MAESTRI DEL LAVORO D'ITALIA

Consolato Regionale Maestri Lavoro Molise

Marcinelle 8 agosto 2014 - San Giuliano del Sannio

Comune di San Giuliano del Sannio

 

 

58° Anniversario della Tragedia di Marcinelle

 

Ore 11,00 – Ritrovo presso la Sala Consiliare.
Saluti del Sindaco e delle Autorità presenti.

 

 

 

Le Bois du Cazier

“ Qui valeva più una tolla di carbone che non una vita umana”.
Intervento del Console Regionale Maestri del Lavoro del Molise, Pina Petta.


Una affermazione molto forte fatta da chi ha vissuto l'esperienza drammatica della tragedia del Bois du Cazier.

Proprio ieri navigando in internet ho trovato un documentario realizzato dagli studenti del Liceo Ripetta di Roma, che qualche anno fa si sono recati a Marcinelle e hanno potuto ascoltare dalla voce di alcuni sopravvissuti il racconto di quell' 8 Agosto 1956.

Un racconto che, ancora oggi, è intriso di fumo e di lacrime.
Un racconto di giorni e di anni senza mai vedere la luce del sole perchè per poter portare a casa il classico tozzo di pane, si viveva nelle  viscere della terra; un lavoro, quello del minatore, che diventava una sfida quotidiana al destino.

E proprio un crudele destino (chiamiamolo fatalità, chiamiamolo errore umano, non importa) si è portato via 262 minatori di cui 136 italiani e di questi 7 erano nostri corregionali
* Felice Casciato di Sant'Angelo del Pesco
* Francesco Cicora di San Giuliano di Puglia
* Francesco Granata, Michele Granata e Michele Moliterno di Ferrazzano
* Pasquale Nardacchione di San Giuliano del Sannio
* Liberato Palmieri di Busso

Italiani partiti in seguito a quell'accordo che prevedeva l'invio di operai da impiegare nelle miniere in Belgio in cambio di carbone che poi sarebbe arrivato in Italia.
L'Italia li ha ricordati tutti con l'assegnazione nel 2005 della  Medaglia al merito civile alla memoria.

E  la cerimonia di oggi è la testimonianza di come il Molise non dimentichi  le sue vittime, come, è giusto dirlo, non dimentica altre vittime sul lavoro alle quali pure è stata assegnata la Stella al merito. Ci auguriamo che tale riconoscimento possa essere assegnato anche ai morti nella galleria di Boiano per i quali il Consolato Regionale dei Maestri del Lavoro che mi onoro di rappresentare, ha già inoltrato la richiesta.

Oltre al documentario realizzato dagli studenti del Liceo Ripetta di Roma ho visto anche un altro filmato: solo fotogrammi che scorrono sulle note di una canzone le cui parole racchiudono tutto il senso della vita dei minatori e della tragedia del Bois du Cazier:

“ Il sole nasceva ma non lo vedevo mai. Nessuno parlava. Solo il rumore di una pala.  Quando tornavo eri felice di vedere le mie mani. Mani nere di fumo ma bianche d'amore. Le mani e la fronte hanno il sudore di chi muore”.

E permettetemi di chiudere questo mio breve intervento con il ricordo di una persona che, proprio in questa casa che ci ospita, è stato vittima di un terribile incidente mentre svolgeva il suo lavoro di geometra comunale, Antonio Cappella, tra l'altro mio familiare.


Grazie

Labari MdL Molise e Comune San Giuliano del Sannio

 

Ore 11,45 – Corteo verso il monumento dei Caduti, benedizione e deposizione di una corona.

 

 

 

PASQUALE NARDACCHIONE, uno dei caduti di Marcinelle.
Era  nativo di San Giuliano del Sannio; al momento della disgrazia aveva residenza a Ferrazzano, dove aveva sposato la signora Libera Valentino.
Aveva tre figli, l’ultima di appena cinque mesi  che non aveva mai avuto la fortuna di conoscere essendo partito da  Ferrazzano nove mesi prima, per raggiungere il posto di lavoro in Belgio.
Pasquale al momento della catastrofe aveva già scritto una lettera alla moglie dicendole che avrebbe lasciato quel lavoro, condotto in condizioni disumane, per tornare a Natale in famiglia: “Se il Signore lo vorrà”!
Purtroppo perì nell’incendio: tornò sì, il 24 dicembre, ma nella bara per la cerimonia di sepoltura. Egli fu sepolto a Ferrazzano.

