MAESTRI DEL LAVORO D'ITALIA

Consolato Regionale Maestri Lavoro Molise

Ente Morale D.P. 1625 del 14 Aprile 1956

 

 

COMMEMORAZIONE CADUTI DI MARCINELLE

EMIGRAZIONE ed IMMIGRAZIONE


A Ferrazzano, Palazzo Chiarulli, l'8 agosto 2015, si è tenuta una manifestazione organizzata dal Comune in collaborazione dell'Associazione Pro Arturo Giovannitti.
In precedenza,come di consueto, presso la Chiesa di Santa Maria Assunta, siamo stati tutti presenti alla celebrazione della Santa Messa da parte di Don Giovanni Cerio, in onore dei minatori caduti a Marcinelle.
L’occasione è stata propizia per rinnovare sentimenti di amicizia tra Maestri del Lavoro, i presenti e gli abitanti di Ferrazzano.
Al termine della Cerimonia i convenuti si sono spostati presso la Piazza Caduti di Marcinelle, per ricordarne le vittime.

 


Foto scattate dal Dott. Paolo Colesanti

 


< IL MINATORE > Non è un lavoratore come gli altri. Il minatore,  scende nel buio più profondo quando il sole brilla, sfida i pericoli sconosciuti, avanza dove nessuno è mai andato, carpisce alla roccia un tesoro che non lo farà mai ricco. Dal libro "Montevecchio" di Iride Peis.


 

8 agosto 2011 MARCINELLE.


La memoria è come un filo conduttore tra il passato, il presente ed il futuro di una comunità nazionale che nella tragedia di Marcinelle perse 136 figli.


“MANTENERE ALTA LA GUARDIA SULLA SICUREZZA SUL LAVORO" Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del 55° anniversario (anno 2011) della tragedia di Marcinelle, in un messaggio ha espresso i sentimenti di vicinanza ai familiari delle vittime ed a tutti i partecipanti alle cerimonie che nelle città d'origine commemorarono il sacrificio del lavoro degli italiani nel mondo: "Il tempo non attenua il ricordo di una sciagura che è divenuta simbolo del sacrificio e della nobiltà del lavoro italiano in Europa e nel mondo. La memoria dei duecentosessantadue lavoratori che persero la vita a Marcinelle, tra i quali centotrentasei connazionali, ci deve in particolare esortare a mantenere alta la guardia sul tema della sicurezza del lavoro, la cui attualità permane immutata nonostante gli indubbi progressi".

(Dal sito ufficiale della Presidenza della Repubblica – www.quirinale.it)

 

 

 


 

 


 

 

 

 

 

 

IL MUSEO DELL'IMMIGRAZIONE


Alle 12.30 circa dell’ 8.8.2015, dopo la commemorazione civile in onore delle vittime di Marcinelle, i convenuti si sono portati al Palazzo Chiarulli per l’inaugurazione della Mostra del Minatore.


Ferrazzano 08/08/2015 - Palazzo Chiarulli


I mutamenti sociali, culturali ed economici che attraversano la nostra società hanno determinato un sostanziale cambiamento di senso e di significato delle istituzioni museali, anche perché in esse sono custoditi ed esposti alcuni degli oggetti che simboleggiano e rappresentano la nostra cultura e la nostra storia. Lo stesso termine museo tende ad essere inteso non più come spazio chiuso, deputato alla conservazione, ma come metafora sociale e come mezzo tramite cui la società rappresenta il suo rapporto con la propria storia.

Il museo diventa quasi ovunque luogo di studio, in alcuni casi aperto ad altre istituzioni come le scuole, ma molto spesso più attento a conservare e implementare le collezioni a qualificarsi come luogo di ricerca destinato ad un pubblico selezionato in grado di apprezzare esteticamente la fruizione delle opere senza alcun bisogno di forme di mediazione culturale.


Le notizie su Maria Mater Orphanorum sono state desunte dal
‘Dizionario Enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo’.

