MAESTRI DEL LAVORO D'ITALIA

Consolato Regionale Maestri Lavoro Molise

Ente Morale D.P. 1625 del 14 Aprile 1956

 

Natale 2014

 

 

Cari colleghi,
come ogni anno ci ritroveremo per scambiarci gli auguri per il Santo Natale e per augurarci un proficuo lavoro per l’ anno 2015.
La data scelta è 20 dicembre 2014.

Ci incontreremo alle ore 11,30, nella Chiesa Mater Ecclesiae di Campobasso, in via Manzoni, per la  partecipazione alla Santa Messa che sarà officiata dal Marianista Padre Pierangelo Casella.

Ogni volta che entro in questa chiesa, che mi ha sempre molto  coinvolta,  rovisto nel passato,nel labirinto della memoria, dipanando un gomitolo di parole ed emozioni. Eventi, episodi e fatti attinenti la mia  vita, la storia delle generazioni che si sono succedute e tutto ciò che è stato il mio ‘vissuto’, quello dei miei amici e l’intreccio delle nostre vicende personali che hanno determinato i nostri legami affettivi, le nostre esistenze. Le reminescenze di quel tempo irripetibile, ritornano prepotentemente alla mia mente con fatti salienti, episodi di vita lieti e meno lieti, emozioni troppo forti per volerle mettere nel dimenticatoio.


 

I Marianisti a Campobasso


Nel 1953 S.E. Arc.A. Carinci affidava la Direzione della Casa degli Orfani di Guerra ai Marianisti, i quali accettarono con piacere, perché era consona allo spirito originario del loro Fondatore P. Guglielmo Chaminade.
La Società di Maria (in latino Societas Mariae) è un istituto religioso maschile di diritto pontificio. I membri di questa congregazione clericale, detti marianisti, pospongono al loro nome la sigla S.M.
La congregazione venne fondata da Guillaume-Joseph Chaminade (1761-1850 /
nella foto al lato). Ebbe l'intuizione di istituire una nuova famiglia religiosa nel santuario di Nostra Signora del Pilar di Saragozza, dove si era rifugiato nel 1797 per sfuggire al regime del Terrore.Tornato in patria, Chaminade organizzò a Bordeaux un'Associazione di fedeli intenzionati e rievangelizzare la Francia dopo la Rivoluzione e il 2 ottobre 1817 i primi membri si riunirono dando inizio alla nuova congregazione.
La Società di Maria ottenne il pontificio decreto di lode il 12 aprile 1839; papa Pio IX approvò l'istituto con breve dell'11 agosto 1865. Della congregazione esiste anche il ramo femminile delle Figlie di Maria Immacolata (marianiste), fondato nel 1816 da Chaminade insieme con Adèle de Batz de Trenquelléon
Il fondatore è stato beatificato da papa Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro a Roma il 3 settembre 2000.
I membri della Società si dedicano specialmente all'istruzione e all'educazione cristiana della gioventù, al ministero sacerdotale e all'apostolato missionario.
Il 15 settembre del 1955 tre religiosi marianisti (Sigg. Adolfo Grattarola, Angelo Carriero e P. Renato Valenti) vennero a prendersi cura degli orfani e di altri ragazzi bisognosi. Per essi prodigarono le loro migliori energie.


Casa Orfani di Guerra - Campobasso - via P. di Piemonte ( Alla fine del XIX secolo e nei primi anni del XX la città molisana si espande e, su incarico dell’amministrazione ad ingegneri e più di rado ad architetti, diversi edifici  i quali ancora oggi rivestono notevole importanza nel centro cittadino, come la Prefettura, il Palazzo delle Poste e Telegrafi, la Camera del Commercio, l’Istituto Tecnico “L. Pilla, il Teatro “ Sociale” oggi Savoia e la degli Casa Orfani di Guerra.)  ( Nina Maria Margiotta)


