INCONTRO DI PRIMAVERA A GUARDIALFIERA

Arriviamo a Guardialfiera, dove, come dice Francesco Jovine, le visioni diventano semplici, lineari e fanno contrasto col solitario, selvaggio vigore dei paesaggi montani.
Ci rechiamo in Cattedrale ed ascoltiamo la Santa Messa. Al termine, siamo presi dal sapiente e semplice parlare di Vincenzo di Sabato, che ci intrattiene dicendo: “Abbiamo lasciato le nostre case per fonderci qui in un'unica casa, quella dei figli di Dio. Siamo qui a rinnovare il tripudio della risurrezione, in quest’ottava di Pasqua, a riconoscerci amici e molisani, innamorati della stessa terra e della stessa gente. Accogliere e salutare persone di cultura, in questa capitale del Parco Letterario, è per me difficoltoso e complicato. Accogliere ‘i Maestri del Lavoro’, gli appassionati dell’arte, della natura e dell’umanità, diventa oggi ancora più imbarazzante e difficile. Tuttavia è occasione lucente per star bene insieme e per dirci almeno la nostra benevolenza reciproca.
Eccoci in primavera a Guardialfiera, in questo villaggio appeso al cielo e galleggiante sull’acqua, con i profumi del bosco, del fiume, del lago.
Un borgo generoso di umanità, di fede, di memorie. E felice è quella terra, sussurrava Emilio Spensieri, che, volendo proiettarsi nella storia, conserva una capacità di canto, di narrazione, di affabulazione, di ricordi ricchi di mistero.
Scorgiamo queste cose inalterate nella cattedrale, circondata, come una chioccia tra i suoi pulcini, da un nugolo di casette appollaiate attorno e degradanti lungo i versanti della collina. Sulla facciata orientale, molto sollevato da terra, si apre un portale gotico: è la singolare Porta Santa. Ad essa tutti gli anni, per un solo 1 giorno, dal 1° al 2 giugno è legato il lucro dell’indulgenza Plenaria Perpetua, come per le quattro basiliche Maggiori di Roma, presso le quali questa è elargita ogni 25 anni in occasione dell’anno Santo.
Prima di scendere a Piedicastello, di Sabato ci narra di San Gaudenzio, patrono di Guardialfiera. Gaudenzio è un giovane architetto e, al tempo dell’imperatore Vespasiano, progetta l’anfiteatro Flavio, definito molto più tardi “Colosseo” per le sue gigantesche proporzioni. Come per gli altri santi vissuti agli albori del cristianesimo, non si hanno notizie copiose e certe. È sicuramente un testimone di Cristo. Nella “Guida ai  misteri e segreti di Roma” è diffusa l’opinione secondo la quale l’architetto del Colosseo si sarebbe chiamato Gaudenzio. E, perché cristiano, è ricompensato con l’essere gettato vivo fra le bestie feroci.
I pochi resti del corpo, sottratti alle belve, sono recuperati dai cristiani e riposti nelle catacombe di Priscilla, sulla via Salaria.
Da lì il 7 aprile 1751, composte nell’urna di cristallo, le sacre ossa di Gaudenzio Martire, concesse dal Pontefice Benedetto XIV al docile ed affabile Vescovo di Guardialfiera, mons. Pasquale Zaini, sono portate a spalla fin qui da due frati zoccolanti.

 

 

IL PASSATO

PAPA LEONE IX

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guardialfiera e la Porta Santa


In questo paese di pietra, al fianco di questi scalini, sorgeva la “Torretta”, parte eminente del Palazzo Vescovile da cui si esplorava la valle e si difendeva la città.
L’Episcopio, negli anni 50 divenuto fatiscente, fu abbattuto, riedificato e utilizzato a Sala Cinematografica, denominata appunto: “La Torretta”.
Attrezzata e aggraziata, in questi ultimi tempi dal Comune, la Sala viene ridedicata a un Vescovo martire, mons. Juan Gherardi Confedera, titolare della Cattedrale di Guardialfiera e trucidato nell’aprile 1998 in Guatemala, perché difensore degli “ultimi”, degli indios e dei fondamentali diritti dell’umanità.

 

La Cattedrale

Svettante, poderosa, circondata (come una chioccia tra i suoi pulcini), da un nugolo di casette appollaiate attorno, e digradanti lungo i versanti della collina, è la Cattedrale.
Antica, di origine pagana, è stata rimaneggiata intorno all’anno 1000, e adattata al culto cristiano. Pietre parlanti, o silenzio eloquente di pietre. Pietre grezze o lavorate; bassorilievi di figure umane, simboli liturgici, spighe di grano, grappoli e tralci d’uva, un intrigo di fiori, costituiscono la lavagna e l’insieme dei suoi paramenti murari, facendone un libro stampato sulla pietra.
Urna polifonica di civiltà diverse. Corollario architettonico di segni, offrono testimonianza di un lungo tempo di storia e di fede. Fra copiosi intarsi lapidei: dodici archetti pensili, poggianti su testine umane, corrose dal tempo, vorrebbero configurare i dodici Apostoli di Gesù. Agnelli crociferi, lunette, monofore e archi tribolanti, rispecchiano quasi l’urna polifonica di messaggi e di civiltà che ci avvincono e che danno la tonalità del canto e dell’incanto col divino. Un “ISOS” (sono io stesso Dio) rigato su pietra brunita, esalta la divinità di Cristo, proclamata nel Concilio Ecumenico del 325 a Nicea. E ancora scene di caccia sfavillanti sulla facciata orientale, sulla quale tratteggiano il predatore armato di mazza e corno, e l’abbondanza della selvaggina.
In alto, fra grossi semi pilastri angolari: un gigantesco rosone murato, guarnito lateralmente da colonnine a spirale, e sorrette da bestiole genuflesse.
E di nuovo uno sciorinare di ornati e bassorilievi, tra cui un delfino bizantino, tre presbiteri processionanti con evangelario e turibolo; e un Vescovo benedicente, rivestito di solenni paludamenti con pastorale, mitria e infule svolazzanti.

