Ventennale della posa della prima pietra

1995-2015

 

 

 

 

 

 

 

 

Ventennale della posa della prima pietra

1995-2015

Una settimana prima dell’evento, l’11 marzo 2015,

si è tenuta una Conferenza stampa di presentazione.


 

Al centro sono ben visibili il dott. Guizzardi, Presidente della Fondazione, il dott. D'Aimmo, il Prof. Gaspare Di Lisa

Il programma delle iniziative è stato illustrato dal nuovo Presidente della Fondazione in carica da agosto e alla sua prima uscita pubblica con la stampa. Il dott. Maurizio Guizzardi, ha spiegato che la Fondazione è una risorsa impareggiabile non solo per il Molise ma anche per una crescente parte del mezzogiorno, una risorsa preziosa ed unica per l’intero Ateneo dei cattolici italiani. Inoltre ha voluto sottolineare che la Fondazione è un elemento costitutivo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Ente no-profit.
Guizzardi ha parlato del Centro come di una struttura che mira alla qualità e continuerà a farlo anche nelle difficoltà. L’obiettivo è la cura del paziente considerato nella sua dimensione umana. Il convegno del 19 marzo 2015 é occasione anche di confronto per capire le prospettive.
“Non chiediamo miracoli alla Regione ma di confermare il nostro ruolo nella sanità – ha specificato Guizzardi -. Negli ultimi mesi, nonostante le difficoltà, stiamo tentando di tornare allo spirito iniziale ponendo al centro della nostra attenzione, appunto, il paziente e l’umanizzazione delle cure”. Una mobilità attiva del 45% e 120 posti letto: sono alcuni numeri della Fondazione che punta ad una più ampia collaborazione con il Policlinico Gemelli di Roma. Con la Regione, in Piano di rientro – ha aggiunto – interloquiamo, dialoghiamo. Non abbiamo ancora avuto risposte definitive su alcuni punti di fondo, ma ci auguriamo che nel progetto di programmazione della sanità ci sia per noi un posto significativo di integrazione, ma anche di sviluppo, che ci dia prospettive di crescita. Ho fiducia – ha concluso – che le cose possano migliorare rispetto al passato recente.
Per diventare grandi bisogna soffrire. Nulla viene regalato, tutto viene conquistato sacrificando speranze e illusioni. Vent’anni sono trascorsi da quel 19 marzo 1995 quando un Papa venuto da lontano agitava  l’aspersorio e benediceva la prima pietra che oggi si erge a simbolo di una schiera di palazzi che fanno bella mostra di sé stessi.
Il ventennale della posa della prima pietra, ha ricordato Guizzardi, è soprattutto un momento di riflessione per capire se questa bellissima avventura chiamata Cattolica ha modo di esistere ancora per continuare a vivere. Due persone al fianco del dott. Guizzardi, incoraggianti, Gaspare di Lisa ed Antonio D’Aimmo, entrambi ricordavano quando Papa Wojtyla, sferzato dalla brezza primaverile, disse: <<Non abbiate paura a progettare il vostro futuro>>.

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA

Il 19 marzo 1995 Sua Santità San Giovanni Paolo II pose la prima pietra di quello che sarebbe diventato il Centro di Ricerca e Formazione ad Alta Tecnologia nelle Scienze Biomediche di Campobasso oggi Fondazione di Ricerca e Cura “Giovanni Paolo II”.

Questo evento memorabile per l’Università Cattolica e per la Regione Molise è stato ricordato con una solenne cerimonia. Nella mattinata la Concelebrazione Eucaristica Presieduta dall’Arcivescovo di Campobasso, Monsignor GianCarlo Bregantini, con l’Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica, Monsignor Claudio Giuliodori. Il Metropolita del Molise nell’omelia ha ricordato che “la Cattolica” è molto amata dalla popolazione molisana, ed è una risorsa indispensabile per la Comunità. Anche Papa Francesco ha voluto manifestare la Sua vicinanza alla Università Cattolica e al Molise, incaricando Monsignor Giuliodori di portare il Suo saluto con una particolare Benedizione.

 


Preghiera in occasione del ventennale della posa della prima pietra

O Signore, è con immensa gioia
che a vent'anni dalla posa della prima pietra,
ad opera del tuo Servo San Giovanni Paolo ll,
siamo riuniti qui per renderti lode e ringraziarti
dei benefici che ci hai concesso in questo tempo,
nel giorno in cui si festeggia solennemente
il patriarca a cui lui stesso ha voluto affidarci:
San Giuseppe, custode della Sacra Famiglia.
Vogliamo inoltre, con il sostegno della tua Grazia,
confermare la nostra fedeltà a quei principi che,
attraverso la persona del tuo Vicario, hai voluto consegnarci:
essere "un'autentica casa di cura a dimensione umana",
"una struttura ospedaliera altamente specializzata"
“a servizio dell’uomo”, “del malato”,
“nel quale i credenti riconoscono “Cristo stesso”.
Questo centro “vuole porsi al servizio della persona umana
colta nella sua verità integrale
e nella concretezza delle sue situazioni esistenziali”,
attraverso un servizio profondamente umano e cristiano
ma scientificamente aggiornato e all’avanguardia.
Possa ottenerci di essere confermati in questi intenti anche l’intercessione
di Maria Addolorata, Patrona del Molise e di San Giovanni Paolo II.
Te lo chiediamo per i meriti di Gesù Cristo nostro Signore, Tuo Figlio,
che è Dio e vive e regna con Te nei secoli dei secoli.
Amen.

 


19 MARZO 2015
ore 11,00 Cappella del Centro

CONCELEBRAZIONE EUCARISTICA
Presieduta da
Sua Eccellenza Mons. GianCarlo Maria Bregantini
Arcivescovo Metropolita di Campobasso Bojano
con
Sua Eccellenza Mons. Claudio Giuliodori
Assistente Ecclesiastico Generale
Università Cattolica del Sacro Cuore

Benedizione

Il Centro “Giovanni Paolo II” tra valori, ricerca scientifica e cura.
Una grande eredità ed un impegno per il futuro - 19 marzo 2015 -


CONVEGNO


ore 15,30 Aula “Crucitti” – Fondazione “ Giovanni Paolo II”


PRESIEDONO

Dott. Maurizio Guizzardi
Presidente della Fondazione
Ing. Enrico Zampedri
Direttore Generale della Fondazione

