Monongah

Tragedia avvenuta il 6 dicembre 1907

NO MORE MONONGAH

Nessun tempo scade mai per ricordare, nessun tempo cancella la tragedia di MONONGAH, anzi  man mano che il triste mosaico si completa, più diffusi diventano la consapevolezza e il coinvolgimento umano.
Con la loro immolazione i minatori di MONONGAH, cinquant’anni prima,  ma con i minatori di Marcinelle, diventano l’icona del sacrificio dei nostri lavoratori, costretti ad emigrare per poter sopravvivere: nel 1906 furono oltre 16mila i molisani che abbandonarono la terra d’origine per raggiungere l’America.
La dura realtà di miseria e di penoso lavoro costrinse il Molise ad “esportare”i suoi figli: molti di questi erano giovanissimi e dimenticati dall’anagrafe perché questi lavoratori avevano un’età compresa tra i 13 e i 17 anni e molti non avendo contratto matrimonio prima dell’espatrio, non figuravano in alcun registro, né su quello dell’anagrafe, né su quello ecclesiastico: non ebbero neppure il “diritto” DOPO LA MORTE, di avere una lapide riportante il loro nome , cognome, luogo e data di nascita !
La catastrofe sconvolse l’intera America e provocò 250 vedove e 1000 orfani.
I giornali “La voce del Popolo” e “Il Bollettino della Sera” riportano la notizia a caratteri cubitali, seguita dall’elenco dei morti e da una elencazione di iniziative mirate a fornire assistenza ai familiari delle vittime, attraverso un Comitato appositamente istituito.
La FAINNOUNT Coal Company fece in modo che le famiglie dei caduti potessero continuare ad abitare gratuitamente nelle case della Compagnia fino a quando si trovavano altre destinazioni.
La frammentarietà delle notizie, la mancanza di dati precisi sui nostri connazionali ed in particolare sui nostri corregionali emigrati a MONONGAH  ( secondo l’antico idioma pellerossa vuol dire “lupo”),fanno si’ che diverse interrogazioni parlamentari vengano presentate dall’on.le RUBINI e dal parlamentare molisano PIETRAVALLE , per conoscere il numero delle vittime dei connazionali e le disposizioni date in merito alla tragedia e quale sostegno si intenda dare alle famiglie delle sfortunate vittime.
Nonostante il clamore suscitato all’epoca dei fatti, pian piano della tragedia è rimasto un lontano ricordo nella memoria delle  persone più anziane.
E veniamo ai giorni nostri.
Il 14 novembre 2004, i sindaci dei comuni italiani dai quali partirono i minatori ed un inviato del Vaticano. si recarono a MONONGAH, per portare una croce  nel cimitero in cui esiste un’intera sezione di sepolture dedicata ai minatori “senza nome”.
49 anni più tardi anche nel cimitero di MARCINELLE. lapidi di pietra grigia, con la scritta “INCONNUE” ricordano i minatori di quella tragedia che non furono più ritrovati.

Opera Fernando Izzi - SENZA RITORNO - Dedicata ai caduti di Monongah di Duronia


Articolo scelto da una recente pubblicazione di POINTers

II seguente articolo fu pubblicato da POINTers nell'inverno 1909

(volume 13, numero 4, pubblicazione 48)

Disastro delle miniere di Monongah

 


