FEDERAZIONE MAESTRI

DEL LAVORO D’ITALIA

CONSOLATO REGIONALE DEL MOLISE

Marcinelle 8 agosto 2013

Sant’Angelo del Pesco

Desidero iniziare questa nota su Marcinelle, con una riflessione sull’ accaduto, del nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del 55° anniversario ( anno 2011) della tragedia di Marcinelle. In un messaggio ha espresso i sentimenti di vicinanza ai familiari delle vittime e a tutti i partecipanti alle cerimonie che nelle città d’origine commemorano il sacrificio del lavoro degli italiani nel mondo: “ Il tempo non attenua il ricordo di una sciagura che è divenuta simbolo del sacrificio e della nobiltà del lavoro italiano in Europa e nel mondo. La memoria dei duecentosessantadue lavoratori che persero la vita a Marcinelle, tra i quali centotrentasei connazionali, ci deve in particolare esortare a mantenere alta la guardia sul tema della sicurezza del lavoro, la cui attualità permane immutata nonostante gli indubbi progressi”. ( Dal sito ufficiale della Presidenza della Repubblica – www.quirinale.it)
8 agosto 1956 Disastro di Marcinelle
A causa di quel tragico evento la nostra comunità nazionale perse 136 figli. Con essi le donne improvvisamente si trovarono a dover provvedere ad una dignitosa ritirata, con i propri figli piccoli: fu la fuga di tante famiglie in lacrime.

E’ questa una realtà distante dal Molise e dal Belgio di oggi, quasi incomprensibile perché troppo diversa, nella quale è doveroso entrare per testimoniare gratitudine ed apprendere che la convivenza democratica si conquista attraverso la pratica delle idee altrui e il dialogo tra diversi per nazionalità, religione, lingua.
E i nostri giovani devono essere aiutati a rintracciare il Valore del sacrificio, la solidità degli affetti, il rispetto della diversità culturale.
Le varie vicende accadute dopo la Seconda Guerra Mondiale hanno portato in Belgio migliaia di nostri connazionali e tante furono le donne che partirono per seguire marito, fratelli, genitori e figli.
Molte di loro ricordano ancora l’allucinante viaggio verso il Belgio impresso nella loro memoria, perché lungo, faticoso, con una sosta obbligatoria a Milano dove, in attesa della partenza, se ne stavano ammassati con i loro bimbi nei seminterrati della stazione ferroviaria, sotto stretta sorveglianza.
Si incoraggiavano reciprocamente cercando di superare la tristezza del distacco dai parenti, gli amici, il paese.
All’arrivo, il maggiore choc era l’insediamento delle famiglie nelle baracche dei vecchi accampamenti dei prigionieri di guerra.
E via … sventolando la “ bandiera della speranza”, coraggiosamente, superavano tanti ostacoli, trasformando quei locali malsani in camere confortevoli, con il massimo dell’igiene, piene di calore.
Grandi lavoratrici le nostre donne che arrotondavano in molti modi le entrate della famiglia e non si sottraevano a nessun lavoro. Alcune, in caso di malattia del marito, erano capaci di lavorare in miniera, assunte da una società che ripuliva il carbone, appena uscito dai pozzi, dalle pietre.
Molte di loro collaboravano con incombenze di solidarietà verso conoscenti che vivevano da soli, in cambio di una modesta cifra.
Molte sono le donne con cui ho stretto  rapporti ed hanno aperto il loro cuore. Vi invito a seguirmi in questi appunti.

Mary Cicora nipote di un nonno mai conosciuto, ma sempre amato, nipote di Francesco, minatore morto a Marcinelle l’8 agosto 1956. Il corpo non è stato mai trovato.  L’otto agosto 1956 il Bois du Cazier esplose, immolando a martiri  del lavoro 262 uomini che col loro sudore, con la loro fatica speravano di dare un’esistenza migliore alle loro famiglie e al loro Paese.
Il sacrificio da essi compiuto ha prodotto dolore e frustrazione alle persone che erano le loro famiglie, che avevano nei cuori la speranza di un domani migliore.
Mio nonno Francesco quel giorno non doveva lavorare; il destino ha voluto che egli cambiasse il suo turno con un altro padre di famiglia che fu risparmiato dalla furia della tragedia.
Mio nonno lasciò la moglie e sette figli che dovettero andare senza la sua forza e  senza la sua personalità di un uomo di fatica e di principi.
I suoi famigliari e quelli di tutte le altre vittime hanno avuto la triste sorte di vivere senza un figlio, un marito, il padre, un fratello, un amico… per sempre.

