percorso museale è dedicato al carbone, ferro e vetro. Il Bois du Cazier: una vetrina delle capacità umane, dei suoi successi ma anche dei suoi eccessi ...
Situato nella sala del paranco, l'8°agosto racconta, attraverso film, fotografie e testimonianze, questo giorno atroce e quelli che seguirono. Vi sono anche ricordate la battaglia del carbone e dell’ immigrazione italiana. Nel bagno e nella stanza impiccagione, il museo dell'industria racconta la storia della rivoluzione industriale, dei motori a vapore, laminatoio, tram, utensili elettrici e motori raffigurano questa epopea umana e tecnica. Il Museo del Vetro è ospitato nella ex sala lampada integrata da una struttura in vetro e acciaio. Le collezioni sono presentate in un angolo innovativo: una cronologia inversa richiede un insolito viaggio di questa alle origini del vetro.
I laboratori, guidati da artigiani, danno il benvenuto in un ambiente tipico: la forgiatura e dimostrazioni, fonderia e torce di vetro soffiato. Il centro geografico delle discariche a catena, l'area boschiva di 25 ettari è organizzata in un parco semi-naturale per scoprire questo particolare habitat. Un sentiero cattura, dall'osservatorio del paesaggio, una vista eccezionale di Charleroi. A Memory Drève ospita specie vegetali della terra d'origine dei minatori morti nella tragedia.
Le Bois du Cazier è diventato un importante sito culturale,  turistico e di stoccaggio. La nuova ambizione del Bois du Cazier è quella di andare verso un sito di coscienza per sviluppare la cittadinanza attiva nella società contemporanea, su temi come la sicurezza e la migrazione. Questo è l'omaggio migliore che possiamo pagare per le 262 vittime di Marcinelle.


La mostra si concentrerà sui seguenti temi principali:
questioni economiche, strategiche ed ambientali, miniere ufficiali e  sotterranei.
Aziende: condizioni di lavoro e la sicurezza.
Le donne che lavorano e i bambini.
• Emigrazione ed integrazione.   
• Vita quotidiana nei bacini.
Saranno utilizzati diversi media. Fotografi di fama condivideranno la guida di media. Particolare attenzione sarà rivolta alla rappresentazione dell'arte come estetisti che possiedono attrezzi a spruzzo in diverse parti del mondo, per realizzare le stampe giapponesi.
Sarà disponibile anche un'animazione di  studenti esperti che punteranno a far riflettere studenti e visitatori su vari temi.

 

 

 

Griffitari sempre o di giornata hanno preso il loro pennello per personalizzare una lampada da miniera.
Un set di 40 lampade colorate su un’altezza di 1,50 m. sarà visualizzato sul SITO.
Questo evento è in collaborazione con gli sport di sostegno Charnoy e di sostegno a iniziative culturali.

 


E Ferrazzano l’8 agosto 2006 così ha ricordato  Marcinelle.

Alle ore 8.10 i ferrazzanesi sono stati "distolti" dalle loro occupazioni dai 262 rintocchi della campana maggiore della chiesa di Santa Maria Assunta in cielo. La campana ha iniziato nella sofferta ed ha suonato alle 8.10, in contemporanea con quanto è accaduto a centinaia di chilometri di distanza in Belgio.
E' stato il modo scelto per ricordare in Molise e proprio a Ferrazzano, che ha pagato il suo tributo di sangue con tre suoi figli periti nel ventre della miniera di Bois du Cazier, l'8 agosto 1956.
Un intenso programma che ha avuto inizio alle ore 17.30 in Piazza Caduti di Marcinelle, Stelle al merito del Lavoro, con la deposizione di una corona di alloro. Alle 18.00 nella chiesa di Santa Maria Assunta in cielo la Santa Messa presieduta da mons. Giovanni Cerio.
Il momento di riflessione … ’Per non dimenticare’, a Palazzo Chiarulli alle ore 19.00 con gli interventi di Michele Petraroia, presidente del Consiglio regionale Unipol del Molise, Giovanni Gianfelice, sindaco di Ferrazzano, dei presidenti delle Province di Campobasso e Isernia, Nicola D'Ascanio e Raffaele Mauro, del consigliere regionale dei Maestri del Lavoro d'Italia, Domenico Mantegna, di Donato Mastropietro, presidente dell'associazione Campomolise Bruxelles, di Giancarlo Brunello, segretario generale della Fondazione Cesar, e della testimonianza dell'ex minatore in Belgio Mario Sallustio. Durante gli interventi l'artista Mena Vasellino ha dato lettura di alcune testimonianze.
L'incontro è stato organizzato dalla Fondazione Cesar e dal Consolato dei Maestri del Lavoro  del Molise e con la collaborazione del Consiglio Regionale UNIPOL Molise.


