MARCINELLE 1956 - 2006 " Per non dimenticare"



Progetto Marcinelle

Il Consolato Regionale Molisano della Federazione dei Maestri del Lavoro d'Italia ha iniziato a lavorare sul Progetto, dall'autunno del 2000, coinvolgendo la Provincia di Campobasso nell'Iter per la richiesta della "Stella al merito del Lavoro alla memoria" per i 7 minatori molisani periti a Marcinelle l'8 Agosto 1956.

L'iniziativa è nata per far conoscere, ricordare, testimoniare, questa tristissima pagina di storia che non ha limiti di nazionalità, perchè i minatori che perirono erano italiani, belgi, polacchi, spagnoli, tedeschi, ungheresi ... .

E' la storia universale dell'umanità, dell'ingordigia del guadagno sulle spalle dei più deboli: nel caso di Marcinelle è lo sfruttamento dei lavoratori che possiamo paragonare agli extra comunitari di oggi, che lavoravano con pochissime misure di sicurezza.

INIZIATIVE CONCRETIZZATE
1° maggio 2001
Consegnata dal Prefetto di Campobasso la decorazione della "Stella al merito del lavoro", alla memoria dei 7 Molisani, al Governatore del Molise On. Di Stasi, presso la Camera di Commercio di Campobasso , alla presenza delle massime autorità istituzionali e dei familiari delle vittime (detto riconoscimento già dato ai minatori abruzzesi nell'anno 1996, da ottobre 2001 è stato esteso a tutti i minatori italiani periti in quella circostanza).

Il Presidente della Provincia di Campobasso, Antonio Chieffo ha consegnato una targa alle famiglie.

1 maggio 2001
3-4 Novembre 2001
Messa in opera sulle tombe dei minatori sepolti a Ferrazzano, San Giuliano del Sannio, Busso di uno stemma maiolicato di "Maestro del Lavoro" e benedizione presso i rispettivi cimiteri.
Inaugurazione di una Piazza e due strade intitolate ai "Caduti di Marcinelle";
Incontri con la popolazione e riconoscimenti alle scolaresche che in precedenza avevamo coinvolti sulla tragedia, che hanno prodotto disegni e ricerche sull'argomento. L'incontro con la scolaresca di San Giuliano di Puglia è avvenuto il 23/06/02.

3-4 novembre 2001
10 dicembre 2001

Presentazione del libro "Il tempo della memoria. Marcinelle 45 anni dopo", di Giuseppe Ruffo; sponsor la Provincia di Campobasso.
Il libro non è stato posto in vendita, ma per desiderio dell'autore e dei Maestri del Lavoro Molisani, è stato distribuito gratuitamente: nell'interno un coupon invita ad inviare un'offerta all'Ass.ne Ex Minatori di Marcinelle.
In contemporanea è stato attivato uno sportello delle Poste Italiane per l'offerta di una cartolina all'uopo stampata, con l'annullo filatelico.
Questo libro è il nostro testimone della memoria ed è destinato ai più giovani, perchè il ricordo del passato di emigrati, serva da monito, e serva a far riscoprire in noi il principio della "tolleranza", che è il principio cardine del vivere civile.

3-4 novembre 2001

21 Aprile 2002

Si è ripetuta a Sant'Angelo del Pesco, analoga manifestazione di quella già fatta nei gg. 3-4 novembre 2001





3-4 novembre 2001
23 Giugno 2002

San Giuliano di Puglia.
Al Sindaco di questa comunità abbiamo dovuto chiedere di più, perchè il minatore ivi nato, Francesco Cicora, fa parte degli "Inconue" del cimitero di Marcinelle, in quanto il suo corpo non fu ritrovato.
Al sindaco abbiamo chiesto la visibilità della riconoscenza verso di lui, perchè è grazie al suo sacrificio e quello di altre persone come lui, che il paese puù godere dell'attuale benessere.
Abbiamo così inaugurato un ceppo nel cimitero, alla presenza dei figli di Cicora, tornati anche dall'estero per l'occasione.
E' stato presentato il libro "Il tempo della memoria - Marcinelle 45 anni dopo".



3-4 novembre 2001
3 Agosto 2002

Intitolazione aula Consiliare del Comune di Sant'Angelo del Pesco, ai "Caduti di Marcinelle".






3-4 novembre 2001
8 Agosto 2002

Bois du Cazier.
Ed ora l'ultimo tassello del nostro "Progetto Marcinelle". E' una campana, una signora campana di 440 kg, il cui nome è "Mariae Mater Orphanorum", fusa dalla Pontificia Fonderia di Agnone, su progetto di Giuseppe Ruffo.
L'8 Agosto p.v. questo simbolo di fratellanza è stato inaugurato al Bois du Cazier di Marcinelle ed ha suonato la prima volta.


