CANNAVINELLE: TRAGEDIA AVVENUTA IL 25 MARZO 1952

Stelle al Merito del Lavoro "Alla memoria"

 

Notizia geografiche su "Cannavinelle" luogo dell'incidente sul lavoro del 25 marzo 1952

Nel comune di Sesto Campano, tra il passo "Annunziata lunga" (462 m.l.m.) ed il colle "La Manna" (795 m.l.m.) trovasi il colle "Cannavinelle" (675 m.l.m.). Lungo questi colli corre il confine tra il Molise e la Campania. La galleria dell'incidente attraversa proprio il suddetto colle "Cannavinelle".

dati rilevati dalla Carta Tecnica Regionale del Molise Elemento 404134 - Rocca Pipirozzi

Corriere "Momento-sera" sabato 29 marzo 1952
Corriere "Momento-sera" domenica 30 marzo 1952

 

 

FOTO FUNERALE DI VENAFRO
 

Notiziario SME Marzo 1952

La memoria attraverso i documenti

 

   
ELENCO CADUTI SCIAGURA DI CANNAVINELLE DEL 25 marzo 1952
BOLOGNANO
- SCIARRA GIOVANNI
PELLARO
- CREA PORZIO ANTONINO
CAPISTRELLO
- FLAMINI MARIO
- CAPODACQUA GIOVANNI
PESCO SANSONESCO
- DIAMANTE QUINTINO
CASTELNUOVO DI FARFA
- LEGGERI RICCARDO
- MARTINI ANGELO
- MARTINO GIUSEPPE
- VERTICCIO FRANCESCO
PRESENZANO
- CAIMANO RAFFAELE
- COZZONE ANTONIO
CASTELVECCHIO SUBEQUO
- COLANGELO ARTURO
- PAOLINO DOMENICO
- PAOLINO PELINO
PRESTINE
- TROMBINI GIOVANBATTISTA
CIVITELLA ROVETO
- ALLEGRETTI MARIO
RECALE
- DELLI CURTI ONOFRIO
LAURIA
- COSENTINO RAFFAELE
SESTO CAMPANO
- CICERONE GIUSEPPE
- DI LAURO GIUSEPPE
- MANSELLI SEVERO
MANOPPELLO
-TROVARELLI GAETANO
S.VINCENZO VALLE ROVETO
- ALFONSI PIETRO
- BABUSCI DOMENICO
- LANCIA GIULIO
- NISCOLA AMERIGO
- RANIERI VINCENZO
- RUGGHIA ETTORE
MIGNANO MONTE LUNGO
- CERULLO REMO
- D’ERMO GABRIELE
- PROIETTI GIUSEPPE
TOCCO CASAURIA
- TARQUINIO VITTORIO
MORANO CALABRO
- LOMBARDi PASQUALE
TRIVENTO
- PARISI MARIO
MORINO
- D’AMICO MACARIO
- GIOVARRUSCIO GIUSEPPE
VAIRANO PATENORA
- GRANDE GIUSEPPE
NAPOLI