“Il Centro “Giovanni Paolo II” tra valori, ricerca scientifica e cura.   Una grande eredità ed un impegno per il futuro” è stato il tema del Convegno iniziato nel primo pomeriggio.  Il Presidente della Fondazione, Maurizio Guizzardi, nell’accogliere i numerosi intervenuti ha spiegato che l’anniversario della posa della prima pietra, sarà anche l’occasione per riflettere sulle prospettive future di questa Istituzione.
Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, non è riuscita ad essere presente per problemi personali, ma ha inviato un messaggio nel quale ha definito il  Centro  “un complesso d’eccellenza non solo per la realtà molisana, ma per tutta la sanità italiana”.
Il Sindaco di Campobasso, Antonio Battista, nel suo saluto, ha sottolineato il ruolo imprescindibile della “Cattolica” per la città capoluogo e ha voluto ricordare con affetto l’onorevole Florindo D’ Aimmo che in virtù degli importanti incarichi ricoperti ebbe un ruolo decisivo nella realizzazione del Centro.
Il Magnifico Rettore, Franco Anelli, nell’aprire i lavori, ha confermato il rinnovato impegno dell’Università Cattolica per la Fondazione “Giovanni Paolo II” di Campobasso che si conferma una realtà fondamentale della sanità molisana, non facilmente sostituibile. E’ importante consolidare ed intensificare percorsi di collaborazione con le altre Istituzioni del territorio. Ha poi sottolineato che i criteri che orientano la gestione sono pienamente in linea con i principi dell’Ateneo, infatti, in questi anni vi è stata una significativa riduzione della capacità produttiva (da 180 a 120 posti letto) senza una diminuzione del personale. Se si fosse agito secondo logiche privatistiche le scelte sarebbero state di sicuro molto diverse. Anche la presenza dei corsi di Laurea nelle Professioni Sanitarie è stata significativa, in questi anni si sono laureati circa 1000 giovani. Dal prossimo anno accademico verranno riattivati i corsi in Infermieristica e in Tecniche di Radiologia Medica.  
Nel terzo quadrimestre del 2014 c’è stato un significativo incremento delle attività, superando il “tetto di spesa indicato dalla Regione”, ha evidenziato Enrico Zampedri, Direttore Generale, questa è la dimostrazione che la struttura ha significative potenzialità da offrire al territorio.
Il Preside della Facoltà di Medicina, Rocco Bellantone, ha ricordato l’indimenticabile professor Francesco Crucitti, che ebbe un ruolo decisivo nella realizzazione del Centro. Egli da uomo del sud, si appassionò moltissimo all’idea di far nascere una Sede dell’Università Cattolica nel meridione d’Italia e coinvolse tutte le autorità accademiche e politiche dell’epoca, in particolare trovò nell’onorevole Florindo d’ Aimmo un interlocutore attento che seppe far valere le istanze della Regione Molise nelle diverse sedi Istituzionali.  
Gaspare Di Lisa, Presidente dell’Associazione ex Consiglieri Regionali, ha percorso le diverse fasi storiche fino alla solenne inaugurazione avvenuta il 28 novembre 2002.
Il “mondo cattolico” visse con grandi attese e speranze quel periodo, ha ricordato Ermanno Dell’ Omo, noto e stimato oculista e già Primario del reparto di Termoli-Larino, in rappresentanza dell’Associazione “Medici Cattolici”.
“Il Centro ha tutte le potenzialità per fare ricerca di altissimo profilo” ha detto Giovanni Scambia, Direttore Scientifico, citando alcuni dati dell’attività di questi anni.  L’elemento di forza è far parte della grande famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ed agire in strettissima sinergia con il Policlinico “Gemelli”.

“Indiscutibile e non negoziabile” ha definito il Presidente della Regione Paolo Di Laura Frattura  la presenza della Fondazione in Molise, che in questi anni ha “assicurato l’eccellenza al nostro territorio”, ed ha prodotto significativi risultati.
Il legame speciale di San Giovanni Paolo II con l’Università Cattolica e con il Policlinico “Gemelli” è stato ricordato da Monsignor Giuliodori, nel suo intervento conclusivo. La prima uscita pubblica del neo eletto Papa fu proprio al “Gemelli” e dalla finestra della Sua camera di ricovero fece l’ultimo discorso.  Quindi, ha concluso il Vescovo, l’ anima” del Policlinico e del Centro,  oltre al fondatore, è sicuramente San Giovanni Paolo II, che custodisce e protegge la nostra Istituzione.

 

 

Si ringraziano per la gentile collaborazione il Dott. D’Aimmo, il Dott. Chiatto, il Cav, MdL Luigi Calabrese per le foto//

MdL Anna di Nardo Ruffo


 

 

CASTELPETROSO 19 MARZO 1995 VISITA

DI PAPA GIOVANNI PAOLO II


“Il Santo Padre Giovanni Paolo II, il 19 marzo di 20 anni fa, andò anche al Santuario dell’Addolorata di Castelpetroso, alla quale affidò le attese e le speranze della società e in particolare del mondo del Lavoro.
Questa visita è stata ricordata il 22 marzo 2015, 127° anniversario delle Apparizioni della Madonna con un pontificale in mattinata nel Santuario, presieduto dall’Arcivescovo Bregantini e alle 17 con una solenne celebrazione presieduta da     Mons.Ermenegildo Manicardi”.   
Quella del 19 marzo 1995 è una data indelebile per tutti i fedeli molisani e, in particolar modo, per il nostro Santuario poiché arriva pellegrino Sua Santità Giovanni    Paolo     II.
La giornata del Santo Padre inizia nella città di Campobasso, dove benedice la prima pietra del “Centro di ricerca e di formazione ad alta tecnologia nelle scienze biomediche” dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, prosegue per Castelpetroso, dove celebra la Santa Messa e termina nella cittadina di Agnone, dove assiste e benedice alla colata di una campana presso l’Antica Pontificia Marinelli.

Il piazzale del Santuario era gremito di gente già dalle prime ore del mattino, tutti volevano un posto in prima fila per assistere alla Santa Messa celebrata dal Papa.
Per quest’occasione fu installato, nel piazzale sottostante il Tempio, un ampio palco collegato al Santuario da un viale formato da un tappeto verde ai cui lati erano state sistemate delle margherite gialle.
L’elicottero del Papa atterra sulla Statale, al bivio che porta al Sacro luogo e, da qui, sulla Papa mobile, percorre la strada tra due ali di folla. Arrivato sul piazzale, imbocca quello che da allora è denominato “Viale Giovanni Paolo II” e qui s’immerge in un mare di fedeli giunti da ogni parte del Molise e dalle regioni vicine che urlano il suo nome sventolando migliaia di bandierine gialle e bianche.

Tra i numerosi fedeli era presente anche una delegazione polacca che il Papa saluta ricordando lo stretto legame esistente tra la sua Nazione e il Santuario. Infatti, fu proprio dalla Polonia, nel lontano 1891, che arrivò il primo pellegrinaggio estero e furono proprio i fedeli della polacchi, in particolare di Cracovia, che con le loro offerte permisero la costruzione della prima cappella del Santuario.
Ed ecco, nel 1995, il primo Papa al Santuario, anch’egli di Cracovia.
La Santa Messa fu concelebrata, tra gli altri, da Mons. Ettore Di Filippo, Arcivescovo di Campobasso-Bojano, che aveva fortemente voluto questa    giornata.
Dopo la Celebrazione, il Pontefice recita l’Angelus Domini ricordando la figura di San Giuseppe.
Prima di lasciare il Santuario il Papa si ferma a meditare dinanzi all’altare maggiore dove si trova il Simulacro della Vergine SS. Addolorata.

 

 

 

