San Giovanni in Galdo

San Giovanni in Galdo
Incontro d’autunno
30 settembre 2006

Cordiale incontro con il Sindaco ed Amministrazione comunale.

Visita guidata del centro storico “u mrrutte”, dall’istrionico prof. Nicolino di Donato.

San Giovanni in Galdo è un paese di media collina. Ha una caratteristica forma oblunga, quasi ovale; sorge su di uno sperone di roccia arenaria, che si eleva sul territorio circostante, a Nord Est di Campobasso, dalla quale dista circa 13 Km.  Le origini di San Giovanni in Galdo sono da collocarsi ad epoca antica. Il nucleo abitato sorse intorno all’anno mille e si sviluppò intorno alla Chiesa di San Giovanni Battista, di cui sono rimaste alcune parti delle mura perimetrali, oggi incorporate  nella nuova struttura casa municipale. I numerosi terremoti del passato e soprattutto quello disastroso del 1456  hanno di fatto portato a profonde alterazioni e modificazioni degli antichi assetti distruggendo testimonianze architettoniche ed edilizie. Tuttavia, si può ancora scorgere qualche traccia di costruzioni medioevali. Nella cinta muraria sono ancora ben evidenziate tre porte: la porta centrale a Sud ( porta del Castello), la Porta Occasum ad Ovest, la Porta Alba, più piccola delle altre, riservata un tempo al passaggio degli animali) a Sud. A nord non esiste una porta in quanto  vi è il dirupo Fonte Valloni, su cui contrafforti naturali poggiano le fondamenta delle fortificazioni. Nell’interno della cinta muraria, chiamato “Morrutto”, derivato dal toponimo “Muro Rotto”,  vi sono vicoli stretti intersecati fra loro. Su alcuni edifici compaiono stemmi cardinalizi o nobiliari. Nell’antico Borgo oltre ai resti delle Chiesa di San Giovanni Battista, sono ancora evidenti l’antico palazzo abbaziale (palazzo Ruffo).

Le prime tracce di un insediamento nel territorio di San Giovanni in Galdo si possono far risalire al II secolo a.c., così come testimonia una struttura muraria nominata “il tempietto italico”, venuto alla luce tra gli anni 1974 e 1976 in località “core mondato” (cuore pulito), sul tratturo Lucera-Castel di Sangro. Questo tempietto, luogo delle funzioni religiose per le tribù dei Sanniti Pentri – dove uomini e donne vi si recavano per pregare e “mondare” (pulire) il cuore e domandare salute e prosperità - occupava un’area di circa 740 mq. e  fiancheggiato da due porticati divisi dal podio da uno stretto corridoio, con quattro colonne di ordine dorico e fusto non scanalato, posanti su basi di grossi blocchi calcarei incassati nel terreno. Il tempio è caratterizzato dalla consueta sagoma italica, con alto podio.

Nel centro abitato vi è la Chiesa di  San Germano Vescovo, nel cui interno vi sono: un pulpito marmoreo di pregevole fattura, le acquasantiere e il fonte battesimale, risalenti al quattordicesimo secolo. In piazza Municipio è collocata una Croce in pietra del 1575.

Ricca è la raccolta di canti, danze e tradizioni popolari tramandate ed interpretate dal gruppo folcloristico degli “Zig-zaghini”           

   MdL Lucia Daniele

 

NON SI VIVE DI SOLO PANE

“ Non si vive di solo pane, è vero:
ci vuole anche il companatico e l’arte
di renderlo più economico, più sapido,
più sano, lo dico e lo sostengo è vera arte.
Riabilitiamo il senso del gusto e non
vergogniamoci di soddisfarlo onestamente,
ma il meglio che si può, come ella ce ne dà i precetti”.

(Pellegrino Artusi)

 

 

PRELIBATEZZE DI SAN GIOVANNI IN GALDO  “ IL BACCALA’ “

 

DALLE "RICETTE DI ANNA"

Il baccalà appartiene alla famiglia delle Gadidee il cui tipo è il merluzzo o nasello, pesce alquanto insipido ma di facile digestione per la leggerezza delle sue carni. Il genere “Gadus morrhua” è il merluzzo delle regioni artiche ed antartiche il quale, dalla diversa maniera di acconciarlo, prende il nome di baccalà o stoccafisso.
La pesca si fa all’amo e un solo uomo ne prende in un giorno fino a 500. Le due qualità più conosciute, Gaspy e Labrador, provengono rispettivamente dai Banchi di Terranova e dalle coste del Labrador. I metodi tradizionali di conservare il pesce sono tutt’ora utilizzati perché danno un sapore caratteristico. La maggior parte di questi metodi prevede l’uso del sale a secco: il pesce viene cosparso di sale ed appeso ad essiccare al sole e al vento artico. Questo processo mantiene inalterate le qualità nutritive e ne esalta il sapore regalandogli un gusto intenso ed unico.
Dal punto di vista nutritivo un chilo di baccalà equivale a 5 chili di pesce fresco.
Prima di essere cucinato il baccalà deve essere messo a bagno in acqua fredda per 2-3 giorni, cambiando l’acqua ogni 24 ore.


POLPETTE DI BACCALA’

INGREDIENTI:
½ kg di baccalà
due uova
80g di pecorino dolce grattugiato
un po’ di mollica di pane
abbondante prezzemolo tritato
un pizzico di peperoncino
sale q.b.


Lavate, spellate, spinate il baccalà e trituratelo. Unite le uova, la mollica di pane e mescolare molto bene. Assaggiate, dopo aver aggiunto il pecorino per controllare se occorre il sale ed aggiungere il prezzemolo ed il peperoncino.
Formare quindi le polpette, non molto grandi e friggerle in abbondante olio fumante.
A parte preparare una salsa con poco olio, ½ litro di passata di pomodoro, 40g di burro, uno spicchio d’aglio vestito, sale, prezzemolo e basilico. Far cuocere per 20 minuti ed aggiungere una manciata di pinoli e le polpette. Far cuocere ancora 20 minuti.


BACCALA’ E PEPERONI FRITTI

E’ un piatto tipico di molti paesi del Molise. E’ uno dei piatti che si costumava nei tempi passati in occasione delle fiere.
E’ un piatto che può essere preparato in tutte le stagioni dell’anno.
A Campobasso si consuma(va) il 24 giugno, festa di S. Giovanni.

INGREDIENTI:
baccalà a pezzi
farina
peperoni freschi o essiccati
olio d’oliva per friggere

Preparare i pezzi di baccalà, farli sgocciolare ed asciugarli. Infarinarli per bene e friggerli in olio caldo.
A cottura ultimata, togliere il baccalà e tenerlo bene in caldo.
Nello stesso olio di frittura far rosolare i peperoni freschi tagliati a pezzi, oppure quelli seccati al sole.
Disporre nel piatto di portata, al centro, il baccalà e contornarlo con i peperoni. Una cucchiaiata dell’olio di frittura completerà la preparazione.

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Fotocronaca a cura del Mdl Luigi Calabrese