3-4 novembre 2001
Abbiamo voluto il coinvolgimento delle Regioni interessate dalla tragedia, anche se non è stato facile centrare l'obiettivo.

Il messaggio scritto, non sempre è galantuomo nè fedele, e per coinvolgere le Istituzioni interessate ci sono voluti tempi lunghi e .... 100 km di pazienza!

L'On.le Mirko Tremaglia, Ministro per gli Italiani nel mondo, ha voluto dare il suo patrocinio all'iniziativa.

La campana come tutte le campane testimoni di grandi eventi, è stata accompagnata da una pubblicazione curata da Giuseppe Ruffo e sponsorizzata dalle Camere di Commercio di Campobasso ed Isernia.

ELENCO MINATORI DECEDUTI A MARCINELLE

CASCIATO Felice nato a Sant'Angelo del Pesco il g. 22/09/1912 - ivi sepolto

CICORA Francesco nato a S.Giuliano di Puglia il g. 01/11/1909 - sepolto a Marcinelle

GRANATA Francesco nato a Ferrazzano il g. 09/01/1916 - ivi sepolto

GRANATA Michele nato a Ferrazzano il g. 27/10/1913 - ivi sepolto

MOLITERNO Michele nato a Ferrazzano il g. 11/05/1917 - ivi sepolto Ferrazzano

NARDACCHIONE Pasquale nato a S.Giuliano del Sannio il g. 16/04/1930 - sepolto a

PALMIERI Liberato nato a Busso il g. 11/02/1920 - ivi sepolto

 

 


UNA CAMPANA PER MARCINELLE


Ideata dalla Federezione Maestri del Lavoro d'Italia, Consolato del Molise. L'idea è stata condivisa dai Maestri del Lavoro dellle località italiane che furono colpite dalla tragedia.



Il contributo offerto dalle Regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Veneto, ne ha permesso la realizzazione presso la Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone (Molise).



Foto archivio Marinelli
 
8 AGOSTO 1956




MARCINELLE E LA STAMPA




 
Marcinelle e gli alunni
delle classi elementari e medie dei Comuni di

Busso, Ferrazzano, San Giuliano di Puglia e
San Giuliano del Sannio

Oggi siamo tristi perchè commemoriamo i nostri conterranei morti nel tragico incidente accaduto nella miniera di “Marcinelle” l’8 agosto 1956. Andiamo, dunque, ad inginocchiarci sulla loro tomba. Tante cose ci dicono i morti se riusciamo a sentire la loro voce. Questi Caduti sul lavoro ci dicono di diventare più attenti, più rispettosi delle regole di sicurezza e a quelli che comandano di non sfruttare nessuno costringendolo a lavorare in maniera disumana.
Ci dicono ancora di dimenticare le piccole cattive cose della vita: i risentimenti, gli odi; le invidie che rodono l’anima, i crucci per le meschine cose di quaggiù. Ci dicono che, la vita è breve e bisogna spenderla bene … .
Viviamola in pace! … Perdoniamo! … ma non dimentichiamo gli errori commessi e cerchiamo di non farne mai più.


   

l minatore

Un giorno la cartolina gli è arrivata,
la rotta verso il Belgio era segnata.
A Marcinelle in treno era arrivato
una miniera di carbone aveva trovato.
In Italia sarebbe rimasto disoccupato
per questo a scavare sotto terra straniera
si è adattato.
Ma la lingua non a tutti era nota
e la sicurezza sul lavoro
spesso ignota.
L’incidente fu improvviso e violento
e la morte trovarono oltre cento.
Tra questi alcuni nostri paesani
ed altri ancora molisani.
Il suo corpo nero dopo il tragico avvenimento
non consente di effettuarne
il riconoscimento.
Sulla targa era scritta la sua storia
e così ne conserviamo la memoria.

Preghiera per i caduti nella Miniera di Marcinelle

La profonda caverna era a mille metri sotto terra.
I minatori andavano fra gli scavi,
camminando come fantasmi
in quella buia prigione
in cui erano rinchiusi.
Erano più di 200
Con lampade e picconi,
corde e martelli.
Sopportavano terribili fatiche
Ed erano muscolosi e belli come guerrieri.
Molti non avevano ancora vent’anni
E dall’oscurità delle viscere della terra
Sono arrivati nel luogo in cui risplende sempre il sole,
dove si è lontani da tutti i pericoli.
Molti non avevano ancora venti anni,
quando sono giunti al cospetto del Signore …
nello splendore della Luce Eterna.

