MAINARDE INCONTRO D'AUTUNNO 2007

MAINARDE Incontro d’autunno 2007



Incantata domenica quella del 16 settembre, con la nostra visita nello stupendo paesaggio delle Mainarde, nell’Alto Molise, in provincia di Isernia, li’ dove :
“ quando appare la catena delle montagne – così , viste dal basso – vien fatto di pensare al Resegone di Carducci, giacchè le cime si elevano con enormi denti e pare che una sega gigantesca voglia tagliare a fette il cielo.”
Ma non è solo la natura ad attrarci, che bella natura! Il silenzio , un silenzio che sa di solitudine parla di storia: è come essere su un palcoscenico di un teatro realizzato nella splendida cornice delle rocce che oggi ha come tetto un cielo di un inverosimile azzurro.
La nostra prima tappa è CASTELNUOVO AL VOLTURNO con la partecipazione alla Santa Messa.
Ci siamo fatti poi incantare da Ernest Carracillo visitando la casa dell’Uomo Cervo, GL’CIERV.Il rito dell’Uomo Cervo, è l’affascinante rappresentazione che si ripete l’ultima domenica di carnevale da un tempo immemorabile.
Essa è la parafrasi del significato primordiale del Carnevale, ma al tempo stesso simboleggia la figurazione di ciò che da sempre sconvolge l’animo umano: le radicate paure per l’irragionevole, l’incomprensibile, la violenza selvaggia della natura che sovrasta e, a volte, travolge.
Andando verso MONTE MARRONE ci siamo tuffati nella storia, ricordando la “ GUERRA FINTA “ di cui fu vittima Castelnuovo, attraverso “ Le storie diventano Storia “, di cui riportiamo una breve descrizione.
“ La frazione di CASTELNUOVO AL VOLTURNO non era stata toccata dai tedeschi durante il ripiegamento
del fronte ,per puro caso era stata risparmiata alla distruzione che aveva colpito tutti i comuni della zona delle Mainarde e dell’Alto Molise.
Questa frazione fu distrutta dall’esercito alleato, a partire dal 10 giugno 1944, quando il periodo bellico già era passato.
Fu completamente rasa al suolo!
Tutto questo perché i due eserciti, inglese americano ,dovevano documentare con filmati, quali e quante difficoltà avevano incontrato le loro truppe per espugnare la catena montuosa delle Mainarde e di Monte Marrone compreso, in modo da dimostrare come, l’esercito alleato, era stato più bravo nelle strategie militari e superiore a quello tedesco
Fu una pietosa bugia degli alleati detta alla popolazione che tranquillamente abitava quel centro.
Le truppe comandate dal Generale Clark, ordinarono lo sgombero delle case,per una decina di giorni, dissero,perché il paese doveva essere disinfestato.
Ma non fu così, la mattina del 17 giugno ritornarono ad udirsi rombo di carri armati, cannonate, rumore di mitraglie, il tutto accompagnato da evoluzioni aeree.
Una per una furono distrutte tutte le case, il campanile della Chiesa, colpito al centro da una cannonata rovinò al suolo: FECERO DEL PAESE tabula rasa.

L’operazione “ GUERRA FINTA “ PRIVO’ ANCHE LA POPOLAZIONE DEL DIRITTO DI RICHIEDERE I DANNI Di GUERRA”.


MONTE MARRONE


Con il cuore in gola giungiamo a MONTE MARRONE ma per dovere di ……. Cronaca ci affidiamo ancora una volta per essere fedeli alla storia e leggiamo quello che si legge su “ Le storie diventano Storia “.