La Porta Santa
Sulla facciata orientale, molto sollevato da terra, si apre unportale gotico, a piacevole mondatura: è la singolare Porta Santa.
Ad essa – tutti gli anni, per un solo giorno, dal 1° al 2 giugno – è legato il lucro dell’Indulgenza Plenaria perpetua, “toties quoties”, come per le quattro Basiliche Maggiori di Roma, presso le quali è elargita ogni 25 anni, in occasione dell’Anno Santo.
Alla Porta Santa di Guardialfiera, fa riferimento Mons. Alessandro Liparolo (Vescovo di questa Città), in una visita “a limina” del 1627.
La sua origine può risalire, verosimilmente, alla venuta di Papa Leone IX nel 1053, nella prima decade di giugno, quando il Pontefice Brunone di Drasburg, Papa Tedesco, cinquantottenne, intrepido viaggiatore e grande nella santità, si muoveva verso le Puglie, a contrastare le scorrerie dei Normanni (quel popolo nordico, bellicoso e caparbio) deciso a impiantare un forte Stato, ai confini col Governatorato Pontificio attraversò questa porzione del Molise.
Il Papa trova sommerso l’antico Ponte Romano, l’unico per varcare il Biferno e sosta a Guardialfiera, fino al deflusso della piena, per passare poi all’altra sponda e proseguire alla volta di S. Paolo Civitate.

Grandi e generosi furono allora il soccorso e l’accoglienza da parte del clero, del popolo, e dall’Adalferius longobardo e Signore di questa Città, da muovere il Pontefice, riconoscente, a donare la prima grande forma di Indulgenza Plenaria Perpetua, nella storia universale della Chiesa.
Alessandro II, suo successore, con Bolla del 1068, elevò la chiesa a Cattedrale, e la città a capoluogo di Diocesi. (La lastra litica nel fondo della chiesa, ne attesta l’evento).
Benedetto XVI, attraverso la Penitenzieria Apostolica, essendo andata distrutta da incendi e saccheggi la prima Bolla di largizione, promulga il 13.XII.2007, la Bolla Pontificia, attraverso cui è riconosciuta la continuità “in perpetuum valituro” delle Indulgenze Plenarie, nella storia universale della Chiesa.

 

San Gaudenzio – Patrono di Guardialfiera

Gaudenzio, è un giovane architetto. E, al tempo dell’imperatore Vespasiano, progetta l’Anfiteatro Flavio, definito molto più tardi “il Colosseo”, per le sue colossali proporzioni. Come per gli altri santi vissuti agli albori del cristianesimo, non si hanno notizie copiose e certe. E’ sicuramente un “testimone” di Cristo.
Nella “Guida ai misteri e segreti di Roma”, narra Longfellow (poeta americano deceduto nel 1882) ”… è diffusa l’opinione secondo la quale l’architetto del Colosseo si sarebbe chiamato Gaudenzio. E, perché cristiano, fu ricompensato con l’essere gettato vivo fra le bestie feroci”. In un frammento tratto dalla “Guida ai misteri e segreti di Roma” (Ediz. Sugarno 1980 pag. 76).
Mario Spagnol nello stesso libro a pag. LXXIV, ne conferma l’ipotesi con questa espressione: “Dodicimila ebrei compirono il Colosseo in un solo anno, sotto la direzione di un infelice che, col suo stesso supplizio, rallegrò uno dei primi spettacoli che vi furono allestiti”. I pochi resti del corpo, sottratti alle belve, vennero recuperati dai cristiani, e riposti nelle Catacombe di Priscilla sulla via Salaria.
Da lì il 7 aprile 1751, composte nell’urna di cristallo, le sacre ossa del Gaudenzio Martire, concesse dal Pontefice Benedetto XIV all’Arciprete della Cattedrale, Don Achille D’ Elisiis ed al Vicario Apostolico Mons Oronzo De Bellis, vennero portate a spalla fin qui, da due frati zoccolanti. La pomposità del rito di intronizzazione e la proclamazione di San Gaudenzio a protettore della città, è tramandata a noi da un atto notarile rogato da Lionardo Quirino da Castelluccio Acquaborrana (ora Castelmauro). Altri verbali, redatti da Francesco Simeone, raccontano di cinque guarigioni prodigiose, avvenute dinanzi al “sacro deposito” nel giorno solenne dell’arrivo, e durante tutto il mese di aprile 1751.
Ancor oggi le reliquie di San Gaudenzio, come per quel tragitto del lontano 1751, son recate in processione da frati teologi francescani. (Contributo di F, Jovine)


