Convegno UILP 2010


 

Sono stati presenti gli studenti dell’ITAS PERTINI

Dall’intervento del Prof. Natalino Paone

Gli anziani e la valorizzazione del patrimonio culturale del territorio: conoscere il proprio passato per costruire un futuro che guardi alla necessaria coesione delle generazioni.

Nel ringraziare questo sindacato per avermi invitato all’importante incontro di oggi, devo esprimere il mio compiacimento nel vedere il sindacato tradizionale impegnato da decenni nel difficile rapporto dipendenti-datori di lavoro, pubblici e privati,  assumere iniziative per rinnovare il proprio ruolo in una società di grande mobilità perché globalizzata e non più rigidamente divisa in classi contrapposte.

Quanto al tema, lo trovo interessante e aperto al confronto sociale e sindacale nel porre gli anziani come problema e risorsa di fronte al patrimonio culturale della regione. Coerentemente poi con la natura del sindacato, ritengo la seconda parte del tema quando propone una chiave di lettura interessante e  attuale, cioè che la conoscenza del proprio passato può dare le carte da giocare per il futuro, a patto però che il gioco sia fatto con forte coesione delle nuove generazioni. Uno dei problemi che pongono gli anziani del terzo millennio è quello dato dall’allungamento medio della vita: oggi il genere umano non si divide più in tre età ( prima, seconda e terza), ma in quattro perché tra l’età di pensionamento e il limite medio di vita sugli 80 anni e più nessuno si sente fuori dalla comunità, potrei dire, estremizzando, rottamabile. Non sono pochi gli anziani impegnati in attività che sono parti del reddito familiare e delle articolazioni stesse della società (palestre, luoghi di trattenimenti vari, eccetera).

Certamente questo modello reale deve rifuggire da  individualizzazioni e cercare invece più dialogo e coesione. Il sindacato può dare contenuti a questa quarta età attiva.

Dialogo e coesione che mi riportano  d’istinto alla mente la massima di un grande teologo, Ambrogio Autperto, vissuto nell’VIII secolo nel Monastero Benedettino di San Vincenzo al Volturno: “Abbracciate il piccolo, ma volgete il pensiero all’immenso” ( De cupiditate), cioè al futuro e quindi alle nuove generazioni. A Napoli usa dire: se non sai da dove vieni, non sai dove devi andare.

Questa chiave di lettura, poi, è coerente con la nuova norma costituzionale che da alcuni anni ha definito la Repubblica “composta” e non  più “ripartita” da Regioni, Province, Comuni, Città Metropolitane, Stato; il che non modifica ma capovolge il principio su cui si fonda l’unità nazionale.

Questa modifica, che si va facendo realtà con il federalismo in corso di attuazione, produce ad un tempo ribaltamento ordinamentale e obbligo per ciascuno dei soggetti prima ricordati di declinare la propria soggettualità in termini geo-politici ed etno-culturali.

Un ribaltamento, quindi, che fa tutti i soggetti citati protagonisti ad un tempo di se stessi e dell’unità della nazione, intesa questa unità come “plebiscito di solidarietà”, secondo Giovanni Spadolini.

Si tratta, allora, di darsi una mossa e proporsi con la propria identità o coscienza di sé, come usa dire nel gergo. Più che al solito adeguamento generazionale siamo ad un passaggio storico, ed è in questo passaggio storico che la posizione del sindacato diventa intersettoriale e interculturale nella convinzione che, com’è noto, una regione cresce se ha coscienza di sé, altrimenti declina…

Il gruppo degli Zig Zaghini di San Giovanni in Galdo

 

Dall’intervento della MdL Anna di Nardo Ruffo, qualche riflessione.

E’ molto importante che il patrimonio di conoscenze e di cultura professionale che c’è sul territorio sia trasmesso alle giovani generazioni, perché sia alla base di ogni organizzazione produttiva perché la perdita di mestieri e professioni rappresenta una vera e propria perdita d’identità, un danno grave alla nostra immagine e alla nostra cultura…

… Molte volte nella mia vita, ho pensato a quanto scritto da un cinese, grande maestro del pensiero, Kuan – Tsen vissuto nel VII secolo a. c.: <<Se dai un pesce a un uomo, si nutrirà solo una volta. /Se gli insegni a pescare, mangerà tutta la vita./ Se i tuoi progetti valgono un anno, semina il grano./ Se valgono cent’ anni, istruisci le persone.>>

… Ipotizzo che tutti insieme, Maestri del Lavoro, Istituzioni, Scuole, Associazioni varie, dobbiamo sforzarci di avvicinarci ai giovani, trasmettendo la “cultura” del Lavoro che ha bisogno di essere riscoperta e rilanciata: quella cultura del lavoro intesa come opera delle mani e dell’intelligenza dell’uomo, come manifestazione fondamentale della nostra vita e come espressione della nostra civiltà…

… Vorrei dare un messaggio che non mi stanco mai di lanciare ai giovani  e che è il seguente: il sapere è sempre un elemento distintivo di successo ed investire nel sapere è una risorsa strategica per lo sviluppo della nostra Regione, per non disperdere il grande patrimonio di capacità e di idee che possediamo. L’ elemento propulsore è senz’altro lo sviluppo di un rapporto vivo e dinamico tra scuola e mondo del lavoro…

… Mi preme farvi considerare che talvolta il lavoro è stato visto come una pena, un sacrificio, un martirio, cioè una cosa dalla quale liberarsi. Vi invito a considerare che l’uomo non si libererà mai del lavoro perché al lavoro deve tutta la sua dignità e non c’è pace senza lavoro.

 
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