IL RICORDO E’ IMPORTANTE, perché ci permette di non dimenticare, perché ci impone lezioni che il nostro stile di vita spesso nasconde e trasforma ai nostri occhi.Il suo martirio è ben impresso nella mia mente. Ne sono testimonianza gli occhi di mio padre e dei miei zii, che hanno dovuto fare i conti con una vita spietata, che hanno dovuto raccattare i cocci di una privazione cosi importante.Io porto sempre mio nonno dentro di me, è come l’ acqua per gli assetati, ridona la vita e spinge ad andare avanti in questo mondo dove bisogna sempre lottare per amore di ciò che si ama; per sentirsi vivi anche per loro, che un fatale errore umano ci ha portato via.

Michelina Ziccardi, moglie  di Mario, minatore, che la mattina dell’8 agosto non era sul lavoro in miniera in quanto era partito per l’Italia per sposarsi. Anche suo padre e suo fratello erano minatori.
Molte volte Michelina mi ha raccontato che uno dei maggiori problemi che ha ostacolato la sua integrazione fu la lingua, per la difficoltà  dì farsi capire: diventava difficile l’approccio “ semplice” con il droghiere o con il fruttivendolo mentre la visita medica assumeva una connotazione altamente imbarazzante per la spiegazione dei disturbi.
Il suo ruolo  preminente e quello delle altre donne era quello di essere sostenitrici della vita familiare e , anche attraverso l’alimentazione, si arrangiava a ricreare l’atmosfera del paese lontano.
Questo è stato il trait – d’ union con le donne belghe, imparando ad integrarsi con esse anche attraverso il tradizionale scambio di ricette, regalando oltretutto a marito e figli la visione ed il gusto di un mondo diverso dell’abitudinario italiano.
Dice Michelina: eravamo noi donne, anche sposine giovani come me, il vero sostegno dei nostri mariti e tremavamo per loro quando la sirena della miniera annunciava un incidente. Bellissimo e denso di nostalgia il rapporto con le figlie, alle quale Michelina, restando molto tempo da sola in casa, poteva trasmettere il suo passato, il suo vissuto, riuscendo cosi a preservare il suo mondo interiore.

Annina di Borrello, moglie del minatore Raffaele Ciccarelli raccontava che erano rientrati in Belgio il13 agosto 1956, in quanto avevano loro impedito il rientro perché lo loro baracca si trovava vicino ai pozzi che ancora bruciavano.
<< Sono stata io, dice la signora Annina, ad effettuare il riconoscimento dello zio Felice Casciato minatore di Sant’Angelo del Pesco. Vicino alla salma erano  depositati gli indumenti che quel giorno egli indossava>>. Dal “Il tempo della memoria. Marcinelle 45 anni dopo” di Giuseppe Ruffo.

Une immagine symbole qui a faite le tour du monde: la “salle des pendus” avec les effects personels des 262 victimes.
<<Io ho riconosciuto i bottoni che, qualche giorno prima di tornare in Italia con mio marito per un periodo di vacanza, avevo attaccato con un pezzo di stoffa nuovo ed un rattoppo (‘na pezzelella’) dice testualmente, che avevo fatto vicino al giubbetto >>.

 

Elena Petrocco, “Il Silenzio”, Tecnica a penna su carta da spolvero.
Dedicata alle mogli e ai figli dei caduti nella tragedia, rimaste vedove e orfani. Una rosa bianca, simbolo del raccoglimento silenzioso nel proprio dolore, a ricordare i caduti.


MAMMA MEA AIUTAME TU di Mariejanne CATERINA
Lascio alla vostra riflessione le parole che pronunciò nei suoi ultimi momenti di vita.  Allorché si sforzava ancora a sedersi in una poltrona esclamò, con un tono seccato e in un francese perfetto “ io vorrei sapere perché in questa casa tutti si ostinano a parlarmi in italiano”. Mia figlia ed io rispondemmo: perché siamo italiani”! Mia madre mi guardò a lungo intensamente con negli occhi una forma di autorità che non aveva mai usato con me, un’autorità che non ammetteva discussioni, poi disse ancora in francese “ no, tu no! tu sei nata qui, sei belga, devi parlare francese”.
Due giorni dopo, al momento di entrare in coma, essa sospirò le ultimissime  parole in dialetto che squarciavano il cuore “ mamma mea aiutame tu”. Dunque per due volte al momento di separarsi da noi, mia madre ha negato la mia appartenenza all’ Italia. Questo suo testamento orale mi ha confrontata all’ obbligo di ripensare me stessa, di rivalutare le mie scelte, di pormi altre domande, di cercare nuove informazioni su quanto è realmente accaduto agli emigranti, su come hanno vissuto questa lontananza dallo loro terra natia e soprattutto dai loro familiari. (Mariejanne CATERINA).