 

 

 

GUARDIALFIERA – La visita di Papa Francesco e la Porta Santa di Guardialfiera


Guardialfiera 12 aprile 2014


Dal Centro Studi Molise 2000 di Guardialfiera, l’amico Vincenzo Di Sabato, ci ha inviato il seguente contributo incentrato sulla prossima visita, il 5 luglio, del Pontefice in Molise:
Da Guardialfiera, suolo su cui sorge la prima Porta Santa della cristianità, il “Centro Studi 2000” canta il suo Magnificat.  
Lo cantano i credenti della Parrocchia, lo cantano i cittadini della comunità civile, con parole e melodie gemmate di eternità. Lo canta con la voce più forte che riempie la distanza del cielo, e coi toni  risuonanti, che percuotono le altezze, che sommuovono il sangue della primavera, che mettono in movimento il quadrante delle speranze e del riscatto.
“Porta fidei” è stato, come per magia, il tema portante scelto da Benedetto XVI nella sua esortazione apostolica divulgata per l’Anno della fede.
“La Porta” è stato anche il filo conduttore per la riflessione di Papa Bergoglio nello scorso 25 agosto 2013.
In quella XXI domenica del T.O., il Santo Padre da Piazza S. Pietro, ci ha persuasi sulla suggestività di entrare per la Porta “stretta” ma “aperta” con i piedi dritti; di lasciare fuori i bagagli, di sgonfiarci dalle presunzioni, di farci piccoli per poterla attraversare senza spallate e scampanellate impazienti.
Fra questo incantesimo per la Porta Santa, a Guardialfiera è tutto un traboccare di noi stessi, legati oggi da un filo unico avvolgente di sollievo. Perché dalle nostre profondità di sentimenti, esplode la confidenziale fierezza che non ci consente più di nascondere quel che siamo e di cui ce ne rendiamo poco conto.
Perché da un incomprensibile mistero, nell’anno 1053 – era di giugno – l’Onnipotente ha dirottato “apud Biphernum flumen” , in questo villaggio, in “Catrum Guardiae”, un giovane Papa vagante, sfiduciato, stremato: Brunone di Dagsburg cinquantunenne, Leone IX.
Ed è così narrato dalla “Regesta Pontiphicum Romanorum”, ossìa dal registro che traccia i profili e gli spostamenti di tutti i Papi di Roma.
E qui, rasserenato, soccorso, onorato, QUI, sul suolo molisano, per una sorta di disposizione amorevole, di tenerezza, che Leone IX s’inventa a sorpresa la prima forma di Indulgenza Plenaria Perpetua, donde la “Porta Santa”. E la  elargisce qui!
Mons. Giulio Di Rocco – guardiese a Termoli, scomparso nel 2003 – ne spiega scientificamente e storicamente le trame, attraverso il volume “Relazioni ad Limina dei Vescovi di Guardialfiera” pubblicato dall’Amministrazione Provinciale di Campobasso e qui presentato  il 1° giugno 1996 dal Cardinale Luigi Poggi, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.
Sboccia, dunque a Guardialfiera, il primo Giubileo cristiano della storia. 247 anni prima del Grande Giubileo di Bonifacio VIII a Roma; anteriore di 7 anni alle Indulgenze di S. Maria in Fafa; antecedente alla Perdonanza di Celestino V all’Aquila del 1294.                                                             
Un“contado solitario” si pone in cima  alla graduatoria cronologica dei privilegiati del cielo. Guardialfiera, sicché, rappresenta per la Regione e per il Mondo, il segno continuativo di un valore spirituale e storico di un passato che non passa, che vive nel presente e che si spalanca verso il mistero.
Alla prima bolla di largizione, distrutta da incendi e saccheggi agli Archivi Parrocchiali e Diocesani, sopraggiunge un nuovo Decretum “in perpetuum valituro”, emanato dalla Penitenzieria Apostolica e promulgato da Benedetto XVI il 13 dicembre 2007. Ed insieme alla Perdonanza dell’Aquila, è ora in fase di istruttoria all’Unesco, lo status di speciale riconoscimento e tutela della nostra Porta Santa, quale patrimonio immateriale dell’umanità.
Il Molise ha avuto allora quel che non sognava d’avere. Ma non seguitiamo – per pietà – noi a costruir macerie sul passato.
Si dia, quando come adesso è onesto, si dia un trillo di festa limpido e schietto, sulla centralità anche della periferia e della trasmissione dei suoi valori nel tempo!