- DI GIACOMO MASSIMO
VICOVARO
- SOLITARI PIETRO ANGELO
PASTORANO
- MAGLIOCCA GIUSEPPE
VILLA S. ANGELO
- PEZZUTO AMERICO
   

Benedetto e Mario Parisi in una foto della fanciullezza


Mario Parisi
di Trivento

TESTIMONIANZA DI BENEDETTO PARISI,
SUPERSTITE DI TRIVENTO RACCOLTA DAL FIGLIO NICOLINO

Era il 25 marzo del 1952 quando 41 lavoratori perirono nella tragedia di Cannavinelle. Tra gli scomparsi anche Mario Parisi, nato l’8 settembre del 1926 a Trivento. Non aveva ancora compiuto i 26 anni quando scomparve improvvisamente a seguito di una violenta esplosione, nell’acquedotto in costruzione di Mignano Montelungo, in Provincia di Caserta. Opera realizzata per convogliare le acque del Volturno, necessarie al funzionamento della centrale elettrica.
Erano gli anni ’50, appena usciti dal secondo conflitto mondiale, dove la politica di sviluppo voluta dal Governo mirava alla ricostruzione. Quella che tutti ricordano come la tragedia di Cannavinelle è stato il duro prezzo pagato per lo sviluppo e il riscatto delle popolazioni del Sud d’Italia.
Il progetto dell’infrastruttura prevedeva la perforazione del Montelungo, partendo contemporaneamente da due versanti del monte, per la realizzazione di un imponente acquedotto, in termini tecnici definito “Galleria di derivazione Enel”. Tra le vittime del disastro, provocato dalla deflagrazione di un riserva di materiale esplosivo, l’Antonite, adoperato per l’avanzamento dei lavori di scavo, il triventino Mario Parisi.
La storia, che purtroppo ha avuto l’infelice epilogo, inizia nel dicembre del 1951, quando Mario Parisi e suo fratello Benedetto Parisi, classe ’29 e tutt’ora residente a Trivento, in via Porta Caldora, decisero di lasciare il paese e lavorare nel cantiere di Mignano Montelungo. Cantiere aperto nell’ottobre del 1949 e che, alla data della tragedia, era stato portato quasi a termine. Come raccontato dal supersite Benedetto Parisi, fratello minore dello scomparso Mario, mancavano gli ultimi lavori di rifinitura per poter collaudare la galleria. Quasi 4 mesi di lavoro ( da dicembre ’51 a marzo ’52) per i fratelli Parisi che lavoravano sul versante molisano dell’infrastruttura, e alloggiati nel vicino comune di Sesto Campano (IS). Infatti, l’opera in costruzione, se pur ricadente nel territorio campano, rimane al confine con la regione Molise.
Un lavoro routinario, molto faticoso, e spesso al limite della sicurezza. Come riferito dal superstite Benedetto Parisi, i rischi erano molto alti, e tutto dipendeva dall’esperienza e dalla praticità degli stessi lavoratori, nell’ evitare sinistri ed infortuni.
Doveva essere una mattina come tutte le altre, mentre quel 25 marzo del 1952 si trasformò in una grande tragedia, alla quale oggi, ad onor del vero, forse non è stato dato il meritato ricordo. I fratelli Parisi lavoravano insieme alle altre maestranze, quando, intorno alle ore 11.00, un forte boato creò un clima di allarme. Fu il superstite Benedetto Parisi prima degli altri a convincersi che qualcosa di anomalo fosse accaduto. Era pur vero che quotidianamente si udivano esplosioni nella galleria, esplosioni procurate dall’avanzamento dei lavori di scavo, ma l’intensità del fragore e l’orario di quella esplosione erano inusuali. L’esplosione procurò uno spostamento d’aria di forte intensità, tanto da spegnere le lampade delle maestranze. Al rumore seguì un cerchio di fuoco e un fitto fumo che rese subito l’aria irrespirabile. Appena dopo il boato e prima che il fumo invadesse l’intera galleria, il superstite Benedetto Parisi, impensierito, chiese al fratello Mario di seguirlo ed uscire dalla galleria nel più breve tempo possibile. Pochi attimi dopo, il cerchio di fuoco andò incontro ai lavoratori e per molti furono questi gli ultimi attimi di vita. Il superstite Benedetto Parisi, durante la sua frenetica corsa verso l’uscita, inciampò e cadde in una pozzanghera. La fortuna volle che tra il capo e il volume di acqua capitasse il basco del lavoratore che fece da filtro alla respirazione, salvandogli la vita. Questi, insieme all’invocazione dell’immagine della Madonna dell’Immacolata Concezione, gelosamente stipata dall’operaio nella tasca dei pantaloni, e la preoccupazione per il fratello Mario, sono gli ultimi ricordi del superstite Benedetto Parisi, prima di cadere a terra, privo di sensi.
Pochi operai ebbero la fortuna di riaprire gli occhi, dopo l’arrivo dei soccorsi. Entrambi i fratelli Parisi furono trasportati vivi presso il nosocomio di Venafro, ma solo Benedetto, che ancora oggi è visibilmente commosso al ricordo di quelle drammatiche ore, riuscì a superare la crisi, non senza conseguenze per la propria salute. Tutt’ora accusa lancinanti dolori, dovuti ad una profonda lesione dello stomaco, procurata durante l’esplosione in galleria, di quel 25 marzo del 1952.
Non ebbe la stessa sorte il fratello Mario, che dopo essersi ripreso dal trauma iniziale, e dopo aver chiesto, con molto affanno e difficoltà, al personale medico, del fratello Benedetto, perse di nuovo i sensi e le sue condizioni cliniche si acutizzarono fino all’irrimediabile decesso.
Un epilogo drammatico che oggi chiede il meritato ricordo, non tanto per il valore in sé, ma quanto per l’insegnamento che può dare alle future generazioni. Sono gli esempi di vita come questi, immolati al lavoro, che portano ad una profonda riflessione. Che fanno pensare al pesante sacrificio dei nostri predecessori per la crescita e lo sviluppo del paese. Che fanno pensare al valore del lavoro, un valore mai tramontato, alle condizioni di lavoro degli operai, (tema molto attuale, con la piaga delle morti bianche). Di fronte a tutto ciò ognuno deve sentirsi in debito e contribuire insieme, al progresso della comunità, con la convinzione che il sacrificio di ieri non possa essere mai profanato, e che venga, invece, inteso come il solco tracciato sul quale continuare il retto cammino che porta all’appagamento della persona, al progresso sociale ed economico.

