INCONTRO DI PRIMAVERA A GUARDIALFIERA

INCONTRO DI PRIMAVERA

Arriviamo a Guardialfiera, dove, come dice Francesco Jovine, le visioni diventano semplici, lineari e fanno contrasto col solitario, selvaggio vigore dei paesaggi montani.

Ci rechiamo in Cattedrale ed ascoltiamo la Santa Messa. Al termine, siamo presi dal sapiente e semplice parlare di Vincenzo di Sabato, che ci intrattiene dicendo: “Abbiamo lasciato le nostre case per fonderci qui in un'unica casa, quella dei figli di Dio. Siamo qui a rinnovare il tripudio della risurrezione, in quest’ottava di Pasqua, a riconoscerci amici e molisani, innamorati della stessa terra e della stessa gente. Accogliere e salutare persone di cultura, in questa capitale del Parco Letterario, è per me difficoltoso e complicato. Accogliere ‘i Maestri del Lavoro’, gli appassionati dell’arte, della natura e dell’umanità, diventa oggi ancora più imbarazzante e difficile. Tuttavia è occasione lucente per star bene insieme e per dirci almeno la nostra benevolenza reciproca”.
Eccoci in primavera a Guardialfiera, in questo villaggio appeso al cielo e galleggiante sull’acqua, con i profumi del bosco, del fiume, del lago. Un borgo generoso di umanità, di fede, di memorie. E felice è quella terra, sussurrava Emilio Spensieri, che, volendo proiettarsi nella storia, conserva una capacità di canto, di narrazione, di affabulazione, di ricordi ricchi di mistero.
Scorgiamo queste cose inalterate nella cattedrale, circondata, come una chioccia tra i suoi pulcini, da un nugolo di casette appollaiate attorno e degradanti lungo i versanti della collina.
Sulla facciata orientale, molto sollevato da terra, si apre un portale gotico: è la singolare Porta Santa. Ad essa tutti gli anni, per un solo giorno, dal 1° al 2 giugno è legato il lucro dell’indulgenza Plenaria Perpetua, come per le quattro basiliche Maggiori di Roma, presso le quali questa è elargita ogni 25 anni in occasione dell’anno Santo.Prima di scendere a Piedicastello, di Sabato ci narra di San Gaudenzio, patrono di Guardialfiera. Gaudenzio è un giovane architetto e, al tempo dell’imperatore Vespasiano, progetta l’anfiteatro Flavio, definito molto più tardi “Colosseo” per le sue gigantesche proporzioni. Come per gli altri santi vissuti agli albori del cristianesimo, non si hanno notizie copiose e certe. È sicuramente un testimone di Cristo. Nella “Guida ai misteri e segreti di Roma” è diffusa l’opinione secondo la quale l’architetto del Colosseo si sarebbe chiamato Gaudenzio. E, perché cristiano, è ricompensato con l’essere gettato vivo fra le bestie feroci. I pochi resti del corpo, sottratti alle belve, sono recuperati dai cristiani e riposti nelle catacombe di Priscilla, sulla via Salaria. Da lì il 7 aprile 1751, composte nell’urna di cristallo, le sacre ossa di Gaudenzio Martire, concesse dal Pontefice Benedetto XIV al docile ed affabile Vescovo di Guardialfiera, mons. Pasquale Zaini, sono portate a spalla fin qui da due frati zoccolanti.

Scendiamo a “Piedicastello” che, come ogni antico villaggio, è un luogo pensante, è un’anima che sogna il segreto del vissuto. In questo fiabesco scenario nasce il 9 ottobre 1902 Francesco Jovine.

Nel 1942 Jovine scrive il suo romanzo forse più noto e significativo: “Signora Ava”, ambientato a Guardialfiera negli ultimi anni del regno borbonico, fra il 1859 e il 1861.

Rinfrancati nello spirito, ci fermiamo al ristorante Miralago per rifocillarci mentre ammiriamo un paesaggio stupendo e al tramonto prendiamo la via del ritorno verso Campobasso.

Luigi Calabrese