 

Dagli scritti di Francesco Jovine

In questo paese di pietra, al fianco di questi scalini, sorgeva la “Torretta”, la parte eminente del Palazzo Vescovile da cui s’esplorava la valle e si difendeva la città. “Sott’a Trette” , ancora così i più anziani chiamano lo slargo, dove Pietro Veleno si radunava a sera, per giocare, discutere, azzuffarsi con la ciurma di giovinastri di allora (Signora Ava).
L’Episcopio, negli anni 50 divenuto fatiscente, venne abbattuto, riedificato e utilizzato a Sala Cinematografica, denominata appunto: “La Torretta”.
Attrezzata ed aggraziata, in questi ultimi tempi dal Comune, la Sala viene ridedicata ad un Vescovo martire, mons. Juan Gerardi Conedera, titolare della Cattedrale di Guardialfiera e trucidato nell’aprile 1998 in Guatemala, perché difensore degli “ultimi”, degli indios e dei fondamentali diritti dell’umanità.

La Cattedrale

Svettante, poderosa, circondata (come una chioccia tra i suoi pulcini), da un nugolo di casette appollaiate attorno, e digradanti lungo i versanti della collina, è la Cattedrale.
Antica, di origine pagana, è stata rimaneggiata intorno all’anno 1000, ed adattata al culto cristiano. Le sue mura perimetrali, in una testimonianza  di un lungo tempo di storia e di fede.
Pietre parlanti, o silenzio eloquente di pietre. Pietre grezze o lavorate; bassorilievi di figure umane, simboli liturgici, spighe di grano, grappoli e tralci d’uva, un intrigo di fiori, costituiscono la lavagna e l’insieme dei suoi paramenti murari, facendone un libro stampato sulla pietra. Urna polifonica di civiltà diverse.
Corollario architettonico di segni, offrono testimonianza  di un lungo tempo di storia e di fede.
Fra copiosi intarsi lapidei: dodici archetti pensili, poggianti su testine umane, corrose dal tempo, vorrebbero configurare i dodici Apostoli di Gesù.
Agnelli crociferi, lunette, monofore ed archi tribolanti,  rispecchiano quasi  l’urna polifonica di messaggi e di civiltà che ci avvincono e che di danno la tonalità del canto e dell’incanto col divino.
Un “ISOS” (sono io stesso Dio)  rigato su pietra brunita, esalta la divinità di Cristo, proclamata nel  Concilio Ecumenico del 325 a Nicea.
E ancora scene di caccia sfavillanti sulla facciata orientale, nel cui tratteggiano il predatore armato di mazza e corno, e l’abbondanza della selvaggina.
In alto, fra grossi semipilastri angolari: un gigantesco rosone murato, guarnito lateralmente da colonnine a spirale, e sorrette da bestiole genuflesse.
E di nuovo uno sciorinare di ornati e bassorilievi, tra cui un delfino bizantino, tre presbiteri processionanti con evangelario e turibolo; ed un Vescovo benedicente, rivestito di solenni paludamenti con pastorale, mitria ed infule svolazzanti.

La Porta Santa

Sulla facciata orientale, molto sollevato da terra, s’apre un portale gotico, a piacevole mondatura: è la singolare Porta Santa.
Ad essa – tutti gli anni, per un solo giorno, dal 1° al 2 giugno – è legato il lucro dell’Indulgenza Plenaria perpetua, “toties quoties”, come per le quattro Basiliche Maggiori di Roma, presso le quali è elargita ogni 25 anni, in occasione dell’Anno Santo.
Alla Porta Santa di Guardialfiera, fa riferimento mons. Alessandro Liparolo (Vescovo di questa Città), in una visita “ad limina” del 1627.
La sua origine può risalire, verosimilmente, alla venuta di Papa Leone IX nel 1053, nella prima decade di giugno, quando il Pontefice Brunone di Drasburg, Papa Tedesco, cinquantottenne, intrepido viaggiatore, e grande nella santità , si  muoveva verso le Puglie, a contrastare le scorrerie dei Normanni (quel popolo nordico,  bellicoso e caparbio) deciso ad impiantare un forte Stato, ai confini col Governatorato Pontificio attraversò questa porzione di Molise. Brunone di Drasburg, Papa Tedesco, cinquantottenne, intrepido viaggiatore, e grande nella santità , si muoveva verso le Puglie, a contrastare le scorrerie dei Normanni (quel popolo nordico, bellicoso e caparbio) deciso ad impiantare un forte Stato, ai confini col Governatorato Pontificio.
Il Papa trova sommerso l’antico Ponte Romano, l’unico per varcare il Biferno, e sosta a Guardialfiera fino al deflusso della piena, per passare poi all’altra sponda e proseguire alla volta di S. Paolo Civitate. (Il significato delle indulgenze).
Grande e generosa fu allora il soccorso e l’accoglienza da parte del clero, del popolo, e dall’Adalferius longobardo e Signore di questa Città, da muovere il Pontefice, riconoscente, a donare la prima grande forma di Indulgenza Plenaria Perpetua, nella storia universale della Chiesa. (Il significato dell’Indulgenza).
Alessandro II°, suo successore, elevò la chiesa a Cattedrale, e la città a capoluogo di Diocesi. (La lastra litica nel fondo della chiesa, ne attesta l’evento).  
Benedetto XVI, attraverso la Penitenzieria Apostolica, promulga il 13.XII.2007, la Bolla Pontificia, attraverso cui è riconosciuta la  continuità “in perpetuo valituro” delle Indulgenze Plenarie, nella storia universale della Chiesa. (Il significato dell’Indulgenza).
Alessandro II°, suo successore, elevò la chiesa a Cattedrale, e la città a capoluogo di Diocesi. (La lastra litica nel fondo della chiesa, ne attesta l’evento).