 

 

 

Chiesa Cattedrale di Campbasso

 

Biglietto di auguri di Pasquale Nardacchione inviato alle sue figlie.

 

1° maggio 2001 consegnata alla moglie Libera la Stella al Merito della Memoria

 

Le Bois du Cazier

MICHELE CICORA

E’ il figlio di Francesco Cicora minatore di San Giuliano di Puglia, deceduto a Marcinelle l’8 agosto 1956.
Michele giorno 8 agosto 2014, al termine degli interventi presso il Comune di San Giuliano del Sannio per ricordare i nostri cari conterranei periti in quella tragedia, ha chiesto la parola che fedelmente riporto.

"Buongiorno a tutti,
Mi chiamo Michele Cicora, originario di San Giuliano di Puglia ma residente a Londra.
Di solito sono i politici a ringraziare con frasi fatte i Maestri del lavoro, i quali grazie al loro interessamento e lavoro incessante hanno tenuto vivo l’interesse verso questa triste pagina della storia del nostro paese, insieme a tante altre. Infatti, senza di loro non staremmo qui oggi a rendere omaggio a coloro i quali, con il loro sacrificio e con le rimesse hanno contribuito alla rinascita dell’Italia e al benessere delle loro famiglie in seguito ai tristi eventi della Seconda guerra mondiale.
Quando incontrai Anna e Peppe Ruffo di persona, per la prima vota in Belgio, una quindicina di anni fa, mi sono chiesto: ”Ma chi sono costoro? Saranno sicuramente le solite persone che si fanno belli e che viaggiano a sbafo con i soldi pubblici”.
Niente di più sbagliato. Con immenso piacere mi sono ricreduto immediatamente, appena ho notato il loro calore e l’attaccamento alla causa. Se siamo qui, ancora oggi, a commemorare sia i caduti di Marcinelle che tanti altri morti in altre parti del mondo, lo dobbiamo a loro. Grazie dal profondo del cuore a Anna e Peppe Ruffo, i quali hanno dedicato gli anni recenti della loro vita a queste problematiche, soprattutto perché io e la mia famiglia non abbiamo neanche la consolazione di avere una tomba con i resti di nostro padre in quanto il suo corpo non fu mai ritrovato o identificato. E spero che i loro successori facciano altrettanto anche con altre simili vicende.
I politici, in queste occasioni, spendono belle parole. Fanno i loro discorsi e mandano messaggi usando frasi ad effetto o prese dai giornali del tempo. Però, secondo me, per onorare a dovere la memoria di tutti i Molisani che hanno perso la vita sul posto di lavoro, sarebbe bello se loro potessero dire in occasioni come queste: “Siamo lieti di annunciare che, grazie ad una politica accorta ed oculata, la disoccupazione in Molise è diminuita e che il numero dei Molisani migranti si è abbassato e che la piaga dell’emigrazione non sta smembrando più le famiglie”.
Amante dell’arte e di siti storici, questa settimana ho rifatto lo stesso giro del Molise che feci con un collega di Milano circa trentacinque anni fa. Con mia profonda delusione devo ammettere che le cose non sono cambiate, anzi sono peggiorate. Ho visto gente scoraggiata e rassegnata. Ho rivisto i vari posti archeologici e devo rassegnarmi all’idea che i turisti non verranno o ritorneranno in Molise perché non c’è né la volontà né la capacità per migliorare. Basti menzionare le brutte condizioni della rete stradale e della segnaletica, sia orizzontale che verticale. Ad Altilia c’è un misero cartello posto ad un metro dal sito. Una volta entrati, i musei sono chiusi e l’impiegato dell’ufficio ti manda al bar per poter ottenere qualche informazione. Lo stesso dicasi di altri posti come Larino, per esempio, dove non si sa mai quando Villa Zappone o il sito romano possono essere visitati. Isernia vanta un museo e un sito Paleontologico unici, eppure per arrivarci è un’impresa unica in quanto la segnaletica è quasi inesistente, specialmente in prossimità dei posti menzionati.
La situazione è migliore, in parte a Venafro e ad Agnone dove, se non altro, si fa il tentativo di fornire ai turisti informazioni sui posti da visitare dietro pagamento di una somma minima.
Durante l’estate, i vari paesi cercano di tenere vive le tradizioni del posto con sagre e attività varie. Comunque, se non si conosce la strada, è come fare l’esperienza in un paese del … quarto mondo. Ci sono ancora cartelli stradali di cinquanta anni fa che portano a strade morte in quanto non si è presa la briga di toglierla quando è stata costruita una nuova arteria, ‘Montelongo’, tanto per fare un esempio concreto.
Perciò, cari politici, non vendete fumo negli occhi e non accusatevi a vicenda a seconda della coloritura politica. Di questo passo il Molise tornerà ai livelli degli anni dello spopolamento, quando nei nostri paesi restavano i politici che già avevano un’occupazione, i vecchi, i dipendenti pubblici, qualche professionista e quei pochi che avevano un mestiere. Adesso non ci sono più neanche gli artigiani perché il mestiere non l’impara più nessuno, e i tanti laureati sfornati anche dall’Università del Molise spesso non trovano impiego perché non scelgono facoltà che permettano loro di impiegarsi nella realtà molisana. Emigrare oggigiorno non è come una volta. Si incontrano tante difficoltà e chi emigra adesso non torna più. Ci sono tanti casi di successo ma ci sono anche situazioni tristi in cui i giovani restano invischiati nel mondo della droga o si accontentano di pochi spiccioli alla volta pur di avere la libertà o vivere situazioni che la loro regione non offre. Questa è la realtà che ho notato vivendo a Londra. È vero che l’esperienza all’estero aiuta a maturare e a formarsi anche dal punto professionale. Ma quante famiglie molisane possono permettersi di mandare i figli all’estero per fare quest’esperienza?
Mi limito a consigliare soltanto una via per migliorare la situazione. Convincere le amministrazioni dei vari paesi ad abbandonare i campanilismi locali ed a collaborare tra di loro creando complessi scolastici, piscine, biblioteche, posti di lavoro che siano di beneficio a tutta l’area e non al singolo paese. D’altronde nelle città la gente spende ore ed ore per andare al lavoro o per portare i figli in piscina. Nei nostri paesi basterebbero dieci o quindici minuti. È vero che i politici non possono creare posti di lavoro. Ma è altrettanto vero che possono creare le basi per la creazione di posti di lavoro."