La conquista di Monte Marrone

La fedele rievocazione storica e commemorativa della conquista di Monte Marrone in occasione del 40° anniversario dell’avvenimento, dove ci fu anche una dimostrazione degli Alpini della brigata Julia, di stanza a L’Aquila, fu affidata al Generale Luigi Poli, comandante del 4° Corpo d’armata Alpino.
All’epoca della Battaglia, il Poli aveva il grado di sottotenente di artiglieria da montagna.
In un cornice di folla commossa, nel rievocare i fatti accaduti il 31 marzo del 1944, il Generale, testimone oculare e nel contempo persona che ha vissuto gli accadimenti, così rievoca la battaglia.“ Quaranta anni orsono, il 31 marzo 1944, il battaglione Alpini Piemonte conquista Monte Marrone.
Oggi gli Alpini del battaglione alpini L’Aquila della Brigata alpina Julia, al termine del ciclo di escursioni invernali svolte in questi luoghi, risaliranno per gli stessi canaloni e giungeranno sulle creste del monte per farci vedere le vie di attacco e le posizioni che furono percorse e raggiunte allora.
Quaranta anni fa la zona ove ci troviamo, faceva parte del settore “Castelnuovo”, affidato al 1° raggruppamento motorizzato italiano, comandato dal Gen. Utili, con il compito di:
impedire all’avversario di discendere da Colle Dell’Altare e Monte Mare verso Sud e Sud-Est;
sbarrare Valle Di Mezzo – Colle Jardini;
assicurare la difesa nei punti di contatto, a destra con la 3^ Divisione polacca”Carpatica” a Castel San Vincenzo, ed a sinistra con la 5^ Brigata polacca a quota 1478 delle Mainarde.
Le unità del raggruppamento avevano raggiunto nella seconda metà del mese di marzo le località si Scapoli, Castelnuovo e Fornelli con il battaglione alpini Piemonte ed il 29° battaglione bersaglieri e Rocchetta con il 185° battaglione paracadutisti. Si stava organizzando una linea di arresto il cui andamento legava Colle Rotondo, Castelnuovo, Rocchetta e prevedeva l’occupazione di quote dominanti di Monte Castelnuovo e di Monte della Rocchetta.
Di fronte alle forze del 1° raggruppamento motorizzato italiano agivano, dislocate sulle posizioni di Pizzone, Monte Mare, Monte San Michele, Colle Alto, le seguenti unità tedesche:
Alpenjager del 3° battaglione autonomo “Bader” della 5^ divisione da montagna, costituita dalle eccellenti truppe scelte bavaresi ed austriache;
1° battaglione del 576° reggimento della 305^ Divisione germanica.
Monte Marrone era una delle posizioni importanti tra i rilievi sui quali correva la linea tedesca, a protezione delle vie tattiche secondarie, ma di alto rendimento che, attraverso i monti delle Mainarde, avrebbero consentito l’aggiramento delle difese in corrispondenza delle principali direttrici verso Nord; in particolare quella di Cassino – Sora – Frosinone.
Due considerazioni soprattutto avevano spinto il Comando del 1° raggruppamento motorizzato, a concepire una occupazione preventiva di Monte Marrone:
la potenziale pericolosità della posizione che, era saltuariamente presidiata, con lo scioglimento delle nevi, sarebbe stata occupata dagli avversari ed avrebbe costituito un ottimo osservatorio per compromettere le possibilità logistiche della strada di arroccamento che poco più a Sud si snoda tra Tirreno ed Adriatico;
la disponibilità del battaglione Piemonte, che, da tempo atteso, il 19 marzo è entrato a far parte delle truppe a disposizione del Gen. Utili.
Il battaglione Alpini Piemonte, comandato dal Maggiore Alberto Briatore, si è costituito a Nardò in Puglia, con Quadri, Truppa e materiali dei reparti della Divisione Taurinense. Era forte di circa 800 unità ed ordinato su un plotone esploratori, tre compagnie alpini ed una brigata di artiglieria da montagna con obici da 75/13.
Come già detto, il battaglione alpini Piemonte il 19 marzo 1944 era giunto a Scapoli con il Comando di battaglione e la 2^ e 3^ compagnia, a Castelnuovo con la 1^ compagnia ed a Fornelli con la brigata di artiglieria da montagna su 4 obici.
Subito si diede inizio ad una onerosa, intensa e capillare attività preparatoria dell’azione che, per gli aspetti alpinistico-operativi coinvolse i Capitani Silvestrini, Decobelli, Medaglia d’Oro alla memoria sul fronte di Bologna, ed il Comandante del plotone esploratori, S. Tenente Guarnieri.
Mentre venivano affrontate e risolte le difficoltà tecnico-operative con gli ordini di dettaglio del Comandante di battaglione, Maggiore Briatore, il Gen. Utili emanò il 28 marzo l’ordine di operazione per la conquista di Monte Marone. Cito testualmente:
- Il giorno x, all’ora h, il battaglione alpini Piemonte darà corso all’occupazione di sorpresa del Monte Marrone, attenendosi alle seguenti prescrizioni:
il movimento del grosso dovrà esser preceduto da elementi esploranti alleggeriti che, procedendo rapidamente ed affermandosi sulla linea di cresta, dovranno proteggere, il successivo movimento degli scaglioni arretrati, dalle dirette offese avversarie;
l’occupazione della linea di cresta avrà carattere nucleare in corrispondenza dei punti più forti, più delicati, di maggior dominio e di più vasto campo di osservazione e di tiro sul versante occidentale di Monte Marrone;