 

 

 

L'apertura della Porta Santa

Si rinnova oggi lo straordinario appuntamento dell'apertura della Porta Santa nella città di Guardialfiera.
Questo evento, candidato all'Unesco quale «patrimonio immateriale dell'umanità», prevede a partire dalle 10.30 la Celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo diocesano mons. Gianfranco De Luca. Il primo giugno si ricorda a Guardialfiera, la visita compiuta da Papa Leone IX .
Secoli di fede e di storia, di tradizioni e di umanità, alla base di una sfida culturale e storica. Per l'occasione è atteso in paese l'arrivo di centinaia di fedeli, provenienti da tutto il Molise, ma anche dalle regioni limitrofe. La comunità è pronta ad accogliere i pellegrini per la cerimonia che naturalmente sarà suggestiva ed emozionante.
«Alla prima Bolla di largizione dispersa o distrutta da saccheggi o da incendi – ricorda lo studioso Vincenzo Di Sabato - è sopraggiunto il nuovo Decreto "in perpetuo valituro" emanato da Benedetto XVII (primo Papa tedesco dopo Leone IX) e promulgato dalla Penitenzieria Apostolica il I3 dicembre 2007».

 

 

GUARDIALFIERA – Solennità liturgiche e spettacolarità storica nel ricordo della venuta di Papa Leone IX  e della istituzione della Prima “Porta Santa” della cristianità.


Guardialfiera  antica e nuova, sfoggia sul delirio del lago il 1° giugno, la sua dignità unica e secolare.
Ricorda la venuta di  Leone IX, Papa tedesco cinquantunenne, che “apud Biphernum fluvium”, nell’Anno Domini 1053, elargisce la prima forma di Indulgenze Plenarie della cristianità.
Questa nostra teologia periferica, con la imminente venuta nel Molise di Papa Francesco, attento alla tenerezza, si sentirà particolarmente eccitata nel “lucro del Perdono”, come  mezzo di purificazione e come condono dinanzi a Dio delle pene temporali.
La cerimonia inizierà alle 10 con il raduno di autorità e cittadini in Piazza Jovine e poi in corteo, dalla chiesa di San Giuseppe, processione introitale con il Clero verso l’Antica Cattedrale.
Sulla Loggia ci sarà il rito di apertura della Porta Santa officiato da S.E. mons. Giuseppe Di Falco, Vescovo Emerito.
Alle 10,30 solenne concelebrazione Eucaristica Giubilare e lucro delle
Indulgenze. Segue la processione con le reliquie di San Gaudenzio Martire, Protettore della Comunità e probabile architetto del Colosseo. Alle ore 18, ricomposizione dell’arrivo a Guardialfiera di Papa Leone IX attraverso il dialogo immaginario tra il Pontefice, il Curato e Adalpherius,  Duca della Città.

 

GUARDIALFIERA – La visita di Papa Francesco e la Porta Santa di Guardialfiera

Da Guardialfiera, suolo su cui sorge la prima Porta Santa della cristianità, il “Centro Studi 2000” canta il suo Magnificat.
Lo cantano i credenti della Parrocchia, lo cantano i cittadini della comunità civile, con parole e melodie gemmate di eternità. Lo canta con la voce più forte che riempie la distanza del cielo, e coi toni  risuonanti, che percuotono le altezze, che sommuovono il sangue della primavera, che mettono in movimento il quadrante delle speranze e del riscatto.
“Porta fidei” è stato, come per magia, il tema portante scelto da Benedetto XVI nella sua esortazione apostolica divulgata per l’Anno della fede.
“La Porta” è stato anche il filo conduttore per la riflessione di Papa Bergoglio nello scorso 25 agosto.
In quella XXI domenica del T.O.,  il Santo Padre da Piazza S. Pietro, ci ha persuasi sulla suggestività di entrare per la Porta “stretta” ma “aperta” con i piedi dritti; di lasciare fuori i bagagli, di sgonfiarci dalle presunzioni, di farci piccoli per poterla attraversare senza spallate e scampanellate impazienti.
Fra questo incantesimo per la Porta Santa, a Guardialfiera è tutto un traboccare di noi stessi, legati oggi da un filo unico avvolgente di sollievo. Perché dalle nostre profondità di sentimenti, esplode la confidenziale fierezza che non ci consente più di nascondere quel che siamo e di cui ce ne rendiamo poco conto.
Perché da un incomprensibile mistero, nell’anno 1053 – era di giugno – l’Onnipotente ha dirottato “apud Biphernum flumen” , in questo villaggio, in “Catrum Guardiae”, un giovane Papa vagante, sfiduciato, stremato: Brunone di Dagsburg cinquantunenne, Leone IX.
Ed è così narrato dalla “Regesta Pontiphicum Romanorum”, ossìa dal registro che traccia i profili e gli spostamenti di tutti i Papi di Roma.
E qui, rasserenato, soccorso, onorato, QUI, sul suolo molisano, per una sorta di disposizione amorevole, di tenerezza, che Leone IX s’inventa a sorpresa la prima forma di Indulgenza Plenaria Perpetua, donde la “Porta Santa”. E la  elargisce qui!
Mons. Giulio Di Rocco – guardiese a Termoli, scomparso nel 2003 – ne spiega scientificamente e storicamente le trame, attraverso il volume“Relazioni ad Limina dei Vescovi di Guardialfiera” pubblicato dall’Amministrazione Provinciale di Campobasso e qui presentato  il 1° giugno 1996 dal Cardinale Luigi Poggi, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.
Sboccia, dunque a Guardialfiera, il primo Giubileo cristiano della storia. 247 anni prima del Grande Giubileo di Bonifacio VIII a Roma; anteriore di 7 anni alle Indulgenze di S. Maria in Fafa; antecedente alla Perdonanza di Celestino V all’Aquila del 1294.                                                             
Un“contado solitario” si pone in cima  alla graduatoria cronologica dei privilegiati del cielo. Guardialfiera, sicché, rappresenta per la Regione e per il Mondo, il segno continuativo di un valore spirituale e storico di un passato che non passa, che vive nel presente e che si spalanca verso il mistero.
Alla prima bolla di largizione, distrutta da incendi e saccheggi agli Archivi Parrocchiali e Diocesani, sopraggiunge un nuovo Decretum “in perpetuum valituro”, emanato dalla Penitenzieria Apostolica e promulgato da Benedetto XVI il 13 dicembre 2007. Ed insieme alla Perdonanza dell’Aquila, è ora in fase di istruttoria all’Unesco, lo status di speciale riconoscimento e tutela della nostra Porta Santa, quale patrimonio immateriale dell’umanità.
Il Molise ha avuto allora quel che non sognava d’avere. Ma non seguitiamo – per pietà – noi a costruir macerie sul passato.
Si dia, quando come adesso è onesto, si dia un trillo di festa limpido e schietto, sulla centralità anche della periferia e della trasmissione dei suoi valori nel tempo.