Qualche annotazione sulla storia di Castelpetroso


<<Il 12 marzo 1888, la Madonna apparve ad una pastorella del luogo, Bibiana, che era accompagnata dalla cugina Serafina, due contadine di Castelpetroso, che si erano attardate per le campagne alla ricerca di due pecorelle che si erano smarrite durante la giornata. Per le due povere contadine le due pecorelle costituivano gran parte delle loro scarse risorse: il danno era grave e perciò, incuranti dell’oscurità che via via si faceva più fitta e del cattivo tempo che continuava ad imperversare, proseguivano nella loro ricerca. Dopo molti infruttuosi tentativi non rimaneva loro che tornarsene meste e afflitte verso casa quando, a un tratto, il loro sguardo fu colpito da un vivo bagliore che attraversava la roccia. Si avvidero dell’esistenza di alcuni crepacci che fino ad allora non avevano avvertito. Le contadine pensavano che dovesse trattarsi di qualche lampo e non diedero perciò a quel bagliore eccessivo peso. Continuarono nel loro cammino ma quel bagliore attraverso la roccia non cessava. In quell’istante dimenticarono le pecore e prese dalla curiosità si avvicinarono alla roccia. Più andavano avanti, più il bagliore diventava vivido. Camminavano cautamente perché avevano paura che si trattasse di briganti, ma non appena furono nei pressi del luogo da cui appariva il bagliore, rimasero sbalordite. Una visione apparve davanti ai loro occhi: la Vergine Maria teneva tra le braccia Gesù sanguinante.
Le due contadine imboccarono subito la via più breve e giunsero,trafelate, in paese a comunicare la notizia della visione che era apparsa loro in mezzo alla montagna. Tutta Castelpetroso si interessò al racconto delle due contadine. La notizia dell’apparizione si diffuse subito in Castelpetroso e man mano in tutti i paesi e regioni vicine, provocando l’affluire di folle di pellegrini commossi, diretti alla grotta di ‘Cesa tra Santi’.
Due anni dopo, il 28 settembre 1890 fu posta la prima pietra per la costruzione di una chiesa monumentale in onore della Madonna Addolorata ed il Gesù morto. Alla cerimonia erano presenti circa trentamila fedeli. Da ogni parte, soprattutto dagli emigrati d’America,cominciarono ad affluire le prime offerte. La costruzione veniva su bella, massiccia e maestosa, ma inghiottiva una grande quantità di soldi. Si andò avanti per un pezzo tra riprese, sospensioni e rallentamenti ma alla fine anche le difficoltà finanziarie furono superate e la costruzione giunse al termine, pur impiegando più di 80 anni, il Santuario si poté considerare finito e quindi consacrato il 21 settembre 1975. Intanto il 6 dicembre 1973, papa Paolo VI con un suo decreto, aveva proclamato la Vergine Addolorata di Castelpetroso, celeste Patrona del Molise. La gente cominciò ad arrivare da ogni parte, le offerte ripresero ad affluire numerose e il Santuario poté essere sistemata adeguatamente.
Il giorno dell’inaugurazione fu memorabile. Si racconta che un giovane cadde dall’alto della rupe senza riportare nemmeno una contusione e che una grossa pietra cadde sulla testa di un altro giovane senza arrecargli alcun danno. Seguono, intanto, diverse apparizioni fino agli anni Cinquanta>>.
Il 19 marzo 1995 Papa Giovanni Paolo II, fece il suo viaggio in Molise e celebrò la messa nel Piazzale antistante al Santuario. A seguire sono riportate espressioni indimenticabili che il popolo molisano porterà scolpite nel cuore.
[...] É per me motivo di grande gioia trovarmi proprio oggi a Castelpetroso, in questo bell’ambiente, rigido ma bello e suggestivo, in questo bel santuario dell’Addolorata, proclamata patrona del Molise dal mio venerato predecessore, il servo di     Dio Paolo VI.
Qui dove novant’anni or sono venne un gruppo di pellegrini dalla lontana Cracovia, giunge ora il figlio di quella città e della terra Polacca, che per un singolare vincolo di fede e di sofferenza lega alla Madre Addolorata.
Vorrei esortare ciascuno a rimanere fedele alle tradizioni cristiane di questa terra, con quel fervore che spinse i vostri padri a contribuire generosamente all’edificazione del Santuario, offrendo anche il rame per la copertura del tetto […]
[…] Carissimi fratelli e sorelle, sappiate che anche voi offrite al Signore le gioie e le fatiche quotidiane, in comunione con Cristo e per intercessione della Madre sua, qui venerata mentre presenta al Padre il Figlio immolato per la nostra salvezza. Sappiate offrire in particolare l’impegno per una profonda e fattiva unità: unità nelle parrocchie, unità particolarmente fra il clero. Mai il cuore di Maria debba addolorarsi per le divisioni dei suoi figli […].
“[…] Alle spalle dell’altare maggiore c’è un mosaico raffigurante S. Martino che divide il mantello con un povero e a lato ci sono i dipinti del maestro molisano Amedeo Trivisonno che rappresentano i sette dolori della Madonna. In questa chiesa Gesù porta solo la trave orizzontale secondo l’interpretazione storica. Sul suo corpo, inoltre, sono visibili i segni delle trentanove staffilate.


Santa Messa davanti al santuario della Madonna Addolorata di Castelpetroso

19 marzo 1995

OMELIA DI  PAPA GIOVANNI PAOLO II

 

“Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” (Es 3, 6).


1. La liturgia di questa III Domenica di Quaresima ci introduce  profondamente nel mistero dell’Alleanza di Dio con l’uomo. La prima  lettura, tratta dal Libro dell’Esodo, ci colloca nell’ambiente del deserto, simbolo tipico del tempo quaresimale, ed ha per protagonista Mosè. È il racconto del “roveto ardente”, uno tra i più suggestivi e ricchi di significato dell’intera Scrittura santa, capace di alimentare in ogni tempo la meditazione dei credenti.  

2. Dio parla a Mosè: lo chiama, si fa conoscere a lui e lo incarica di condurre gli Israeliti fuori dall’Egitto. Infine, Dio rivela il proprio nome: “Io sono colui che sono – Jahvè – il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” (cf. Es 3,14-15).
Questo episodio, che ebbe luogo alle pendici del monte Oreb, “monte di Dio” (Es 3, 1), costituisce come un nuovo inizio dell’antica Alleanza di Dio col suo popolo. In conformità con l’annunzio dato a Mosè, Dio guiderà Israele fuori dall’Egitto, dalla condizione di schiavitù, per condurlo  attraverso il deserto nella Terra promessa. L’avvenimento dell’ Oreb introduce l’intera azione salvifica di Dio nei riguardi di Israele: essa culminerà nel Patto del Sinai, il cui contenuto sarà il Decalogo.“Tutte queste cose – avverte l’apostolo Paolo – ... sono state scritte per ammonimento nostro” (1 Cor 10, 11), affinché facciamo “opere degne della conversione” (Lc 3, 8) e non siamo come la pianta della parabola evangelica, sterile e priva di frutti (cf. Lc 13, 6-7). Infatti, “ogni albero che non porta buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco”(Lc3,9; cf. Gv 15, 6).  
Il tempo di Quaresima che stiamo vivendo, carissimi Fratelli e Sorelle, dobbiamo intenderlo come una rinnovata offerta di Alleanza da parte di Dio, il quale è “buono e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore”
(Salmo resp.). La grazia del Signore, la sua infinita misericordia ci impegna – come singoli e come comunità – a coltivare la “pianta” della vita spirituale, a “zapparvi attorno” con la penitenza, a “mettervi il concime” della parola di Dio, affinché “porti frutto per l’avvenire” (cf. Lc 13, 8-9).

3. Oggi, 19 marzo, la Chiesa venera San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria, anche se quest’anno la solennità liturgica verrà celebrata domani. È per me motivo di grande gioia trovarmi proprio oggi a  Castelpetroso, in questo bell’ambiente, rigido ma bello e suggestivo, in questo bel Santuario dell’Addolorata, proclamata Patrona del Molise dal  mio venerato predecessore, il servo di Dio Paolo VI. Qui, dove novant’anni or sono venne un gruppo di pellegrini dalla lontana Cracovia, giunge ora il Papa figlio di quella città e della terra polacca, che un singolare vincolo di fede e di sofferenza lega alla Madre Addolorata.
Vorrei rivolgere un saluto cordiale e riconoscente ai venerati Fratelli Cardinali qui presenti, all’Arcivescovo Metropolita, Mons. Ettore Di Filippo, e agli altri Presuli della regione ecclesiastica Abruzzo-Molise e il Nunzio Apostolico in Italia Monsignor Colasuonno. Saluto i Prefetti di Campobasso e di Isernia, i Presidenti della Giunta e del Consiglio Regionale, il Sindaco di Castelpetroso e quelli di tutti i paesi della  Regione, oltre ai Parlamentari e agli Amministratori della Regione e delle  Provincie di Campobasso e d’Isernia, alle altre Autorità civili, militari della cultura e del lavoro che hanno voluto presenziare a questo rito.
Saluto abbracciando i miei fratelli Sacerdoti e i diaconi qui    convenuti, come pure quelli anziani e ammalati, che sono in questo momento uniti a noi nella preghiera. Saluto le Piccole Discepole di Gesù con le bambine del villaggio, i Frati Francescani e le Suore Francescane dell’Immacolata, che curano il servizio liturgico e pastorale nel Santuario.
Ringrazio quanti hanno collaborato alla preparazione e all’organizzazione dell’odierna mia Visita, e tutti voi, Religiosi, Religiose e laici, che prendete parte a questo significativo evento spirituale. Vorrei esortare  ciascuno a  rimanere fedele alle tradizioni cristiane di questa terra, con  quel fervore che spinse i vostri padri a contribuire generosamente  all’edificazione del Santuario, offrendo anche il rame per la copertura  del tetto.
Carissimi Fratelli e Sorelle, sappiate anche voi offrire al Signore le  gioie e le fatiche quotidiane, in comunione con Cristo e per intercessione della Madre sua, qui venerata mentre presenta al Padre il Figlio immolato per la nostra salvezza. Sappiate offrire in particolare l’impegno per una profonda e fattiva unità: unità nelle Comunità familiari, unità nelle parrocchie, unità particolarmente fra il clero. Mai il cuore della Madre debba addolorarsi per le divisioni dei suoi figli!
Trovandomi poi vicino alla patria del mio venerato predecessore Celestino V, di cui si è celebrato lo scorso anno il settimo centenario dell’elezione al Pontificato, invio un caro saluto alla Comunità diocesana di Isernia ed al suo Pastore, Mons. Andrea Gemma. Auspico di cuore che seguendo l’esempio di san Celestino, essa cresca nella fedeltà a Cristo e nella testimonianza    evangelica.