ONORE AI MINATORI DI MARCINELLE
Nel 1988 la missione italiana di Marchienne – au  - Pont, guidata dal vicentino padre Gianni Bordignon, promosse l’idea di trasformare l’ex miniera di Marcinelle  in un memoriale dell’otto agosto 1956.
L’area della Societè Anonyme des Charbonnages doveva diventare un centro commerciale su iniziativa di un immobiliarista. Padre Bordignon, gli ex minatori, le vedove, gli orfani alimentarono l’indignazione. Se ne fece interprete Giuseppe Piccoli, presidente del comitato italiano a Charleroi. Il caso fini in Parlamento a Roma e rimbalzò sulla stampa belga. Il progetto venne bloccato anche grazie alla pressione dell’opinione pubblica italiana.
Secondo risultato importante ottenuto lo scorso anno 2012, la dichiarazione da parte dell’ UNESCO di “ Marcinelle, miniera di umanità” – PATRIMONIO MONDIALE”.
La tenacia dei reduci che alle cerimonie si presentano in tuta blu e lampada e quella degli emigranti ha ottenuto che nel 2003 il Bois du Cazier diventasse memoriale e museo ( del vetro e di archeologia industriale). Oggi un altro passo avanti: il sito sarà protetto, ricordo perenne di vita e di morte, di lavoro e di emigrazione, memorie di cui figli e nipoti sono ancora orgogliosi custodi.
“La Stampa 02-07.2012” Forse non c’era bisogno del certificato. Il Bois du Cazier è scolpito nel patrimonio di tutti, da quell’8 agosto di 56 anni fa. in cui nelle viscere della terra persero la vita 262 minatori tra cui 136 italiani. La tragedia della miniera di Marcinelle ha impiegato poco a diventare il simbolo di un’epopea drammatica e gloriosa, un luogo della memoria fra i più simbolici per l’emigrazione del dopoguerra, la seconda più grave sciagura nel suo genere dei tempi moderni Era un lembo di ricordo collettivo eppure è stato a lungo sul punto di diventare un supermercato. Ora è chiaro che non succederà più. L’Unesco l’ha riconosciuto, insieme con altri tre siti minerari della Vallonia, patrimonio dell’umanità, come il centro storico di Firenze o Mont Saint-Michel. E l’ha salvato per sempre dalla speculazione. Il carbone al Cazier non lo estraggono dal 1967. Dalla fine del conflitto sono stati 140 mila gli italiani venuti in Belgio per scavare sino a mille e passa metri nel sottosuolo. I loro posti di lavoro venivano scambiati per carbone da importare, 200 chili al giorno per emigrato, e col tempo s’è scoperto che il prezzo imposto dalle autorità di Bruxelles (nazionali) non era poi così conveniente. Era la ricchezza del Paese eppure, una volta chiusi gli impianti, c’era chi era pronto a dimenticare.
«All’ inizio degli Anni 90 le strutture della miniera erano in stato di totale abbandono», racconta Maria Laura Franciosi, autrice di un libro («Per un sacco di carbone») che ha contributo molto a sensibilizzare l’opinione pubblica. I minatori in pensione e i loro eredi si sono battuti perché la storia non finisse. Oggi il sito nei pressi di Charleroi è un museo sull’industria d’antan, oltre che un toccante memoriale. Jean-Louis Delaet, direttore del centro e promotore della campagna Unesco, lo definisce «luogo di confluenza culturale che ha assimilato scambi di tecnologie e apporti di conoscenze umane di origine assai diversa». Un luogo vivo, senza dubbio. Adesso ancora di più.  (Marco Zatterin)

“le camion de la station de sauvetage de Charleroi en 1933.  In "aide-mémoire..."

 


Quest’anno il Molise ricorderà i Minatori di Marcinelle a Sant’Angelo del Pesco

SANT’ANGELO DEL PESCO 8 agosto 2013

– 57° anniversario della tragedia di Marcinelle –

PROGRAMMA

Marcinelle ‘En leur memoir’


Ore 10,00: ritrovo presso la sala consiliare "Caduti di Marcinelle"

Saluti del Sindaco e delle Autorità presenti

Ore 10.45: corteo verso il cimitero Comunale

Ore 11,00: benedizione e deposizione corona alla tomba del caduto Felice Casciato;

Ore 11,30:  Aperitivo.


Il Sindaco Guglielmo Delle Donne


Campobasso, 6 agosto 2013 – MdL Anna di Nardo Ruffo


 
Federazione Maestri del Lavoro D'Italia - Ente Morale D.P.R.1625 del 14 Aprile 1956 - Consolato Regionale del Molise
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