Da Marcinelle a San Giuliano Di Puglia

Pubblicazione “Da Marcinelle a San Giuliano di Puglia. Un percorso di dolore e di speranza”.

"Prima edizione"

Due segmenti di storia, lontani nel tempo e nello spazio, che il destino ha annodato attraverso la ricerca sui fatti di Marcinelle del 56 che gli alunni della Scuola Elementare Jovine di San Giuliano di Puglia avevano condotto nello scorso anno scolastico 2001/02, aderendo ad un Concorso proposto dal Consolato Molisano dei Maestri del Lavoro.
L'incontro delle scolaresche con i Maestri del Lavoro, la narrazione della vicenda, la riscoperta di un Sangiulianese tra le vittime della miniera belga, la partecipazione corale del paese e della sua Amministrazione Comunale alla ricostruzione della memoria avevano creato e alimentato un tessuto di rapporti protrattisi fino a tutta l'estate per la raccolta degli elaborati, la premiazione…
… e poi il crollo della scuola e… quelli che non ci sono più.
I disegni degli alunni, le testimonianze, le considerazioni, spaccato di storia degli uomini da consegnare, nell'intento, a quella giovane generazione, diventano oggi gravidi di ancora un altro valore i destinatari di quella dolorosa memoria diventano essi stessi consegnatari del loro olocausto alla nostra memoria.
Il testo “Da Marcinelle a San Giuliano di Puglia” curato da Giuseppe Ruffo e dai Maestri del Lavoro nella fedele raccolta dei prodotti degli alunni, pubblicato grazie alla sensibilità e al sostegno dell'Associazione Soroptimist di Isernia, dell'Amministrazione Provinciale di Isernia, dell'Ittierre di Pettoranello del Molise è stato offerto a tutti i circoli didattici e Istituti Comprensivi della Regione, a ciascun nucleo familiare di San Giuliano di Puglia, al Comitato Vittime di San Giuliano, al Comune, alla Scuola Jovine.

3-4 novembre 2001
"Presentazione libro 1 edizione febbraio 2004 "

La cerimonia della consegna, sobria ma intensa, ha visto ancora una volta i Maestri del Lavoro del Molise nelle zone del cratere per testimoniare e rinsaldare vincoli di partecipazione e di affetto nati nei tempi pregressi.
La scuola di San Giuliano di Puglia l'anno precedente aveva partecipato al progetto Marcinelle promosso dallo stesso consolato e frequenti e cordiali erano stati gli incontri con gli alunni e con i docenti di questa scuola, rapporti che oggi rendono più dura la sofferenza per l'accaduto , ma più caldo e profondo l'affetto dei maestri verso questo lembo di terra sfortunata.


Pubblicazione “Da Marcinelle a San Giuliano di Puglia. Un percorso di dolore e di speranza”.

"Seconda edizione"




Questo volume, frutto dell'impegno sommesso e costante di Giuseppe Ruffo e dell'opera di supporto a molte attività sociali del Consolato Regionale dei Maestri del Lavoro del Molise, ci riporta a due eventi tragici che hanno toccato nel profondo la nostra Comunità aiutandoci, nel contempo, a dimensionare meglio il nostro agire quotidiano, sia pubblico che privato.

Un filo sottile ha voluto sfiorare e nello stesso tempo legare, seppur a distanza di tanto tempo, i destini dei nostri corregionali emigrati in Belgio che trovarono la morte nelle miniere di Marcinelle negli Anni Cinquanta del secolo scorso, e i bambini di San Giuliano di Puglia, tragicamente scomparsi quattro anni fa nel crollo della loro scuola.
Destini e vicende che fanno riflettere e che debbono indurre specialmente chi ha la responsabilità di amministratore pubblico a profondere quotidianamente il massimo impegno, volto non solo alla crescita sociale ed economica della propria Comunità, ma anche alla formazione di una diffusa cultura della sicurezza.
La “ricerca” su Marcinelle dei bambini di San Giuliano di Puglia ha un sottotitolo che riassume in tre parole: “Speranza, lavoro, dolore”... la storia collettiva della stragrande maggioranza dei molisani.
Una storia sempre dignitosa e improntata a valori forti, che dal 31 ottobre 2002 è segnata dallo loro irrimediabile perdita e dal rimpianto per quanto di grande e comunque di unico avrebbero potuto donare ai propri cari e a tutti noi.
Il mio personale auspicio rimanda alla speranza, da praticare con costanza e determinazione, di un futuro non lontano in cui, in presenza di particolari accadimenti, al “dolore” si sostituiscano altri termini e condizioni meno devastanti derivanti da azioni positive messe in atto sia dalle amministrazioni preposte che dai singoli.