 

 

 

MARCINELLE


L'Inno di Mameli in onore dei minatori caduti sul lavoro

Toccante cerimonia al Bois du Cazier, dove è stata inaugurata la "campana delle vedove e degli orfani" donata dalla Federazione Maestri del Lavoro d'Italia del Consolato Regionale del Molise, con il patrocinio del Ministero per gli Italiani nel mondo

Una campana commemorativa per le vittime della tragedia mineraria di Marcinelle e l'inno di Mameli sono stati i protagonisti della prima "Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo". E nell'ex-centro minerario, ad una cinquantina di chilometri a sud di Bruxelles, l'altro grande protagonista è stato il ministro per gli italiani nel mondo: Mirko Tremaglia.
In concomitanza con il 46.mo anniversario del tragico incidente minerario al "Bois du Cazier", a Marcinelle, che vide la morte di 262 minatori - 136 dei quali italiani - nel lontano 8 agosto 1956, il Ministro per gli Italiani nel mondo si è recato in visita ufficiale nella cittadina belga, dove è stato accolto da una folta rappresentanza diplomatica, per ricordare e onDurante il suo pellegrinaggio sui luoghi della memoria, Tremaglia è stato accompagnato dall'Ambasciatore d'Italia in Belgio Gaetano Cortese, dal Ministro Presidente della Regione Vallonia Chavenbergh, dal rappresentante dell'Italia presso l'Unione Europea Ambasciatore Umberto Vattani, dal Ministro Carlo Marsili, dal Console d'Italia a Charleroi Girardo Crocini, dal Borgomastro di Charleroi Van Gombel, e dai Consoli e ambasciatori accreditati presso i Paesi che hanno avuto vittime nella tragedia mineraria, oltre che da numerosi esponenti delle Regioni (da segnalare la partecipazione del Presidente dell'Abruzzo Pace e dell'Assessore Zanon del Veneto) e dei Comuni; primo fra tutti il Sindaco di Manopello Giorgio De Luca, comune che ha perduto 23 cittadini nella miniera maledetta.
La breve ma intensa visita del Ministro inizia nel piccolo cimitero di Marcinelle, dove una folla silenziosa osserva la sfilata delle corone di fiori deposte in memoria delle vittime della tragedia. Prima davanti al Monumento "al Minatore". Una cerimonia in cui già si avverte l'affetto e la forte e partecipazione popolare. Una tangibile solidarietà che si fa più intensa quando poi, come in un triste pellegrinaggio, ci si sposta verso la lapide dedicata al "Sacrificio del Minatore Italiano" per deporre le corone di fiori del Ministro per gli Italiani nel mondo, delle Associazioni, dei rappresentanti dei Comites e del CGIE, e per osservare alcuni minuti di raccoglimento.
Viene suonato l'inno di Mameli: la voce di Tremaglia si leva alta, sopra quelle di molte altre. Poi il Silenzio, mentre i vessilli degli Ex Minatori di Marcinelle, dei Bellunesi nel Mondo, dell'Associazione Nazionali Alpini e dell'Associazione Pensionati Minatori vengono issati con orgoglio da anziani minatori che indossano gli indumenti da lavoro e le attrezzature degli anni '50.
La folla si sposta dietro la delegazione del Ministro, il viaggio nella memoria si conclude nel luogo che ha generato il ricordo di quell'8 agosto del '56. Si va a piedi verso il Bois du Cazier; la distanza è breve, a Marcinelle tutto sembre essere concentrato attorno alla miniera. Le celebrazioni trovano qui il punto culminante con l'inaugurazione della campana commemorativa dal nome significativo, Maria Mater Orphanorum (Maria Madre degli Orfani), donata dalla Federazione Nazionale dei Maestri del Lavoro d'Italia e dalla Regione Molise, anch'essa duramente colpita dalla tragedia di 46 anni fa.
La campana, una vera opera d'arte, è alta 1,20 metri e pesa 440 chilogrammi. Raffigura nella parte centrale la "Mater Orphanorum" che tende la mano consolatrice ad una folla di giovani che simboleggiano i 406 orfani, figli dei minatori periti nella sciagura. Sono inoltre raffigurate scene di miniera, come il lavoratore che spinge un carrello di carbone, e lo stemma Federazione molisana.