Un progetto rilevante per la città di Campobasso fu la Casa destinata ad ospitare gli orfani di guerra del Molise, il quale fu redatto dall’ingegnere Eduardo Mastracchio nel 1923. Tale progetto prevedeva un edificio a tre piani fuori terra, oltre il piano destinato a scantinato; le dimensioni dovevano essere tali da ospitare oltre cento orfani. Nel 1924 la Regia Prefettura mostrò delle riserve sia per la distribuzione sia per la destinazione degli ambienti dell’edificio; la spesa relativa alla realizzazione influenzò le decisioni della Prefettura. Il progettista, quindi, mantenendo le linee di massima del progetto primitivo, studiò una nuova distribuzione ubicando i servizi in soli due piani in grado di ospitare circa ottanta orfani. Dopo varie valutazioni si giunse ad escludere il progetto del 1923 in quanto non rispondeva adeguatamente alle esigenze e comportava una spesa eccessiva rispetto alle proposte successive. Il progetto definitivo era pensato come un edificio costituito in un unico fabbricato da ubicare oltre la cinta daziaria, nella parte sudest della città, con accesso dalla strada per Ferrazzano. Nel progetto era previsto un corpo di fabbrica a forma di C con una parte centrale e due laterali che racchiudono nella parte posteriore un cortile centrale. Dal lato estetico, i diversi fronti dell’edificio hanno carattere di serietà perfettamente rispondente a quella che era la sua destinazione al momento della costruzione; le strutture murarie sono in materiale calcareo, in laterizio ed in cemento armato.
Le testimonianza ed i documenti del tempo inquadrano il clima che si respirava all’interno della Casa degli Orfani di Guerra che, per i primi dieci anni, fu la sede della Virtus.
Il nome Virtus venne assegnato dagli stessi ragazzi che raccolsero il suggerimento di un giovane, Giuseppe Ruffo, uno dei padri fondatori della società sportiva, frequentatore assiduo dei Marianisti.
A preparare e a presiedere l’evento fu Leo Leone che nella Comunità Marianista ricopriva il ruolo di “istitutore”, come ai bei tempi si svolgeva attività di sorveglianza e assistenza nei confronti degli orfani di guerra.
Michele Molinaro, orfano di guerra, in un lungo colloquio con Leo Leone e P. Luigi Zorzan, marianista da sempre nel gruppo,  ricorda ancora oggi quegli anni di sofferenza e di studio con serenità e freschezza di particolari, dando risalto allo spirito di famiglia instaurato dalla comunità marianista: “Prima della venuta dei Marianisti, alla Casa Orfani di Guerra si viveva piuttosto isolati dal contesto cittadino. I ragazzi portavano delle mantelline scure, chiuse al collo da un colletto stretto: erano le divise dell’Istituto. Il pasto era sobrio, consumato in lattine di alluminio. All’occorrenza si tirava a sorte chi poteva mangiare la frutta o il pane che avanzavano, data la scarsità delle razioni.”
L’esperienza condivisa con i ragazzi della città favorì il recupero, attraverso lo sport, di una dimensione sociale  e di un autentico spirito di fratellanza e di gruppo.
L’ azione  dei Marianisti non si limitò ai confini della Casa degli Orfani, ma si riversò anche sulla città di Campobasso. Numerosi giovani furono attirati, con le loro famiglie attorno ai Marianisti, dando vita ad una comunità di profonda fede cristiana.
Nacque così il “Villaggio Stella Maris”, che fu un fermento di attività religiose, formative, sportive e ricreative. (Per i primi dieci anni fu, logicamente, la sede della VIRTUS).
A livello agonistico la Virtus si propose dapprima come calcio e, l’anno dopo, anche come Atletica Leggera.
Oggi il suo curriculum non ha eguali in Regione: titoli e record italiani, maglie azzurre e risultati strepitosi.
Ma, al di là degli allori conquistati, il gruppo sportivo ha tenuto fede all’impegno per il quale venne alla luce: dare ai ragazzi e alle ragazze l’opportunità per diventare adulti.
Lo spazio retrostante la Casa Orfani di Guerra divenne a poco a poco il luogo di incontro per ragazzi ed adolescenti che in Campobasso e nei paesi limitrofi non avevano altri campi per socializzare, salvo quelli offerti soprattutto dall’Oratorio di Sant’Antonio di Padova e del dinamico Gruppo Gifra dei Cappuccini.
L’idea che fu alla radice della nascita della Virtus scaturì, appunto, da esperienze maturate in ambito educativo, in contesti di matrici storiche e culturali diverse, ma di ispirazioni e fonti medesime: nei ragazzi e nei giovani ci sono inclinazioni che meritano promozione e crescita e devono essere oggetto di cura. Una pianta, senza terreno, clima e cura adatti, rischia di non reggere già alle prime intemperie.
A monte del programma formativo, c’era la visione cristiana dell’uomo e della vita. Un cristianesimo aperto a tutti i ragazzi, a prescindere dalla loro provenienza culturale, sociale e religiosa.
Per cogliere il senso e il volto originale di questa storia bisogna rifarsi, fin dalle sue origini, alle connessioni del Gruppo Sportivo con il “Villaggio Stella Maris”. L’identità della Virtus, per molti versi, si rifà a questi preziosi legami.
Il Villaggio Stella Maris fu una intuizione di Leo Leone. Egli avvertì l’esigenza di offrire ai ragazzi, che non facevano necessariamente attività sportiva, l’opportunità di approcciare iniziative di diverso genere,  collaterali alla Virtus, come il teatro, la musica, o, semplicemente, il volontariato. Naturalmente l’invito fu raccolto anche da chi era già impegnato nello sport ed avvertiva l’esigenza di integrarlo con una partecipazione più piena, totale.
Si favorirono, così, le adesioni. Questo, però, rese necessaria una struttura organizzativa più complessa.
Nacquero iniziative che animarono alcuni quartieri della città nel campo dell’impegno civile e sociale.