II 6 Dicembre 1907- albeggiò frizzante e chiaro nella piccola città di Monongah nel West Virginia. L'allora limpido fiume West Fork, tributario del Monongahela, tenacemente perseguiva la sua via a nord, attraverso il bituminoso cuore della collina del campo minerario nei dintorni della città di Fairmont:
I minatori non avevano lavorato il giorno precedente. Alcuni di essi impegnati nella celebrazione della festa di San Nicola avevano prolungato le vacanze. Altri, incapaci a resistere alle tracce delle orme dei conigli sulla fresca neve caduta avevano rimandato il loro ritorno al lavoro, ma molti di essi riposati per la breve pausa erano tornati in tempo al lavoro.
Presto, come era loro abitudine dalle 5.30 aIle 7.00. I lavoratori multi lingue di Monongah, Irlandesi, Tedeschi,Italiani Greci, Slavi,Polacchi,Ungheresi,Russi,Turchi, ed Americani si erano trascinati giù con volontà. Giù nelle buie discese trasportando i loro smisurati secchi per i1 pranzo in una mano i loro dondolanti badili sulle loro spalle, le lampade collocate sui loro caschi. Questi uomini molto provati dal lavoro, alcuni di essi più che ragazzi, furono subito inghiottiti nelle catacombe, cercando l’oro nero che avrebbe tenuto i caminetti d'America caldi durante un altro inverno:
Si dice che solo tre uomini trovarono un motivo per risalire in superficie dopo essere entrati nella miniera.
Uno dei tre aveva dimenticato di prendere la sua tabacchiera e risalì per prendere una presa della sua marca preferita.
Un altro, un americano, dissero che aveva bevuto molto prima di lasciare casa. Meravigliato di aver trovato nella sua tasca un pezzo di 25 centesimi risali per spendere la sua grande fortuna.
II terzo minatore riemerse per farsi riparare la lampada nell'officina del fabbro.
Non molto tempo dopo che il trio aveva raggiunto la superficie si verificò il più grande disastro nella storia delle miniere di carbone degli Stati Uniti. Verso le 10.30 di quel tragico venerdì mattina un paio di esplosioni irruppero con l’unica forza delle due miniere della Fairmont. La detonazione fu udita a otto miglia di distanza. I fabbricati di Monongah vacillarono, i pavimenti si sollevarono, pedoni e finanche cavalli caddero, le macchine in strada deragliarono, la città fu avvolta da una cappa di fuligine. In un batter d'occhio le miniere 6 e 8 site sulla riva Est del fiume si trasformarono in un carnaio.
Secondo una relazione ufficiale dell'incidente (Storia del fondo rilievo miniere di Monongah, 1910) ogni uomo, in un'area da un miglio a 358 persero la vita nel disastro. Le uniche persone direttamente colpite dalle raffiche che sopravvissero furono Joseph Newton e Patrick McDonnell.
Newton, stando a circa 50 piedi dall'entrata della miniera 8 riportò la perdita dell'occhio destro ed altre ferite. McDonnell riportò contusioni e lacerazioni multiple ed attualmente è il solo sopravvissuto al disastro.
Eventi successivi, tuttavia provarono che il rapporto ufficiale del disastro di Monongah era inesatto in molti dettagli.
Indubbiamente, più di 358 persone morirono nell'esplosione. In un primo momento, nella fase non organizzata dell'industria mineraria, i minatori furono abituati a reclutare i servizi di parenti ed amici con cui dividevano il loro salario. Questa forma cooperativistica privata fu conosciuta come “Sistema Amico" o sistema camerata.
In principio i nomi degli uomini che furono contattati (noleggiati) dai singoli minatori non apparvero sugli orari di turno della Compagnia Mineraria. L'accettazione totale di coloro che persero le loro vite fu probabilmente qualcosa di conservativo. Leo L. Malcone, il direttore generale delle due miniere in questione fu citato dal Fairmont Times per aver affermato che 478 uomini entrarono nelle miniere nella mattina del 6 Dicembre. Questo numero non comprendeva 100 tecnici della ventilazione, guidatori di muli, pompatori e altri uomini che non erano soggetti al sistema di controllo. Dagli studi sui cimiteri di Monongah sembra che le vittime eccedano le 500 unita anche se un sopravvissuto insiste che il totale fu di 620 vittime.
Un giornale riferendosi ad un dispaccio da Washington datato 9 Marzo dell'anno seguente riferisce che Ie vittime furono addirittura 956. Il disastro minerario di Monongah fu uno dei più tragici eventi di questo tipo in ogni parte del mondo sorpassato solo dalla grande esplosione in Cina e la catastrofe del 10 Marzo 1906 al passo di Calais - Francia.
Secondo il rapporto ufficiale, non ci furono superstiti, tuttavia è noto che Pietro Urban fu soccorso attraverso una tana di rospi. II signor Urban e il suo fratello gemello, Stanley, ambedue membri della chiesa di San Stanislao,avevano cercato in qualche modo di sfuggire all' intera forza della carica. I due fratelli, scappavano verso l'uscita della miniera n° 8 quando Stanley cadde faccia a terra in una pozzanghera. A causa delle sue deboli condizioni spirò quasi immediatamente.
La vedova di una delle vittime del disastro sostenne che un italiano chiamato Dan e suo figlio maggiore Lloyd, scapparono attraverso una tana di rospi.
Inoltre, il Fairmont Times martedì 10 dicembre 1907 riferisce di un certo Orazio Depretis che con altri tre sfuggì alla morte strisciando attraverso una tana di rospo. Molti contemporanei, tuttavia, insistono che Peter Urban fu il solo sopravvissuto di tutti gli uomini che entrarono nella miniera.
In ogni caso, un numero al di sopra di 358 minatori persero certamente la loro vita nella tragedia del 6 Dicembre 1907.
La maggior parte delle vittime erano cattolici romani emigrati in questo stato dall'Italia e dalla Polonia. La lista ufficiale classificò i polacchi morti come Austriaci, Ungheresi e Russi. Tecnicamente parlando, questa triplice classificazione corretta in quanto la Polonia a quel tempo era ancora divisa fra questi tre stati. Ci furono, tuttavia, pochi minatori strettamente Austriaci, Ungheresi o Russi fra i deceduti.
La verifica ufficiale, inoltre, classifico 85 delle vittime come originarie Americane. Di questo totale 11 furono certamente riconosciute come discendenti di Irlandesi cattolici, uno di estrazione polacca e uno di discendenza Tedesca. I resti degli irlandesi Americani furono sepolti nel Cimitero della Santa Croce a Clarksburg, i due Polacco Americano e Tedesco Americano furono casualmente sepolti nel cimitero di Monte Calvario a Monongah.
Nella classifica Italiana, 171 cattolici furono riconosciuti essere deceduti.
In una successiva classificazione, dettagliata in un rapporto ufficiale, fu fatta una nota di 15 Austriaci, 52 Ungheresi e 31 vittime Russe. La grande maggioranza di questi uomini era polacca. Alcuni erano di discendenza slava, pochi turchi, molto pochi i Russi. Del totale 73 definitivamente erano cattolici. C'e una discrepanza di 15 fra la lista del cimitero e quella ufficiale degli uomini nel gruppo precedente. 4 tombe, recuperando i resti delle vittime polacche furono scoperte abbandonate sui bordi del cimitero di Monte Calvario adiacente al cosi chiamato nuovo cimitero. Questa scoperta riduce la discrepanza a uno.
L'esplosione del 1907 si manifestò come un tuono improvviso nella quiete della cittadina di 3000 abitanti. Scene tragiche furono messe in atto dentro e fuori le miniere distrutte, nelle strade, fra le case e le chiese di questa comunità.
Due squadre di soccorritori composte da trenta uomini ciascuna, cominciarono l'orribile compito di recuperare ed identificare i morti.
Più di 600 macchinari a una distanza di 300 piedi dall'ingresso della miniera bloccavano loro la strada.
Dalle 11 di mattina del giorno successivo essi avevano recuperato i resti di 80 minatori caduti.
Centinaia di uomini che avevano sospeso il lavoro in altre miniere riempirono Ie colline di Monongah e furono raggiunti da migliaia di spettatori e curiosi.
Nella sezione commerciale della città, una quantità di bare frettolosamente adattate da mobili di scarto erano allineate sui marciapiedi per essere trasportate nelle chiesette per l’ esequie.