 

 

Guardialfiera, paese antico rivolto al futuro.

Sfoggia il 1° giugno la sua dignità secolare, unica, legata alle Indulgenze Plenarie Perpetue elargite a Guardia Adalphiera (Guardialfiera) nell’Anno Domini 1053.
Era di giugno allorché le acque rovinose del Biferno in piena, ne travolsero i fragili ponti e preclusero l’avanzata verso la Daunia d’un Papa tedesco cinquantunenne, spinto a concordare un patto di fides reciproca con i Bizantini. A ricercare una intesa, insomma, capace di contrastare l’avanzata dei Normanni, verso lo Stato Pontificio.
E’ Leone IX, Brunone dei Conti di Dagsburg che, venuto da Roma, si ritrova smarrito nella vallata, “apud Biphernum fluvium”, inerme, sfinito, umiliato, anche ripulso da popolazioni spaurite appartenenti a Contee Longobarde in dissidio tra loro.
Ma dal fiume, come un miraggio, il Papa intravede sulle colline, una rocca ed un pugno di case abbarbicate attorno. Sarà forse il Castello del Conte Adalpherius, Signore di Guardialfiera.
Il cavallo scala dirupi scivolosi e conduce il Pontefice fra noi. Ed è finalmente rifocillato, soccorso, accolto con gli onori dovuti al Vicario di Cristo. Il Clero, il Conte, la bella testarda Guardialfiera, con coralità di folla, dona al Pontefice rinvigorito, il brivido della riconquistata pace interiore. Fra un gorgo di emozioni, incapace di esprimere là per là, adeguata riconoscenza alla moltitudine guardiese munifica e coraggiosa, il Papa s’inventa, su terra molisana, l’imprevedibile prima forma di Indulgenza Plenaria sine tempore. Atto inaudito carico di mistero, donde, poi la Porta Santa.
Ed è così che – in virtù dei celesti poteri – Leone IX riapre qui alla Misericordia, il cuore di Dio, 257 anni prima del Grande Giubileo di Bonifacio VIII. Un valore incommensurabile, frutto della redenzione, divinamente rivelato, dunque, nel 1053.
La venuta in Molise di Papa Bergoglio, sensibile al sentimento della Misericordia, ecciterà quest’anno il lucro salutare dell’Indulgenza a Guardialfiera come remissione dinanzi a Dio della pena temporale, ma anche come mezzo di purificazione, di santificazione e di esercizio dell’amore.

 

