Consolato Regionale Maestri del Lavoro del Molise

Conviviale - Precetto del 19 marzo 2016 presso la chiesa di San Bernardino di Vinchiaturo.

Invito del Console MdL Pina Petta.

A tutti i Maestri del Lavoro del Molise

 

Carissimi amici,
non abbiamo avuto modo di incontrarci in occasione delle festività natalizie per le ragioni che voi tutti conoscete. Avevo detto, a chi me lo ha chiesto, che la nostra conviviale veniva rimandata di qualche mese.
E' arrivato il momento giusto: la Santa Pasqua.
Avremo modo di fare il nostro “precetto” in una cerimonia liturgica che si terrà il giorno sabato 19 Marzo alle ore 11 nella Chiesa di San Bernardino di Vinchiaturo. La Messa sarà celebrata da Don Fabio di Tommaso (postulatore della causa di beatificazione di Fra Immacolato Brienza) anche per ricordare tutti i Maestri e tutti i nostri familiari che non sono più tra noi.
Sarà quella anche l'occasione per consegnare, all'Associazione che porta avanti il progetto di Don Alessandro Porfirio, il ricavato della vendita del libro scritto dall'amica e Console Emerito Anna Di Nardo Ruffo.
La scelta del giorno è stata dettata non solo dagli impegni della parrocchia ma anche e soprattutto dalla festività di San Giuseppe patrono dei lavoratori.
Al termine della Messa andremo tutti a pranzo al Ristorante “Il Risveglio dei sapori”. Due i menù a disposizione: a base di baccalà (costo 22 euro);a base di carne (costo 20 euro).
Mi auguro di vedervi tutti Sabato 19 Marzo alle 11.00 nella Chiesa di San Bernardino a Vinchiaturo.
Vi chiedo, cortesemente, di comunicare, anche telefonicamente, la vostra eventuale partecipazione anche perché è necessario dare al ristorante il numero dei partecipanti.

Un abbraccio Pina Petta

 

Vinchiaturo - Chiesa Madre della Parrocchia di Santa Croce

 

 

 

LA STORIA DI VINCHIATURO

 

L'origine di Vinchiaturo è molto antica, come dimostrano numerosi ritrovamenti archeologici, tra i quali località Canala, un basamento costituito da grossi blocchi di pietra, che secondo una stima della Soprintendenza risale alla fine del II secolo. Sopra un blocco di cantonata è scolpito a bassorilievo un grande simbolo fallico; un cippo terminale di epoca romana e numerose altre iscrizioni.

Secondo alcune interpretazioni (vedi Monteverde Sannita di Baldini) l'origine del paese è da ritrovare nell'antica città sannita di Ruffirio, allogata su di un aspro e quasi inaccessibile rialzo calcareo, presso l'attuale altura di Monteverde, dove cospicue sono le testimonianze di un'attività edilizia ed artigianale del passato.

Lo storico Dionisio colloca Ruffirio "ad orientem Boviani apud montem vulgo viridem, quo in apuliam itur" (ad Oriente di Boiano, in quella contrada detta Monteverde, per la quale si accedeva alla Puglia).

Ruffirio mutò tale nome in un antesignano dell'attuale nel momento in cui, giunte le guarnigioni della potente e bellicosa Roma, dovette subire l'amara sconfitta e l'assoggettamento da parte del trionfatore.

Tale destino toccò ad altre città quali Bovianum e Saipins che, a detta degli storici, videro da parte del governo capitolino, l'allontanamento forzato di sediziosi cittadini sanniti, ai quali fu coartata la libertà in un distretto geografico rintracciabile nell'area dell'attuale cittadina di Vinchiaturo, che per tale motivo conquistò la denominazione di Vincula Catenis, ovvero Carcere con Catene. A ricordo di tale congiuntura storica nello stemma del Comune campeggia una torre merlata, ai lati dalle quale pendono due grosse catene.

Dopo le guerre sannite, dopo la distruzione di buona parte della popolazione e delle città, scende sulla vita del nostro paese il buio più fitto e, dall'epoca sannita e romana, solamente verso l'anno 1000 se ne torna a parlare. Vinchiaturo, fino alla metà del XV secolo, non significò alcuna entità politica ed amministrativa autonoma.