Nella vecchia chiesa di San Stanislao, guardante il fiume West Fork, le bare soffocavano le navate come disse padre Lekston nel sermone della massa di requiem.
Martedì in mattinata, 10 Dicembre il vescovo Patrick J Donahve di Wheeling arrivò a Monongah. II vescovo assistette al funerale di 16 persone nella chiesa di San Stanislao. Sua eccellenza scoprì più tardi che circa 1'80% dei morti apparteneva sia alla chiesa di San Stanislao sia alla chiesa di Nostra Signora di Pompei.
Nella nuova chiesa di nostra Signora, Padre Giuseppe D'Andrea officiò il servizio funebre sui resti degli italiani morti. Era molto triste, fra i morti nei pozzi vi era anche il proprio fratello Vittorio.
Appena i riti religiosi furono conclusi, le salme dei cattolici di Monongah furono condotte al cimitero di Monte Calvario. Quì, dozzine di uomini sfiniti dal lavoro aprivano lunghe file di tombe delineate dagli ingegneri della compagnia. La camera mortuaria allestita nella First National Bank di Monongah era cosi piena di salme che fu necessario allestirne un'altra in una tenda del cimitero cattolico.
Troppo spaventosa per il mondo fu la sventura e la demoralizzazione delle vedove e bambini dei minatori deceduti. La gente di Monongah ancora ricorda il doloroso canto funebre delle donne immigrate all'ingresso delle miniere.
Immediata e generosa fu la risposta della Fairmont alla tragica condizione delle famiglie colpite.
I proprietari delle miniere organizzarono circoli di soccorso, aprirono i grandi negozi della compagnia, provvidero indumenti, carburante e altre necessità. La Fairmont smise il suo aiuto umanitario solo dopo che varie organizzazioni furono create per far fronte alla situazione.
IL 14 dicembre 1907, fu deciso di consolidare la commissione di soccorso centrale di Fairmont e la commissione di soccorso di Monongah.
All'unanimità furono eletti i capi membri della commissione di soccorso di Monongah il Rev. Patrick J. Donahue, vescovo di Wheeling, padre Giuseppe Lekston, Pastore della chiesa di San Stanislao, ed il Rev. Giuseppe D'Andrea ,primo pastore della chiesa Nostra Signora di Pompei.
II disastro fu talmente enorme che lo Stato del West Virginia, senza tener conto della città di Monongah si dimostrò incapace per l'emergenza.
II 27 dicembre, una lotteria nazionale fu lanciata da più di 2000 giornali in favore delle circa 250 vedove e 1000 bambini improvvisamente privati del sostegno per la premature morte di circa un terzo dei capi famiglia della comunità.
Fu raccolta la somma approssimativa di 150.000 dollari e fu distribuita alle sfortunate persone.
Come la causa dello scoppio, cosi le evidenze e le opinioni dei minatori esperti e dei testimoni furono conflittuali.
Alcuni testimoniarono al giudice inquirente che l'esplosione fu dovuta all'accensione della polvere di carbone. In altre parole, un carico extra pesante di polvere detonante accesa da un incauto minatore. La miccia può aver acceso la polvere di carbone oppure esplosa una piccola quantità di gas che ha generato il tutto.
Altri testimoni sono dell'opinione che un errore può aver causato un corto circuito nella linea elettrica provocando l'esplosione della polvere di carbone. Questa opinione fu disconosciuta da altri perche nelle vicinanze della miniera n° 6 non c'era nessuna traccia di fiamme.
Si sospettò anche che l'accensione fosse provocata da parte di qualche ragazzo per scherzo.
Tuttavia, l'ufficio che esaminò lo scoppio, citò un accordo generale in base al quale l'esplosione iniziò nella miniera n° 8. L' esplosivo incendiò la polvere di carbone causando un terribile scoppio che di ritorno, iniziò a bruciare il carbone generando una grande quantità di gas.
Mezzo secolo é passato da quella fredda mattina di dicembre quando la congregazione della Chiesa di San Stanislao e di Nostra Signora di Pompei fu decimata nell'ecatombe di Monongah.
Solo le due piccole chiese che accolsero i deceduti e la verde collina all'ombra della quale essi ora dormono restano a ricordare la più grande calamità che colpì questa città di minatori a cavallo del fiume West Fork.
In questo 50° anniversario del più grande disastro minerario d'America, c'è un senso di struggente malinconia in molti cuori quando figli e figlie di padri che essi scarsamente conobbero passano attraverso questi tre reliquiari sacri per la memoria dei loro genitori.
Col passare degli anni, molte persone hanno dato voce alla speranza che un giorno un appropriato monumento alla memoria degli uomini che morirono nel 1907 sia eretto sulle sponde del fiume West Fork.
Un simile monumento commemorativo deve assumere una certa forma artistica, ma il popolo cattolico di Monongah ritiene che il monumento più che onorare lo spirito sacrificale dei loro antenati potrebbe essere una piccola casa di riposo per gli anziani e malati superstiti degli uomini che morirono nel servizio della loro comunità.
In questa convinzione i cattolici di Monongah non sono soli. Molti dei loro concittadini convengono che un'istituzione possa beneficiare la posterità in modo più adatto il sacrificio dei loro genitori e confratelli morti.
Questo ricovero per anziani ed infermi, deve  essere chiamato "Casa della Memoria Santa Barbara", protettrice dei minatori, dovrebbe essere aperta a tutti senza tener conto di appartenenze religiose.
Dovrebbe essere una istituzione non lucrosa, gestita per la comunità dalle Suore Ausiliarie dell' Apostolato, la cui casa madre guarda le miniere di carbone di Monongah.
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Questa celebrazione dell'anniversario e la speranza di erigere la casa della Memoria Santa Barbara quale monumento ai minatori del 1907 sono due delle varie costruttive risposte a uno dei più tragici disastri nella storia industriale Americana. Inutile aggiungere che ve ne sono stati altri.
Oltre ai nostri sforzi nel commemorare il sacrificio di questi pionieri minatori, la loro morte e già stata commemorata al di sopra di quanto é in nostro potere dal loro sacrificio. Una memoria vivente di questi uomini esiste. Faticosamente si sono spenti gli echi del crudele scoppio, quando la fondazione per una nuova miniera con norme di sicurezza sorse nella pubblica opinione.
Qualcosa deve essere fatto, fu il pianto che sgorgava dal cuore del popolo. Con questo pianto venne un risveglio d'azione. Ufficialmente Washington prese nota e dagli sforzi di uomini come Dr. Joseph A.Holmes, capo del dipartimento tecnologico di Geologia Survey, l'interessamento del Presidente Theodore Roosevelt, il segretario degli Interni James Garfield e altri si stabili una nuova dimensione nel contrastare i rischi nelle miniere e l'inizio di un epico avanzamento nella sicurezza delle miniere di carbone.
Certamente gli scoppi delle miniere non furono il lavoro di uomini o compagnie, ma il risultato della vecchia generazione antagonista dell'umano progresso: mancanza di conoscenza ed ignoranza. La sola arma efficace contro questo nemico fu una nuova cognizione accurata, sviluppata attraverso studi e sperimentazioni. Per assicurare rapidi progressi ci furono uomini che vi si dedicarono giornalmente e tramite loro si é ottenuta questa conoscenza.
Ci fu una squadra di pochi conoscitori da poter essere usata per guidare un' operazione pratica nella miniera e suggerire il modo per migliorare metodi ed equipaggiamenti.
Nel maggio 1908, meno di sei mesi dopo l'esplosione di Monongah, il Congresso autorizzò l'istituzione di una stazione investigativa. Questo compito fu affidato al Dr. Holmes ed alla sua branca tecnologica del Survey Geologico. II successivo dicembre, fu aperto un successivo centro a Pittsburg, nella foschia (nebbia) del grande campo carbonifero. Nel luglio 1908, il Congresso stanziò 150.000 dollari per l'inizio dei lavori di sicurezza della miniera. A questo si aggiunsero gli sforzi risultanti dalla creazione di un separato ufficio delle miniere e nel 1910, fu aperto l'attuale ufficio di sperimentazione a Bruceton.