Ricordando la venuta di Papa Leone IX a Guardialfiera - il 2 giugno

1° giugno, giorno che avvolge di luce e di festa Guardialfiera, nella fantasmagoria evocativa della visita compiuta da Papa Leone IX "in Castrum Guardiae, apud Biphernum Fluvium". il 1° giugno dell'anno 1053.
Secoli di fede e di storia, di tradizioni e di umanità, alla base di una sfida culturale, religiosa e turistica che nobilita un piccolo paese, all'ombra dei boschi e sul delirio del Lago, e lo proietta verso realtà mirabili di civiltà e di speranze nuove.
Splendido Molise. Ancor più splendido il l^ giugno a Guardialfiera, pervaso di smerli ed insegne feudali. Una città antica e nuova, che ricorda - con la venuta di Leone IX - la prima forma di Indulgenza Plenaria Perpetua, elargita in terra di Molise.
Da qui la Porta Santa di Guardialfiera - anno 1053 - la più antica della cristianità!
Alla prima Bolla di largizione - dispersa o distrutta da saccheggi o da incendi - è sopraggiunto il nuovo Decreto "in perpetuo valituro" emanato da Benedetto XVI (primo Papa tedesco dopo Leone IX) e promulgato dalla Penitenzieria Apostolica il 13 dicenbre 2007. Suggestiva liturgia il 1° giugno, presieduta dall'Ordinario Diocesano mons. Gianfranco De Luca, assistito da don Nicola Tufilli Parroco della Cattedrale e dai Padri Cappuccini della Provincia Monastica di Sant'Angelo e Padre Pio, alla presenza delle massime autorità della Regíone. Rito surreale, sulla loggia della Cattedrale, di apertura della Porta Santa, Celebrazione Eucaristica Giubilare e lucro delle Indulgenze Plenarie.
Fastosa Processione, poi, con le reliquie di S. Gaudenzio Martire, protettore della comunità, condotte da religiosi francescani.


 

 

INDULGENZE PLENARIE DI PAPA LEONE IX

Guardialfiera, paese antico rivolto al futuro, sfoggia il 1° giugno la sua dignità secolare, unica, legata alle Indulgenze Plenarie Perpetue elargite a Guardia Adalphiera (Guardialfiera) nell'Anno Domini 1053. Era di giugno allorché le acque rovinose del Biferno in piena, ne travolsero i fragili ponti e preclusero l'avanzata verso la Daunia d'un Papa tedesco cinquantunenne, spinto a concordare un patto di fides reciproca con i Bizantini. A ricercare una intesa, insomma, capace di contrastare l'avanzata dei Normanni, verso lo Stato Pontificio.
E' Leone IX, Brunone dei Conti di Dagsburg che, venuto da Roma, si ritrova smarrito nella vallata, "apud Biphernum fluvium", inerme, sfinito, umiliato, anche ripulso da popolazioni spaurite appartenenti a Contee Longobarde in dissidio tra loro. Ma dal fiume, come un miraggio, il Papa intravede sulle colline, una rocca ed un pugno di case abbarbicate attorno. Sarà forse il Castello del Conte Adalpherius, Signore di Guardialfiera.
Il cavallo scala dirupi scivolosi e conduce il Pontefice fra noi. Ed è finalmente rifocillato, soccorso, accolto con gli onori dovuti al Vicario di Cristo. Il Clero, il Conte, la bella testarda Guardialfiera, con coralità di folla, dona al Pontefice rinvigorito, il brivido della riconquistata pace interiore. Fra un gorgo di emozioni, incapace di esprimere là per là, adeguata riconoscenza alla moltitudine guardiese munifica e coraggiosa, il Papa s'inventa, su terra molisana, l'imprevedibile prima forma di Indulgenza Plenaria sine tempore. Atto inaudito carico di mistero, donde, poi la Porta Santa. Ed è così che - in virtù dei celesti poteri - Leone IX riapre qui alla Misericordia, il cuore di Dio, 257 anni prima del Grande Giubileo di Bonifacio VIII. Un valore incommensurabile, frutto della redenzione, divinamente rivelato, dunque, nel 1053.
La venuta in Molise di Papa Bergoglio, sensibile al sentimento della Misericordia, ecciterà quest'anno il lucro salutare dell'Indulgenza a Guardialfiera come remissione dinanzi a Dio della pena temporale, ma anche come mezzo di purificazione, di santificazione e di esercizio dell'amore.

 

 

 

 

 

GUARDIALFIERA – La visita di Papa Francesco e la Porta Santa di Guardialfiera

 