 

 

LA MARCIA DEL RICORDO E DELLE SPERANZE

Il “marciatore solitario” al secolo Prof. Michele Maddalena di Formia, nella ricorrenza del 50° della tragedia di Marcinelle, partendo il 14 maggio u.s. da Manoppello (PE) ha raggiunto a piedi, e da solo, Marcinelle percorrendo la distanza di 2600 chilometri, per portare “un fiore” da parte di ogni comune italiano da cui provenivano i minatori periti nell’atroce sciagura dell’8 agosto 1956 e che lui capillarmente ha toccato con la sua marcia. L’iniziativa ha voluto dedicarla a due ragazzi non vedenti, facendo scaturire un messaggio di solidarietà, ma anche di luce e di speranza, raccogliendo fondi per donare due cani guida ai due non vedenti. Il marciatore ha chiesto la collaborazione dei Maestri del Lavoro, perchè dal 25 al 28 maggio è stato presente in regione toccando i comuni di S.Giuliano di Puglia, Ferrazzano, S.Giuliano del Sannio, Busso e S.Angelo del Pesco. Ancora una volta tutti insieme, scolaresche, parenti dei minatori morti, sindaci, popolazione, sacerdoti, il Prof. Maddalena, abbiamo rievocato e ricordato quel triste giorno di 50 anni fa. Ci siamo ritrovati l’8 agosto u.s. al Bois du Cazier, alle 8.10 per rendere omaggio ai caduti, accarezzati dai 262 rintocchi della Mariae Mater Orphanorum e le note dolcissime del Gruppo Eclettica Pagus.

A d N R
IL MARCIATORE A FERRAZZANO

 

 

 

 