Il paese odierno, iniziò a concretizzare la sua fisionomia di centro abitato, seguendo i canoni urbanistici ed architettonici imperanti, a far tempo certamente dal 1456 anno in cui, a causa di un devastante terremoto che causò 120 morti e la quasi totale rasa al suolo della Badia di Monteverde.
A seguito di tale episodio, i contadini e i pastori che per tanti anni avevano respirato l'aria operosa ed industre del centro benedettino, si spostarono definitivamente a valle, costruendo lì le loro dimore.

Nel secolo XI, nel periodo Longobardo, Ugo di Molisio, Conte di Boiano, donò alla Cattedrale della sua città molti feudi tra cui quello di San Pietro presso Vinchiaturo. Vinchiaturo era dunque terra di pertinenza dei Conti del Molise: ed in questa condizione si tenne durante i periodi normanno e svevo fino al 1449.
In quegli anni il paese e le sue terre furono assoggettate alla signoria dei fratelli Sanfromonte, giunti dalla Francia nella nostra nazione, alcuni secoli prima, al seguito di Carlo d'Angiò, per volontà di Alfonso I di Aragona.
Vi fu allora, una sincera amicizia tra Antonello, uno dei fratelli, e Cola di Manforte, Conte di Campobasso, col quale caldeggiò l'ascesa al trono di Napoli di Giovanni d'Angiò, che fu però sconfitto nella battaglia di Troia del 1462. Fu così che Vinchiaturo, nel 1467, fu dato in feudo ad un certo Matteo Trossa cui successero nel 1550, i Senescallo di Capua. Un membro di tale famiglia, Camillo se ne disfece per la somma di 5200 ducati.

L'acquirente fu Federico Longo, esponente di una famiglia venuta nel Reame con i Normanni, che ebbe conferito il titolo di Marchese nel 1626 e che detenne il feudo fino all'eversione della feudalità.

È al Marchese Federico Longo che si deve la costruzione del palazzo marchesale, intorno al quale si sviluppò il paese, e del Convento di Santa Lucia, dimora dei Frati Minori Osservanti.

Nel Dizionario Geografico - Ragionato del Regno di Napoli di Lorenzo Giustiniani, Bibliotecario di S.M. Ferdinando IV Re delle Due Sicilie, datato 1805 si legge:
" Vinchiaturo - Terra in Contado di Molise, compresa nella Diocesi di Boiano, distante da Campobasso miglia 5. Si crede da taluni che fosse sorta dalla distruzione di altri villaggi, ch'erano un tempo nelle sue vicinanze, come io credo di essersi piuttosto accresciuto di popolazione, poiché dall'essersi ritrovati nel suo territorio molte antiche iscrizioni, monete, corniole, ed altre cose, fa credere anzi che fosse popolato il luogo prima dei suddetti villaggi.
Vi si vedono alcune torri, opera dei menzitempi, e niente altro, che indicasse poi remota antichità. Vedesi edificata intanto in una pianura, ove respirasi aria non malsana. Al di sotto della Cappella di Santa Maria (a Monte) ci sorge un'acqua sulfurea, la quale dicono atta alla guarigione di molti mali. Le produzioni consistono in grano, granone, vino e frutta di ogni specie. Gli abitanti, oltre all'agricoltura, esercitano pure la pastorizia. Il loro numero è di circa 3000. La tassa dei fuochi del 1532 fu di 175, del 1545 di 204, del 1581 di 200, del 1595 di 227, del 1648 di 172, del 1669 di 194.
Nel suo territorio vi sono i feudi di Vitriscelli e la Badia di Monteverde, un tempo luogo abitato come già detto.
Nell'anno 1456 fu rovinato dal terremoto, con la morte di 120 abitanti; ma la fatale rovina di questo paese avvenne il 26 Luglio 1805 ad ore 2 e ¼ d'Italia, essendo rimasto adeguato totalmente al suolo dall'orribile terremoto con la morte di 305 abitanti e 214 feriti.
Nell'anno 1467 il Re Ferrante la donò a Matteo Trossa insieme all'altra terra di Spinete.
Passò poi alla famiglia Senescallo di Capua.
Nel 1633 si concedè il privilegio all'Università di questa terra di poter fare la fiera nel mese di agosto".
I Longo mantennero il titolo di Marchesi di Vinchiaturo fino alla seconda metà del XIX secolo.
La sequela di Sindaci, che proietta la vicenda del paese ai giorni nostri, iniziò dopo l'editto di Gioacchino Murat e furono gli annali del Regno di Napoli che per tutto il XVIII e XIX secolo incisero nella storia locale, segnandone la società, il costume, la politica e la cultura.