Nel 1965 l’Arciprete della Cattedrale D. Pasquale Pizzardi, chiese ai Marianisti di interessarsi del rione Vazzieri, la zona più periferica della sua Parrocchia. Per alcuni anni si celebrò la Messa festiva nell’atrio del Palazzo dei Ferrovieri, poi si trasferì in via Giambattista Vico.
Nel 1969, nel giorno 8 dicembre, il Vescovo A. Carinci affidò ai Marianisti la Parrocchia “Mater Ecclesiae” che doveva sorgere in quella contrada. Il primo Parroco fu P. Renato Valenti nato il 28 marzo 1912 a Carpineto Romano.
La Parrocchia cominciò a funzionare in un locale a pianterreno del Rione Vazzieri con succursale a Via Monsignor Bologna.
Essendo essi liberi dalla Direzione degli Orfani di Guerra per cessata attività dell’Istituto, si dedicarono completamente alla nuova vita apostolica di responsabilità.
Si cominciarono a fare progetti per il futuro e furono acquistati dei terreni per potervi realizzare un grande complesso religioso-sociale, che avrebbe dovuto chiamarsi “Nuova Frontiera”. Il fabbricato per l’abitazione dei Religiosi e per le opere sociali ebbe inizio nel 1975.
Il concetto dominante del Tempio è l’unione dei fratelli per mezzo dell’Eucarestia e della parola di Dio, esposta come in un ambiente familiare.
Una grande croce, a cui s’inserisce una M (Maria), è il richiamo della Parrocchia <<Mater Ecclesiae>> in cui è compendiato il programma dei Marianisti.