PREGHIERA

Signore,
a loro che sono stati costretti a lasciare le famiglie
per andare in una terra lontana e sconosciuta, a lavorare incessantemente
a soffrire il freddo e la paura, a rischiare la vita
va il nostro pensiero in questo giorno solenne.
Affidiamo a te
le anime di coloro che hanno lasciato le preziose vite nelle miniere.
Che la preghiera dia forza alle loro famiglie.
Fa o Signore
che nessuno mai più debba abbandonare la propria terra e i propri cari per la necessità del lavoro.


Ricostruzione cronologica del
disastro di Marcinelle (08/08/1956)


1)L’Italia dopo la seconda guerra mondiale stipulò il contratto con il governo Belga: in cambio di manodopera per estrarre il carbone dalle miniere; il Belgio forniva all’Italia il carbone per il riscaldamento e per ricostruire l’Italia.
2)Fenomeno d’emigrazione nelle miniere del Belgio.
3)Disastro di Marcinelle: è accaduto in un pozzo “miniera” che era profondo 600 volte un pozzo normale.
Le strutture per il trasporto degli uomini e dei carrelli per il materiale compreso il corredo di lavoro dei minatori, erano rudimentali e poco sicuri tranne i martelli pneumatici che, funzionavano elettricamente ma solo in gallerie grandi.
4)Le cause dell’incendio-tragedia non sono ancora state completamente accertate: quasi sicuramente c’è stato un errore nell’azionare l’ascensore con cui si facevano scendere i carrelli e i minatori: la gabbia dell’ascensore conteneva qualche carrello che sporgeva, il quale deve aver provocato un cortocircuito sui fili elettrici innestando un incendio che si è alimentato con le travi di legno le quali costituivano la struttura della galleria e con lo stesso carbone estratto.
5)Tra gli operai italiani, di 13 Regioni erano presenti molti abruzzesi, 7 molisani tra cui un nostro compaesano, Pasquale Nardacchione, il quale aveva già scritto una lettera alla moglie dicendo che avrebbe lasciato quel lavoro condotto in condizioni disumane per tornare a Natale in famiglia: “Se il Signore vorrà! …”
6)Purtroppo perito nell’incendio, è tornato si, il 24 dicembre, ma nella bara per la cerimonia di sepoltura.
Egli è sepolto a Ferrazzano, il paese nel quale viveva dopo che vi aveva preso moglie.

 

Tragedia di Marcinelle


In quei tempi, nel secondo dopoguerra, molta gente emigrava e specialmente quelli del sud Italia, andavano in altre nazioni o al nord per cercare fortuna. Fra queste persone c’erano molti nostri corregionali, uno di questi era sangiulianese, si chiamava Pasquale Nardacchione; emigrato in Belgio, era andato a lavorare nella miniera di Marcinelle.
Il sogno di questi nostri connazionali era quello di fare fortuna, tornare al proprio paese, comprare un pezzo di terra e fare l’agricoltore. La manodopera, nelle miniere, era per la maggior parte straniera, perchè gli stranieri, tra i quali gli italiani, accettavano condizioni di lavoro che i belgi non accettavano più. Questi minatori stranieri non potevano immaginare minimamente a cosa andavano incontro.
Alle ore 8.00 dell’8 agosto 1956, come tutti i giorni, il primo turno di operai era sceso nella miniera e alle ore 8.10, sulla piattaforma del piano 975, successe la tragedia e, come ogni tragedia che si rispetti, accadde in un istante.
Tutto ebbe inizio a causa dell’avvio della gabbia con i vagonetti di cui uno, per pura distrazione, sporgeva fuori. La gabbia cominciò a scendere ed il vagonetto sporgente agganciò una trave trasformandosi in un vero e proprio ariete che ruppe la tubazione dell’olio, dell’aria compressa e due cavi elettrici. La rottura dei cavi elettrici causò un corto circuito che a sua volta causò un esplosione la quale coinvolse tutta la miniera.
Riuscirono a salvarsi solo sei operai ed altri sei vennero salvati con i primi soccorsi. Solo dopo una settimana i soccorritori riuscirono a scendere nei piani più bassi, ma quando risalirono dissero “solo cadaveri”.
I cadaveri furono identificati grazie ai numeri attaccati su ogni tuta degli operai.
Le condizioni di lavoro e di vita di questi minatori erano molto dure:
Basti pensare che morivano 3000 operai all’anno per la silicosi, una grave malattia che colpiva i polmoni. Oggi forse queste condizioni di vita e di lavoro sono impensabili, soprattutto per noi del così detto mondo occidentale, ma altri sono i popoli interessati ai “viaggi della speranza”, come gli albanesi della cronaca italiana più recente. Ecco perchè forse bisognerebbe non dimenticare la nostra storia passata per evitare che certe tragedie si ripetino nella cronaca di tutti i giorni, anche se sulla pelle di altri popoli.