Davanti a centinaia di persone, sotto un timido sole, i primi rintocchi hanno risuonato fra le enormi strutture metalliche dei pozzi ormai dismessi in cui, a circa mille metri di profondità, si consumò l'agonia dei minatori intrappolati da fiamme e gas. Una cerimonia toccante - il suono della campana ha echeggiato a lungo sul luogo della tragedia - che ha coinvolto sia chi quel dramma l'ha vissuto in prima persona (sui volti degli ex minatori era visibile la commozione), sia i tanti giovani presenti che dell'evento hanno solo sentito parlare.
Davanti ad una lapide in marmo di Carrara bianco di oltre tre metri con incisi i nomi dei minatori morti, Tremaglia ha deposto una corona di fiori. Attorno, le tute blu, i fazzoletti da collo rossi striati di bianco, gli elmetti con lampadina di anziani ex-minatori, quasi tutti tormentati dalla silicosi e inorgogliti dalle medaglie.
All'ombra delle due gigantesche torri che sovrastano l'intera struttura, all'interno della miniera, nel moderno salone di vetro è terminata la prima parte della cerimonia, con i brevi discorsi del Borgomastro di Charleroi Van Gompel e del Presidente Nazionale dei Maestri del Lavoro d'Italia Luigi Arisio. Oltre alla campana, dal Console Regionale dei Maestri del Lavoro del Molise Anna di Nardo Ruffo è stata consegnata agli amministratori di Charleroi una pergamena nella quale vengono ribaditi i valori della pace, della fratellanza e dei diritti umani.
A conclusione della lunga giornata commemorativa la delegazione italiana si è recata al "Centre Espace Meeting Européen" di Charleroi.
La manifestazione è stata introdotta dall'Ambasciatore Cortese, che ha sottolineato la valenza delle iniziative portate avanti da Tremaglia ed il fattivo contributo della nostra comunità al consolidamento dei rapporti di amicizia tra il Belgio e l'Italia. È intervenuto poi il presidente del Comites di Charleroi Piccoli, seguito dai rappresentanti sindacali della UIL, CISL e UGL, che hanno sottolineato il loro apprezzamento per l'istituzione della Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo. Hanno inoltre preso la parola i consiglieri del CGIE Micheloni (che ha portato il saluto del Segretario dei Ds Piero Fassino), Aldo De Matteo, Don Elia Ferro; poi il Presidente della Regione Abruzzo Pace, l'Assessore all'emigrazione del Veneto, Raffaele Zanon, il Ministro plenipotenziario Carlo Marsili e il Segretario generale del CGIE Franco Narducci.
Nel corso della manifestazione, uno dei superstiti della tragedia, l'emigrato abruzzese Silvio di Luzio, tra gli applausi dei presenti, ha donato a Tremaglia una lampada ad olio simbolo dell'ingrato lavoro che i minatori assolvevano in cunicoli anche di soli 50 centimetri.
"Bisogna coltivare la memoria della nostra storia per capire cosa voglia dire il sacrificio", ha detto Tremaglia nel suo discorso conclusivo, collegando questa "tragedia dell'immigrazione italiana" all'attuale dibattito sull'immigrazione in Italia e alla "storica vittoria" del voto per gli italiani all'estero, cui spettano, ha ribadito, 12 seggi da deputato e sei da senatore. "Da quando abbiamo ottenuto il pieno esercizio di voto per l'estero - ha proseguito il Ministro dopo aver annunciato che l'adeguamento per le pensioni al minimo sta ormai divenendo una tangibile realtà anche per gli italiani all'estero - i nostri connazionali nel mondo possono vantare i medesimi diritti degli italiani in Patria".
Il rappresentante del Governo, dopo aver evidenziato che i Consoli saranno i diretti artefici della riforma elettorale per l'estero, ha annunciato un suo diretto intervento per evitare ulteriori soppressioni di sedi consolari ed per scongiurare il tanto contestato criptaggio delle trasmissioni Rai (precedenti accordi contrattuali hanno impedito al Ministro di evitare il recente oscuramento dei mondiali di calcio).
Tremaglia ha infine sottolineato la necessità di eliminare le lunghe attese davanti ai Consolati argentini - a tal proposito il Ministro si riserva la presentazione di una legge speciale- e di evitare ai disperati che giungono sulle coste del nostro Paese le insostenibili situazioni che per un secolo hanno dovuto subire gli emigrati italiani.