Parrocchia Mater Ecclesiae Campobasso

La parrocchia è viva, accanto alla sua gente. Gruppi di adulti e di giovani vivono il loro impegno di cristiani nelle Fraternità Marianiste   e nel Movimento Neocatecumenale.
La comunità marianista testimonia una vita autentica e significativa cercando di vivere la sua missione profetica, la sua vita di santità.  Accanto alla chiesa parrocchiale prese il via l'Università Statale di Campobasso: un campo nuovo, un apostolato moderno per i religiosi, un'occasione per raggiungere l'obbiettivo più alto di ogni cultura: lo sviluppo e la promozione di ogni persona in ciò che ha di proprio, all'interno di una comunità culturale, arricchita dalla fede.
Nel 1974 si organizza la 1^ Su e Giù che rappresenta la punta di lancia di una serie di manifestazioni con le quali si promuove e si vuole diffondere uno sport semplice, che rifugge dall’esasperazione agonistica e ricerca, invece, i motivi dello stare insieme.
Questa gara è abbinata ogni anno a quei temi che definiscono la ‘qualità della vita.
Manifestazioni ludico-sportive vengono organizzate anche nei paesi limitrofi per avviare all’attività motoria bambini e giovani.

Padre Luigi Zorzan prese Messa a Casale di Scodosia (PD) di cui era originario. ( E’ qui con la sorella suora.)

 

 

 

Lo sport aiuta e lo sport insegna. Anche a vivere.

Perché nella vita, come nello sport “mai nel cuore degli uomini vi siano sentieri di resa”.


 

 

… Da ragazzino già seguivo il calcio – di  Antonio di Lallo


Bisogna scavare nella memoria per ricordare il primo impatto con il mondo della Virtus.
Nella memoria di un ragazzino che abitava in Viale Principe di Piemonte, proprio di fronte alla chiesa di S. Antonio di Padova e che era cresciuto frequentando l’Oratorio dei Frati ed un piccolo campetto sterrato dove adesso sorge la struttura dell’asilo.
Poco più avanti c’era la Casa degli Orfani di Guerra, attuale Conservatorio, e proprio lì, più o meno a partire dal mese di maggio, si disputava un torneo Pulcici, al quale partecipavano molte squadre della città, che portavano spesso i nomi delle strade (ricordo la Tiberiana, la Cavourniana, il S. Vito, La Chaminade che era la squadra dei ragazzi che soggiornavano alla Casa degli Orfani di Guerra.
E,naturalmente la Virtus, che aveva la propria sede al piano terra e che era nata sotto la spinta del Professor Leone, che all’ epoca era Marianista e che insieme ad altri colleghi gestiva la struttura degli Orfani di Guerra.
Ecco, la Virtus per me rappresentava l’organizzazione, la possibilità di partecipare al torneo dei Pulcini con una squadra che aveva una struttura solida che prevedeva allenamenti in giorni prestabiliti ed una preparazione alla partita della domenica capillare in ogni suo risvolto. Insomma, era quello a cui aspiravo e cominciai a frequentare la sede.
C’erano ragazzi di tutta la città e di tutte le età, che la sera si ritrovavano nella struttura per parlare, scambiare opinioni, giocare a biliardino o a ping pong, ogni tanto allungarsi per il corso e fare una passeggiata.
Ma soprattutto si ritrovavano  per fare allenamento, con interminabili  partite che spesso finivano per l’oscurità, non appena faceva sera.
E poi la domenica, la domenica era sacra per la Virtus, perché alle 10,30 veniva officiata la Santa Messa da Padre Rota, un prete torinese alto e magro che aveva il dono di una dialettica che arrivava al cuore.
La presenza alla Messa era obbligatoria. E subito dopo si scendeva sul campetto per confrontarsi con le squadre avversarie. Partite all’ultima goccia di sudore, spesso vinte dalla Virtus proprio in virtù di una migliore organizzazione sportiva , non tanto calcistica.

Il campetto degli Orfani di Guerra  / Il Campo Romagnoli

La Virtus a me ha insegnato la convivenza con gli altri ed anche il rispetto pedissequo delle regole. Da ragazzino, non abituato a vivere oltre la scuola, in un gruppo organizzato, la Virtus è stata la prima piattaforma sociale della mia vita.
Anche se fin dall’età più tenera sono stato sempre refrattario alle imposizioni dogmatiche.
Ed è per questo che  alla Virtus  sono rimasto solo due anni. Ma averla vissuta  è stato certamente positivo per la mia formazione di uomo e di sportivo.