Alla ricerca di un padre perduto

Michele Cicora è venuto da Londra per cercare tracce di suo padre minatore scomparso a Marcinelle nel 1956.

MARCINELLE Le parole di Michele Cicora sono cariche di emozione. Per la sua terza visita a Marcinelle dopo la tragedia dell’8 agosto 1956 nella miniera di Bois du Cazier, disastro che costò la vita a 262 minatori, tra cui suo padre, ha voluto dare testimonianza della difficoltà di non aver conosciuto il suo genitore. “Sono venuto qui per caso una decina di anni fa “ racconta con un accento italiano diventato britannico da quando emigrò a Londra per proseguire gli studi di lingua straniera. “Non sapevo cosa fossi venuto a cercare ma ben presto ho provato una specie di benessere tranquillo quando ho calpestato il suolo che mio padre aveva conosciuto prima di me.”
Ricostruire il puzzle
Michele Cicora, che avevo solo quattro anni nel 1956, non ha praticamente conosciuto il padre Francesco. Ricorda soltanto due visite fatte dal padre nel loro paesino del Sud Italia. “Mio padre avevo scelto di non portare in Belgio sua moglie ed i suoi sette figli. Quindi veniva a trovarci di tanto in tanto ma non ho molti ricordi.” Neppure una foto. Né una tomba su cui raccogliersi.
Il corpo di Francesco Cicora non fu mai ritrovato. Solo un nome sul monumento eretto in memoria dei minatori ricorda che un uomo di 48 anni, in servizio da otto anni al Cazier, vi perse la vita nel più grande disastro minerario mai avvenuto in Belgio, Un minatore che, con l’avanzare dell’età, aveva detto alla moglie che sarebbe rientrato in patria l’autunno seguente…
“ Non ho riferimenti ma sento che l’anima di mio padre accompagna ogni mio passo. Ho già interrogato alcune persone che vivono qui ma nessuno sa dirmi niente di mio padre.”
Solo suo fratello maggiore, venuto alcuni giorni dopo la tragedia per tentare di riconoscere il corpo ha potuto parlare con un minatore che aveva conosciuto suo padre. “Per quanto mi riguarda, nemmeno mia madre, distrutta da quanto le era successo, ha mai voluto dilungarsi sulla personalità di mio padre. Sono quindi venuto a Marcinelle in cerca della mia vita.”
Percorrendo il cimitero dove si innalzano qua e là tombe e stele, l’emozione va crescendo. “ Quest’anno non sono venuto per l’aspetto ufficiale di questo anniversario. Il mio percorso è molto più intimo e personale, anche se sono a favore di queste cerimonie che mantengono il ricordo e permettono talvolta alle giovani generazioni di scoprire una triste pagina di storia.”