NICOLA D'ASCANIO
PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO

Quando mi è stato proposto di dare luogo alla ristampa di questo volume, ho pensato immediatamente di accogliere la richiesta del Consolato Regionale dei Maestri del Lavoro affinché, in tanti, potessero toccare con mano, attraverso un canale di comunicazione alternativo quale è il disegno, la sensibilità e la bellezza d'animo con cui i bambini affrontano anche le tragedie più dure.
Attraverso questa iniziativa ho deciso di condividere con l'autore Giuseppe Ruffo e con i Maestri del Lavoro del Molise, un percorso iniziato con la ricerca sui tragici fatti di Marcinelle e proseguito, purtroppo, con un altro dolorosissimo evento, il terremoto dell'ottobre 2002 che scosse il Molise e l'Italia intera.
Sfogliando le pagine del libro sono rimasto sorpreso dai colori e dalla serenità con cui i bambini, con il loro ottimismo e la loro gioia di vivere, hanno interpretato il terribile incidente avvenuto nel 1956 nella miniera belga di Marcinelle.
Purtroppo, l'ottimismo non è bastato a salvare quei bambini. Sentiamo il peso di non aver saputo evitare che la gioia di vivere si trasformasse in dolore e morte.
Abbiamo ora la responsabilità di rendere sicure le scuole e i luoghi di lavoro, garantendo a tutti la certezza di rientrare ogni giorno sani e salvi nelle proprie case, senza dover più assistere al dolore che la tragedia di Marcinelle ed il crollo della scuola “Jovine” di San Giuliano di Puglia, hanno provocato nel cuore di tutti gli italiani.

DOTT. FRANCO RAINONE
ASSESSORE AL TURISMO E MOLISANI NEL MONDO



Così come il percorso raccontato da questo volume, dolore e speranza sono le sensazioni che provo ogni volta che mi avvicino a San Giuliano di Puglia e che sono capaci di descrivere anche tutte le tragedie che hanno colpito il nostro Paese.
Non riesco a non emozionarmi ogni volta che mi viene chiesto di rivivere e di raccontare il mio arrivo a San Giuliano, il dolore e la disperazione che vidi negli occhi di tutti quelli che incontrai avvicinandomi alla scuola Francesco Jovine mi rese consapevole che il percorso che mi avrebbe legato a quella comunità sarebbe stato lungo, doloroso e difficile.
Con il massimo dell'impegno, insieme a tutti quelli che lavoravano in quella tragica emergenza, decidemmo cosa fare per dare almeno un poco di sollievo a chi era stato improvvisamente colpito da una sofferenza troppo grande e troppo improvvisa.
Lavorammo giorno e notte, spesso costretti a ricacciare in gola lacrime di dolore per cercare di dare conforto, rendendoci conto che quella terra aveva urgente bisogno di una ricostruzione che andasse ben oltre i mattoni e il cemento delle case.
Non fu un caso che la sera della vigilia di Natale del 2002, con uno sforzo enorme, riuscimmo a celebrare la Santa Messa nella chiesa, realizzata in poche settimane, dell'insediamento abitativo provvisorio di San Giuliano, quella notte tutta l'Italia guardò a San Giuliano e probabilmente comprese che era stato avviato un cammino di speranza che partiva da un dolore immenso.
Tappe intermedie difficili ce ne sono state molte in questi quattro anni, una strada che stiamo ancora percorrendo, una salita che giorno dopo giorno però diventa, passo dopo passo sempre meno ripida, un pendio che tutti stiamo comunque affrontando con un pesante fardello sulle spalle.
La memoria di quel 31 ottobre del 2002 e la cerimonia del 30 novembre del 2006, quando il Comune di San Giuliano di Puglia ha voluto onorarmi della cittadinanza onoraria, sono per me due momenti indissolubili, che mi legano ai miei concittadini, in cui dolore e speranza conservano il loro immenso valore.