Non si sminuisce lo splendido raggiungimento del Dr. Holmes e dei suoi collaboratori il dire che i loro sforzi furono facilitati dalla schiacciante risposta di aiuto che si ebbe a Monongah.
Uomini, naturalmente soddisfatti per il risultato conseguito. Ma, nella nostra sordità, nell'applaudire il successo conseguito in risultati positivi, non dobbiamo mai perdere di vista le vittorie che possono essere nostre con le perdite.
Molte volte é attraverso le sconfitte che noi raggiungiamo la nostra più alta determinazione ed apprendiamo che molti devono essere le vittime in eterno contatto degli uomini ad aumentare la conquista di ciò che ci è  sconosciuto.
Migliaia e migliaia di uomini vivono oggi perche si é avanti nella ricerca della sicurezza delle miniere e delle industrie e perche Monongah, servì, almeno in parte, come trampolo per questo progresso.
Migliaia e migliaia di uomini che potrebbero essere morti vivono e contribuiscono alle famiglie ed alla società ... perché Monongah toccò il vero cuore umano degli Americani, questi Americani risposero in una maniera appropriata alle nostre più sentite tradizioni ed ideali.

La Statua all'Eroina di Monongah che commemora le vedove e gli orfani di tutti i minatori


Richesta Stelle al Merito del Lavoro “Alla Memoria”



Campobasso, 30/08/07

Ill.mo Sig. Presidente della
Giunta Regionale del Molise
On. le Michele Iorio
Campobasso
p.c. Ill.mo Sig. Presidente
Provincia di Campobasso
p.c. Ill.mo Sig Presidente
Amministrazione Provinciale
di Isernia


Oggetto: Stelle al merito del Lavoro “alla memoria” ai lavoratori caduti a Monongah il giorno 6 dicembre 1907.