MARCINELLE: una tragedia che non si dimentica

L'Inno di Mameli in onore dei minatori caduti sul lavoro

Toccante cerimonia al Bois du Cazier, dove è stata inaugurata la "campana delle vedove e degli orfani" donata dalla Federazione Maestri del Lavoro d'Italia del Consolato Regionale del Molise, con il patrocinio del Ministero per gli Italiani nel mondo
Una campana commemorativa per le vittime della tragedia mineraria di Marcinelle e l'inno di Mameli sono stati i protagonisti della prima "Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo". E nell'ex-centro minerario, ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, l'altro grande protagonista è stato il ministro per gli italiani nel mondo: Mirko Tremaglia.
In concomitanza con il 46.mo anniversario del tragico incidente minerario al "Bois du Cazier", a Marcinelle, che vide la morte di 262 minatori - 136 dei quali italiani - nel lontano 8 agosto 1956, il Ministro per gli Italiani nel mondo si è recato in visita ufficiale nella cittadina belga, dove è stato accolto da una folta rappresentanza diplomatica, per ricordare e onorare il sacrificio italiano sul lavoro.
Durante il suo pellegrinaggio sui luoghi della memoria, Tremaglia è stato accompagnato dall'Ambasciatore d'Italia in Belgio Gaetano Cortese, dal Ministro Presidente della Regione Vallonia Chavenbergh, dal rappresentante dell'Italia presso l'Unione Europea Ambasciatore Umberto Vattani, dal Ministro Carlo Marsili, dal Console d'Italia a Charleroi Girardo Crocini, dal Borgomastro di Charleroi Van Gombel, e dai Consoli e ambasciatori accreditati presso i Paesi che hanno avuto vittime nella tragedia mineraria, oltre che da numerosi esponenti delle Regioni (da segnalare la partecipazione del Presidente dell'Abruzzo Pace e dell'Assessore Zanon del Veneto) e dei Comuni; primo fra tutti il Sindaco di Manopello Giorgio De Luca, comune che ha perduto 23 cittadini nella minera maledetta.
La breve ma intensa visita del Ministro inizia nel piccolo cimitero di Marcinelle, dove una folla silenziosa osserva la sfilata delle corone di fiori deposte in memoria delle vittime della tragedia. Prima davanti al Monumento "al Minatore". Una cerimonia in cui già si avverte l'affetto e la forte e partecipazione popolare. Una tangibile solidarietà che si fa più intensa quando poi, come in un triste pellegrinaggio, ci si sposta verso la lapide dedicata al "Sacrificio del Minatore Italiano" per deporre le corone di fiori del Ministro per gli Italiani nel mondo, delle Associazioni, dei rappresentanti dei Comites e del CGIE, e per osservare alcuni minuti di raccoglimento.
Viene suonato l'inno di Mameli: la voce di Tremaglia si leva alta, sopra quelle di molte altre. Poi il Silenzio, mentre i vessilli degli Ex Minatori di Marcinelle, dei Bellunesi nel Mondo, dell'Associazione Nazionali Alpini e dell'Associazione Pensionati Minatori vengono issati con orgoglio da anziani minatori che indossano gli indumenti da lavoro e le attrezzature degli anni '50.
La folla si sposta dietro la delegazione del Ministro, il viaggio nella memoria si conclude nel luogo che ha generato il ricordo di quell'8 agosto del '56. Si va a piedi verso il Bois du Cazier; la distanza è breve, a Marcinelle tutto sembra essere concentrato attorno alla miniera. Le celebrazioni trovano qui il punto culminante con l'inaugurazione della campana commemorativa dal nome significativo, Maria Mater Orphanorum (Maria Madre degli Orfani), donata dalla Federazione Nazionale dei Maestri del Lavoro d'Italia e dalla Regione Molise, anch'essa duramente colpita dalla tragedia di 46 anni fa.
La campana, una vera opera d'arte, è alta 1,20 metri e pesa 440 chilogrammi. Raffigura nella parte centrale la "Mater Orphanorum" che tende la mano consolatrice ad una folla di giovani che simboleggiano i 406 orfani, figli dei minatori periti nella sciagura. Sono inoltre raffigurate scene di miniera, come il lavoratore che spinge un carrello di carbone, e lo stemma Federazione molisana.
Davanti a centinaia di persone, sotto un timido sole, i primi rintocchi hanno risuonato fra le enormi strutture metalliche dei pozzi ormai dismessi in cui, a circa mille metri di profondità, si consumò l'agonia dei minatori intrappolati da fiamme e gas. Una cerimonia toccante - il suono della campana ha echeggiato a lungo sul luogo della tragedia - che ha coinvolto sia chi quel dramma l'ha vissuto in prima persona (sui volti degli ex minatori era visibile la commozione), sia i tanti giovani presenti che dell'evento hanno solo sentito parlare.