DOTT. GUIDO BERTOLASO
CAPO DEL DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE


Campobasso, 23 dicembre 2006

Intervento dell'on.le Franco Narducci


“E' ancora viva la voce e scorrono ancora nella memoria le immagini che pochi mesi fa abbiamo vissuto insieme a Marcinelle per commemorare il 50.mo anniversario, di quella sciagura che per la prima volta, dopo altre dolorose tragedie, interrogò a fondo la coscienza delle Istituzioni italiane sul dramma dell'emigrazione italiana nel mondo. Per alcuni mesi l'attenzione dell'opinione pubblica italiana fu richiamata dalle storie di dolore, di emarginazione, di fatica e di morte, ma anche dai tanti pregiudizi contro il nostro popolo, che avevano accompagnato e caratterizzato il percorso di milioni di cittadini espatriati in cerca di una migliore esistenza, alleggerendo così il carico di pressioni sul mercato del lavoro italiano. Il Paese s'interrogò a fondo e lo scandaloso accordo sottoscritto dall'Italia con il Governo belga – uomini contro sacchi di carbone – provocò un forte senso di risentimento tra gli emigrati stessi, che proprio da quelle condizioni di vita drammatiche trassero la forza e la convinzione per organizzarsi dando vita ad una rete di associazioni che non erano soltanto del tempo libero ma rivendicavano tutela e formazione per il lavoro italiano nel mondo.”

“Dieci anni più tardi, il 30 agosto del 1965, a Mattmark in Svizzera un altro dramma spezzò la vita di 88 persone dei quali 56 erano cittadini italiani. Padri di famiglia e tantissimi giovani: nell'elenco dei caduti italiani figuravano 28 persone di età inferiore a 30 anni. E ancora una volta nell'elenco delle numerose Regioni colpite dal lutto figurava il Molise.”

“La sciagura di Mattmark appartiene alle pagine più dolorose della storia del lavoro italiano nel mondo, costellata di molte tragedie funeste che di volta in volta hanno gettato nel lutto e nella disperazione intere famiglie: povera gente emigrata per sfuggire alla miseria e per cercare un futuro migliore. La dimensione spaventosa di quanto accadde si coglie nella testimonianza di Ilario Bagnariol, un friulano scampato alla tragedia: “l'enorme massa di ghiaccio scese dall'alto ad una velocità spaventosa, accompagnata da un boato tremendo, travolgendo uomini, macchine e baracche, arrestandosi infine in un silenzio assordante. L'ambiente circostante era improvvisamente irriconoscibile, surreale”.
Ecco io credo fermamente che per parlare di emigrazione ieri e oggi si debba doverosamente testimoniare affetto e riconoscenza profonda a quegli uomini e a quelle donne, che imboccarono con il coraggio derivante dalla disperazione, la strada dell'emigrazione, spesso senza ritorno.”
“Tragedie come Marcinelle e Mattmark sono ferite ancora aperte per le famiglie che videro partire i loro cari e non li hanno più visti tornare. Ricordare la loro storia e quella dei milioni di concittadini emigrati in ogni parte del mondo, significa aiutare l'Italia di oggi a confrontarsi consapevolmente con i grandi problemi del lavoro, dei diritti, dell'accoglienza e dell'integrazione delle nuove migrazioni, ma anche con i rischi e le complessità della globalizzazione.”

“Sono tante le questioni aperte che aspettano soluzione da tempo, e alle quali si sono aggiunte le nuove sfide che dobbiamo affrontare. Vorrei rimarcare in particolare la “nuova questione” dei nostri connazionali anziani, le prime generazioni che tanto hanno dato e tanto hanno fatto per l'Italia. Abbiamo un debito di riconoscenza nei loro confronti e dobbiamo aiutarli quando si trovano in situazioni di difficoltà determinate dall'invecchiamento e dalla mancanza di mezzi di sostentamento.
Occorre in pari tempo pensare alle generazioni giovani degli italiani all'estero, alle terze e alle quarte generazioni, e dobbiamo farlo prima di perderle.”

“Il vincolo della nostra lingua è fondamentale per mantenere vivo il legame tra i nostri concittadini emigrati e la madrepatria, ma anche per il significato economico che riveste nel mondo di oggi, sia per l'intero comparto del turismo di ritorno, sia per la sua valenza strategica nella concezione del sistema Italia.”

“Dobbiamo dare attenzione alle nuove soggettività e alle molteplici forme di imprenditorialità che si diffondono e si affermano tra le nuove generazioni degli italiani residenti all'estero. Vorrei ricordare, a titolo di esempio, i tanti manager di origine italiana o cittadini italiani, che dalle loro posizioni di comando mostrano sensibilità per il sistema industriale italiano, soprattutto quando si creano i presupposti e i circuiti sinergici giusti.”