4. Il nostro sguardo non può quest’oggi non soffermarsi sulla figura  di  San Giuseppe. Egli si colloca sulla soglia della Nuova Alleanza, che Dio ha stretto con l’umanità in Gesù Cristo, Figlio di Maria. Di questa Alleanza la Chiesa celebrerà tra pochi giorni il vero e proprio inizio, cioè  l’Annunciazione. In questo mistero, nel quale la Vergine “piena di grazia” (Lc 1, 28), adombrata dallo Spirito Santo (cf. Lc 1, 35), pronuncia il suo “fiat” (Lc 1, 38), il Verbo si fa carne (cf. Gv 1, 14), il Figlio di Dio prende la natura umana nel grembo di Maria: inizia così la Nuova e definitiva Alleanza di Dio con l’uomo. In tale nuovo inizio, Giuseppe, promesso sposo di Maria, ha la sua parte.
A dissipare in lui il legittimo sconcerto dovuto alla scoperta che la sua sposa attende un figlio, giunge anche a lui da Dio un messaggio chiarificatore, che nel suo contenuto essenziale è simile all’annuncio a Maria. L’angelo del Signore gli dice: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in  lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo    dai    suoi    peccati”    (Mt    1,20-21).
La liturgia, pertanto, loda l’obbedienza della fede di cui sia Maria che Giuseppe han dato prova, un’obbedienza simile a quella dimostrata da parte di    Abramo,     “nostro    padre    nella    fede” (Canone romano).

5. Ma cosa significa che Dio stringe alleanza con l’uomo? Come è possibile che ciò avvenga? È possibile perché Dio ha creato l’uomo a propria immagine e somiglianza. Diversamente da tutte le altre creature, l’essere umano è in grado di parlare con Dio. E Dio vuole che questo rapporto sia vissuto  nella forma del dialogo. Così, sin dal principio, Dio affida all’uomo l’intero mondo creato, dicendo: “Soggiogate la terra” (cf. Gen 1,28), ed istituisce con tali parole l’ordine del lavoro umano, inscritto nel disegno dell’Alleanza. Lavorando gli uomini sottomettono la terra, ricavano dalle realtà create sempre nuove risorse, indispensabili per  mantenere in vita loro stessi e le loro famiglie.
La Chiesa considera suo precipuo dovere annunziare il “vangelo del lavoro”, che costituisce un aspetto essenziale della sua dottrina sulla giustizia sociale. E qui possiamo ritornare al Libro dell’Esodo ed alla missione liberatrice affidata da Dio a Mosè. Si tratta infatti di una liberazione anche in senso sociale. L’ingiustizia che i figli e le figlie di Israele sperimentano consiste nello sfruttamento del loro lavoro, anche allo scopo di distoglierli dalla vita familiare e dal servizio di Dio. Il faraone ritiene che in questo modo cesseranno di essere pericolosi per  l’Egitto.
La strategia del faraone, di assoggettare mediante il lavoro, costituisce un significativo paradigma, entro il quale Mosè rappresenta quanti nel corso della storia non cessano di intraprendere la lotta per la giustizia sociale. Questa consiste per un aspetto essenziale nel riconoscimento della giusta dignità del lavoro umano e in un’equa remunerazione, grazie  alla quale il lavoratore possa mantenersi insieme con la propria famiglia.
D’altra parte, essa richiede anche adeguati interventi a favore di coloro che, pur non volendolo, si trovano nella precaria e avvilente situazione di disoccupati.                                             
Il lavoro deve contribuire allo sviluppo dell’uomo e non al soffocamento servile della sua dignità. Questo è il postulato fondamentale del  “vangelo del lavoro”. Gesù, impegnato accanto a Giuseppe al banco di lavoro, proclama questo vangelo mediante la sua stessa vita nascosta a  Nazaret. La dottrina sociale cristiana e tutte le Encicliche sociali, cominciando dalla Rerum Novarum, rappresentano la manifestazione di tale “Sollicitudo rei socialis”, di quella sollecitudine per la giustizia sociale, che la Chiesa non si stanca di promuovere e di attuare annunziando il Vangelo dell’Alleanza di Dio con l’uomo. E questa tematica deve essere sempre riproposta nella giornata festiva di    San Giuseppe.
Questo umile carpentiere di Nazaret, accanto a Gesù di Nazaret, rappresenta anche la problematica della giustizia sociale per tutti noi, per il mondo del lavoro e per la Chiesa.

6. Carissimi, da questo Santuario, espressione della fede di un popolo laborioso e tenace, affido alla Madre Addolorata le attese e le speranze dell’odierna società, in particolare le attese del mondo del lavoro. Colei che al Calvario è stata unita al Sacrificio redentore di Cristo, ottenga ai suoi figli di essere sempre fedeli al Dio dell’Alleanza. Ottenga di portare frutti abbondanti di giustizia e di pace, mangiando “lo stesso cibo spirituale” e bevendo “la stessa bevanda spirituale” di cui ci parla la liturgia di oggi. I nostri Padri – ricorda San Paolo – bevevano “da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era Cristo” (1 Cor 10, 4). Cristo resta la roccia alle cui acque beviamo anche noi.  Amen.

Castelpetroso - Ventennale della visita di Papa Wojtyla nel Molise

22 marzo 2015

 

Il ricordo della visita di Papa Francesco, lo scorso 5 luglio, è ancora vivo. E’ stato il ritorno di un Pontefice nella nostra terra. L’ ultima volta, prima di lui venti anni prima, esattamente il 19 marzo del 1995, fu Karol Wojtyla a visitare il Molise, il Papa polacco amatissimo dai fedeli, oggi diventato San Giovanni   Paolo II.

L’Arcivescovo Bregantini ha ricordato l’attualità del messaggio lanciato allora da Wojtyla: «Occorre un’opera paziente e coraggiosa di ricostruzione del sano rapporto tra lavoro e persona – disse – tra impresa e protagonismo del singolo, tra profitto e bene comune». «Lavoro è dignità», ha ripetuto quasi venti anni    dopo Francesco. Il 19 marzo del 1995 Giovanni Paolo II pose e benedisse la prima pietra della Cattolica, a Campobasso.  Si soffermò a riflettere, quel giorno, sul senso della sofferenza e su una medicina sempre più a misura di paziente, sull’attenzione ai più deboli. Concetti che sono la linea guida dell’operato della Fondazione che porta il nome del Pontefice.