 

 


 

TESTIMONIANZA DI FILOMENA CICERONE

Giuseppe Di Lauro,nato a Sesto Campano in provincia di Isernia il 19 marzo 1924, insieme ad altri 40 operai restò ucciso all’interno della galleria sotto il colle della Cannavinelle il 25 marzo 1952.
Il lavoro era duro e faticoso ma Giuseppe sopportava la grande fatica perché si era da poco sposato e voleva costruire la casa dove insieme alla moglie Filomena sarebbe un giorno andato a vivere. Infatti una casa tutta per loro era il coronamento di un sogno che era iniziato alcuni anni prima quando i due si conobbero.
Il destino, purtroppo, mise fine tragicamente ai suoi sogni e a quelli di sua moglie; il matrimonio durò solo 15 mesi. Per Filomena, oltre all’immensa tristezza per la perdita dell’amato marito, si aggiunse la consapevolezza che di lui non le sarebbe rimasto nulla: dal matrimonio infatti, non nacquero figli.
Filomena ha vissuto i primi anni dalla scomparsa del marito nel suo più stretto ricordo e ancora oggi, a 82 anni, l’amarezza per quanto accadde così tragicamente, è viva nel suo cuore.

 

 

 

 

BREVI NOTE SU CICERONE GIUSEPPE VITTIMA A CANNAVINELLE

Nasce a Sesto Campano, in provincia di Isernia, il 3 settembre 1926 da Angelo e Anna Fascia: è il 4^ di 8 figli.
Attaccatissimo alla famiglia, di animo sensibile, discreto, indefesso lavoratore.
Giovanissimo, rimane vittima dello scoppio nella galleria di Cannavinelle.

TESTIMONIANZA DI CICERONE ANGELA, NIPOTE DI CICERONE GIUSEPPE

Poche foto e altrettanto pochi ricordi mi sono stati trasmessi sulla figura di un uomo strappato alla vita quando aveva appena iniziato a godere della gioia di essere padre. Mio nonno infatti morì quando mio padre aveva quattro anni, ed è morto lavorando. Lo sottolineo, perchè il tema purtroppo, è di scottante attualità e perchè ultimamente ho sentito spesso mia nonna associare la sua tragedia personale a quella dei familiari dei numerosi morti sul lavoro che riempiono le pagine di cronaca. Come dicevo purtroppo io non ho ricordi personali di mio nonno. Le persone che lo conoscevano lo descrivono come un uomo dalla imponente fisicità, ma dal cuore grande e con tanti ideali semplici e sani. Un uomo onesto, dedito alla sua famiglia e un gran lavoratore. Questi sono stati i commenti più frequenti, fatti di parole che forse non si usano più, parole dal sapore antico ma che probabilmente descrivono non solo mio nonno ma un'intera nazione che aveva tanta voglia di fare e tanti obiettivi concreti da raggiungere. E' stato bello immergermi in questo mondo, apparentemente molto lontano dal mio, ma a volte, pertroppo, così vicino, quindi non posso fare altro che ringraziare la vostra associazione per avermi spronato ad approfondire le mie conoscenze sulla tragedia di Cannavinelle, e soprattutto per avermi spinto a conoscere il nonno che quella tragedia mi ha negato.