Michele Cicora: “Ho voluto scoprire le condizioni in cui mio padre ha perso la vita.”
Photo Visio-Press - Bois du Cazier | Commemorazione

Sulle tracce di un padre sconosciuto

Michele Cicora non ha conosciuto il padre, morto l’8 agosto 1956, nella più grande catastrofe mineraria mai avvenuta nel paese. Da allora, cerca la sua ombra nelle mura di Marcinelle.
STEPHANIE HOTTON
Emigrato in Inghilterra da quando iniziò gli studi, Michele Cicora, oggi insegnante di italiano a Londra, torna per la terza volta a Marcinelle. Una visita carica di commozione che si è ripromesso di compiere ogni cinque anni, da quando nel 1996 venne a sapere che si svolgeva una commemorazione ufficiale nei pressi della miniera dove morì suo padre. Dieci anni fa, ho voluto scoprire le condizioni in cui mio padre ha perso la vita. In occasione della mia seconda visita, ho appreso che le autorità municipali organizzavano cerimonie ogni anno.
Lungi dal ricercare onori ufficiali, Michele preferisce impregnarsi dei pochi elementi che gli ricordano suo padre. Avevo quattro anni quando mio padre perse la vita in quella miniera dove lavorava dal 1948. Dopo qualche giorno in cui il silenzio regnava sovrano in casa per tutelare il bambino che ero, ho ben presto capito che era accaduta una tragedia. Ma a segnarmi sono stati soprattutto gli anni bui che abbiamo poi vissuto. Mia madre, vedova con sette figli, mi ha raccontato che, stanco e andando avanti negli anni, mio padre Francesco progettava di tornare nella sua natia Italia nell’autunno del 1956.
Purtroppo il destino ha deciso diversamente l’8 agosto di quello stesso anno. Soltanto le immagini di due sue visite al paese, San Giuliano di Puglia, piccolo centro adriatico, alimentano oggi il ricordo di questo cinquantenne che soffre la mancanza di un padre. La cosa più dura è non avere nessuna foto che mi ritrae con mio padre. Anche mia madre, distrutta, non mi ha fornito che qualche informazione sulla sua personalità. Non so niente, ma ho voglia di scoprire tutto.
Prima di lui, due suoi fratelli maggiori sono venuti a Marcinelle. Uno, due giorni dopo la tragedia, per tentare di riconoscere il corpo; l’altro, in occasione del quarantesimo anniversario della catastrofe. Un viaggio in cui ciascuno ha potuto provare emozioni particolari, tra dolore, rabbia e incredulità.
“Tento di trovare la mia vita”
Quando sono venuto a Marcinelle, nel 1996, ho vagato come un’anima in pena. Non sapevo dove mi avventuravo né cosa fossi venuto a cercare. Oggi so che qui c’è un pezzo della mia vita. Quando mi ritrovo per le vie di Marcinelle, dove mio padre trascorse otto anni, mi sento sereno. In pace, ma senza riferimenti. Infatti, il corpo di suo padre Francesco non è mai stato riportato in superficie. Non gli è stata quindi data nessuna sepoltura. C’è soltanto un nome inciso per sempre nella pietra di un monumento alla memoria. Eppure sento la sua anima ovunque.
Mentre percorre i viali del cimitero, Michele Cicora posa lo sguardo su tutte le tombe che circondano il monumento eretto in memoria degli ex-minatori, proprio sotto un salice piangente. Sul suo viso si legge il dolore; quello di un padre disperso dimenticato dalle generazioni attuali. L’anno prossimo, ho intenzione di portare qui mia sorella, visto che non ho potuto fare questo viaggio con mia madre. E forse anche i miei nipoti avranno voglia di fare questo dovere di memoria. E’ il mio più grande desiderio. Che non venga dimenticata questa pagina di storia. Che non si richiuda il libro con la scusa che si tratta ormai di un pezzo di passato.