Davanti ad una lapide in marmo di Carrara bianco di oltre tre metri con incisi i nomi dei minatori morti, Tremaglia ha deposto una corona di fiori. Attorno, le tute blu, i fazzoletti da collo rossi striati di bianco, gli elmetti con lampadina di anziani ex-minatori, quasi tutti tormentati dalla silicosi e inorgogliti dalle medaglie.
All'ombra delle due gigantesche torri che sovrastano l'intera struttura, all'interno della miniera, nel moderno salone di vetro è terminata la prima parte della cerimonia, con i brevi discorsi del Borgomastro di Charleroi Van Gompel e del Presidente Nazionale dei Maestri del Lavoro d'Italia Luigi Arisio. Oltre alla campana, dal Console Regionale dei Maestri del Lavoro del Molise Anna di Nardo Ruffo è stata consegnata agli amministratori di Charleroi una pergamena nella quale vengono ribaditi i valori della pace, della fratellanza e dei diritti umani.
A conclusione della lunga giornata commemorativa la delegazione italiana si è recata al "Centre Espace Meeting Européen" di Charleroi.
La manifestazione è stata introdotta dall'Ambasciatore Cortese, che ha sottolineato la valenza delle iniziative portate avanti da Tremaglia ed il fattivo contributo della nostra comunità al consolidamento dei rapporti di amicizia tra il Belgio e l'Italia. È intervenuto poi il presidente del Comites di Charleroi Piccoli, seguito dai rappresentanti sindacali della UIL, CISL e UGL, che hanno sottolineato il loro apprezzamento per l'istituzione della Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo. Hanno inoltre preso la parola i consiglieri del CGIE Micheloni (che ha portato il saluto del Segretario dei Ds Piero Fassino), Aldo De Matteo, Don Elia Ferro; poi il Presidente della Regione Abruzzo Pace, l'Assessore all'emigrazione del Veneto, Raffaele Zanon, il Ministro plenipotenziario Carlo Marsili e il Segretario generale del CGIE Franco Narducci.
Nel corso della manifestazione, uno dei superstiti della tragegia, l'emigrato abruzzese Silvio di Luzio, tra gli applausi dei presenti, ha donato a Tremaglia una lampada ad olio simbolo dell'ingrato lavoro che i minatori assolvevano in cunicoli anche di soli 50 centimetri.
"Bisogna coltivare la memoria della nostra storia per capire cosa voglia dire il sacrificio", ha detto Tremaglia nel suo discorso conclusivo, collegando questa "tragedia dell'immigrazione italiana" all'attuale dibattito sull'immigrazione in Italia e alla "storica vittoria" del voto per gli italiani all'estero, cui spettano, ha ribadito, 12 seggi da deputato e sei da senatore. "Da quando abbiamo ottenuto il pieno esercizio di voto per l'estero - ha proseguito il Ministro dopo aver annunciato che l'adeguamento per le pensioni al minimo sta ormai divenendo una tangibile realtà anche per gli italiani all'estero - i nostri connazionali nel mondo possono vantare i medesimi diritti degli italiani in Patria".
Il rappresentante del Governo, dopo aver evidenziato che i Consoli saranno i diretti artefici della riforma elettorale per l'estero, ha annunciato un suo diretto intervento per evitare ulteriori soppressioni di sedi consolari ed per scongiurare il tanto contestato criptaggio delle trasmissioni Rai (precedenti accordi contrattuali hanno impedito al Ministro di evitare il recente oscuramento dei mondiali di calcio).
Tremaglia ha infine sottolineato la necessità di eliminare le lunghe attese davanti ai Consolati argentini - a tal proposito il Ministro si riserva la presentazione di una legge speciale- e di evitare ai disperati che giungono sulle coste del nostro Paese le insostenibili situazioni che per un secolo hanno dovuto subire gli emigrati italiani.

 



Le 7 fotografie relative ai giorni della tragedia, su esposte, sono state tratte dal libro ‘ Marcinelle 45 anni dopo’ di Giuseppe Ruffo.

 

 

A cura della MdL Anna di NARDO RUFFO // Impaginazione web Serenella FUSCHI

 
Federazione Maestri del Lavoro D'Italia - Ente Morale D.P.R.1625 del 14 Aprile 1956 - Consolato Regionale del Molise
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