8 Agosto 1956
Sciagura nella miniera di Marcinelle
in Belgio

Dopo la seconda guerra mondiale, in Italia scarseggiavano le materie prime.
La situazione italiana era completamente opposta a quella del Belgio: moltissima manodopera e poche risorse mineraria. Nel ’46 i lavoratori del Belgio non volevano lavorare nelle miniere perchè erano ben consapevoli delle malattie e dei pericoli che correvano. Il minatore, doveva avere un corpo robusto e molto coraggio per cui il governo belga decise di assumere lavoratori stranieri. Il minatore, doveva avere un corpo robusto e molto coraggio, per cui il governo belga decise di assumere lavoratori stranieri. In Italia ci erano circa 2 milioni di disoccupati per questo era necessario emigrare all’esterno. Il primo ministro del Belgio, decise di fare un accordo con il governo italiano.
Il Belgio si impegnava a dare il carbone all’Italia a un basso prezzo in cambio di uomini che lavorassero nella miniera. Prima di emigrare questi uomini, erano sottoposti ad una visita medica. Gli italiani partirono con un treno privato e furono messi in vagoni chiusi, come bestia.
Loro venivano trattati come schiavi, accettavano tutte le condizioni disumane che i belgi rifiutavano. Per abitazioni avevano le capanne dei campi di durante la guerra. Lavorando in questa miniera, gli italiani guadagnavano 500 franchi a settimana. Per arrivare alle vene carbonifere, dovevano scendere fino a 1000 metri di profondità con un ascensore e dopo iniziava un tragitto che durava più di 2 ore. Malgrado ciò, questo patto fatto con l’Italia non fu rispettato, perchè il Belgio detta il carbone ad un prezzo caro, l’Italia lo ricevette dall’America a costo inferiore.
Molti giovani, viste le condizioni di lavoro, volevano tornare in Italia ma non potevano perchè avevano firmato un contratto di 5 anni, se non l’avessero rispettati sarebbero stati messi in prigione. Solo nel ’48, fu stabilita un assicurazione per i minatori italiani. Loro venivano chiamati dai belgi “Sporco- maccheroni”. Il pensiero però, che non avevano mai cancellata era quello di tornare in Italia. Molti minatori furono colpiti dalla silicosi, una malattia causata dal respirare la polvere di carbone che uccise 3000 minatori all’anno. Solo nel 1946 venne riconosciuta come malattia professionale.
L’8 agosto del 1956 i minatori videro una nuvola di fumo alzarsi nel cielo.
Scoppiò un incendio e morirono quasi tutti. Si salvarono solo in 7. La tragedia fu causata da un italiano, Iannetta Antonio il quale, non conoscendo bene la lingua, capì male un comando e fece salire l’ascensore sbagliato che urtò dei fili elettrici scoperti che provocarono un fumo nero dalla miniera. Nella miniera a 1035 m. , hanno ritrovato un pezzo di roccia dove c’era scritto “Siamo 50” e ci troviamo nella porta tagliafuoco al 20° piano”. Ci furono 262 morti tra cui 136 italiani e tra questi 4 di Ferrazzano.
Gli ultimi corpi furono ritrovati il 28 marzo del ’57. Per riconoscere i corpi dei minatori morti fu mezzo sulla bara il numero che essi avevano sulle lampade che utilizzavano per illuminare la galleria della miniera. Dopo questo terribile incidente la miniera venne chiusa per sempre. Ricordiamo, oggi, questa tragedia, in commemorazione dei minatori morti nello svolgimento del loro duro lavoro.

 