I FATTI
Il giorno 6 dicembre 1907 alle ore 10.30, nelle gallerie 6 e 8 della miniera di carbone situata a Monongah si verificò una serie di potenti esplosioni.
Monongah, cittadina mineraria del West Virginia situata sulle rive del West Fork, fu teatro del più grave disastro della storia mineraria degli Stati Uniti e determinò il maggior numero di vittime italiane, ancora più di quelle di Marcinelle.
I dati ufficiali parlarono di 361 minatori morti, dei quali 171 italiani e ben 86 molisani. Il Molise pagò quindi il tributo più alto.
Secondo i resoconti giornalistici dell’epoca, il numero delle vittime sembra superare il numero di 900.
Fra le tante inchieste svolte, l’ipotesi più fondata sostiene che la miniera era stata chiusa per due giorni per la festività di San Nicola e, per risparmiare energia, furono spenti gli aeratori. Secondo gli esperti questo elemento avrebbe determinato un forte accumulo di gas, causando alla prima scintilla, una forte esplosione.
Fu una vera strage: un terremoto che per 13 chilometri scosse la terra spazzando via case, strade, sogni di riscatto.
Quella mattina, alla ripresa del lavoro, italiani, polacchi, slavi, turchi si stavano avviando al lavoro ed in pochi minuti furono travolti, schiacciati dal crollo dei tunnel, bruciati dalla fiamme, soffocati dal fumo.
Ai medici accorsi per prestare soccorso, non restò che constatare l’inutilità del loro intervento, mancando i sopravvissuti.
Le squadre di soccorso, non disponendo di adeguati respiratori, non riuscivano a resistere all’interno della miniera per più di 15 minuti consecutivi; alcuni durante il loro intervento perirono.
Non ci furono superstiti e, a distanza di un secolo, non ancora è possibile stabilire il numero esatto delle vittime, non essendo registrati all’ingresso in miniera, né sul libro paga della Fairmont Coal Company, tutte le persone che al mattino prendevano servizio in quanto presso la miniera, la paga non era commisurata alle ore effettivamente prestate, ma alla quantità di carbone portato in superficie, cosicché per estrarre più carbone quei poveri minatori si avvalevano dell’aiuto di altri familiari e spesso erano i figli ancora bambini.
I fatti sopra descritti, con particolari descrizioni sulle bare, centinaia di bare, allineate di fronte alla First National Bank, nel corso principale della città, suscitarono molto clamore in tutto il mondo poi, una stanca rassegnazione ha coperto d’oblio quegli angeli che per 10 / 12 ore al giorno, ripagati con paghe da fame, affidando al piccone la loro speranza di riscatto, hanno lasciato a noi tutti la testimonianza di cosa sia stata per molti l’emigrazione nel mondo: figli di NESSUNO, anonimi italiani coperti con il manto scuro dell’oblio. A quanto è dato sapere, in quel freddo dicembre 1907, l’Italia fu ASSENTE.
Le vittime italiane provenivano da 9 regioni: Veneto 1, Puglia 1, Piemonte 1, Lazio 1, Basilicata 6, Campania 13, Abruzzo 14, Calabria 43, Molise 89.
Le vittime molisane provenivano dai comuni di:
Campobasso 1
Vastogirardi 1
Bagnoli del Trigno 3
Fossalto 7
Pietracatella 7
Torella 14
Frosolone 20
Duronia 36

Lo scrivente Consolato, come già fatto per i caduti di Marcinelle (Belgio 8 agosto 1956) e per Cannavinelle (23 marzo 1952), intende onorare la memoria di questi lavoratori, per cui fa istanza alla Regione Molise perché deliberi la richiesta al Ministero competente per l’assegnazione della decorazione della Stella al merito del Lavoro “alla memoria” ai sensi dell’Art 2 legge 5 febbraio 1992 n°143.
Sarà nostra cura informare i consolati regionali interessati perché facciano analoga richiesta alle Istituzioni competenti.

A disposizione per eventuali, ulteriori notizie e chiarimenti.
Cordiali saluti.

Consolato Regionale  Maestri del Lavoro del Molise


Federazione Maestri del Lavoro d'Italia

Ente Morale D.P. 1625 del 14 Aprile 1956

Consolato Regione Molise


Campobasso, 30 marzo 2009


UNA MIRIADE DI STELLE IN PIU' NEL CIELO


Una miriade di Stelle in più brillano nel cielo del Molise in quanto  il Presidente della Repubblica con decreto  del 10 marzo 2009, ha conferito la “Stella al merito del Lavoro Alla Memoria” ai lavoratori deceduti nella tragedia di Monongah il 6 dicembre 1907. Per questi lavoratori, il Consolato si è attivato per coinvolgere la Regione Molise e fare la richiesta al Presidente della Repubblica per l’ottenimento della benemerenza.

Ricordiamo che i dati ufficiali parlarono di 361 minatori morti, ma fonti attendibili ne individuarono ben più di mille. Tra i morti, 171 erano italiani: il contributo più alto fu dato dal Molise  con 89 vite falciate sulle rive del West Fork, nella miniera di Monongah, in West Virginia.

Accanto agli 89 adulti, ricordiamo molti figli del Molise, giovanissimi, che non figurando all’anagrafe perché in età compresa fra i 13 e i 17 anni non avevano ancora contratto matrimonio prima dell’espatrio e quindi non figuravano in alcun registro. Non ebbero perciò il ‘diritto’ dopo la morte ad avere una lapide che riportasse il loro nome, data  e luogo di nascita.

I comuni di nascita dei lavoratori sono:
BAGNOLI DEL TRIGNO, CAMPOBASSO, DURONIA, FOSSALTO, FROSOLONE, PIETRACATELLA, TORELLA DEL SANNIO, VASTOGIRARDI.

Consolato Regionale Maestri del Lavoro


Il 1° maggio 2009 è stata consegnata la Stella al Merito del lavoro alla Memoria ai lavoratori periti a Monongah, U.S.A.,

il 6 dicembre 1907, da parte del Prefetto Carmela Pagano al Presidente della Regione Molise On. le Michele Iorio.


Monongah 100 anni di oblio.