 

 

 

 

Mulise: l’amore che nen ze scord

Giuseppe Barbieri


Da tempo aveva espresso il desiderio di donare un’opera alla sua amata terra che lo aveva visto nascere ma che successivamente aveva dovuto lasciare per seguire il padre, minatore in Belgio.
Giuseppe Barbieri, originario di Bonefro, vive a Pont de Loup, una località vicino alla più famosa cittadina di Marcinelle, quest’ultima colpita dalla grande tragedia. Giuseppe Barbieri tra i suoi cimeli verificatasi nella miniera del Bois du Cazier, dove morirono 262 minatori di cui 136 Italiani e fra questi 7 Molisani, a seguito di un furioso incendio.
L’opera di questo artista misura m.2,10 x 0,80 e consiste nella ricostruzione della torre dei pozzi, da cui partivano gli ascensori e il Bois du Cazier ed è realizzata con monetine belghe di cent. 50, raffiguranti il minatore, ormai fuori uso per l’avvento dell’Euro. Giuseppe vive da solo, con la sua invalidità, in Vallonia, nella sua casa museo e sogna sempre due amori: la MAMMA e il MOLISE. Ha dedicato questo suo lavoro a tutti quelli che emigrando dalla propria terra hanno lasciato i propri affetti familiari tra il 1950-60 per prestare la propria umile opera sprofondati nelle miniere di carbone del Belgio.
E’ stato uno dei tanti testimoni che ha visto, alla fine di ogni turno di lavoro, restituire dalle viscere della terra uomini neri di carbone, tutti drammaticamente uguali e irriconoscibili e si è reso conto che, malgrado ciò, non riusciva a spegnersi in ognuno di essi la piccola lampada della memoria della loro terra. Eppure tanti minatori protagonisti di quell’esodo sono ancora tra noi, con la loro valigia di cartone piena di ricordi e di dolore che assistono silenziosi e sgomenti all’incalzare di nuovi eventi che dilavano la memoria e la coscienza.
Il quadro è giunto a Campobasso grazie all’interessamento del Consolato Regionale dei Maestri del Lavoro, che già tre anni fa, con analoga iniziativa, aveva consegnato all’Assessorato Regionale dei Molisani nel Mondo altre due opere dell’artista.
L’opera è stata recapitata al Servizio Rapporti con il Molisani nel Mondo, in attesa di fare bella mostra nel Museo Regionale dell’Emigrazione “Arturo Giovannitti”, non appena sarà messo in funzione ed aperto al pubblico.

Consolato Regionale Maestri del Lavoro Molise

 

 


 

 

EMIGRAZIONE-IMMIGRAZIONE.