MARCINELLE E LA STAMPA

La prima pagina del giornale “La Stampa” del 9 agosto 1956 riportava la notizia della tragedia di Marcinelle che segnò uno dei momenti più dolorosi della storia italiana.
“254 minatori italiani e belgi sepolti vivi”, era il titolo della “Stampa”, giovedì 9 agosto 1956: mentre continuavano, senza speranza, i tentativi di soccorso. La cifra era data per difetto. I morti si rivelarono 265: e gli italiani erano più della metà, 139. Venivano da dimenticati paesi del nostro Sud, che ebbero, per vari giorni una tragica ribalta sui giornali: Turrivalignani, Alanno, Roccascalegna, Busso, Ferrazzano, purtroppo anche il nostro piccolo comune San Giuliano di Puglia e soprattutto Manoppello, un piccolo centro d’Abruzzo, che pagò il tributo più alto. Era l’Italia povera, segnata da una fame di secoli, che mandava i suoi figli a morire sottoterra. L’inviato della “Stampa”, Paolo Monelli, raccontò l’attesa delle donne vestite di nero, madri e mogli, avvolte da coperte sotto la pioggia, davanti al pozzo. E una di esse, il terzo giorno, diede alla luce un bambino. Gli uomini delle squadre di soccorso scendevano sempre più in basso, strisciavano in cunicoli alti 28 centimetri, aprendosi la via col piccone, e scoprivano solo dei morti. Arrivati a 1055 metri di profondità, ne trovarono ancora 167, avvinghiati gli uni agli altri, in una assurda ricerca di aiuto che ormai non c’era più. Quando tornarono su, non ebbero il coraggio di raccontare che cosa avevano visto.
Marcinelle, nome sinistro, nella storia d’Italia, alla vigilia di quello che sarebbe chiamato, ma non per tutti, il boom economico.

 

CONCLUSIONI
Non dimentichiamoci di Marcinelle, non dimentichiamo i martiri del lavoro, i morti, i feriti, le vittime della silicosi e delle altre malattie professionali.
Dobbiamo ricordare Marcinelle e riflettere sul passato dei nostri antenati, un passato pieno di sfruttamento, tragedia e lutti, tanti sacrifici che essi hanno sopportato per dare a noi benessere e progresso sociale ed economico di cui godiamo oggi.
Dobbiamo ricordare Marcinelle perchè coloro che vissero il dramma di quegli anni sappiano che c’è chi si ricorda di loro e li onora.

MARCINELLE 1956/2006
"PER NON DIMENTICARE"



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LA MARCIA DEL RICORDO E DELLE SPERANZE

Il “marciatore solitario” al secolo Prof. Michele Maddalena di Formia, nella ricorrenza del 50° della tragedia di Marcinelle, partendo il 14 maggio u.s. da Manoppello (PE) ha raggiunto a piedi, e da solo, Marcinelle percorrendo la distanza di 2600 chilometri, per portare “un fiore” da parte di ogni comune italiano da cui provenivano i minatori periti nell’atroce sciagura dell’8 agosto 1956 e che lui capillarmente ha toccato con la sua marcia.
L’iniziativa ha voluto dedicarla a due ragazzi non vedenti, facendo scaturire un messaggio di solidarietà, ma anche di luce e di speranza, raccogliendo fondi per donare due cani guida ai due non vedenti.
Il marciatore ha chiesto la collaborazione dei Maestri del Lavoro, perchè dal 25 al 28 maggio è stato presente in regione toccando i comuni di S.Giuliano di Puglia, Ferrazzano, S.Giuliano del Sannio, Busso e S.Angelo del Pesco.
Ancora una volta tutti insieme, scolaresche, parenti dei minatori morti, sindaci, popolazione, sacerdoti, il Prof. Maddalena, abbiamo rievocato e ricordato quel triste giorno di 50 anni fa.
Ci siamo ritrovati l’8 agosto u.s. al Bois du Cazier, alle 8.10 per rendere omaggio ai caduti, accarezzati dai 262 rintocchi della Mariae Mater Orphanorum e le note dolcissime del Gruppo Eclettica Pagus.

A d N R

IL MARCIATORE A FERRAZZANO

 
IL MARCIATORE A SANT' ANGELO DEL PESCO

Una delegazione dei Maestri del Lavoro in visita a Marcinelle

Ancora una volta Marcinelle è nei nostri pensieri, ancora una volta Marcinelle come una sirena ci attrae e non possiamo sottrarci al suo richiamo.

Dopo 50 anni è ancora vivissimo in noi il ricordo dei 136 lavoratori italiani e degli altri minatori che perirono in questa triste vicenda.

Non li abbiamo dimenticati: essi, che sono diventati il simbolo del contributo dato da migliaia di italiani al progresso economico e sociale dei paesi che li hanno ospitati, fanno parte di diritto della nostra Associazione.

Il nostro Past Presidente Arisio nella presentazione del libro "La cloche de Marcinelle – note di fratellanza" scrive: "…così, oggi, l'angoscia sovrasta ogni altro sentimento, lasciandoci un groppo in gola e sul palato l'acre sapore di antracite, ultimo, amaro tributo di quegli Umili Martiri, finalmente elevati al rango di Maestri del Lavoro".