Guardialfiera 12 apr 2014    
Dal Centro Studi Molise 2000 di Guardialfiera, l’amico Vincenzo Di Sabato, ci ha inviato il seguente contributo incentrato sulla prossima visita, il 5 luglio, del Pontefice in Molise:
Da Guardialfiera, suolo su cui sorge la prima Porta Santa della cristianità, il “Centro Studi 2000” canta il suo Magnificat.  
Lo cantano i credenti della Parrocchia, lo cantano i cittadini della comunità civile, con parole e melodie gemmate di eternità. Lo canta con la voce più forte che riempie la distanza del cielo, e coi toni  risuonanti, che percuotono le altezze, che sommuovono il sangue della primavera, che mettono in movimento il quadrante delle speranze e del riscatto.
“Porta fidei” è stato, come per magia, il tema portante scelto da Benedetto XVI nella sua esortazione apostolica divulgata per l’Anno della fede.
“La Porta” è stato anche il filo conduttore per la riflessione di Papa Bergoglio nello scorso 25 agosto 2013.
In quella XXI domenica del T.O., il Santo Padre da Piazza S. Pietro, ci ha persuasi sulla suggestività di entrare per la Porta “stretta” ma “aperta” con i piedi dritti; di lasciare fuori i bagagli, di sgonfiarci dalle presunzioni, di farci piccoli per poterla attraversare senza spallate e scampanellate impazienti.
Fra questo incantesimo per la Porta Santa, a Guardialfiera è tutto un traboccare di noi stessi, legati oggi da un filo unico avvolgente di sollievo. Perché dalle nostre profondità di sentimenti, esplode la confidenziale fierezza che non ci consente più di nascondere quel che siamo e di cui ce ne rendiamo poco conto.
Perché da un incomprensibile mistero, nell’anno 1053 – era di giugno – l’Onnipotente ha dirottato “apud Biphernum flumen” , in questo villaggio, in “Catrum Guardiae”, un giovane Papa vagante, sfiduciato, stremato: Brunone di Dagsburg cinquantunenne, Leone IX.
Ed è così narrato dalla “Regesta Pontiphicum Romanorum”, ossìa dal registro che traccia i profili e gli spostamenti di tutti i Papi di Roma.
E qui, rasserenato, soccorso, onorato, QUI, sul suolo molisano, per una sorta di disposizione amorevole, di tenerezza, che Leone IX s’inventa a sorpresa la prima forma di Indulgenza Plenaria Perpetua, donde la “Porta Santa”. E la  elargisce qui!
Mons. Giulio Di Rocco – guardiese a Termoli, scomparso nel 2003 – ne spiega scientificamente e storicamente le trame, attraverso il volume “Relazioni ad Limina dei Vescovi di Guardialfiera” pubblicato dall’Amministrazione Provinciale di Campobasso e qui presentato  il 1° giugno 1996 dal Cardinale Luigi Poggi, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.
Sboccia, dunque a Guardialfiera, il primo Giubileo cristiano della storia. 247 anni prima del Grande Giubileo di Bonifacio VIII a Roma; anteriore di 7 anni alle Indulgenze di S. Maria in Fafa; antecedente alla Perdonanza di Celestino V all’Aquila del 1294.                                                             
Un“contado solitario” si pone in cima  alla graduatoria cronologica dei privilegiati del cielo. Guardialfiera, sicché, rappresenta per la Regione e per il Mondo, il segno continuativo di un valore spirituale e storico di un passato che non passa, che vive nel presente e che si spalanca verso il mistero.
Alla prima bolla di largizione, distrutta da incendi e saccheggi agli Archivi Parrocchiali e Diocesani, sopraggiunge un nuovo Decretum “in perpetuum valituro”, emanato dalla Penitenzieria Apostolica e promulgato da Benedetto XVI il 13 dicembre 2007. Ed insieme alla Perdonanza dell’Aquila, è ora in fase di istruttoria all’Unesco, lo status di speciale riconoscimento e tutela della nostra Porta Santa, quale patrimonio immateriale dell’umanità.
Il Molise ha avuto allora quel che non sognava d’avere. Ma non seguitiamo – per pietà – noi a costruir macerie sul passato.
Si dia, quando come adesso è onesto, si dia un trillo di festa limpido e schietto, sulla centralità anche della periferia e della trasmissione dei su
oi valori nel tempo!

 

 

 

OMELIA DI PAPA FRANCESCO DEL 25 AGOSTO 2013

 

Gesù si rifiuta di rispondere alla domanda riguardo al numero di coloro che si salveranno: la questione della salvezza non si pone infatti in termini generali,si pone innanzitutto per gli altri, ma si pone “per me”.
Dipende dalla mia accettazione o dal mio rifiuto della salvezza che Gesù mi offre. Il cammino verso la salvezza consiste nel seguire Gesù: egli è la via. Lo sforzo di entrare per “la porta stretta” è lo sforzo di seguire il cammino intrapreso da Gesù, cioè il cammino verso Gerusalemme, il cammino verso il Calvario. Il Calvario fu solo una tappa nel cammino verso la destinazione finale, una tappa di grande sofferenza, di tenebre e di solitudine, ma che sboccò direttamente su un mondo di luce e di gioia, illuminato dal sole nascente di Pasqua, vivente della gioia della risurrezione.
L’ingresso al sepolcro di Gesù, nella basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, è basso e stretto, all’interno l’ambiente è angusto e buio: eppure, proprio da qui la risurrezione, in tutta la sua potenza irresistibile, levò il masso e aprì le tombe riempiendo il mondo di luce e di vita. Il punto in cui si incontrano i due bracci della croce è stretto e basso, ma i bracci indicano i quattro punti cardinali, i quattro venti del mondo. Là Gesù “stese le braccia fra il cielo e la terra, in segno di perenne alleanza” ed estese la sua offerta dell’amore e della salvezza di Dio a tutti gli uomini, ad oriente e ad occidente, a settentrione e a mezzogiorno, invitando ogni uomo e ogni donna, di ogni età e di ogni razza, di ogni colore e di ogni lingua, a partecipare al banchetto del regno di Dio. La porta stretta è il mezzo per uscire dalle angustie di un mondo senza amore; essa è l’apertura verso l’amore senza confini, verso il perdono e la misericordia.

 

 

 

 

A cura della MdL Anna di NARDO RUFFO // Impaginazione web Serenella FUSCHI

 
Federazione Maestri del Lavoro D'Italia - Ente Morale D.P.R.1625 del 14 Aprile 1956 - Consolato Regionale del Molise
Realizzazione Grafica RamoWEB