PASSATO E PRESENTE DEL LAVORO IN ITALIA


L’emigrazione è sempre il risultato di uno squilibrio della percezione di una asimmetria nella distribuzione delle risorse e delle aspettative: chi lascia il proprio paese perché altrove spera di trovare condizioni di vita migliori lo fa spesso ripromettendosi di tornare, ma comunque con la consapevolezza di una scelta che potrebbe che potrebbe anche essere “per sempre”. Così è stato per tanti italiani che hanno cercato fortuna in Europa o dall’altra parte dell’Oceano, ma anche, negli anni non troppo lontani del boom economico, spostandosi dal Mezzogiorno verso le grandi città del triangolo industriale. Così è per i nuovi bisogni e le nuove povertà che premono attualmente sulla società opulenta, ma invecchiata, della quale, quinti o sesti poco importa, siamo entrati da tempo a far parte.          
Il tema di questo incontro propone tematiche molto care a noi Maestri del Molise, in quanto siamo da sempre in prima linea ad occuparci di queste peculiarità.
Mi piace iniziare questo mio contributo riportando il pensiero del Cardinale Martini in un convegno sull’emigrazione e lavoro:
‘L’estrema povertà di una vasta fascia di popolazione italiana è stata alla base della fortissima emigrazione di cittadini verso- la casa del pane-. E’ inutile illudersi, la storia insegna che quasi mai è stato il pane ad andare verso i poveri, ma i poveri ad andare dove c’è il pane’. Il nostro grato pensiero è rivolto  alle generazioni di italiani impiegati per scavare gallerie, nell’edilizia ed in agricoltura, nei lavori pesanti e disagiati, con alloggi precari, a volte vere e proprie baracche e scontando l’ostilità preconcetta con tanto di cartelli messi all’ingresso di ristoranti con la scritta ‘vietato l’ingresso ai cani e agli italiani’. Sacrifici umani, materiali e sociali sopportati da contadini e artigiani, spinti all’estero dalla voglia di migliorare le proprie condizioni di vita.
Il nostro paese era ed è in parte ancora un paese di migranti: oggi circa 45.000 persone emigrano ogni anno e nel mondo si contano 60 milioni di oriundi italiani, dei quali 4 milioni non hanno voluto rinunziare alla cittadinanza italiana.
Accanto alle esigenze della vecchia generazione affiorano oggi nuove esigenze e sfide legate soprattutto ai nuovi flussi in uscita dall’Italia, rappresentati dai giovani in mobilità che non trovano sbocchi adeguati nel nostro Paese.
Sono giovani che si spostano con la laurea in tasca, spesso con buone conoscenze linguistiche.
Le dimensioni – vecchia e nuova emigrazione – vanno considerate figlie dello stesso bisogno. Oggi, sia pure in modo silente si continua a partire verso i grandi centri urbani del nostro Paese e verso l’Estero. Chi parte non assomiglia minimamente agli emigranti che nel dopoguerra abbandonavano i nostri paesi, uscendo a fiumi dalle campagne e dalle piccole botteghe artigiane, se non per un dato di fondo: la ricerca del lavoro. Oggi si tratta di persone più acculturate, più protette socialmente, che hanno obiettivi più selezionati. In questo quadro si colloca la vicenda dei giovani che fanno una permanenza all’estero più o meno prolungata per scopo di studio e di specializzazione professionale. Si tratta ormai di un fenomeno consolidato.
La trasformazione qualitativa dell’emigrazione ha subito un processo di mutamento incessante. Dopo i pionieri che dalla fine dell’800 hanno aperto la strada in modo solitario ed avventuroso, si è sviluppato il sistema del richiamo a catena, favorito dal forte intreccio parentale delle nostre comunità.
Cito l’esempio del Molise: i nostri corregionali che vivono all’estero sono come numero tre volte superiore ai residenti in Regione.
E’ importante però sottolineare che molti hanno affrontato il trauma della separazione e consumato l’intera loro esistenza nella faticosa ricerca delle condizioni necessarie a garantire una dignitosa esistenza. E non sempre con successo. Ne è prova il grave disagio degli anziani emigrati che vivono profonde crisi economiche e sociali.
Di contro, oggi, la seconda – terza generazione dei nostri emigrati in molti casi fa parte dei dirigenti, dei ‘colletti bianchi’ ed è perfettamente integrata nel tessuto sociale della nazione che li ospita.
Quello che è deficitaria è la carenza di interventi di formazione linguistica e culturale in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all’estero, considerando quanto sia importante la promozione del nostro patrimonio culturale, che potrebbe trasformare i nostri emigrati in venditori della ‘cultura made in Italy’, in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura e Sedi Consolari, in considerazione anche della drastica riduzione di risorse per la rete consolare.
Il fluire del tempo non può però sopprimere il ricordo delle tragedie che scandiscono inesorabilmente la vita dell’uomo. Il ricordare è un dovere che assume un valore più grande quando il ricordo è ispirato da profondi sentimenti di partecipazione al dolore altrui.