Nell'anno 2000, a seguito delle difficoltà incontrate per ottenere la delibera da parte della Provincia di Campobasso per l'ottenimento della Stella al merito della memoria, cercai… sostegno morale dall'amico Mario Burri, Console regionale dell'Abruzzo, che per primo nell'anno 1996 si era occupato di Marcinelle e che il 12/07/2000 mi scriveva: "Come ho fatto io, potresti fare direttamente deliberare la proposta dall'Amministrazione Provinciale… La mia idea è semplice ma richiede da parte tua "l'accettazione" di sacrificio ed anche fastidi. La "grinta" non ti manca e di volontà di fare ne ha in avanzo…".

E con la mia accettazione ad occuparmi di Marcinelle è nato questo feeling particolare per questa vicenda, per questi testimoni che hanno vissuto sulla loro pelle questa enorme tragedia.

La "conoscenza" ha arricchito umanamente non solo me, ma tutti quelli che hanno avuto modo di occuparsene: abbiamo tutti pianto per quell'assurda sciagura ascoltando quasi in confessionale, le testimonianze dei ricordi e del dolore mai sopito di quegli innocenti orfani e di quelle indomite vedove.

E come si fa a rimanere indifferente al racconto degli ex minatori e dei loro familiari, che per evitare che il Bois du Cazier divenisse un grosso centro commerciale, in ogni modo hanno contrastato ed ostacolato questa intenzione raccogliendo migliaia di firme per lasciare al suo posto "la mina"?!

Il 9 marzo del 2002, presentammo a Marcinelle, al Direttore del Bois du Cazier, il Progetto per la fusione della Campana Mariae Mater Orphanorum. Il 31 marzo il Console Generale d'Italia di Charleroi, ci informava che nel Consiglio di Amministrazione del Bois du Cazier si era parlato della campana donata su nostra iniziativa e delle Regioni italiane coinvolte nella tragedia che "sarà solennemente inaugurata l'8 agosto p.c. alla presenza di Autorità locali e italiane e i cui rintocchi onoreranno le 262 vittime".

Ed ora: per non dimenticare Marcinelle ancora una volta 8 agosto!

Questa volta sono passati 50 anni: un anniversario di tutto rispetto! Per non dimenticare desideriamo testimoniare la nostra partecipazione, quella della Regione Molise e l'affettuoso solidale pensiero dei Maestri del Lavoro, offrendo uno spaccato musicale del gruppo Eclettica Pagus.


Auspichiamo che le melodie dei musicisti molisani, così come è avvenuto con i rintocchi della nostra campana, riusciranno a mantenere desti nel tempo i ricordi del dramma dell'8 agosto 1956 che tanto ha segnato le popolazioni belghe ed italiane e concludo ancora una volta con "La cloche de Marcinelle", con un pensiero dell'amico Leo Leone: "… qualora dovessimo abbandonarci all'oblio di loro, saremo comunque costretti, dai rintocchi, a domandarci ancora: Per chi suona la campana?

Essa, in risposta, ci potrà riproporre le parole di Jon Donne del romanzo di Hemingway: …ogni morte di un uomo mi diminuisce perchè io partecipo dell'umanità: e così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te…

A d NR

 

COLAZIONE ALLO CHARLEROI ESPACE MEETING EUROPEAN
CON LA DELEGAZIONE ITALIANA

DEL 08.08.2006

 
INCONTRO CON LE AUTORITA'
DELLA MAISON DE VILLE DI CHARLEROI DEL 09.08.2006


 
RICEVIMENTO DAL CONSOLE GENERALE D'ITALIA
DOTT. FRANCESCO ERCOLANO DEL 09.08.2006

E Ferrazzano così ha ricordato

Alle ore 8.10 dell'8 agosto i ferrazzanesi sono stati "distolti" dalle loro occupazioni dai 262 rintocchi della campana maggiore della chiesa di Santa Maria Assunta in cielo. La campana ha iniziato nella sofferta conta alle 8.10, in contemporanea con quanto è accaduto a centinaia di chilometri di distanza in Belgio.

E' stato il modo scelto per ricordare in Molise e proprio a Ferrazzano, che ha pagato il suo tributo di sangue con tre suoi figli periti nel ventre della miniera di Bois du Cazier, l'8 agosto 1956.

Un intenso programma che ha avuto inizio alle ore 17.30 in Piazza Caduti di Marcinelle, stelle al merito del lavoro con la deposizione di una corona di alloro. Alle 18.00 nella chiesa di Santa Maria Assunta in cielo la Santa Messa presieduta da mons. Giovanni Cerio.