“Sono convinto che si possa e si debba fare di più, perché l'emigrazione è come una miniera d'oro, per i valori di umanità e solidarietà che racchiude in se, così come per le esigenze di internazionalizzazione del sistema produttivo italiano, di diffusione della nostra lingua e della nostra cultura.”

“Un tempo una nazione si caratterizzava per le sue risorse naturali, per gli usi, i costumi, la cultura e la sua dimensione territoriale. Ora questa definizione si è arricchita di altri elementi qualificanti, di cui la solidarietà umana e istituzionale costituiscono un tratto distintivo. Ecco, io credo che le Istituzioni italiane debbano qualificare il proprio intervento verso San Giuliano non solo sul piano della civiltà del diritto, ma anche su quello della solidarietà civile.”

Franco Narducci


3-4 novembre 2001
"Presentazione libro 2° edizione"


PRESENTAZIONE DELLA 3^ EDIZIONE DEL VOLUME

“ DA MARCINELLE A SAN GIULIANO DI PUGLIA  Un percorso di dolore e di speranza” di Giuseppe Ruffo

Campobasso, 20 dicembre 2007

 

Provincia di Campobasso - Presentazione Michele Borgia Presidente Consiglio Provinciale

La terza edizione del presente volume tradotto in inglese e francese, per rendere più fruibile il contenuto a tutti i destinatari che vogliono conoscere o ricordare i due eventi : Marcinelle e San Giuliano di Puglia, voluto dall'Amministrazione Provinciale di Campobasso e dal Consolato Regionale Maestri del Lavoro del Molise, non ha bisogno di ulteriori commenti a quanto è stato già detto. Le parole non bastano per focalizzare le due drammatiche vicende: quella avvenuta nella miniera del Bois du Cazier, in Belgio e quella più recente del crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, nel Molise.Troppe cose sono state dette. Le pagine di questo volume ricordano a tutti le due grandi tragedie il cui filo conduttore è una scolaresca che opera una ricerca per ricordare e alcuni alunni che a loro volta……vogliono essere ricordati.

        Ed allora per poter meditare, abbiamo bisogno del silenzio

        Il silenzio non ci manca. Il giorno in cui ci mancasse,

        significherebbe che non abbiamo saputo comprenderlo.

        Il vero rumore è l'eco che le cose del mondo hanno in noi.

        Esso non è evasione. E' raccogliersi in sé stessi.

        E' un silenzio che ci porta ad essere attenti agli altri e a compiere nei loro confronti atti di solidarietà. Se accettiamo tutto questo e lo viviamo, allora scopriremo che il nostro lavoro non è dispersione,ma impegno affinché tragedie come quelle riportate dall'autore in questo volume non ne accadano più.

 Dicembre 2007

Michele  Borgia

Presidente del Consiglio Provinciale

 

Foto di archivio Marcinelle

S. Giuliano di Puglia Foto Terrigno

 

Foto Calabrese

 

Presentazione Jean Louis Delaet Direttore ABSL “Le Bois du Cazier” Marcinelle Belgio

Il Bois du Cazier a Marcinelle - Il passato presente per il futuro

 