 

TESTIMONIANZA DI MARIA MANSELLI FIGLIA DI SAVERIO MANSELLI

La tragedia di Cannavinelle comprende, fra gi altri, anche mio padre ed io, allora in tenera età, non potevo ricordare nulla se non attraverso i racconti di mia madre e dei miei tanti parenti.
Certamente posso affermare di essere sviluppata senza l’affetto di un padre che sicuramente ha vegliato sulla mia crescita, sulla mia educazione e sul mio futuro.
Quante volte,durante la mia giovane esistenza, nel sentire tanti miei giovani coetanei chiamare papà, mi sovveniva il ricordo di una tragedia annunciata, le sofferenze patite da mia madre e le copiose lacrime versate.
La difficoltà di esprimere in maniera descrittiva i sentimenti,come anche la difficoltà di trovare l’espressione più adatta per caratterizzare il mio stato d’animo in questo particolare momento, mi portano lontano nel tempo per immaginare mio padre maturo, circondato da figli e nipoti,dispensatore di saggezza e consigli, paziente, dolce ed affettuoso come tanti, tantissimi altri padri. Purtroppo questo a me non è stato dato, sono rimasta orfana sin da piccola. Alla luce di tale situazione resta da considerare la convinzione che la mia infanzia e la mia adolescenza hanno costituito una irrepetibile fase della mia vita in cui sono stati presenti preoccupazioni e angosce e l’esistenza non è stata serena e gioiosa e serena perché è mancata la necessaria sicurezza e fiducia nel presente e nell’avvenire. In verità la condizione di chi si affaccia alla vita senza un padre e con una modesta famiglia costituita sola da me e mia madre, essendo figlia unica, una madre che si è dovuta prodigare per la sopravvivenza, percorrendo il complesso, tortuoso ed incerto itinerario di costruzione della propria e della mia personalità è stato tutt’altro che facile.
Mia madre ha avuto un ruolo ambivalente ed ha rappresentato il sistema sociale principale con valenze non solo di sostegno, ma ha dovuto affrontare e vincere le difficoltà del vivere quotidiano,situazioni di insufficienze oggettive individuali, familiari e sociali.
La concessione della “Stella al merito del Lavoro “ alla memoria delle vittime è stato ovviamente, un doveroso atto per commemorare, a distanza di 55 anni, gli operai caduti sul lavoro.
Ringrazio in particolare per l’impegno che viene profuso per la difesa delle politiche sociali e dei lavoratori, perché solo difendendo i lavoratori di oggi garantiremo un futuro certo e sereno ai nostri figli.

GRAZIE DI CUORE.

   

"Quello scoppio in galleria" del 31 marzo 2005
...nasce la richiesta della Stella al Merito del Lavoro alla Memoria

 


 

 





COMUNICATO STAMPA

Oggetto: Conferimento Stella al merito del Lavoro “alla memoria “ ai lavoratori caduti a Cannavinelle il 25 febbraio 1952.

Su iniziativa di questo Consolato Regionale dei Maestri del Lavoro ed unanime coinvolgimento, con relativa delibera, della Giunta Regionale del Molise, il 20 settembre 2005 è stato avviato l’iter per l’ottenimento della decorazione di cui all’oggetto ai sensi dell’art. 2 della Legge 5 febbraio 1992 n° 143.
La tragedia si verificò a Cannavinelle, nei pressi di Venafro durante la costruzione di una galleria che doveva servire a convogliare le acque del fiume Volturno per la realizzazione di un imponente acquedotto . Vi persero la vita 41 operai provenienti dalle Regioni Molise, Lazio, Abruzzo, Campania, Calabria, Lombardia e Basilicata.
Quattro le vittime molisane appartenenti a:

Comune di SESTO CAMPANO

- CICERONE Giuseppe
- DI LAURO Giuseppe
- Manselli Severo

Comune di TRIVENTO
- PARISI Mario

Il Signor Presidente della Repubblica, accogliendo talune istanze provenienti dalle Regioni interessate, ha inteso onorare con la Stella al merito del Lavoro “alla memoria”, i lavoratori deceduti a Cannavinelle che subirono il sacrificio delle loro vite nell’assolvimento del dovere di assicurare la sopravvivenza alle loro famiglie e per lo sviluppo dell’Italia che era appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale.
Riteniamo doveroso tener vivo il ricordo di questi sacrifici, perché la CULTURA DELLA SICUREZA venga interiorizzata dal mondo del lavoro e sia prioritaria su qualsiasi discorso dell’organizzazione del lavoro.


Il Consolato Regionale Maestri del Lavoro

Campobasso, 26 ottobre 2007

 



 

Invito "La vita per il lavoro" Castelpetroso 25 marzo 2008

   
 
 
Foto della memoria

La voglia di guardare al futuro

 

 

Foto Castelpetroso 25 marzo 2008

Articoli di giornale

 

RASSEGNA STAMPA