Il Presidente della Repubblica Napolitano, per la tragedia delle vittime di Marcinelle ha scritto:  ‘Giusta e opportuna è stata la scelta di ricordare il disastro minerario del 1956, non un lutto del passato, ma un monito per il presente e il futuro.’
Non facciamo finta di ignorare altri fatti drammatici, eccidi, che capitano vicino a noi. Si muore a 1000 metri sottoterra, ma anche a pochi metri sott’acqua. Non ci dicono nulla le coste siciliane, calabresi, pugliesi, di Lampedusa? E’ facile per noi ricordare i morti di Marcinelle, Monongah, Mattmark, Cannavinelle e dimenticarli l’indomani. E’ facile per noi dimenticare le migliaia di vittime che per gli stessi motivi dei nostri connazionali morti nelle tragedie citate, cercano pane e lavoro qui da noi.
L’Italia, negli ultimi anni, è diventata soprattutto un paese di immigrazione e numerosi sono stati i tentativi e gli interventi normativi da parte delle istituzioni per riuscire ad affrontare i numerosi mutamenti e le novità che accompagnano questo fenomeno, con alterne fortune, anche in considerazione del fatto che il nostro Paese è ancora impreparato, cosciente però che da una parte ha bisogno degli immigrati e, dall’altra non ancora è del tutto pronta a favorire un loro dignitoso inserimento nella società.
Il fenomeno dell’immigrazione oggi ha una dimensione tale che o viene affrontata in maniera intelligente e con una visione multilaterale, o diviene un problema inaffrontabile.
Gli immigrati soggiornanti in Italia alla fine del 2006, sono stati poco più di 3.690.000 mila, con un aumento del 21,60% annuo rispetto all’anno precedente.
L’immigrazione è radicata in tutte le aree del Paese, seppure con una diversa incidenza sulla popolazione. La presenza degli immigrati è molto radicata al Nord (60% sul totale), mentre è più ridotta al Centro (26%) ed ancora di più al Sud 14%) .
Nella scuola italiana vi sono oggi poco più di 500.000 studenti provenienti da 187 paesi.
Negli ultimi anni la presenza sul mercato del lavoro italiano è diventato sempre più rilevante e quindi ha acquisito un maggior peso specifico sullo stesso.
La distribuzione per settori lavorativi mostra soprattutto come siano i servizi a catalizzare il lavoro degli immigrati.
I lavoratori immigrati costituiscono una categoria particolarmente dinamica nel nostro paese e, a giudicare della loro elevata incidenza sul totale delle assunzioni, anche soggetta ad un’estrema mobilità.
Circa la metà è, infatti, costretta a rinnovare il contratto di lavoro annualmente. Una tale mobilità, soprattutto se non scelta, non può che tradursi in uno stato di precarietà lavorativa che è amplificata dal permesso di soggiorno (nella gran parte dei casi della durata di un anno) e del permanente rischio di non riuscire rinnovarlo, scivolando così nell’irregolarità.
L’impegno di tutte le componenti della società, lavorando in sinergia,  nell’intento di evitare l’esplosione di conflitti, dovrà porre attenzione alla ricerca di linee guida per l’accoglienza, la convivenza e la definizione dei diritti dei migranti, con un’ottica di grande sensibilità giustificata dalle condizioni storiche, geografiche, ambientali da cui queste persone provengono, considerando che i nuovi venuti scelgono il nostro paese come terra d’approdo o di transito nel loro disperato viaggio verso il miglioramento personale e familiare.
Vorrei terminare con la sicurezza sui posti di lavoro. Non perdiamo ulteriore tempo e avviamo un piano nazionale di formazione, in cui tutti gli Enti locali si sentano realmente coinvolti per creare una cultura diffusa anche attraverso la formazione da erogare alle imprese ed agli studenti ed in questo i Maestri del Lavoro potrebbero dare un aiuto prezioso, attivandosi in sintonia con gli altri partner coinvolti nella gestione della sicurezza, su prassi ed esperienze maturate in altri paesi dell’UE.
Ma alla base di tutto questo mi viene da fare una considerazione,  che chi è morto per infortunio non è morto per carenza di normative, ma perché quelle in essere non sono state controllate o applicate. Occorre un cambiamento di mentalità, un rispetto del prossimo e della legalità, un nuovo codice di comportamento per le parti del settore.
Tutto questo perché non si cada più in quello stato di assuefazione che dà tutto per scontato e perciò non si reagisce più a niente. La vita è un bene unico prezioso ed irripetibile e purtroppo per negligenze varie, per tanti la durata della propria vita è assai breve.
Concludo parafrasando un adagio toscano del quattrocento che recita: “passeri e fiorentini sono in tutto il mondo”, ma posso ben dire che anche i molisani sono in tutto il mondo, illuminando con la loro presenza intere società con un contributo di arte e cultura”.