nessun arma automatica dovrà avere la direzione di tiro parallela alla osservazione ed alla provenienza avversarie;
sia proceduto ad un conveniente e sollecito sgombero del campo di tiro della boscaglia, tenendo presente le prescrizioni relative ai tiri di aggiustamento dei mortai e delle artiglierie;
tra i primi materiali, dovranno affluire sulla linea di cresta gabbioni, matasse di filo spinato, mine a strappo, talché, prima di sera, sia già dato sufficiente sviluppo allo stendimento dei reticolati e dei campi di mine, secondo istruzioni verbali già impartite;
l’occupazione della cresta del Monte Marrone ha valore di posizione di resistenza; essa perciò dovrà esser tenuta ad ogni costo contro eventuali azioni avversarie, che, presumibilmente condotte da grosse pattuglie, avranno il carattere di assoluta sorpresa, specie di notte.
Seguono altre disposizioni di dettaglio riguardanti il collegamento tattico con le unità e l’impegno dell’artiglieria e dei mortai, i collegamenti, le modalità per l’erogazione del fuoco delle artiglierie e mortai in funzione della sorpresa da ottenere e dell’andamento dell’azione.
In aderenza agli ordini ricevuti, il Battaglione Alpini Piemonte mette in atto le ultime predisposizioni e raggiunge nella giornata del 30 marzo le seguenti posizioni di partenza:
Comando brigata: 400m. a Nord-Est di Colle Rotondo;
le tre compagnie alpine ai piedi di Monte Marrone;
la brigata di artiglieria da montagna a Castelnuovo con uno degli obici sulle pendici del monte omonimo.
Giunge la comunicazione che l’azione per la conquista del Monte Marrone dovrà avvenire il 31 marzo con inizio alle ore 03.30.
Il cielo è sereno, la visibilità è discreta.
Seguendo scrupolosamente la linea d’azione del Comando di battaglione, gli esploratori precedono su tre itinerari di salita, le compagnie alpini. Un provvidenziale ispessimento della coltre nebbiosa favorisce il lento ma costante movimento ascensionale ed impedisce l’osservazione avversaria da Monte Mare.
In un silenzio rotto soltanto da qualche colpo di artiglieria e mortai, che battevano, come di consueto Monte Mare, l’alta Val Di Mezzo e Colle Dell’Altare, gli alpini del battaglione Piemonte si avvicinavano ai loro obiettivi gravati oltre che del peso dei materiali al seguito, soprattutto dal pensiero di chi li aspettava lassù. Avevano detto che Monte Marrone era presidiato saltuariamente; forse in cima non c’è nessuno! Ma allora perché sparano con l’artiglieria, i tedeschi?; forse sono lì e aspettano che ci avviciniamo e poi con una spinta ci ributtano giù.
Intanto l’azione prosegue; gli esploratori, ragazzi scelti, in gamba, conoscitori della montagna, vanno su, tranquilli senza pause.
La 2^ compagnia alpini, a sinistra, al comando del Capitano Luperti segue in linea di cresta.
La 1^ compagnia alpini al centro, al comando del Capitano Saccà prova lungo su quei canaloni ancora innevati, tra gli arbusti che non tengono a salire.
Anche la 3^ compagnia, a destra, comandata dal capitano Campanella Medaglia d’Argento al Valor Militare oggi qui tra noi, all’inizio prova lungo quel canalone ripido ed obliquo.
Ormai manca poco, albeggia; nessun tedesco in vista; sono le 06.15 gli esploratori raggiungono in un silenzio ovattato da una nebbiolina amica la quota più alta di Monte Marrone. E’ fatta! La notizia giunge alle tre compagnie; è una sferzata; con rinnovato slancio si accelera in salita ed un’ora dopo la compagnia di centro e quella di destra sono sulla cima, mentre la 2^ compagnia, a sinistra si attesta in quota 1724 . Gli artiglieri della batteria non sono da meno degli Alpini ed un pezzo ardito viene portato a spalla e schierato tra la 1^ e la 3^ compagnia.
Le posizioni sono subito sistemate a difesa con filo spinato, mine e materiale di rafforzamento, tutto portato a spalla faticosamente nella stessa giornata. A sera Monte Marrone è saldamente nelle mani del battaglione alpini Piemonte. L’impresa attuata di sorpresa, non è costata perdite, perché concepita, condotta e realizzata con lucida determinazione e concreta professionalità.
Ma la reazione nemica non si fece attendere; dopo un timido tentativo il giorno 2 aprile, i tedeschi alle ore 05.30 del 3 aprile inviarono su Monte Marrone una pattuglia, che, lasciata avvicinare, fu poi messa in fuga senza perdite (1 morto e 2 prigionieri tedeschi). Il giorno 4 aprile il Generale Utili diramò un ordine del giorno compiacendosi con gli alpini del battaglione Piemonte per il loro comportamento nelle azioni descritte ed esaltando le penne nere che presidiano Monte Marrone. E che gli Alpini del battaglione Piemonte fossero decisi a difendere il monte lo capirono bene i tedeschi, quando la notte di Pasqua, il 10 aprile, attaccarono con tre battaglioni di Alpenjager e furono sanguinosamente respinti.
Così avvenne la conquista e la successiva difesa di Monte Marrone da parte del battaglione alpini Piemonte. L’impresa, oltre al risultato tattico immediato, rivalutò, agli occhi degli Alleati, le forze italiane, dopo le infauste battaglie di Monte Lungo.”