Monongah, nome indiano che significa lupo, è una piccola cittadina del West Virginia (USA).
La mattina del 6 dicembre 1907, giorno di San Nicola, alle ore 10:20, si verificarono delle esplosioni nelle miniere di carbone n. 6 e n. 8 che si propagarono dappertutto.
La terra tremò fino ad una distanza di 13 km, lesionando edifici e facendo cadere persone e cavalli.
Queste due miniere erano collegate tra di loro nel sottosuolo ed erano state considerate miniere modello, all’ avanguardia nell’ industria mineraria.
Ancora oggi le cause dell’ esplosione che ha ucciso quasi 1000 persone sono tuttora sconosciute.
Si presume che potrebbe essere stato un attimo di distrazione di qualche giovane aiutante.
Secondo un’ altra ipotesi un vagone adibito al trasporto del carbone si è sganciato e ha calpestato un filo elettrico.
Ma queste sono solo ipotesi.
Dopo l’ esplosione si parlò di 361 vittime, dopo di 500 e infine di 936 dei quali 171 sono italiani e 87 di questi erano molisani.
I morti potevano essere anche di più, ma quel giorno molte persone non erano andate a lavorare in quanto festeggiavano il loro Santo patrono: San Nicola e si salvarono.
Sono stati molti i bambini che persero la vita a Monongah. Loro avevano sogni e speranze, una vita davanti. Quella gente aveva solcato il mare, lasciando l’Italia, col sogno negli occhi di un futuro migliore.
Il disastro, in realtà, era stato causato dai proprietari della miniera, la Faimount Coal Company, perché non aveva attivato l’impianto di areazione che era stato spento il giorno prima.
Della tragedia si è trovata qualche traccia su Internet: in 19 righe è stata raccontata la morte di 361 emigrati, rimasti sepolti nella miniera, la storia di 250 vedove e di oltre 1000 orfani.
Tutto ciò bastava per andare fino in fondo per scoprire la verità.
A Pittsburgh vive uno dei ricercatori della tragedia di Monongah, il professore Joseph D’ Andrea, originario di Roccamandolfi, che con grande passione da più di 20 anni viaggia in Italia e in America per cercare, tra le pieghe di qualche  pagina ingiallita, la verità sul disastro e l’ identità di quanti però persero la vita a Monongah.
Joseph D’ Andrea, già Console onorario italiano di Pittsburgh per caso, partecipando ad un convegno, venne a saper di Monongah e ne rimase profondamente colpito.
Oggi i morti italiani sono 171 dei quali 89 sono molisani.
Queste vittime provenivano dai paesi di :

Campobasso (1)
Vastogirardi (1)
Bagnoli del Trigno (3)
Fossalto (7)
Pietracatella (7)
Torella (14)
Frosolone (20)
Duronia (36)

Ora a Monongah c’è un grande cimitero dove c’è solo una grande statua che rappresenta una vedova. Essa è fatta di marmo di Carrara.
(Felice Piedimonte classe III A)

Non seppelliamo anche il loro ricordo


Monongah è una piccola cittadina mineraria del West Virginia, negli Stati Uniti, che dista 300 km da Washington. Ha in tutto 1018 abitanti, divisi in 445 famiglie.
La mattina del 6 dicembre 1907, alle ore 10:20, si verificò una serie di esplosioni nelle miniere n 6 e n 8. Erano collegate tra di loro nel sottosuolo ed erano considerate miniere modello, in quanto munite di un buon impianto di aerazione, grazie a ventilatori meccanici. Il giorno prima, 5 dicembre 1907, le miniere, gestite dalla Fairmount Coal Company, erano rimaste chiuse e, per risparmiare  energia erano stati spenti gli aeratori : fu un errore fatale questo, perché determinò l’ accumulo di gas che provoco la grande esplosione. Alcuni sostengono che la tragedia fosse dovuta ad un attimo di distrazione da parte di un ragazzo che aiutava il padre nel lavoro. Secondo un’ altra ipotesi, un vagone che serviva per il trasporto del carbone  si sarebbe sganciato e schiantato vicino un filo elettrico, causando l’ esplosione. Ad ogni modo, la tragedia provocò la morte di oltre 1000 persone, tra cui 171 italiani, 87 dei quali erano molisani. Il numero  delle vittime, però non è certo, in quanto i minatori di solito portavano con sé i loro figli per farsi aiutare nel lavoro. A quell’epoca, infatti la paga non era legata alle ore lavorative svolte, bensì alla quantità di carbone portato in superficie e così, spesso, gli operai coinvolgevano i loro figlioletti nel lavoro in miniera. Per questo motivo sono molte le bare senza nome, in quanto i bambini non erano stati registrati nelle buste paga.
Subito dopo il disastro, iniziarono i tentativi di soccorso, ma non servirono a nulla poiché i volontari non riuscivano a resistere nel sottosuolo per più di 15 minuti consecutivi, in quanto mancavano i respiratori. Le condizioni all’ interno delle miniere erano insopportabili : il calore era soffocante e le polveri davano un senso di nausea. Vennero ritrovati i residui del materiale estratto.
Con una corda, alle 4 di pomeriggio, fu avvertito un gemito sotto le macerie e così un soccorritore fu calato all’ interno della miniera distrutta. Circa 30 metri più sotto fu ritrovato vivo il minatore Peter Urban, disperato per la morte del fratello che stava accanto a lui.
Era l’ultimo superstite del disastro di Monongah.
Nei giorni seguenti i corpi vennero riconosciuti e seppelliti. Nelle chiese si svolgevano più di un funerale al giorno. Giovedì 12 dicembre 1907 tutti i condotti della miniera furono setacciati, lasciando nel dolore oltre 1000 persone tra vedove e bambini. Venne costruito un cimitero su di un pendio, vicino alle case dei lavoratori. La catastrofe sconvolse l’intera America. I giornali riportarono la notizia a caratteri cubitali. Anche le famiglie dei caduti vennero aiutate economicamente: vennero donati 300 dollari alle vedove e 100 dollari ad ogni orfano di età inferiore a 16 anni.
Nonostante il grande vuoto lasciato nelle famiglie, ben presto la tragedia venne del tutto dimenticata.
La sciagura di Monongah è rimasta ignorata per molti anni, nota soltanto ai parenti delle vittime. Attualmente, in ricordo dei minatori scomparsi c’è una statua di marmo di Carrara, in onore delle vedove, posta nelle vicinanze del municipio di Monongah.
La tragedia venne presto dimenticata e ciò era interesse della Fairmounh Coal Company che causò l’ esplosione, perché non attivò l’impianto di aerazione.
Di questa sciagura si è occupato il professore Joseph D’ Andrea, originario di Roccamandalfi che non ha mai smesso di cercare la verità su quel disastro. Egli afferma che il destino di quei poveri minatori li ha colpiti 3 volte: una prima volta costringendoli ad emigrare e a lasciare  la loro vita in Italia per andare in America in cerca di lavoro, poi riservandogli una vita di fatiche ed infine strappandogli anche quella sfortunata vita che si erano creati. Era troppo, quindi, secondo D’ Andrea, permettere che il destino facesse sì che il disastro venisse facilmente dimenticato e così decise d’ incominciare le sue ricerche. Ha scoperto che le vittime italiane provenivano dal Veneto, dalla Puglia, dal Piemonte, dal Lazio, dalla Basilicata, dall’ Abruzzo, dalla Calabria e dal Molise, che contò 87 morti. Il numero avrebbe potuto toccare cifre più elevate se non fosse stato per il fatto che quel giorno, molti minatori rimasero a casa perchè il 6 dicembre si festeggia San Nicola.
Le vittime molisane provenivano da: Duronia (36), Frosolone (20), Torella del Sannio (12), Fossato (8), Pietracatella (7), Bagnoli del Trigno (3), Vastogiraldi (1).
Joseph  D’ Andrea ha scritto un libro, “Monongah cent’ anni d’ oblio” che ha lo scopo di restituire al Molise una parte della propria memoria che rischiava di rimanere sepolta a Monongah.
(Roberta Izzi classe III A)