Il momento di riflessione …per non dimenticare a Palazzo Chiarulli alle ore 19.00 con gli interventi di Michele Petraroia, presidente del Consiglio regionale Unipol del Molise, Giovanni Gianfelice, sindaco di Ferrazzano, dei presidenti delle Province di Campobasso e Isernia, Nicola D'Ascanio e Raffaele Mauro, del consigliere regionale dei maestri del Lavoro d'Italia, Domenico Mantegna, di Donato Mastropietro, presidente dell'associazione Campomolise Bruxelles, di Giancarlo Brunello, segretario generale della Fondazione Cesar, e della testimonianza dell'ex minatore in Belgio Mario Sallustio. Durante gli interventi l'artista Mena Vasellino ha dato lettura di alcune testimonianze.

L'incontro è stato organizzato dalla Fondazione Cesar e dal Consolato dei Maestri del lavoro molisani e con la collaborazione del Consiglio Regionale UNIPOL Molise.

 

 

Testimonianza di Mary Cicora nipote di Francesco,
minatore morto a Marcinelle l'8 agosto 1956.
Il corpo non è stato mai trovato.
La lettera è stata letta l'8 agosto 2006 a Ferrazzano nel corso della manifestazione
.

L'otto agosto 1956 il Bois du Cazier esplose, immolando a martiri del lavoro 262 uomini che col loro sudore, con la loro fatica speravano di dare un'esistenza migliore alle loro famiglie e al loro Paese.

Il sacrificio da essi compiuto ha prodotto dolore e frustrazione alle persone che erano le loro famiglie, che avevano nei cuori la speranza per un domani migliore.

E' stato tutto sepolto da un fatale errore umano, che ha spezzato la quotidianità di tutti coloro che vivevano di quel sogno di rivalsa nei confronti di una miseria che era propria di quei tempi.

Mio nonno Francesco, per tutti Ciccillo, era uno di quei 262 lavoratori. Quel giorno non doveva lavorare; il destino ha voluto che egli cambiasse il suo turno con un altro padre di famiglia che fu risparmiato dalla furia della tragedia.

Mio nonno lasciò la moglie e sette figli che dovettero andare avanti senza la sua forza e senza la sua personalità di uomo di fatica e di principi.

Non è Ciccillo, solo un eroe immolato a martire. EGLI ERA PRINCIPALMENTE UN UOMO CHE PER AMORE DELLA SUA FAMIGLIA, COSI' COME TANTI ALTRI, AVEVA DECISO DI INTRAPRENDERE UNA PROFESSIONE RISCHIOSA, PERCHE' COSTRETTO DALLE CONDIZIONI DI VITA CHE C'ERANO NEL NOSTRO PAESE.

IL RICONOSCIMENTO DI SI' TALE MARTIRIO E' AVVENUTO TARDI, COSI' COME SPESSO SUCCEDE NELLA NOSTRA SOCIETA'. I suoi famigliari e quelli di tutte le altre vittime hanno avuto la triste sorte di vivere senza un figlio, un marito, un padre, un fratello, un amico…per sempre.

Tutti i riconoscimenti e le commemorazioni non avranno mai un loro fine se non si comprenderanno le ragioni di una tragedia così efferata.

Tutte le persone che hanno conosciuto mio nonno mi hanno sempre parlato di lui come di una persona cara, integerrima e leale. Chissà, forse non era proprio così. Quando si pensa ad una morte così violenta si è portati ad essere più misericordiosi. Nè lui, nè gli altri hanno bisogno di ciò. Ciccillo assieme ad altri 261 uomini ha semplicemente voluto testimoniare il suo amore per la famiglia e il desiderio di riscatto nei confronti di una vita che offriva ben poco. IL RICORDO E' IMPORTANTE, perchè ci permette di non dimenticare, perchè ci impone lezioni che il nostro stile di vita spesso nasconde e trasforma ai nostri occhi.

Il suo martirio è ben impresso nella mia mente. Ne sono testimonianza gli occhi di mio padre e dei miei zii, che hanno dovuto fare i conti con una vita spietata, che hanno dovuto raccattare i cocci di una privazione così importante. Non sempre si riesce a trarre insegnamenti solidi da certi avvenimenti. Io credo di averne trovato uno.

Ha a che fare con la voglia di vedere sorridere il mio prossimo, senza arrecar danno con le mie azioni.

Ha a che fare con la voglia di lealtà e con il riconoscimento dei propri limiti, senza l'arroganza

della meschinità. Perchè quando si è spettatori della morte altrui, si è spettatori di quella che potrebbe essere la nostra morte. Ma non possiamo far niente per neutralizzarla, se non rielaborarla e far sì che quegli uomini non siano morti invano.

Io porto sempre mio nonno dentro di me, è come l'acqua per gli assetati, ridona la vita e spinge ad andare avanti in questo mondo dove bisogna sempre lottare per amore di ciò che si ama; per sentirsi vivi anche per loro, che un fatale errore umano ci ha portato via.