Il Santo Padre Giovanni Paolo II, il 19 marzo di venti anni fa, venne anche al Santuario dell’Addolorata a Castelpetroso, alla quale affidò le attese e le speranze della società e in particolare del mondo del lavoro. Quella visita è stata ricordata il 22 marzo 2015, 127esimo anniversario delle apparizioni della Madonna, con un pontificale, sempre nel Santuario, presieduto dall’Arcivescovo Bregantini e alle 17 con una solenne celebrazione presieduta invece da Monsignor Ermenegildo Manicardi.

“Mai il cuore della Madre debba addolorarsi per le divisioni dei suoi figli. Carissimi, da questo Santuario, espressione di un popolo laborioso e tenace, affido alla Madre Addolorata le attese e le speranze dell’odierna società, in particolare le attese del mondo del lavoro”. In queste parole del Papa la pregnanza della sua visita Pastorale e l’atto di affidamento al popolo del Molise.

 

Omelia dell' Arcivescovo Bregantini in occasione del

127° anniversario dell'apparizione di Castelpetroso


Fratelli e sorelle carissimi, carissimi presbiteri, reverende suore e frati che svolgono il consolante ministero della riconciliazione a voi tutti il mio grazie.


Vi confesso che, passando per entrare all'altare attraverso una folla così imponente, così attenta, il mio cuore ha trepidato. Cosa vi spinge ad essere tantissimi, nonostante il freddo? E' l'umiltà. Io sono commosso per la vostra fede e davanti alla perenne grazia, come diceva don Massimo, che di anno in anno vediamo ed assistiamo alla crescita spirituale di questo luogo sacro. Dobbiamo dire veramente grazie a Maria che, il 22 Marzo del 1888, 127 anni fa, con un cuore tenero e provvidente ha scelto, utilizzando una parola del Papa, questa "periferia della storia", questo luogo poco noto, quasi dimenticato, proprio qui a farci visita, come ha fatto 20 anni fa San Giovanni Paolo II, come l'anno scorso Papa Francesco il 4 Luglio. Ecco, veramente non c'è altro che da dire: " la nostra benedizione per tutto questo" e poi cogliere anche che questo luogo conserva la bellezza di questa semplicità di vita, l'umiltà delle due veggenti, la povertà del luogo. Pensate, non sappiamo dove siano sepolte le due veggenti: non hanno chiesto onori, non hanno preteso monumenti, sono scomparse nel cuore stesso di Dio, raccolte dalle sue mani: è mirabile questo, rispetto ad altre apparizioni . Il loro servizio è stato quello di raccontarci, di raccontare poi al Vescovo del luogo Francesco, che vide lui stesso l'identica immagine nel Settembre del 1888 anticipando il miracolo che l'anno successivo fu fatto al figlio del conte Acquaderni di Bologna, con una Tubercolosi ossea che lo portava alla morte. Egli, bevendo l'acqua della sorgente, è stato restituito alla vita. L'anno successivo iniziò la costruzione lentissima e mirabile di questo meraviglioso Tempio, costruito non con i soldi di un solo benefattore nè con contributi dello Stato , ma con la paziente e tenacia fedeltà dei fedeli che, con le loro 50 e cento lire hanno contribuito all'edificazione di questo luogo: ecco perché è così caro! Perché nato dal cuore di Maria, accompagnato dal cuore della Chiesa, custodito dal cuore della gente. Comprendiamo anche il messaggio centrale, bellissimo, di questa liturgia di oggi, che si apre con una richiesta stupenda: " Vogliamo vedere Gesù", ecco il perché alla domanda "perche siete venuti?" La risposta è solo questa: “ Vogliamo vedere Gesù”,  tramite Maria che ce lo dona , ce lo fa vedere. Salite ai piedi della statua: da qui vedete che Gesù non lo possiamo vedere ma è oggi  rappresentato in quel Gesù posto ai piedi di Maria sofferto e morente, tramite l’immagine del chicco di grano. E’ molto bella questa immagine che Gesù ci dà: vi posso dire che  anche nella mia vita è una delle pagine evangeliche più luminose: “ Se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo, se invece muore produce molto frutto”. Personalmente uso tantissimo  questa immagine quando vado nelle scuole, perché i ragazzi sono molto sensibili al segno che è presente anche nella esperienza di questa statua. Come sono le mani di Maria? Guardate bene: sono mani aperte. Vi racconto una storia breve ma efficacissima: “ Una leggenda orientale dice che ogni volta che nasce un  bimbo, l’angioletto mette nelle mani della Madonna un chicco di grano. Ogni bimbo può fare due cose: la prima dire il chicco è mio guai a chi me lo prende, e lo stringe forte forte però poi quando l’angioletto tornerà al termine della vita dirà: “ dov’è il mio chicco? E il bimbo dirà, il mio chicco è qui, eccolo qui! Ma come sarà quel chicco? Un ragazzo mi ha risposto :”ammuffito!” perché lo hai soffocato, hai pensato di difenderlo invece lo hai distrutto tenendolo  troppo stretto, pensando che fosse soltanto tuo. Se invece tu apri la mano, tu perderai il chicco, cadrà per terra, entrerà nelle zolle e produrrà una spiga, allora l’angioletto che torna dirà ancora dov’è il tuo chicco? E tu potrai dire eccolo qui! Ti offro una spiga, tu mi hai dato un chicco io ti restituisco 100 chicchi; capite, questa è la vita! Ed è bellissimo quando lo spiego a scuola, è stupendo ed è proprio vero :”chi ama la propria vita e la stringe forte la perde perché tu hai pensato di vincere stringendo la mano per te solo ed hai perduto la vita”. Se invece tu apri la mano e ti accorgi che con quella mano aperta perdi la tua vita, ti rendi conto che in realtà la ritrovi centuplicata. questa è la vita. Chi crede in questo ha vinto ogni paura! Perché la paura ci dice: “Ti fregano, tienilo per te il tuo talento, lascia che gli altri si arrangino, questo è il mondo ! Pensa a te stesso!  ed alla fine ti ritrovi con te stesso!“.

Ieri il Papa ha raccontato un aneddoto tremendo, mi stupisco che il Papa lo abbia raccontato in maniera così chiara e sincera, ecco:  tu pensi di realizzare qualcosa perché  pensi a te, tutto è perduto! Vale per le famiglie, per la scuola,  per tutte le realtà ed è chiaro che la vita è così, mille gesti, mille gesti! Ve ne dico solo alcuni per concretizzare questo stupendo aneddoto di Gesù.

Il perdono: A chi tocca aprire la mano verso il nemico? Alla suocera o alla nuora? La risposta è: “non lo so!” Dipende dal tuo cuore! Non c’è una legge, dipende dal tuo cuore. Certo è una cosa se tu dici: ”Io la mano non la apro ma la tengo per me, quel rancore ti brucerà dentro!”  Nelson Mandela ci ha dato una frase tremenda, passando dalla violenza, adagio adagio in 17 anni di carcere  fino a chiedere perdono a Dio . Noi pensiamo che il rancore è come quel veleno, tu pensi che tenendolo dentro possa uccidere l’altro, il rancore invece muore dentro, fa male a te non a l’altro. Ecco perché il perdono! Grazie a chi sa perdonare, a chi sa aprire la mano all’altro, grazie a chi sa fare il primo passo verso l’altro.