A seguito di tale episodio, i contadini e i pastori che per tanti anni avevano respirato l'aria operosa ed industre del centro benedettino, si spostarono definitivamente a valle, costruendo lì le loro dimore.


 

 

Chiesa di San Bernardino

La Chiesa di San Bernardino fu costruita nel 1728, ai piedi del colle su cui si ergono la Chiesa madre ed il palazzo marchesale, in segno di benemerenza verso il Santo ed in ricordo della speciale protezione al paese di Vinchiaturo.
L’edificio fu ricostruito nel 1849, dopo il terremoto del 1805 ed ha subito altri restauri e riadattamenti nel 1919 e la canonizzazione       nel 1996.
La storia popolare vuole che San Bernardino, nel suo viaggio di ritorno verso l’Aquila, si sia fermato in questi luoghi ed abbia contribuito a portare la pace tra le contrapposte frazioni locali.
Si narra ancora, che una giovinetta rimase sotto le macerie della chiesa, crollata per il terremoto, e fu salva per intercessione di San Bernardino che le espresse il desiderio di essere considerato il
Santo Protettore di Vinchiaturo.

La festa patronale in onore del Santo, si svolge ogni anno il 19 e 20 maggio.
La chiesa è ad una sola navata con ai lati due cappellette dedicate a S. Francesco e San Michele Arcangelo.
Sempre al suo interno è possibile ammirare gli affreschi (1951) dell’artista molisano Leo Paglione, raffiguranti la morte e la canonizzazione del Santo da Siena; altri dipinti ad olio del 1920, posti sotto la volta, in cui sono raffigurati il Sacro Cuore San Bernardino che predica a Vinchiaturo ed infine un dipinto ad olio più antico, senza firma né data, posto sopra l’altare e raffigurante la Vergine di Pompei e 15 formelle che illustrano i misteri del Rosario.

 

 