 

La tragedia di Monongah


Monongah è una piccola cittadina mineraria del West Virginia ed è stata teatro del più grave disastro della storia mineraria degli USA.
La mattina del 6 dicembre 1907, giorno di San Nicola, alle 10:20, si verificarono delle esplosioni nelle miniere di carbone n 6 e n 8, che si propagandarono dappertutto. Il giorno precedente il 6 dicembre, le miniere erano rimaste chiuse e per risparmiare energia, vennero stati spenti gli aeratori; questo, secondo alcuni ricercatori, avrebbe determinato l’ accumulo di gas alla base dell’ esplosione che in pochi minuti travolse centinaia di minatori, schiacciati dal crollo del tunnel, bruciati dalle fiamme, soffocati dal fumo. Il Pubblico Ministero della giuria della contea del Marion, concluse che l’ esplosione fu causata da una fuoriuscita di gas dalla miniera n 8. In ogni caso, quella di Monongah fu la sciagura mineraria che determinò il maggior numero di vittime italiane, facendo registrare, secondo i dati ufficiali, 361 morti 171 italiani, di cui 87 molisani. Anche se, in realtà, sarebbero stati molti di più. Infatti, dapprima si parlò di 361 vittime, poi di oltre 500 e infine di 956. Comunque, a distanza di un secolo, non è ancora possibile stabilire il numero esatto delle vittime a causa soprattutto del fatto che presso le miniere era in uso il “buddy sistem”: la paga non era legata alle ore effettivamente lavorate, ma alla quantità carbone portato in superficie e per estrarre più carbone i minatori si avvalevano dell’ aiuto di almeno 3 persone, molto spesso i propri figli, bambini e ragazzi che non risultavano iscritti sul libro paga della società. Per questo, la maggior parte dei morti in quell’ orribile deflagazione è rimasta ignota, non essendo stata registrata all’ ingresso in miniera.
I sopravissuti, non sapevano nulla del destino degli altri ancora sottoterra. Raggiunsero la città ansiosi di collaborare al salvataggio. Ben presto, però, i volontari iniziarono a soccombere a causa dell’ aria tossica. Anche i componenti delle squadre di soccorso non riuscirono a resistere all’ interno della miniera per più di 15 minuti consecutivi, tant’è che alcuni di loro perirono durante l’ intervento di soccorso. Le condizioni all’ interno della miniera, erano insopportabili: il calore era intenso e le polveri causavano emicranie e nausee, l’ odore della morte era asfissiante.
Alle 4 di pomeriggio, fu avvertito un gemito vicino ad una buca nel terreno, così un soccorritore vi fu calato con una corda. Circa 30 metri più sotto fu trovato il miniatore Peter Urban seduto accanto al corpo esanime del fratello Stanislaus. Era l’ ultimo superstite del disastro di Monongah.
I becchini levarono a turno; le bare che erano collocate su entrambi i lati della strada principale. La banca fu adibita ad obitorio, nelle chiese si celebravano numerosi funerali al giorno. Un cimitero speciale venne realizzato su di un pendio che fiancheggiava le case dei lavoratori. La catastrofe sconvolse l’ intera America. Il comitato in favore delle vittime, presieduto dal sindaco di Monongah decise di donare 300 dollari ad ogni vedova e 100 dollari ad ogni orfano di età inferire ai 16 anni.
La sciagura di Monongah è rimasta pressoché ignorata per molti, troppi anni, e nota solo ai parenti delle vittime. Per ora, a ricordare i minatori scomparsi c’è solo un monumento, una statua in marmo di Carrara, in onore delle vedove di tutti i minatori, situata nelle vicinanze del municipio di Monongah e inaugurata lo scorso dicembre. Della tragedia si è trovata qualche traccia su Internet: in 19 righe è stata raccontata la storia di 250 vedove e di oltre 1000 orfani.
A Pittsburgh vive uno dei ricercatori della tragedia di Monongah, il professore Joseph D’ Andrea, originario di Roccomandolfi, che con grande passione da più di vent’ anni viaggia in Italia e in America per cercare, tra le pieghe di qualche pagina ingiallita, la verità sul disastro e l’ identità di quanti vi perdettero la vita.
Fu così che Joseph D’ Andrea decise di incominciare una ricerca, che si annuncia da subito lunga e difficoltosa, per tentare di dare una risposta ad alcune domande per lui divenute pressanti: quanti furono i morti a Monongah? Quanti di questi erano italiani e quanti molisani? Sono passati degli anni da quanto Joseph  D’ Andrea scoprì la tragedia e avviò quella ricerca che tuttora continua. I frutti sono arrivati e oggi si può sapere quante furono le vittime, chi erano e da dove provenivano i minatori italiani morti a Monongah. Il dato è impressionante: le vittime furono circa mille  provenienti dal Veneto, dalla Puglia, dal Piemonte, dal Lazio, dalla Basilicata, dalla Campania, dalla Calabria, dall’Abruzzo e dal Molise che pagò il tributo più alto con ben 87 morti. E il numero avrebbe potuto toccare cifre più elevate, se non fosse stato per il fatto che quel giorno molti minatori, memori delle tradizioni dei propri paesi d’ origine, non si erano recati al lavoro in rispetto della festività di San Nicola.
Le vittime molisane provenivano dai paesi: Duronia (36), Frosolone (20), Torella del Sannio (12), Fossato (8), Pietracatella (7), Bagnoli del Trigno (3), Vastogirardi (1).
(Sandy Murgia  classe III A)     