Un altro esempio: il Papa ce lo ha ricordato: i giovani sono persi in  un labirinto: chi li aiuterà ad uscire? Chi li aiuterà a trovare la rotta? Ha detto il Papa ieri a Napoli, questo  è il dramma più grande!!! Il Papa non ci ha lasciato una soluzione ma ci ha dato un metodo, che è questo: “ noi non dobbiamo lasciarli dentro il labirinto ma, dobbiamo accompagnarli.” Questa parola  è bellissima : ”Accompagnarli”: vuol dire che io non ho soluzioni, non posso schiacciare il bottone ed alzare il telefono per chiedere aiuto ma posso accompagnare te e guardandoti negli occhi dire: “tu giovane, tu figlio mio, tu ragazzo, ce la puoi fare”. Quando dai fiducia ai ragazzi e dici, non tenere il tuo talento per te, donalo all’altro, apri la mano, investi, ma questo vale anche per noi adulti: non tenete i soldi alle poste (lo so, anche se sono pochi), capisco la vostra reazione, ma oggi è grande chi investe, chi crede nel futuro, non chi tiene i soldi per sè ma, li investe per l’altro, questo è il messaggio bellissimo del Vangelo di oggi! Non è solo un discorso religioso ma è un discorso sociale, politico, economico. L’economia non va più avanti perché non si ha più il coraggio di investire, non si ha più il coraggio di aprire le mani, non  c’è più la voglia di pensare agli altri: più  la paura cresce meno investi, meno investi meno lavori, meno lavori più  precipiti. Ecco perché accompagnare vuol dire aprire la mano: “ il tuo problema si fa anche il mio  problema” questo è un gesto bellissimo e quando guardiamo questa statua  ci dice: “ non tenere le tue cose per te ma investi, incoraggia, sostieni, individua i talenti che il ragazzo ha davanti”.

L’altro ieri ho assistito ad una testimonianza di una cooperativa di Matera, un tempo poverissima. Adesso, adagio adagio, ha riscoperto i suoi tesori, son diventati fieri, hanno costituito una cooperativa di 14 giovani tutti regolarmente assunti, pagati facendo da guida alle chiese: Il vescovo ha detto loro :”fate voi!”.

Pian piano la ricchezza dell’arte è diventata ricchezza e futuro per i giovani. Hanno creduto in loro, si sono preparati. Questo il segreto! Credere nelle proprie capacità , non tenere quello che si ha per sé, stare accanto ai nostri ragazzi, aiutarli a realizzarsi: anche la politica cambia se apre la mano. Se si apre la mano agli altri non a se stessi.

Dice don Milani: “uscire da soli dai problemi è avarizia, uscire insieme è politica” uscire insieme è avarizia dire: io penso a me ed ai miei figli, uscire insieme è politica: questa è la mano aperta! Ecco io auguro a voi veramente questo. Ed un segno io vi lascio: stiamo facendo una grande battaglia per purificare la Domenica, non andate a far la spesa. La domenica è per i figli! E’ per il gioco con loro,  per il turismo,  per la gioia di stare  insieme, non per far la spesa!!!  Il denaro deve servire per crescere  non per accumulare! Capite bene, potrei fare altri mille esempi oltre quello  bellissimo del seme : “ Se tu lo stringi lo perdi, se apri la mano, come questa statua bellissima della Madonna ci insegna, diventa spiga.  Come  è bella la frase “ Quando sarò innalzato da terra sulla croce attirerò tutti a me!”  Questa è la Pasqua prossima: tu attraversi la croce, la mano aperta, e  ti accorgi che è vero. Quello che hai donato, lo trovi restituito, quello che ti sei tenuto lo hai perduto.  Pensate al mistero della morte, cosa resta? Quello che hai donato lo ritrovi in cielo, quello che hai tenuto per te passa ai nipoti ! Ecco  l’esperienza della vita. La vita è un dono! E se tu la vivi come un dono, tutti i giorni dici grazie e condividi. Così il cuore tutto è nella luce e la tua vita nella gioia e la tua Famiglia è  nella felicità e nella prosperità! Dio non ha mai lasciato nessuno senza il suo aiuto se vede che il cuore nostro sa donare ed aprire la mano. Per Cristo Nostro Signore. Amen-

Collaborazione della dott. Rita D’Addona



 

Il Papa ad Agnone – 19 marzo 1995

“Valeva la pena di venire qui”


Grazie per questa accoglienza Valeva la pena di venire qui - queste le parole del Santo Padre pronunciate in conclusione della visita pastorale in Molise tenutasi ormai venti anni fa.

Il 19 marzo 1995 Giovanni Paolo II visita per la seconda volta il Molise: Monte Vairano, il Santuario di Castelpetroso ed infine Agnone, antica città artigiana.
Ad accoglierlo ci fu un mare di giovani e di persone festanti, riuniti dal suono delle campane che suonavano a festa in suo onore. Quella calorosa accoglienza toccò nel profondo il Papa che, prima di riprendere la via di Roma pronunciò un monito per tutte i giovani accorsi: “Non arrendetevi di fronte ai gravi problemi del momento. Non rinunciate a progettare il futuro”.

Parole che ancora in molti ricordano, come indimenticabili sono stati i momenti trascorsi presso la Pontificia Fonderia Marinelli dove, a distanza di tanti anni, si è voluto commemorare, con la fusione di una campana in bronzo, l’evento tanto caro agli agnonesi e a tutti i molisani.

Il Papa venne condotto all’interno della Fonderia per comprendere il processo di creazione delle campane. Al termine della visita salutò tutti dicendo:  ‘Sono felice di essere in mezzo a voi in questo antico centro  che ha diffuso nel mondo messaggi di cultura e di fede, veicolati dal lavoro dei suoi figli e, in qualche modo, anche dal suono delle sue famose campane. Avrò tra poco la gioia di assistere alla colata di una nuova campana della Fonderia Marinelli: una campana che recherà in bassorilievo la profezia di pace di Isaia. Trovo inoltre molto significativo che la colata delle campane di Agnone sia accompagnata dalla preghiera, specialmente dall’invocazione della madre di Dio.’

Fu una visita dedicata principalmente al lavoro artigiano così da tenere ben presente la ricorrenza che cadeva proprio in quel giorno: San Giuseppe. Indelebili rimasero le parole di Papa Wojtyla pronunciate in piazza Libero Serafini, ora piazza Giovanni Paolo II. Il Santo Padre si rivolse direttamente agli artigiani asserendo:

'Carissimi artigiani e voi tutti contadini e lavoratori del Molise ma anche alle Pubbliche Autorità, per una politica di sostegno di tutta l' attività economica della Regione e tra queste attività, il Santo Padre, indicò : un programma concreto ed immediato di sviluppo che stimoli individui e comunità a riconsiderare la potenzialità delle risorse esistenti … un sostegno equilibrato e attento a tutti i settori dell’ economia regionale che dovrà essere guidato dalla consapevolezza della pari dignità e della complementarietà tra le varie espressioni economiche, compresa quella dell’ artigianato … sarà doveroso proteggere la qualità del territorio, superando la tentazione di emarginare, rispetto ai servizi essenziali, le zone più ferite dall’ emigrazione e dallo spopolamento … solo ripristinando dappertutto condizioni di vita ottimali, si consentirà a ciascuno di rimanere nella terra dei suoi avi e nella sua casa. Si tratta di problemi che vanno risolti alla luce di una forte cultura della solidarietà e della giustizia: non si promuove vero progresso, se si abbandonano a se stessi i più piccoli e gli ultimi.

Al termine dell’incontro il Papa dimostrò come l’accoglienza ricevuta fosse stata capace di toccare in profondità il suo cuore con queste parole:

<<Grazie per i tanti doni e soprattutto per il dono di questa accoglienza con cuore aperto. Valeva la pena di venire qua. Valeva la pena per il Figlio di Dio. Per il Verbo Eterno, venire in questa terra, farsi uomo. Valeva la pena perché ho trovato accoglienza nella piccola cittadina di Betlemme, valeva la pena perché ho trovato accoglienza buona tra gli umili, tra i puri di cuore, i semplici.
Ecco, l’esperienza vissuta oggi in questa visita in Molise, è questa.
E volevo dirvi alla fine che questa è lezione evangelica che avete dato voi al vostro Papa.
Ringrazio San Giuseppe che mi ha portato qui. Ringrazio San Giuseppe che ci porta in tanti posti umili del mondo ed oggi per avermi portato qui>>.