Il ‘Bois du Cazier', a Marcinelle, è innanzitutto un luogo, quello dello sfruttamento del carbone più celebre del Belgio. E' in modo indefettibile associato alla tragedia dell'8 agosto 1956 e al ruolo fondamentale che i lavoratori immigrati italiani hanno assunto non soltanto tra le vittime di questa catastrofe, ma anche nella produzione totale del carbone del XX secolo in Belgio.Gli italiani del Belgio sono doppiamente attaccati a questo passato. Da un lato, perché è impresso nella loro memoria e nella loro carne e, dall'altro, perché rappresenta ai loro occhi l'inizio di un avvenire. Gli anziani vogliono che i sacrifici concessi producano i loro frutti per le nuove generazioni. In nessun luogo in Europa si trova un simbolo così straziante della storia della miniera e dell'epopea di queste ‘facce nere', entrate nella leggenda, come quella del ‘Bois du Cazier' a Marcinelle.Chiusa nel 1967, la miniera è rimasta a lungo abbandonata. Riapriva finalmente i suoi cancelli al pubblico nel marzo del 2002. Il primo obiettivo fu quello di allestire due spazi a musei: ‘l'8 agosto 1956' e ‘Il museo dell'industria'. Il secondo obiettivo fu quello di finalizzare il programma di riqualifica del sito attraverso il restauro del luogo di estrazione del carbone, il ristabilimento delle vecchie fucine delle antiche ‘Fabbriche siderurgiche della Providence' e la sistemazione di una tenuta boschiva di 25 ettari che completa le infrastrutture culturali e turistiche. Il Memorial in omaggio alle 262 vittime fu inaugurato il 23 maggio 2006 in presenza del Re e della Regina del Belgio.Le cerimonie del Cinquantesimo Anniversario della Tragedia hanno così segnato l'adempimento del lavoro di memoria affinché non si dimentichi mai la lezione della catastrofe di Marcinelle, tanto per quel che riguarda la sicurezza sul lavoro quanto per l'integrazione degli immigrati nel loro paese di accoglienza. La responsabilità della gestione di un luogo come quello del ‘Bois du Cazier' non può esistere senza un'attenzione particolare nei confronti delle famiglie delle vittime, in Belgio o in Italia e una sensibilità verso il mondo del lavoro. Dopo aver assunto questo dovere di memoria – la sua prima vocazione – e il suo ruolo di spazio pedagogico, il ‘Il Bois du Cazier'ha consolidato con il vetro nel 2007 la sua destinazione a museo dedicato alla Rivoluzione industriale e ciò, nel rispetto di questo luogo segnato dalla Storia che vogliamo insegnare e trasmettere alle nuove generazioni. Ci preme sottolineare il sostegno da parte della Federazione dei Maestri del Lavoro d'Italia, Consolato del Molise, per il dono a Marcinelle della campana ‘Maria Mater Orphanorum'. Ogni 8 agosto alle ore 8 e 10, i visitatori del sito ma anche tutti gli abitanti di Marcinelle possono sentire i suoi 262 rintocchi. Colata  dalle Fonderie Pontificie Marinelli di Agnone, la campana di bronzo misura 88 cm di diametro alla base e pesa 440 kg. Ricordando la sofferenza dei 406 orfani dei lavoratori morti nella Tragedia, è diventata il punto di riferimento della visita di questo luogo unico in Belgio consacrato alla memoria operaia. Per questo contributo tanto simbolico, questa prefazione vuole ringraziare la Signora Anna di Nardo Ruffo, Console Regionale dei Maestri del Lavoro della Regione Molise e il Professore M. Giuseppe Ruffo per la loro dedizione affinché il ricordo delle 262 vittime di Marcinelle non sia mai dimenticato.