 

Le Bois du Cazier


Journée du souvenir ce 8 août sous le signe de la solidarité entre l'Italie, la Turquie et la Belgique à l'occasion des cérémonies du 58e anniversaire de la Tragédie.

Le Bois du Cazier e La Campana dei Caduti

L’8 agosto 1956, una immensa tragedia ha sconvolto l’intera Europa, alle ore 8.10, infatti, nella miniera di Marcinelle, in Belgio, un errore umano causava una tragedia di dimensioni drammatiche: 262 morti di 12 nazionalità diverse, tra cui 136 italiani provenienti da ben 76 comuni.
In ricordo di questa tragedia, l’8 agosto 2009, la Fondazione Opera Campana dei Caduti e Il museo “Bois du Cazier” di Marcinelle (Patrimonio dell’UNESCO dal 1/07/2012) hanno stretto un gemellaggio.
“Tutti insieme per la pace e per i diritti dell’uomo: questa deve essere una voce sola che sale dalle due campane sorelle per entrare decisamente nel nostro cuore, nella nostra mente, nella nostra coscienza e per determinare momenti di riflessione profonda sul nostro destino di viaggiatori erranti, nella lunga storia del cammino umano.” Così il prof. Alberto Robol - Reggente della Fondazione Opera Campana dei Caduti - ha ricordato l’importanza del gemellaggio avvenuto nel 2009 tra “Maria Dolens” e la campana “Maria Mater Orphanorum” di Marcinelle.

In questo spirito la Fondazione Opera Campana dei Caduti ed il museo Bois du Cazier hanno mantenuto uno stretto rapporto di collaborazione, la Fondazione ha deciso di ricordare questo anniversario, attraverso il messaggio di Pace di Maria Dolens.
Oggi a mezzogiorno la Campana dei Caduti ha suonato i suoi 100 rintocchi proprio a ricordo dei Caduti di quella giornata del 1956, in piena sintonia con il monito che ogni sera Maria Dolens diffonde al mondo, “…ricordare tutti i caduti, i Caduti di tutte le guerre, dell’oppressione, dell’odio razziale, politico, religioso e culturale. La Campana non ha mai dimenticato di suonare per i Caduti del lavoro, del terrorismo, e per tutti coloro che hanno perso la vita in situazioni drammatiche.
Al Colle di Miravalle era presente, in rappresentanza dell'amministrazione comunale di Rovereto, il vicesindaco Gianpaolo Daicampi.

 

Le Bois du Cazier - 8/8/2014

Oggi a mezzogiorno la Campana dei Caduti ha suonato i suoi cento rintocchi per ricordare le vittime della tragedia del 1956.
Comme chaque année depuis le jumelage entre les deux cloches, celle de Rovereto (Trentin, Italie) a sonné en hommage aux victimes du 8 août 1956. - Vedi il video

 

Le campane di Marcinelle e Rovereto gemelle di pace

 

Per approfondimenti:

* Sul sito dei Maestri del Lavoro del Molise - Marcinelle

* Su Facebook - Le Bois du Cazier

 

 

MdL Anna di Nardo Ruffo/ MdL Antonio De Blasio

 
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