Queste sono le parole più importanti che il Papa rivolse alla cittadina di Agnone.

L’evento lasciò un’impronta così profonda che lo stesso Wojtyla ricevette, dalle parole dell’allora Sindaco Marcovecchio, una proposta che suonò così: 'Sarebbe nostro grande desiderio poterLe offrire in Roma lo spettacolo della Ndocciata, manifestazione natalizia, sublime testimonianza religiosa dei nostri avi'. Giovanni Paolo II nella sua immensa bontà non poté, attraverso i suoi uffici, rifiutare. Un sogno che nessuno sperava si potesse realizzare, l’8 dicembre 1996 si è concretizzato sul terreno di Città del Vaticano.

 

‘NDOCCIATA TENUTASI A ROMA L’ 8 DICEMBRE 1996


Il sogno diventa realtà, il campanone di San Pietro, suonando a distesa, annuncia l’inizio della manifestazione, contemporaneamente le cento campane di Agnone suonano a festa. Cominciano a sfilare i gruppi folkloristici, ciascuno di essi reca un dono  da offrire al Santo Padre, seguono i cavalieri del tratturo e quindi gli zampognari, la banda della Polizia esegue la Pastorale agnonese del Gamberale. Il grande corteo dedicato esclusivamente alle n ’docce si apre con i figuranti: donne, uomini e bambini in costume contadino, che recano lo stendardo delle varie contrade.

Segue il grande fiume di fuoco, i portatori con le colossali ndocce fiammeggianti, un unico gruppo, eccezionale e in onore del Papa. In realtà in Agnone i 6 gruppi hanno fra di loro un rapporto di grande, tradizionale competizione. Da via della Conciliazione, il corteo ha percorso Piazza San Pietro in senso orario, fino a raggiungere il lato della piazza che guarda alla finestra del Pontefice, dove le ndocce hanno bruciato in un unico grande falò.

Queste le parole di saluto pronunciate dal Papa al termine della manifestazione:

«Carissimi Fratelli e Sorelle! Grazie per questo magnifico spettacolo; grazie per questo “Falò della fratellanza”! Ringrazio cordialmente e saluto le autorità civili della Regione Molise e del Comune di Agnone, i Responsabili delle Province di Campobasso e di Isernia, i sindaci dei Comuni molisani e gli organizzatori di questa speciale edizione dell’antichissimo rito della “ndocciata”, in occasione del 50° anniversario della mia Ordinazione sacerdotale.

Saluto anche voi, pastori e contadini, protagonisti di così stupenda manifestazione di fede e di cultura, che anticipa l’annuncio gioioso del Natale del Signore. I vostri padri, convertendosi alla fede cristiana, hanno trasformato l’antico rituale pagano del fuoco solstiziale, in accoglienza festosa di Gesù, Luce del mondo. Il fuoco, benefico elemento di purificazione e di vita per gli esseri viventi, è diventato così segno di Cristo che, liberandoci dal peccato, ci dona la risurrezione e la vita.

Le crepitanti fiaccole, splendendo nella notte, ricordano che è Cristo la vera luce che rischiara le tenebre del mondo. Recando sulle spalle le gigantesche torce di abete e formando quasi un fiume di fuoco per costruire il “Falò della fratellanza”, voi proclamate l’amore di Colui che è venuto a portare sulla terra il fuoco del Vangelo (cfr Lc 12,49).

Possa quest’antica tradizione, che oggi riviviamo qui, in Piazza San Pietro, cuore della Cristianità, amplificare il vostro desiderio di bene e confermarvi nel generoso impegno di vita cristiana, trasformando in annunciatori e testimoni della gioia e della novità del Natale.

Oggi, Solennità dell’Immacolata Concezione, vi affido tutti alla protezione della celeste Madre del Signore, e di cuore imparto a ciascuno, alle vostre famiglie, alla diletta Città di Agnone ed a tutti i molisani una speciale Benedizione Apostolica».

Alla fine della sfilata, in cerimonia privata, il Papa ha ricevuto una  campana che ricorda questa stupenda giornata e un’opera in bronzo, bagnata in argento e oro, donata dalla Regione Molise, realizzata dall’artista Ruggiero Di Lollo, che rappresenta un tipico portatore con la caratteristica “cappa” (il mantello) e 12 ndocce sulle spalle.

 

IL Papa ad Agnone il 19 marzo 1995

“ Non rinunciate a progettare il vostro futuro”

 

I ricordi e l’attesa di Armando e Pasqualino Marinelli

Aver ospitato un Santo nella propria umile dimora è stata la gratificazione più elevata e commovente che noi  fonditori Marinelli abbiamo ottenuto nella lunga storia della nostra famiglia.

Dopo quasi un millennio di impegno fedele al servizio della Chiesa questo evento ha gratificato completamente, professionalmente ma ancor più  umanamente, noi e tutti i nostri collaboratori: un’emozione inattesa, immensa e irripetibile, immaginata, vissuta e rievocata con stupore persistente.

Da alcuni anni si sussurrava di una possibile visita di papa Wojtyla in Molise.

il Prefetto dello Stato Vaticano, nostro zio Enrico Marinelli, ne aveva parlato con estrema discrezione.

In seguito il programma  non divenne mai definitivo perché qualunque imprevisto, come pure una temuta nevicata, avrebbe compromesso il viaggio vanificando aspettative e preparativi.

E invece,in quel gelido pomeriggio, nel giorno in cui si festeggiano insieme a  S. Giuseppe tutti gli artigiani, il Papa scelse di varcare la soglia dell’officina più antica del mondo dove l’estro e la capacità infinita della mente e delle mani  dell’uomo creano strumenti sacri,forieri della voce di Dio. (Armando Marinelli)


 

SALUTI E DISCORSI UFFICIALI DI COMMEMORAZIONE DELL’EVENTO – 19 MARZO 2015


Nel salone del Museo Storico della campana, le parole del nostro Santo Papa Giovanni Paolo II, dopo venti anni, sono state riprese dal sindaco Michele Carosella, rappresentanti del Rotary Club e dal dott. Franco Di Nucci.
Gli intervenuti hanno elogiato chi resta a vivere nella propria terra, chi ha il coraggio di rimanere ad operare nel territorio, pur nelle difficoltà derivanti dalla crisi economica e dai problemi che negli ultimi anni si sono acuiti.  
Infine Armando Marinelli, titolare con il fratello Pasquale della Fonderia, ha rappresentato tutte le emozioni che hanno vissute nell’incontro con il Santo Padre Giovanni Paolo II ed ha dato la propria testimonianza.

Armando Marinelli
Pasquale Marinelli

 

TESTIMONIANZA di Armando Marinelli


Il tempo che seguì, è stato il più toccante della storia di questi luoghi e di questi cuori.
La storia mondiale continuerà a descrivere papa Woytjla sotto i molteplici aspetti della sua personalità ma la mia storia personale non è fatta di opere e parole  ma di incomunicabili emozioni trasmesse forse dal “carisma”della Sua Santità.

Il 19 marzo del 1995 il Santo Papa dopo aver salutato i titolari e le maestranze con le loro famiglie ha presieduto il rito della fusione di una campana benedicendone il bronzo. Anticiperà questo momento rivolgendosi così alla piazza:
<< Avrò tra poco la gioia di assistere alla colata  di una nuova campana che recherà in bassorilievo la profezia di pace di Isaia e che in autunno sarò lieto di donare, quale simbolo di Pace , all’ONU.
La fusione del bronzo mi sembra una bella metafora augurale per un mondo che ha più che mai bisogno di armonizzare, di “fondere”, le sue diversità in un solido progetto di Pace>>.