Dicembre 2007                 

J. Louis Delaet Direttore ABSL ‘Le Bois du Cazier'             

 MAMMA MEA AIUTAME TU

Lascio alla vostra riflessione le parole che pronunciò nei suoi ultimi momenti di vita. Allorché si sforzava ancora a sedersi in una poltrona esclamò, con un tono seccato e in un francese perfetto “ io vorrei sapere perché in questa casa tutti si ostinano a parlarmi in italiano “.Mia figlia ed io rispondemmo:  perché siamo italiani”!Mia madre mi guardò a lungo intensamente con negli occhi una forma di autorità che non aveva mai usato con me, un'autorità che non ammetteva discussioni, poi disse ancora in francese “ no, tu no! Tu sei nata qui, sei belga, devi parlare francese “.Due giorni dopo al momento di entrare in coma essa sospirò le ultimissime parole in un dialetto che squarciava il cuore “ mamma mea aiutame tu “.Dunque per due volte al momento di separarsi da noi, mia madre ha negato la mia appartenenza all'Italia.Questo suo testamento orale mi ha confrontata all'obbligo di ripensare me stessa, di rivalutare le mie scelte, di pormi altre domande, di cercare nuove informazioni su quanto è realmente accaduto agli emigranti, su come hanno vissuto questa lontananza dalla loro terra natia e soprattutto dai loro familiari. Chi era veramente Carmela? Quali ambizioni nutriva nel fondo del cuore? A quali sentimenti, valori, esigenze si è lei riferita nell'educazione che ci dava e nei principi che applicava a se stessa?Vale la pena continuare ad interessarsi all'Italia al Molise? Che cosa ne ricaverò? Perché continuare l'Associazionismo? A quale bisogno risponde questa attività? Ne hanno bisogno gli altri molisani? Non sarebbe meglio conservare la mia energia per dedicarla alla mia vita di “Belga”? Man mano sembra che io viva due vite e che dunque vivo a metà non avendo tempo per viverle ciascuna pienamente. Due culture, due linguaggi, due patrie, due famiglie, due identità riunite in una sola mente ma separate simbolicamente dalle Alpi il cui passaggio spezzò il cuore di mia madre. Sì, dalle ultime parole ho capito che il cuore di Carmela si era spezzato e che al momento di morire lei rimetteva in ordine i suoi pensieri e lo voleva anche per i miei . Malgrado l'amore appassionato che ci aveva dato, malgrado tutti  successi dei figli e nipoti, Mamma ha chiamato la sua Mamma in dialetto, si è affidata alla lingua della sua infanzia per passare nell'altro mondo. Quando io morirò mi affiderò a lei in francese. Questa differenza è incancellabile e rende la mia partecipazione critica e fragile. Esprimermi in italiano come lo farei in francese mi è impossibile. Non solo non l'ho studiato ma in più non ne possiedo le referenze letterarie o storiche, non ne conosco le sfumature, non sono stata bagnata dai mille eventi dei paesi, raccontati dai vicini, non ho sperimentato un quotidiano banale, quello della spesa, degli uffici, della scuola, degli esami, per tale o tale sindaco o legge……..La memoria di cui dispongo è limitata a quello che sapevano i miei genitori, Carmela e Giovanni. La mia cultura italiana è una tragedia!La mia identità molisana e italiana è una truffa, una forma di orgoglio che copre un immenso vuoto, quello creato dall'assenza di radici coerenti. Da piccola andavo a piangere vicino a mamma perché i piccoli belgi mi gridavano “brutta macaroni ritorna nel tuo paese”! Chiedevo “dov'è il mio paese”? E lei rispondeva “ Per te è qui ma per noi è lontano, là dove sono nata, là dove c'è la mia mamma e quella del tuo papà” “Andiamocene” “non è possibile”.Identità truffata, radici spezzate, cultura di terza zona basata su ricordi soggettivi, parziali, di persone non ancora mature per cui l'allontanamento rappresentava qualche volta un'ultima rivolta contro i genitori, una forma apparentemente civile di opposizione sociale, una perdita dell'esercizio dei diritti civili, un sentimento di tradimento e di impotenza e una profonda de valorizzazione legata all'abbandono nel quale li lasciava la Madre Patria:Aspra sarà anche la mia presenza. Porto in me la giusta protesta delle famiglie molisane che vivono fuori, di coloro che non sono “né carne né pesce”, di quelli che ancora oggi nell'Europa comunitaria sono costretti a munirsi di un passaporto per recarsi nel paese dove sono nati! Cittadini di seconda zona in Belgio dove non votano perché legalmente non contano. Devo intervenire sul macrotema della famiglia e della stampa scritta al servizio dei molisani nel mondo. Parlare della famiglia emigrata richiede che studiosi si pongano un doppio problema: come hanno vissuto le famiglie espatriate, quali ambizioni hanno realizzato, quale esperienza hanno fatto dalla lontananza dei loro cari, all'integrazione di una cultura straniera, ai rapporti con quelli rimasti nel proprio paese?Il secondo problema riguarda l'atteggiamento di…… quelli rimasti nel paese nei confronti delle famiglie che sono state costrette ad espatriare. Dico che se è vero che le nostre radici sono incoerenti è anche vero che a quelli che sono rimasti è successo qualcosa: fratelli e sorelle, cugini lontani chi sono? Amici o nemici? Il mio Altro o un altro qualsiasi? Uno che riconosco o uno che è troppo differente da me?Ditemi di che cosa sarà fatta la memoria dei nostri figli? Quali saranno i fatti considerati e quale interpretazione sarà loro data?Ditemi se ritenete giusto che lo Stato affidi a persone benevoli la gestione dei concittadini all'estero  o che l'associazionismo a mantenere bene o male il legame degli espatriati con la loro terra e i loro costumi?

E' giusto che uno Stato lasci migliaia di concittadini nell'ignoranza della propria lingua, della propria storia?E' giusto che io tornando in Belgio non possa trasmettere a tutti i molisani le informazioni raccolte perché non dispongo di mezzi adatti?

Devo accontentarmi del passa-parola?

Dicembre 2007, Huy  Belgio    

                                             Mariejanne CATERINA    

    Dedico questo intervento a Carmela, la mia adorata mamma, che riposa per sempre in terra straniera.

Foto Natilli (clicca per ingrandire)