MdL Anna di Nardo Ruffo


 

 

 

 

QUANDO RICORDARE IL PASSATO FA BENE


L'ITALIA DA PAESE DI EMIGRANTI A PAESE DI IMMIGRATI


Tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, milioni di persone lasciarono i loro luoghi d’origine per raggiungere paesi lontani dove trovare speranze di una vita migliore che la patria aveva loro negato. Fuggivano dalla miseria delle campagne, dai bassi salari dell’industria, da cause occasionali, come le crisi economiche o le carestie e, non di rado, dalle persecuzioni politiche. Questa ondata migratoria senza precedenti interessò soprattutto i paesi slavi (Russia ed Europa orientale) e latini (Italia e Spagna) e portò gli emigranti negli Stati Uniti, in Brasile, in Argentina, in Canada, in Australia o in Francia.
L’Italia fu uno dei paesi più colpiti dall’emigrazione. Dal 1876 fino al 1918, più di 14 milioni di persone lasciarono il nostro paese. Di esse i 2/3 circa tornarono, gli altri rimasero nei paesi d’arrivo. L’emigrazione non era sempre spontanea. Gli operai delle città erano più consapevoli della situazione, e spesso partivano avendo già un’idea abbastanza precisa delle possibilità offerte dai paesi dove si recavano. Le campagne, invece, popolate da     contadini semianalfabeti, erano percorse da “agenti” che facevano balenare un paradiso in terra e favolose possibilità di guadagno. Ma la differenza tra promesse e realtà era chiara sin dal momento dell’imbarco. Sui moli stessi, intorno a questi contadini ingenui che non avevano mai visto una città, si muoveva un vero e proprio giro d’affari, manovrato da tavernieri, venditori di alcolici, faccendieri, imbroglioni. Sulle navi si dormiva ammassati nelle stive o nei ponti inferiori, privi di servizi igienici e di assistenza medica. I documenti di bordo attestano negli anni migliaia di morti per asfissia, fame, epidemie. Arrivati a destinazione, la maggior parte non sapeva a chi rivolgersi, non parlava la lingua del posto, non sapeva dove dormire. Ma in qualche modo riuscirono ad inserirsi nei luoghi di destinazione, a trovare quasi sempre lavori faticosi e mal retribuiti, in pratica a sopravvivere. Quelli che non sono più tornati in patria sono diventati a tutti gli effetti cittadini dei nuovi stati e col tempo, hanno occupato anche posti rilevanti nella nuova società, come per un esempio l’ex sindaco di New York Giuliani. Ancora oggi gli italiani che vivono oltre confine sono circa 275509, secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni nel 2001.
Ma il boom economico degli anni 60, l’industrializzazione di aree più vaste della nostra penisola, lo sviluppo del Terziario hanno migliorato la situazione economica dell’Italia e hanno consentito a molti italiani di trovare sistemazione nel proprio paese.
Non solo, ma la situazione è andata via via ribaltandosi per cui il nostro Paese è diventato, oggi, “ l’ AMERICA” per altri popoli. È diventato un Paese di immigrazione.
L’ immigrazione è regolata da apposite leggi: solo un numero limitato di stranieri può entrare e ottenere un permesso di soggiorno,e solo coloro che risiedono legalmente in Italia hanno diritto a godere dei servizi e dell’ assistenza che offre il Paese, come la scuola o le cure mediche.
Accanto a quella ufficiale esiste però l’ immigrazione clandestina: sono molto numerosi gli stranieri extracomunitari che riescono a entrare in Italia in modo illegale e poi vivono senza permessi e senza assistenza, spesso anche senza lavoro e quindi ai margini della società. I Paesi dai quali giungono immigrati in maggior numero sono: per l’Europa l’Albania, la Polonia e i Paesi dalla ex - Jugoslavia; per l’Africa il Marocco e la Tunisia, il Senegal, il Ghana, la Nigeria e la Somalia; per l’Asia la Cina, lo Srì Lanka e le isole Filippine; per l’America Meridionale il Perù e il Brasile.
Molti immigrati clandestini vengono assunti per svolgere del lavoro nero.
In agricoltura trovano lavoro per brevi periodi, ad esempio durante la raccolta dei pomodori nell’ Italia Meridionale; altri lavorano nei ristoranti come lavapiatti, scaricano le cassette al mercato o vendono piccoli oggetti per le strade. La maggior parte di noi Italiani non ha un atteggiamento positivo nei confronti degli immigrati. Infatti sono molti quelli che pensano che ci tolgono il lavoro, portano scompiglio, ci infastidiscono ai semafori e per finire che sono tutti ladri e assassini. Noi crediamo che dobbiamo avere un atteggiamento più tollerante e accogliere gli immigrati con animo fraterno. Giudicarli individualmente in base al loro operato, cosa che del resto, già facciamo per noi italiani.