Papa Woytjla  ha poi visitato con curiosità e interesse i suggestivi laboratori provando divertito il suono di alcune campane e apponendo la sua firma e la data nella creta.
Infine ha suggerito l’idea di preparare “una grande campana per un grande Giubileo”. Fu così che dinanzi al Papa, a piazza S.Pietro, il primo giorno del secondo Millennio, l’Anno Giubilare del 2000 fu aperto dai magnifici rintocchi della maestosa campana di Agnone poi collocata nei Giardini Vaticani insieme alle opere più nobili dell’umanità.

(E’ notizia recentissima l’intenzione di Papa Francesco di indire un Anno Giubilare Straordinario dall’ 8  dicembre 2015)

La cronaca di quella intensa giornata è riportata con commozione nei Diari di Zio Pasqualino che così parlano:
<<Sto vivendo tutto come un sogno, immerso in una profonda emozione e commozione. Essere testimoni in una “bottega” artigiana di un evento che lasci il segno nella storia, è un grosso privilegio che la vita mi ha riservato. A 74 anni è un premio che mi appaga e mi ripaga . Iniziare il secondo millennio di attività, in compagnia dei miei nipoti Armando e Pasquale, con la Benedizione del Santo Padre, è di ottimo auspicio per la continuità della nostra tradizione>>.

E in uno dei giorni più entusiasmanti il Papa così parlò alla nostra città:
<< Rivolgo il mio cordiale benvenuto a voi, lavoratori molisani, e in particolare agli artigiani ai quali ho desiderato dedicare l’annuale incontro con il mondo del lavoro nella festa di San Giuseppe. Sono felice di essere insieme a voi  in questo antico Centro del Molise che ha diffuso  nel mondo messaggi di cultura e di fede, veicolati dal lavoro dei suoi figli e, in qualche modo, anche dal suono delle sue famose campane. L’antico rito della fusione (accompagnato dall’invocazione a Maria), mentre esalta il senso profondo del lavoro umano santificato dalla fede e dall’orazione, esprime la profonda religiosità che alimenta la vita e la storia di questa città. E questo introduce  molto bene il nostro incontro dedicato al Lavoro>>.

Pasquale Marinelli commenterà:
<<Stiamo vivendo un momento irripetibile che ci porta soprattutto là dove tutti noi dovremmo ritrovare la nostra dimensione autenticamente umana. Celebrare ad Agnone, e nella nostra Azienda, la festa di San Giuseppe lavoratore, è la più alta testimonianza che Sua Santità offre a un paese che fonda le sue radici nei valori dell’ artigianato.

Penso che il Papa abbia scelto la nostra azienda anche per riproporre  nel mondo della produzione e quindi dell’occupazione la “piccola impresa”, la “bottega” dove rimangono vive  soprattutto le tradizioni del lavoro manuale, dove i giovani potranno trovare un rapporto diretto tra l’intelligenza, la manualità ed il prodotto, in una parola: la CREATIVITA’.
Le nuove generazioni dovrebbero affrontare con maggiore coraggio e molta fede i problemi della vita, così come ci insegna il Santo Padre, quando ci invita con le sue parole pronunciate nell’ottobre del 1978: NON ABBIATE PAURA>>.

Ma di quali timori parlava il Pontefice?

Della paura del FUTURO, che per sua natura è incerto  ma va affrontato senza apatia, con forza e speranza afferrandone tutti gli stimoli positivi.
Oggi la maggior parte di quanti hanno cercato un futuro complicato da sfrenate ambizioni di ricchezza e successo soffrono di delusione.
E’ ora di considerare la potenza delle piccole cose, della fantasia, di una vita più semplice, più umana.
E’ in sintesi il concetto espresso da papa Woytjla nel suo elogio dell’Artigiano e quanto poi ripreso a Castelpetroso, quasi 20 anni dopo, nel messaggio ai giovani di papa Francesco, rivolto in particolare a quelli  della nostra piccola, ignota regione.
Le generazioni vicine alla mia hanno vissuto la straordinarietà del benessere, della “possibilità”, intesi come mai nella storia della nostra Nazione.
In ogni settore il progresso è stato rapidissimo portando spesso inimmaginabili vantaggi ed è stato possibile raggiungere traguardi molto ambiziosi.
Tutti hanno potuto godere dell’ Istruzione Pubblica e anche Agnone ha la sua Università a mezz’ora di strada.
Eppure le “buone professioni”, quelle tradizionalmente stimabili e redditizie, alle quali ha puntato con successo chi è vicino alla mia età, godono di sempre meno prestigio: possedere una Laurea era un tempo l’eccezione, non la regola. Possederla oggi, una laurea, significa non essere più giovanissimo, avere circa 25 anni e non aver mai lavorato con gli “arti”, quindi senza mai aver apprezzato e sperimentato il lavoro ARTI-GIANALE che andrebbe scelto con coscienza e passione già da ragazzi (pare che la soglia dei 25 anni sia già critica  e che i talenti inespressi fino a quell’età rimangano sopiti per sempre).
Individuo grosse responsabilità nell’Istituto Scolastico che , invece di disperdere energie in un labirinto di corsi di Laurea spesso, a mio avviso, vaghi e poco formativi, dovrebbe potenziare le conoscenze culturali, linguistiche e professionali già nelle scuole medie e superiori, illustrando agli studenti le capacità e vocazioni del loro territorio.
Nell’introduzione ad una recente pubblicazione curata dalla Diocesi di Trivento dal titolo” Rompere gli schemi per creare il nostro futuro” don Alberto Conti analizza le criticità del nostro territorio e molto oculatamente individua concrete ipotesi di lavoro alla base delle quali c’è condivisione e consorzio fra realtà vicine che vivono delle stesse risorse e difficoltà.

Concludo

I ragazzi devono innamorarsi della propria terra, ammirandola con sensibilità, studio e  comprensione ma potranno farlo solo viaggiando, conoscendo, aprendosi al mondo, comparando e apprezzando le caratteristiche di ogni luogo.

Solo così potranno tornare appagati e grati di poter vivere la serenità della nostra magnifica provincia, trovando soddisfazione nel lavoro creativo, originale, artigianale e non in un convulso digitare su piccole tastiere.

Riconquistiamo, riallacciamo e trasmettiamo con orgoglio, già ai più piccoli, i legami con la nostra terra e la qualità della vita che può riservarci.

Non bisogna più credere alla lusinga di industrie e di servizi ma bisogna puntare su quanto già è nostro:
la storia, le tradizioni, l’arte, la cultura, il turismo e quanto di meglio si può ottenere dalla  nostra terra e dalle nostre radici.


Armando Marinelli

 

 

Giovedì 19 marzo 2015 – Agnone - Piazzale antistante la Fonderia Marinelli


Agnone, nel ventennale della sua visita, ha celebrato l’anniversario della visita di Papa Wojtyla del 19 marzo 1995. Nella circostanza, la diocesi di Trivento, in accordo con le autorità civili, ha inaugurato il busto in bronzo del Santo pontefice Giovanni Paolo II, realizzato dalla stessa fonderia, da lui tanto amata.
L’opera, realizzata dalla fonderia, rimarrà esposta sul piazzale a ricordo della storica venuta. Le celebrazioni, poi, sono proseguite alle ore 18 con una Santa Messa che è stata celebrata nella Chiesa di Maria di Costantinopoli dal Vescovo Scotti.
Agnone e la diocesi hanno rivissuto il calore dell’accoglienza di Giovanni Paolo II, in un fiume umano che aspettava con ansia l’arrivo del Papa da cui ricevette messaggi forti sul lavoro e sulla sua umanizzazione.

 

A cura della MdL Anna di Nardo Ruffo // Impaginazione web Serenella Fuschi

 
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