Campbasso, 13 giugno 2015

Nella foto, da sinistra: Aniello Renga, Guido Cavaliere, Pino Dordoni, Prospero Musacchio
Accosciati:  Paparella F., Pranzitelli, …. , Di Lallo, Di Nunzio.
De Libero, Di Lallo, Di Girolamo, Pranzitelli, Di Nunzio, Nardacchione, Palladino
Accosciati: Cosimi B., Colagiovanni, Cosimi F., Silvaroli, D’Elia, Di Gregorio

 

 

Il tempo che fu - di Rosamaria di Lauro

Tra la fine degli anni '60 e gli inizi degli anni '70, mentre l'Italia era attraversata dai fermenti della protesta operaia e studentesca, cui si deve indubbiamente la sprovincializzazione di  costumi e di mentalità dominanti ed una modernizzazione culturale, a Campobasso si registravano iniziative - su basi volontaristiche ed in un clima di cattolicesimo aperto - per sperimentare nuove forme di aggregazione giovanile, che coinvolgessero anche il genere femminile, di socializzazione e di impegno.
Un interessante "laboratorio" è stata la Virtus e, successivamente "Nuova Frontiera" . La Virtus era una società sportiva esclusivamente maschile che coinvolgeva centinaia di giovani in un progetto che non era esclusivamente di pratica sportiva, ma anche educativo, nella prospettiva di formare non solo atleti, ma anche "persone".
Fu per iniziativa della signora Anna Di Nardo - meglio conosciuta come la signora Ruffo ovvero moglie dell'irruento ed insostituibile Peppe Ruffo - che cominciò il coinvolgimento anche dell'elemento femminile sia nello sport (inizialmente solo la pallavolo) sia nelle attività ricreative (ad esempio il teatro) sia in quelle di maggiore impegno cristiano-sociale.
Sicché il gruppo, ormai diventato misto quanto al genere, conobbe una crescita ed una maturità che comportò un miglioramento nelle relazioni interpersonali, conseguente al confronto ed alla dialettica tra ragazzi e giovani di età e di genere diversi, nonché ad una maggiore apertura verso il mondo esterno e le problematiche più dibattute in una società percorsa dai più svariati fermenti.
La signora Ruffo, sempre presente,era di guida e di stimolo ad intraprendere nuove attività che potessero far crescere la soggettività femminile ed il protagonismo delle ragazze, ed era anche una sorta di  maître à penser allorché si trattava di aiutare a verificare i propri percorsi, collettivi ed individuali.
Valutando quell'esperienza  nell'ottica odierna non si può non riconoscerne - al di là di alcune ingenuità - il valore formativo ed anche emancipatorio che ha avuto per le ragazze, il cui livello di consapevolezza di sè è divenuto più lucido e profondo.

Campobasso. 12 giugno 2015

Scalinata orfani di guerra
Campo di Lavoro Pescara 1969
Operazione Molise - 1969
Festa della Famiglia 1960
Caccia al tesoro Stella Maris
Madonna della Strada - con le famiglie

 

LA CONVIVIALE


Al termine della Celebrazione Eucaristica è seguita la conviviale presso il Ristorante San Pietro situato nel Rione San Pietro che, in precedenza, era occupato dal convento agostiniano di San Pietro in Via Plana, soppresso durante il decennio francese.
La zona adesso è diventata quartiere residenziale.

Ristorante San Pietro - Campobasso

Il Monastero era stato edificato dai monaci di S. Agostino nel 1400; i cronisti agostiniani nei loro annali affermano che il Monastero già esisteva sin dal 1532: Addirittura nel 1650 i monaci che lo abitavano affermavano che il Monastero era antichissimo.
Il 22 aprile del 1650 il priore della comunità di San Pietro in Via Plana di Campobasso stende una relazione giurata, ordinatagli dal suo diretto superiore provinciale, sul monastero. Questa relazione è un prezioso documento ed è conservato nell’ archivio gen. degli emeritani presso il Collegio di S. Monica in Roma.
I religiosi erano: padre Fulgenzio da Campobasso, priore; padre Antonio da Gildone, economo; e il converso frà Paolo di Oratino.