(Sara Martone e Danilo Peluso // Scuola Media)


 

 

 

 

60°Anniversario accordi Italia – Belgio


Per ricordare i 60 anni della presenza italiana in Belgio abbiamo voluto testimoniare la forte partecipazione all’evento con il solidale contributo e con la presenza della Regione Molise.
Erano presenti gli assessori regionali De Matteis e Picciano, il Dott. Onorato, il vice Presidente Onorario della Federmaestri Renzo Preda, un nutrito gruppo di Maestri del Lavoro italiani e rappresentanti delle associazioni COMEF e FEAM con il Presidente Saverio Iacobucci che ha collaborato sul posto per la riuscita della manifestazione.
Ambasciatori dell’arte molisana il gruppo Eclettica Pagus di Piero Ricci, da noi scelto perché interpretasse al meglio i nostri sentimenti.
Il giorno 7 agosto 2006 alle ore 19.30 presso la sala “Adamo” del Carré del Bois du Luc di La Louvière si sono esibiti in uno splendido concerto eseguendo tra gli altri brani, per la prima volta, “Les corons” (dedicata ai minatori, da Pierre Bachelet).

Clicca sull'immagine per ascoltare il brano "Le corons" di Pierre Bachelet

L’emozione è stata grande, ci ha letteralmente travolti; lo stesso Piero Ricci ha confessato: “Chiudi gli occhi e suoni, le tue dita rincorrono i tasti che fieri raccontano una parte solenne di storia… e senti la gente commossa che accarezza le tue note.
Non sei solo un artista in armonia con il mondo, ma il protagonista di una storia passata, presente e futura”.
Il concerto è stato preceduto da un cordialissimo ricevimento nella sala “Des Mariages” dell’Hotel de Ville di La Louvière.

 

MdL Anna di Nardo Ruffo

 


 

 

 

MdL Anna di Nardo Ruffo // Impaginazione web Serenella Fuschi

 
Federazione Maestri del Lavoro D'Italia - Ente Morale D.P.R.1625 del 14 Aprile 1956 - Consolato Regionale del Molise
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