Edizione straordinaria del quotidiano di Monongah

SCIAGURA MINERARIA NELLE GALLERIE N.6 E 8 DELLA MINIERA DI CARBONE

DELLA Fairmount Coal Company

Oggi, 6 dicembre 1907 alle ore 10,20 sono esplose le gallerie di carbone numeri 6 e 8 della miniera della nostra cittadina del West Virginia.
E' stata un'esplosione di vastissime proporzioni e i morti accertati per il momento sono circa 300, ma il loro numero è destinato a salire paurosamente.
Le salme sono state collocate nella banca del paese e per il momento l'unico minatore estratto vivo è stato il signor Peter Urban che è ancora sotto shock dopo aver visto morire sotto i suoi occhi suo fratello Stanislaus e tanti amici e colleghi.
La compagnia di carbone è tenuta a dare al più presto spiegazioni sulla dinamica della sciagura.
I funerali delle numerosissime vittime saranno celebrati l'8 dicembre, giorno dell'Immacolata Concezione, nella chiesa madre di Monongah alle ore 11. La cittadinanza è invitata a partecipare, anche se nessuno dubita sulla grande partecipazione delle persone del posto alla Celebrazione Eucaristica e anche di quelle delle cittadine limitrofe.
Maggiori particolari sulla vicenda verranno forniti nelle prossime ore.



Monongah Uomini e Donne di miniera

Da “Donne e bambine nella miniera di Montevecchio” di Iride Peis
<<Il lavoro minerario ha modificato il territorio del Guspinese - Arburese squarciando colline e creando vuoti, ha soprattutto scavato profonde ferite nel cuore di molte generazioni. Il tempo le ha rimarginate ma i segni di quel passato di sofferenze, di ferite e di ingiustizie sono presenti nelle ultime testimonianze dei vivi, nei documenti impolverati degli archivi, nelle lapidi fredde e mute dei nostri cimiteri. Uomini, donne e bambini hanno popolato gallerie e piazzali lavorando duramente, hanno contribuito al progresso e all’economia, hanno lottato per i loro diritti, molti vi hanno lasciato la vita. Non possiamo dimenticare ed è doveroso dare voce a chi non ne ha mai avuta. Le donne e le bambine che hanno lavorato nella miniera di Montevecchio, Monteponi, Buggeru, Masua, Orbai, Arenas, Lula, Ingurtosi, Tinì, Gennamari, Villamassargia …  per tanto tempo sono rimaste mute in attesa di poter parlare, ora attraverso la mia voce raccontano ciò che hanno patito sulla loro pelle e indicano la strada perché nessun’ altra donna pianga per i suoi diritti calpestati .
Le undici donne che morirono nella miniera di Montevecchio il 4 maggio 1871, dopo una dura giornata di lavoro sono il simbolo di molte ingiustizie che continuano a perpetuarsi e che non possono lasciarci indifferenti.
Finché nel più perduto angolo della Terra ci sarà sopraffazione, ingiustizia, un soppruso verso una donna è obbligatorio denunciare.

Sardegna - Montevecchio Donne in miniera

Cernitrici
Non dimenticateci …
Anche noi abbiamo fatto la storia.
Il nostro contributo
di fatica e di sofferenza
di sacrificio e
di coraggio,
di solidarietà e di amore,
ha dato al duro lavoro di miniera
un volto di dignità e umanità
che solo noi donne
sappiamo portare ovunque.  
( Iride Peis )

Museums and Miner’s Memorials for Pennsylvania


LAVORI ESEGUITI DALLA SCUOLA MEDIA DI TORELLA DEL SANNIO

Foto della III Media di Torella
 
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