La brace del Ristorante San Pietro

Questo periodo fu il più tranquillo e sereno del nostro monastero, forse perché godeva della protezione di tre vescovi che in quegl’anni governavano la diocesi di Bojano, tutti provenienti dall’Ordine Agostiniano.
La chiesa del monastero era dedicata a San Pietro Apostolo ed anche il monastero era dedicato allo stesso apostolo.
La chiesa del monastero era ad una navata e misurava 25 m. di lunghezza e otto circa di larghezza; inoltre vi erano 5 altari e in fondo al centro,l’altare maggiore con sopra un magnifico quadro raffigurante l’apostolo Pietro, sormontato da un baldacchino.
La chiesa era dotata di un campanile che le si ergeva vicino con delle campane.
Una curiosità: poiché il nostro monastero era fuori le mura della città a “due tiri di archibugio”, durante il tempo di colera e di altre epidemie infettive, esso accoglieva tutti coloro che scappavano dall’abitato cittadino per paura di contrarre il morbo.
E’ il caso di ricordare che Mons. Bruni fu uno dei primi vescovi di Bojano a porre la sua residenza, sia pure per poco, a Campobasso; egli fece installare nel nostro monastero di San Pietro in via Plana anche la sua curia e parte dell’antico archivio diocesano, attirandosi le ire e gli anatémi del capitolo cattedrale dei canonici bojanesi.
Ancora una curiosità: gli eremitani agostiniani di san Pietro via Plana si nutrivano solo di magro, la carne dei loro pollai veniva data ai soli confratelli malati e ai bisognosi malati che si presentavano alla porta del loro monastero.
Ciò rivela lo spirito di penitenza di quei monaci.
Dal 1750 al 1805 il monastero di S. Pietro in via Plana ospita per volere del vescovo di Bojano mons. Bernardo  Cangiani, le scuole pubbliche.
Anche questo monastero cadde con il terremoto del 1805.
Nel 1806 fu soppresso come gli altri monasteri.
E sempre in nome della libertà e della giustizia i suoi beni e le sue magre rendite con decreto del 12 marzo 1816 passarono al Real Collegio Sannitico!
A fare scomparire ogni concreta e tangibile memoria di S. Pietro in Via Plana ci pensò la ferrovia nel 1883: infatti le maestranze per far posto alle rotaie della strada ferrata sventrarono anche i miseri ruderi del nostro monastero, cancellando ogni traccia del luogo sacro.
Tra noi oggi vive soltanto il ricordo nel nome del rione che si chiama appunto Rione S. Pietro.
Lo storico campobassano Gasdia nel suo 1° volume della Storia di Campobasso afferma che agli inizia del 1900 si poteva ancora individuare il luogo ove sorgeva il monastero e la chiesa di S. Pietro in Via Plana. Ciò era testimoniato da un arco romano in pietra viva che era stato o il portale della chiesa o del monastero stesso.
Dopo pochi anni trovò che quell’arco era stato annesso ad una casa di privati cittadini.
Lo stesso arco aveva scolpito alla sommità lo stemma degli agostiniani.

(Le notizie sono state tratte da ‘ I monasteri e i conventi di Campobasso’ del Can. Giuseppe Di Fabio)

 

Inaugurata nel 1883, in concomitanza con la linea per Benevento, la stazione di Campobasso
nasce per garantire un collegamento tra Roma e i principali centri urbani del Molise,
nonché per implementare i collegamenti con la Puglia attraverso la direttrice Roma – Bari,
con fermate nel capoluogo della Regione.

 

Mdl Anna di Nardo Ruffo // Impaginazione web Serenella Fuschi

 
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