Mary Cicora nipote di un nonno mai conosciuto, ma sempre amato.


 

CONSEGNA DELLE MEDAGLIE D'ORO ASSEGNATE DAL CAPO DELLO STATO AI FAMILIARI DELLE VITTIME DI MARCINELLE NATE A: BUSSO - FERRAZZANO - S.ANGELO DEL PESCO - SAN GIULIANO DEL SANNIO - SAN GIULIANO DI PUGLIA.
Sant' Angelo del Pesco - 28 maggio 2006
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26 ottobre 2006 Prefettura di Campobasso
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51° ANNIVERSARIO “TRAGEDIA DI MARCINELLE”

Mercoledì 8 agosto 2007 i Maestri del Lavoro del Molise si sono ritrovati compatti, nonostante il periodo “feriale” nel medioevale scenario del comune di Ferrazzano, nella piazza intitolata ai “Caduti di Marcinelle – Stelle al merito del lavoro” per commemorare, in occasione del 51° anniversario, i 262 minatori periti tragicamente in Belgio, al Bois du Cazier di Marcinellle.

Da premettere che in mattinata alle ore 8,10, ora dell’infortunio, come concordato con le diocesi molisane, un sommesso scampanio contemporaneo di centinaia di campane ha rievocato alla memoria dei molisani il luttuoso evento di 51 anni orsono. Ma torniamo a Ferrazzano:
un particolare pensiero è stato rivolto alle 136 vittime italiane tra le quali 7 molisani, originari dei comuni di Ferrazzano, Sant’Angelo del Pesco, Busso, S. Giuliano di Puglia, S. Giuliano del Sannio-

Nel pomeriggio la cerimonia essenzialmente religiosa, è stata presieduta dal parroco Don Giovanni Cerio che, nel ricordare quanto accadde nel 1956 in Belgio, ha , come da programma, accomunato nella commemorazione anche le tenere vite degli “Angeli di San Giuliano di Puglia” , della loro maestra e delle altre due vittime del sisma del 31 ottobre 2002.

Dopo la preghiera il sacerdote ha invitato due anziani minatori molisani di Roccavivara, puntuali testimoni, sopravvissuti ai loro sfortunati colleghi a deporre, una corona di alloro, offerta dai Maestri del Lavoro, che è stata collocata sotto la targa della piazza intitolata appunto ai” Caduti di Marcinelle”. Anche il Segretario regionale della C G I L dott. Stellon ha deposto, a nome dei lavoratori molisani una corona di fiori.

Numerose le autorità politiche, sindacali, militari intervenute unitamente a varie associazioni, in accoglimento dell’invito proposto dai Maestri del Lavoro.
Tra queste ricordiamo il senatore Massa, l’onorevole Astore, il vice presidente del consiglio regionale, il presidente della provincia di Campobasso, i presidenti dei consigli provinciali di Campobasso ed Isernia, assessori e consiglieri regionali, provinciali e i sindaci di Ferrazzano e San Giuliano di Puglia. E’ intervenuto anche il Presidente Morelli del Comitato Vittime di San Giuliano di Puglia.
Dopo una semplice ma commovente cerimonia, sentitissima dalla folla di cittadini intervenuti dai tanti paesini della regione, in silenzioso corteo, a mo’ di processione i presenti, preceduti dai gonfaloni della Regione Molise, della Provincia di Campobasso, della provincia di Isernia, dei comuni di Campobasso, Sant’Angelo del Pesco, Ferrazzano, San Giuliano di Puglia e dai labari delle Associazioni : “ Maestri del Lavoro” e “ Associazione Nazionale Carabinieri”, hanno raggiunto la Chiesa Madre per partecipare alla Celebrazione Eucaristica. Ad animare la liturgia i Maestri del Lavoro, validamente affiancati dal coro e dai musicisti di San Giovanni in Galdo.

Prima della benedizione, il Segretario Regionale dei Maestri del Lavoro ha ringraziato le autorità presenti, i rappresentanti delle vittime di Marcinelle e di S.Giuliano di Puglia. e ha invitato gli astanti a recitare insieme la preghiera dei Maestri del Lavoro opportunamente modificata per l’occasione e diffusamente distribuita: “NON VI DIMENTICHEREMO MAI”
La benedizione finale del sacerdote e l’invito a ripetere anche per l’anno prossimo la cerimonia di commemorazione a Ferrazzano hanno sancito la fine dell’iniziativa, volutamente essenziale e sobria, ma nel contempo commovente e coinvolgente.

Mdl VINCENZO ARMANETTI.


 


51° ANNIVERSARIO “TRAGEDIA DI MARCINELLE” 08 agosto 2007 - Ferrazzano