 


SCAPOLI

“ E’ questo il piccolo ma infinito regno del piffero e della zampogna: è la fabbrica dell’accordo musicale da incanto – più dolce e più antico – che batte al cuore dell’uomo,perché altri uomini lo espressero innanzi ad una capanna colma di mistero, Mistero che ebbe per testimoni pastori attoniti e la timida voce del gregge: una grande stella nel cielo e la carezza sognante delle note della cornamusa. SCAPOLI è nel gran respiro del cammino di ronda ed è nella musica che da fede costanza sale alla montagna, per dilagare, dalle altezze incorruttibili, come una suadente voce di pace.
Dopo aver percorso l’ampio e bellissimo portico, seguendo via Buonconsiglio, visitiamo il MUSEO civico della Zampogna che raccoglie un numero crescente di strumenti provenienti da Scapoli e da tutta la zona mainardica, nonché strumenti provenienti da tutto il mondo. La più vecchia zampogna è quella costruita dal maestro artigiano Benedetto Di Fiore, il capostipite dei maestri costruttori di zampogne.
Un bel bellissimo presepe artistico permanente , realizzato dai maestri d’arte Capuano di via S: Gregorio Armeno di Napoli si fa ammirare in tutta la sua arte compositiva.
Chiudiamo la nastra giornata con la visita al Museo del Corpo Italiano di Liberazione, che raccoglie al suo interno un numero crescente di reperti bellici rinvenuti nel territorio scapolese e non a seguito della seconda guerra mondiale.