FESTA DI SAN BERNARDINO

Schietto, popolare e semplice. Il 19 e 20 Maggio di ogni anno si festeggia il Santo Patrono, San Bernardino da Siena.
La devozione dei vinchiaturesi per il Santo è stata sempre molto sentita da quando la sua statua fu ritrovata integra sotto le macerie del disastroso terremoto del 26 luglio 1805: la tradizione vuole che una giovane donna, miracolosamente rimasta indenne dal crollo della sua casa, abbia raccontato di aver sognato San Bernardino che le manifestava la volontà di essere venerato con più ardore quale protettore di Vinchiaturo.
La conferma fu poi data dal ritrovamento della statua del Santo, per metà fuori dalle macerie, nell'atto di benedire il paese. Da allora la devozione per San Berardino ha unito tutti i vinchiaturesi, che in ogni parte del mondo, con fede celebrano la sua festa.
Bernardino degli Albizeschi nacque a Massa Marittima l'8 settembre del 1380 e ben presto rimase orfano dei genitori, motivo per il quale fu allevato con amore della zia Bartolomea.
Quando nel 1400, a Siena dilagò la peste, Bernardino entrò nella Confraternita della Madonna e dedicò tutto se stesso alla cura dei malati. Dopo la peste si prese cura della zia, ormai costretta a letto e, dopo la sua morte, digiunò e pregò, per conoscere il Volere Divino, riguardo al suo futuro.
Fu allora che dinanzi al Crocifisso, comprese che la sua strada era quella della dedicazione totale al Signore: distribuito il suo patrimonio in beneficenza indossò il saio dei Frati Minori l'otto settembre del 1402. Fu ordinato nello stesso giorno del 1404 e per i successivi 12 anni visse in solitudine, predicando occasionalmente.
L'otto settembre del 1417 andò a Milano per predicare il suo primo sermone da missionario. La sua eloquenza ben presto attirò grandi folle. Viaggiò a piedi per tutta l'Italia e predicò in ogni città e villaggio in cui entrò. Tutti si contendevano l'onore di ascoltarlo.
È a San Bernardino che si deve il culto del Sacro Nome di Gesù: durante i suoi sermoni mostrava sempre una targa di legno con inscritto il trigramma "JHS" Gesù Salvatore dell'Uomo.
Bernardino oltre che grande predicatore viene ricordato anche perché instancabile pacificatore: la sua parola d'ordine era "Pace".
La fama che Fra Bernardino ben presto ebbe, fu motivo di invidia per molti e i cartelli che aveva usato per promuovere la devozione del Nome di Gesù, furono le basi per abili attacchi contro di lui. Fu infatti accusato di eresia, per aver introdotto una pratica religiosa nuova e profana che avrebbe portato i fedeli all'idolatria.
Fu per questo che nel 1427 Papa Martino V gli vietò di usare i suoi cartelli fino al processo, che si svolse a San Pietro e in occasione del quale Bernardino fu difeso da Giovanni da Capestrano, insigne giurista, governatore di Perugia ed anche lui francescano e futuro Santo. Prosciolto da ogni accusa, il Papa lo pregò di predicare a Roma e gli offrì la Cattedra Vescovile di Siena che Bernardino però rifiutò non volendo rinunciare alla sua vocazione di missionario.
Nel 1430 l'Apostolo del Santo Nome divenne "Vicario Generale" dei Frati della stretta Osservanza. Riformò la Regola e coinvolse i frati come predicatori e maestri. In tale periodo il numero dei Frati crebbe da 300 ad oltre 4000. Nel 1442 si dimise dalla sua carica per riprendere il suo ultimo viaggio da missionario nel 1444, quando, secondo la tradizione, passando per Vinchiaturo predicò al popolo.
Bernardino morì nella città de L'Aquila, in odore di santità -giacendo sulla nuda terra- la Vigilia dell'Ascensione, il 20 Maggio del 1444. Molti furono i miracoli che avvennero vicino alla sua tomba e dopo solo sei anni dalla morte, Papa Niccolò V lo elevò agli onori dell'Altare.
San Bernardino da Siena fu il più grande predicatore del XV° secolo e nel 1956 l'Apostolo d'Italia, come spesso viene chiamato, fu nominato da Pio XII patrono della pubblicità e degli inserzionisti per la sua abilità nel rendere chiara la fede cattolica ai suoi ascoltatori mediante l'uso di un linguaggio semplice.

 

Consolato Regionale Maestri del Lavoro del Molise

 

ERA FORTE DON ALESSANDRO


Andrea Logoteta ( Biella 1968) è giornalista e pubblicista di varie  testate giornalistiche del Piemonte. Oggi risiede a Parma dove si occupa di comunicazione presso un gruppo bancario internazionale. Ha incontrato e conosciuto Don Alessandro a Roccaspromonte nel gennaio del 2014.
Importanti per lui le parole di Don Alessandro “ Signore allontana da me la presunzione di dire di aver fatto qualcosa di buono nella vita. Sei tu e solo tu che hai fatto tutto”.

 

In occasione del Precetto Pasquale dei Maestri del Lavoro del Molise celebrato a Vinchiaturo, il giorno 19 marzo u. s., nella chiesa di San Bernardino ed officiata da don Fabio di Tommaso, il carissimo Andrea Logoteta ha pubblicato sul giornale “primo Piano di giovedì 24 marzo 2016” un articolo dal titolo:

 

Sabato 26 marzo 2016, sul giornale ‘Il Quotidiano’, sempre a firma Andrea Logoteta, è stato pubblicato un articolo dal titolo:

“Don Alessandro, tra sogno e realtà”.

 

A cura della MdL Anna di Nardo Ruffo // Impaginazione web Serenella Fuschi

 
Federazione Maestri del Lavoro D'Italia - Ente Morale D.P.R.1625 del 14 Aprile 1956 - Consolato Regionale del Molise
Realizzazione Grafica RamoWEB